Carla Venturi dichiarazioni 03.04.1985

Venni assunta alla Giole di Arezzo nel 1970. Si trattava di una societa’ per azioni i cui azionisti erano i fratelli Lebole. Alla fine del 1970 la Giole assorbi’ la ditta Dormire e da allora tra gli azionisti figuro’ anche Gelli. Tra il 1973 e il 1974 ho iniziato a lavorare ricevendo direttive da Gelli licio. In un primo tempo addetta al recupero crediti e successivamente come sua segretaria d’ ufficio, nel senso che prendevo telefonate e battevo lettere, gli preparavo prospetti con caselle per nomi e cognomi e codici che riempiva il Gelli.

E’ noto come l’ 810317 venne sequestrata dalla guardia di finanza la valigia contenente le schede di circa 900 iscritti alla P2. Non conoscevo il contenuto di quella valigia e non ne custodivo la chiave rinvenuta dai finanzieri in un cassetto della sua scrivania. Era circa un anno che vedevo quella valigia che entrava ed usciva dall’ ufficio poiche’ Gelli la portava spesso con se e poi tornava a collocarla nel suo ufficio. La valigia si trovava in ufficio da 4 – 5 giorni allorche’ venne sequestrata. Sono portata ad escludere qualsiasi partecipazione del Gelli nel rinvenimento della valigia poiche’ si sarebbe trattato di un vero e proprio suicidio. Io rilasciavo anche ricevute di pagamento delle quote che venivano consegnate a Gelli da diverse persone. Le somme venivano versate normalmente con assegni che ammontavano a lire 100.000 per la gran parte, e confluivano su un conto corrente detto “Primavera” . Gelli alla Giole disponeva di due telefoni. Uno diretto, probabilmente riservato dal quale rispondeva solo lui ed un altro del centralino dove ero io a rispondere. Mi era vietato rispondere al numero diretto salvo che non vi fosse un segnale convenzionale che mi indicava che era Gelli a chiamare sulla linea diretta avendo trovato occupato il telefono del centralino.

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Mi risulta poi che parimenti Gelli presso l’ hotel Excelsior di Roma disponeva di due telefoni, una con linea diretta dove lo chiamavo pressoche’ quotidianamente, e l’ altro collegato al centralino dell’ albergo. Tra le persone che ho visto presso la Giole in visita a Gelli ricordo distintamente giunchiglia, il generale De Santis, il professore Tacchi che gestisce un liceo linguistico a Firenze. Piu’ volte ho visto anche il gran maestro Salvini, Gamberini e anche il dr Granati e’ venuto qualche volta.

Ho ricevuto poi piu’ telefonate dal gran maestro Battelli, una telefonata ai primi del 1981 da Michele, probabilmente Sindona, da Umberto, probabilmente Ortolani, e dal genero (…). In due occasioni venne a far visita a Gelli Miceli Crimi, uomo di fiducia di Sindona come poi dai giornali si e’ detto. So poi che Gelli era in corrispondenza con Guarino Philip al quale inviai una lettera a Washington. Ricordo ancora che nel natale 1980 invio’ un regalo all’onorevole Andreotti. Si trattava di un pacchetto. Quando riceveva visite ero tenuta ad allontanarmi dalla stanza. Ogni mattina acquistavo sei giornali; li leggevo e li sunteggiavo. Riferivo poi le notizie a Gelli per telefono. Cio’ ovviamente avveniva quando si trovava all’ estero.

– ricordo che Gelli ricevette in regalo un telefono d’ oro; lo riferi’ in azienda davanti a piu’ persone. Non disse chi glielo avesse regalato. L’ ufficio da atto che alla teste e’ stata posta la domanda nel seguente modo: “ricorda se al Gelli e’ stato regalato un telefono? ” e che la teste ha risposto nel seguente modo:
– “il telefono d’ oro? ” ; “si ricordo questa circostanza poiche’fu Gelli a dirci che gli avevano regalato un telefono d’ oro” .

– Non mi risulta una conoscenza tra Gelli ed Agnelli. Come ho gia’ detto ero tenuta all’ oscuro di tutte le vicende delicate che riguardassero Gelli che aveva verso di me grandi precauzioni. Non mi risulta che pervenivano telefonate dal Sud America. Partecipai nell’ 800600, ad Arezzo, al matrimonio di Gelli Maria Grazia. Furono testimoni delle nozze il commendatore Lebole Mario e Picchiotti. Nell’ 800800, come tutti gli anni, sia Gelli che il personale della Giole avevano tre settimane di ferie. Ritengo che anche quell’ anno Gelli sia stato a Riccione o Rimini presso l’ hotel Atlantico. Ricordo ora che in una occasione alla Giole venne a far visita a Gelli il noto Tassan – Din, che rividi al matrimonio della figlia di Gelli.

Voglio precisare la netta distinzione che vi era tra le attivita’ che il Gelli svolgeva ad Arezzo presso la Giole, dove non vidi mai nessun politico e quella che egli svolgeva presso l’ hotel Excelsior di Roma. Infatti io rimasi letteralmente allibita quando i giornali pubblicarono quel vorticoso giro di rapporti e collegamenti che Gelli aveva stretto a Roma. Sapevo che era una persona di una certa importanza poiche’ aveva la targa corpo diplomatico ed era in continuo contatto con la ambasciata Argentina. Capitava che organizzasse le visite di personalita’ argentine in Italia. In particolare ricordo che preparai un prospetto di visite per il generale Massera che venne con la famiglia alla Giole gli fece visitare lo stabilimento. Peraltro quando Gelli era a Roma posso dire che ad Arezzo non giungevano telefonate per Gelli.

Ricordo ora che, quando venni convocata alla commissione di inchiesta, prima di presentarmi per la deposizione, telefonai all’ avvocato di Gelli , tale Arico’ di Roma. Questi mi disse che non era piu’ il legale di Gelli e mi fece il nome dell’ avvocato Di Pietropaolo al quale telefonai chiedendogli di vederlo. Andai cosi’ al suo studio e gli riferii della convocazione. Il legale mi consiglio’ di stare tranquilla e di dire la verita’ raggiunsi Roma con la figlia di Gelli, Maria Grazia. Capitava che piu’ volte in un anno facevo dei biglietti aerei a Gelli per l’ Argentina e l’ Uruguay. Il giro solito era Buenos Aires – Montevideo. Effettivamente la commissione d’ inchiesta mi ammoni’ e mi redargui’ lasciandomi andare sostenendo che io ero stata intimidita. Insisto nel dire che la cosa non è vera.

Confermo nel resto le dichiarazioni rese alla commissione di inchiesta ed al dr Cudillo di Roma l’ 811120.

 

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