Franco Ferracuti dichiarazioni 21.11.1985

Sono stato convocato tra l’ 850100 e l’ 850200 come testimone da quest’ ufficio nel procedimento penale a carico di Gelli Licio e altri. Ragioni di lavoro mi impedirono a suo tempo di presentarmi avendomi tenuto lontano dall’ Italia per diversi mesi. Ecco, perche’ rientrato in Italia per qualche tempo ho chiesto di essere ricevuto per fornire tutte le delucidazioni che mi verranno richieste. Prendo atto che l’ ufficio mi riferisce che talune domande verteranno in fatti delicati che potrebbero coinvolgere in responsabilita’ anche di carattere penale, prendo atto di cio’ ma ribadisco che mi sono presentato proprio al fine di fornire tutti i chiarimenti relativi ai miei rapporti con vari ambienti da me frequentati.

Ricordo innanzi tutto che io sono stato fra le poche persone ad avere realmente ammesso la propria appartenenza alla P2. Sono entrato a far parte della P2 nel febbraio marzo 1980 (800200 – 800300) presentato dal collega Ceccherini Mario, toscano: fui “iniziato” dal Gelli in presenza del professore Gamberini, storico della massoneria e del generale Picchiotti .

A questo punto l’ ufficio da atto che e’ presente alla deposizione l’ avvocato Iezzi Antonio del foro di Roma.

– oggi posso ritenere che l’ interesse di Gelli ad inserirmi nella P2 era determinato dalla mia qualita’ di consulente del Sisde. Io stesso sulla scheda di adesione alla P2 mi definii consulente del ministero dell’ interno e nessuno mi chiese spiegazioni poiche’ evidentemente erano gia’ al corrente della mia attivita’ . Peraltro io e il generale Grassini eravamo gli unici interni al Sisde privi di “copertura” , il generale Grassini in quanto ne era il direttore ed io poiche’ svolgevo il compito di selezionatore degli aspiranti alle assunzioni civili presso il Sisde. – effettivamente prestai al collega Semerari Aldo un giubbotto antiproiettile. Cio’ accadde ai primi di luglio 1980 (800700) .

Ricordo che uno o due giorni prima il quotidiano “Paese Sera” aveva pubblicato la notizia che il professore Semerari era coinvolto nell’ omicidio Amato giudice. Uno o due giorni dopo tale notizia il Semerari si presento’ a casa mia in stato di ira ed irritazione. Mi disse che temeva di essere ucciso dalle “Brigate Rosse” , e chiese protezione del Sisde. Gli dissi che il servizio non forniva protezioni agli estranei e gli consegnai per sicurezza personale un giubbotto antiproiettile bianco di provenienza americana di concezione nuova. Lo avevo con me anche perche’ io all’ epoca mi occupavo di individuare nuove tecnologie di interesse per il Sisde. Il giubbotto lo consegnai all’ insaputa del generale Grassini.

– che io sappia il professore Semerari pure essendo massone mi diceva infatti che era stato iscritto alla loggia Potagora molti anni prima, al momento dell’ arresto non era iscritto alla massoneria o alla P2. Cio’ dico sulla base di quanto egli stesso mi rivelo’ dopo l’ arresto e la scarcerazione: mi riferi’ infatti che tutto l’ equivoco era sorto a seguito della errata lettura su un appunto del suo diario poiche’ si era letto “Gelli” anziche’ “Gilli” e cioe’ un suo collega di universita’ all’ epoca ordinario di Torino. Andai a far visita in una occasione al Semerari quando era degente al San Camillo, durante la sua detenzione. Lo trovai in un gravissimo stato di “nevrosi fobico ossessiva” . Preciso che tra me e il professore Semerari non vi erano affinita’ politiche ne’ di carattere scientifico, anche se abbiamo svolto insieme talune perizie e due relazioni scientifiche.

