Ninetto Lugaresi – dichiarazioni 06.02.1985

Sono divenuto direttore del Sismi l’ 810812. Il precedente direttore, generale Santovito, era stato, anzi aveva ottenuto licenza di sessanta giorni con scadenza ai primi dell’ 810800. Lo trovai pertanto in carica il giorno in cui lo sostituii. Del ruolo che aveva avuto in precedenza il dr Pazienza Francesco ne venni a conoscenza dopo circa un mese precisamente intorno alla meta’ di ottobre. Il generale Musumeci rientro’ in servizio, dopo la licenza di 60 giorni, il 14 settembre. Lo ricevetti alla presenza di D’Eliseo all’ epoca ancora capo dell’ ufficio del direttore, per informarlo che fin dal 4 settembre scorso ne avevo proposto il rientro alla forza armata al presidente del consiglio e che pertanto, in attesa della formalizzazione del provvedimento, si doveva considerare a mia disposizione senza incarico. In tale occasione Musumeci fece delle rimostranze ed alla fine ando’ via dicendo con tono minaccioso “Chi di spada ferisce, di spada perisce”.

Come e’ noto i generali Santovito e Musumeci risultarono iscritti alla P2. Per altro il generale Santovito lascio’ la direzione del servizio per raggiunti limiti di eta’ , mentre il generale Musumeci fu’ restituito all’ arma con provvedimento del presidente del consiglio a seguito di mia proposta. Simile proposta la inoltrai per tutti i sette ufficiali iscritti alle liste di Gelli e in servizio al Sismi. Va tenuto conto che si trattava di ufficiali dirigenti di livelli direttivi, per cui ho motivo di ritenere che con il loro allontanamento il collegamento organico della loggia P2 col servizio, e quindi di Gelli Licio con i singoli ufficiali, si interruppe.

Per quanto riguarda la posizione Gelli – Pazienza non posso che ripetere quanto gia’ riferito alla commissione P2 nel febbraio ‘82, e cioe’ che il servizio non disponeva di elementi probanti circa questa connessione. Non mi e’ mai risultato, comunque, un conflitto Gelli – Pazienza. L’attivita’ del servizio, nel periodo inizio 1980 – 1981, e’ stato sempre piu’ accentrato nelle mani del binomio Musumeci – Pazienza tanto piu’ che il generale Santovito denunciava decadimento psicofisico a causa della malattia che lo condurra’ a morte. Il progetto che faceva capo ai tre, prevedeva, tra l’ altro, la nomina di Pazienza a direttore generale del Corsera; di Musumeci a direttore generale della Eskino, societa’ di vigilanza privata che avrebbe dovuto costituire il servizio informativo del Banco Ambrosiano, tanto che noi sospettammo che dietro questa iniziativa si volesse creare un surrogato del Sismi; e la nomina del generale Santovito a direttore generale della societa’ di Pazienza Ascofin.

Musumeci e’ stato al comando del gruppo carabinieri di Reggio Emilia anni addietro. Mi risulta che il Musumeci fosse in buoni rapporti anche di frequentazione con il dr Sisti Ugo, gia’ direttore degli istituti di previdenza e pena, sin da quella epoca. Ho piu’ volte espresso nei miei rapporti interni la convinzione del permanere di una attivita’ anti sismi e in genere anticostituzionale in episodi che sono stati diretti contro le attivita’ del servizio; cosi nell’ ordine: l’operazione “P” del fine anno 1981 della lancia termica; la campagna anti sismi per il carteggio di Gelli del fine anno 1982; l’ attacco che subii personalmente in parlamento da parte dell’onorevole Belluscio Costantino che chiese espressamente il mio esonero dall’ incarico; la costante denigrazione e calunnia messa in opera, in coordinazione, dall’ agenzia “Repubblica” di Dell’ Amico Lando e da “Tutta Roma” il quotidiano romano, e poi proseguita sul “Borghese” ; la mafia di New York che inviava lettere anonime contro di me dirette al ministro Lagorio; le intimidazioni contenute in una lettera proveniente dallo studio Morrison di New York, legale di Pazienza, che mi invitava energicamente a desistere dall’ interessarmi del loro cliente poiche’ altrimenti avrebbero rivelato notizie compromettenti per l’ attivita’ del governo italiano, e infine tutta la vicenda Ciolini che si e’ estrinsecata in un ennesimo attacco al Sismi; Infine, caso piu’ unico che raro, le accuse di Pazienza del 821200 alla commissione P2 a New York ampiamente strumentalizzate dal quotidiano italiano “Il progresso” e riportate sui due maggiori quotidiani americani. Soggiungo ancora il tentativo di discredito contro il Sismi  organizzato da Pazienza durante l’ affare Dozier allorche’ imputo’ al servizio, falsamente, di non aver voluto rivelare il nascondiglio del generale, avvalendosi in questo della mafia americana. Sono notori i rapporti che Pazienza aveva con la mafia americana ed in particolare con un boss newyorchese del quale ora non ricordo il nome.
Si trattava di attacchi contro il Sismi e contro la mia persona aventi come obbiettivo la mia sostituzione allo scopo di attenuare l’ offensiva che il sismi da me diretto stava conducendo nel quadro di un impegno dello stato per superare l’emergenza morale. Era poi notorio che i colpi diretti contro di me sarebbero rimbalzati contro il presidente del consiglio Spadolini e il presidente della repubblica Pertini che avevano avvallato la mia nomina.