Nel 1978, due giorni dopo il sequestro dell’ onorevole Moro, fui contattato dall’ allora ministro dell’ interno onorevole Cossiga, persona che non conoscevo affatto, che mi chiese di andare da lui e quindi mi propose di far parte di un comitato tecnico che seguisse il sequestro dell’ onorevole Moro. Quando si concluse il sequestro fu lo stesso ministro degli interni che mi chiese di entrare a far parte degli organismi Sisde o Sismi, a mia scelta, allora in fase di organizzazione. Conoscevo sia il generale Grassini che il generale Santovito e preferii entrare a far parte del Sisde poiche’ diretto da un ufficiale dell’ Arma. Poiche’ ero anche incaricato dei rapporti con l’ ambasciata americana, cio’ comporto’ che io mi incontrassi con esponenti della Cia e dell’ Fbi.

– non ho mai saputo, se non alla pubblicazione delle liste, della iscrizione alla P2 del generale Santovito, del ministro Sarti, del dr Cioppa, persone che peraltro conoscevo. Seppi dell’ iscrizione alla P2 del generale Grassini, solo successivamente alla mia. Subito dopo il ritrovamento del cadavere dell’ onorevole moro venni invitato ad una conferenza di una associazione di capi di polizia di cui faccio parte. Subito dopo fui avvicinato da un certo Ledeen Michael all’ epoca dipendente di una ditta privata “Icss” facente capo alla “George Town International” di Washington. Il Ledeen mi propose un aiuto dico una collaborazione permanente per affrontare il problema del terrorismo in Italia. Mi preciso’ che la giornalista Sterling Claire avrebbe avuto il ruolo di corriere fra Sisde e il centro di cui faceva parte. Poiche’ dello stesso “centro” facevano parte anche Kissinger Henry ed Haig Alexander nonche’ l’ ex vice direttore della Cia Cline, e poiche’ nel 1978 vi era l’ amministrazione “democratica Carter” , consigliai il generale Grassini a non accettare tale offerta di collaborazione, sia perche’ insospettito dalla infima somma richiestami 200.000 dollari sia per la mancanza delle strutture tecniche del “centro” sia perche’ saremmo entrati potenzialmente in contrasto con l’ intera amministrazione Carter.

So che il Ledeen, nel verificare la mia contrarieta’ , passo’ sulla mia testa e ando’ a contattare un uomo politico, un ministro in carica, se non addirittura il presidente del consiglio dei ministri in quel momento in visita negli Usa. So che questo grosso esponente politico venne direttamente contattato da Ledeen il quale protesto’ per non aver ricevuto offerte di collaborazione dal Sisde. Fu’ cosi che il generale Grassini venne interpellato da detto esponente politico circa i motivi del rifiuto di collaborazione opposto al Ledeen ma il generale confermo’ il suo atteggiamento. Mi sembra di ricordare che l’ esponente politico fosse l’ onorevole Andreotti.
Peraltro il Ledeen oltre ad essere un millantatore di scarsissime risorse tecniche conosceva pero’ numerosi esponenti politici ed era un conoscitore della situazione italiana: in mia presenza parlo’ con l’ onorevole Cossiga da poco dimesso chiamandolo Francesco, cosa che io non mi permettevo di fare.

Quando si presento’ a me tra i vari nomi che egli spese come persone di cui disponeva, fece i nomi di Kissinger, della Sterling, di Haig dicendomi che da li’ a poco sarebbe passato dal comando Nato al suo centro, e in quella occasione e per la prima e l’ ultima volta sentii fare da lui il nome di Pazienza Francesco; era il giugno del 1978 (780600), e mi colpi’ proprio il nome dell’ unico italiano di cui il L e’ mai risultata la appartenenza del Pazienza alla massoneria o alla P2. Quando vi fu’ il cambio di amministrazione, Haig divenne segretario di stato e Ledeen suo consulente con ufficio al dipartimento di stato. Un giorno Semerari, probabilmente nel 1978 dopo la conclusione del sequestro Moro, mi consegno’ una lettera in codice a firma “mister Brown”. Io mi limitai a trasmettere la lettera al dr Russomanno, trattandosi di fatto “operativo”. Dopo l’ arresto del professore Semerari telefonai a sua moglie per chiedergli se le occorresse nulla, mi disse di no. Fu lei a richiamarmi dicendomi che suo marito voleva vedermi al San Camillo. Per quanto riguarda la clinica “villa Mafalda” , devo dire che io l’ ho frequentata raramente, anche perche un mio cliente venne pesantemente derubato dei gioielli di cui era in possesso durante la degenza, per un valore di un centinaio di milioni.

– probabilmente tale persona era anche in possesso di pistola.
– sono stato perito di parte di Nistri. Vi e’ stato un rapporto di amicizia anche con sua madre. Effettivamente proposi a Nistri in cambio di un mio consistente aiuto nella perizia la collaborazione da parte sua nel consentire l’ arresto di personaggi piu’ grossi di lui. Non ricordo in particolare se feci il nome di Cavallini.
– per conto dei familiari di Izzo Angelo visitai questo detenuto piu’ di una volta per dimostrare che costui avesse bisogno di perizia psichiatrica. Il giudice pero’ respinse la richiesta di perizia psichiatrica.
– non ho mai conosciuto il generale Musumeci ne’ sapevo della sua iscrizione alla P2, non sapevo neanche della sua appartenenza al Sismi. Ho conosciuto il colonnello Cogliandro allorche’ venne a lavorare al Sisde per un breve periodo poco prima che io andassi via. Ignoravo che Cogliandro conoscesse Semerari.
– quando andai a trovare al San Camillo Semerari questi mi prospetto’ tra l’ altro, la possibilita’ di “farla finita” . Ritenni che Semerari volesse, attraverso di me, riferire ad altri e cioe’ “ai servizi” che egli stava per crollare. In effetti Semerari era convinto di non uscire piu’ dal carcere e di essere ammalato. Ero preoccupato che Semerari potesse suicidarsi poiche’ cio’ mi avrebbe esposto a rappresaglie della destra. Infatti avevo ricevuto, poco prima, una telefonata nel corso della quale uno sconosciuto mi disse “stai attento a tuo figlio Stefano perche’ fara’ la fine di …. ” aggiungendo un nome che non ricordo. Si trattava di un giovane ucciso dai neri per sospetta delazione fatta da un fratello o dal padre. L’ omicidio avvenne nei pressi di casa mia. Ne rimasi molto spaventato e mi feci proteggere me e i miei familiari, poiche’ le uniche minacce io le ho avute dai neri, e poiche’ ero accusato da questo ambiente di aver fatto arrestare il professore Semerari. Io fui assolutamente estraneo a tale arresto, so che e’ venuto fuori da rivelazioni di un pentito, da un assegno di l. 300.000 sequestrato a firma del Semerari e da un rapporto dell’ Ucigos al quale aveva contribuito anche il Sisde.
Infatti in quel periodo io ero fuori d’ Italia e fra l’ altro io non sono mai stati un “operativo” . Comunque al mio rientro in Italia seppi di queste voci e ne rimasi impressionato.
Ne parlai con il generale Grassini ed egli mi disse che Semerari era “dentro fino al collo” , citandomi gli elementi di accusa che ho indicato sopra e’ in questo clima di preoccupazioni che ricevetti l’ invito, preciso anche che io ricevetti l’ invito a presentarmi alla procura di bologna quando gia’ mi trovavo negli Usa. Qui fui raggiunto da alcune telefonate allarmanti dei miei familiari e dei miei collaboratori che mi dicevano che c’ era qualcuno che mi voleva coinvolgere nell’ omicidio Semerari o nella strage di bologna o in tutte e due gli episodi. Avevo poi anche una pendenza all’ ufficio istruzione del tribunale di Palermo per fatti relativi ad una mia perizia ad un certo Badalamenti e a un certo Santapaola. Dall’ insieme di tali vicende si comprende il clima di quelle conversazioni tra me e i miei familiari che sono state intercettate e delle cui intercettazioni ho avuto lettura.
Per quanto riguarda il nome “Rotondi” a cui faccio riferimento come fonte di accusa a mio carico, ritengo che probabilmente mi venne fatto da un mio collaboratore o da un mio familiare, prendo atto che la circostanza non aveva nessun fondamento.
Provvedero’ ad inviare nei prossimi giorni alcune pubblicazioni che ritengo interessanti nelle indagini che riguardano la magistratura bolognese, e che ho raccolto nel corso della mia attivita’ scientifica.

Fatto, letto, confermato e sottoscritto.­

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