A questo punto l’ ufficio pone al teste la seguente domanda: “Tenuto conto della sua specifica collocazione alla direzione del Sismi in un periodo di inversione di tendenza e di rinnovamento di una struttura dei servizi segreti che era risultata profondamente inquinata da esponenti piduista, quali valutazioni ed indicazioni lei come capo del Sismi nel periodo 810800 – 840400, e’ in grado di dare in ordine alla ricostruzione delle cause delle stragi dell’ 800802 e dell’ 841223 e sui tentativi di depistaggio che si sono favoriti in occasione delle indagini sull’ accertamento della verita’ e degli autori della strage dell’ 800802? “.
– Al di la’ di ogni valore testimoniale la risposta ad una domanda cosi’ complessa, appartiene alla sintesi della mia esperienza personale e quindi da considerare sotto la fattispecie di giudizio politico sugli eventi su cui si parla. Fra i due atti criminosi dell’ 800802 e dell’ 841223 ritengo vi sia profonda differenza di scopi e di obbiettivi. In particolare la strage dell’ 800802 avviene in un contesto in cui trova le forze di reazione, quali quelle prodotte dalla loggia P2, ancora prevalenti e prossime ad un maggiore consolidamento politico del loro obiettivo, anticipato peraltro dall’ intervista di Gelli al Corriere della Sera. Si puo’ dire che la capacita’ operativa di queste forze cresce progressivamente fino alla primavera del 1981 allorche’ la indagine della magistratura di Milano porta alla ribalta il potere P2. Si profila quindi il crollo del sistema prodotto dal potere P2e comincia la nuova fase dell’ emergenza morale che, per quanto riguarda i servizi informativi si afferma nell’ estate 1981 con le nuove nomine. Con il crollo del potere P2 perde valore operativo anche la strage di Bologna che assume con maggior prepotenza il ruolo di crimine antisistema. Ritengo quindi che nella logica dei fatti che si aggirano attorno a questa strage abbia assunto importanza prevalente un’ azione di ritardo tesa a guadagnare tempo fino al possibile o sperabile verificarsi di diverse condizioni di situazione politica sufficienti ad attutire le conseguenze penali e politiche. In questo quadro si imbastisce una manovra di disinformazione che avvolge in particolare modo la magistratura di Bologna condotta, a mio giudizio, in tre tempi:
Il primo tempo considera la cosiddetta pista tedesca che porta una perdita di tempo di circa dieci mesi;
Il secondo tempo riguardante il caso Ciolini che porta in pratica ad una perdita di tempo di due anni;
Il terzo tempo l’ attentato di San Benedetto il quale presentandosi in sequenza di tempi con il caso Ciolini, lo sostituisce come fattore di ingorgo sull’ attivita’ della magistratura bolognese, accentuando, levanti polemiche passate.

Valutare quanto, sara’ questo tempo di ritardo sara’ difficile, comunque non sara’ breve. E questo particolare significato in un momento in cui la magistratura di Bologna stava riprendendo su binari operativi piu’ efficienti gli accertamenti relativi alle responsabilita’ della strage dell’800802.
L’ ufficio da atto che la risposta e’ stata dettata direttamente dal teste.

Letto confermato e sottoscritto