“Una strage ha trovato gli autori” La Repubblica 19.12.1986

I neofascisti toscani Mario Tuti e Luciano Franci sono gli autori della strage sul treno Italicus. Furono loro, insieme ad altri terroristi rimasti sconosciuti, ad organizzare l’ attentato che la notte del 4 agosto 1974 costò la vita a 12 persone. Un’ esplosione tremenda che squarciò la fiancata del treno poco prima dell’ uscita dalla galleria della Direttissima. Nello stesso punto in cui dieci anni dopo, la vigilia del Natale 1984, ci sarebbe stata un’ altra strage, altri morti innocenti. La corte d’ assise d’ appello di Bologna ha cancellato due delle quattro assoluzioni per insufficienza di prove con le quali era concluso, tre anni fa, il processo di primo grado, e ha condannato Tuti e Franci all’ ergastolo. Ha invece assolto per insufficienza di prove dall’ accusa di strage Piero Malentacchi e Margherita Luddi (all’ epoca era la donna di Franci) da quella di trasporto di esplosivo. Insieme, ha sempre sostenuto l’ accusa, avevano portato la bomba alla stazione di Firenze, dove Malentacchi l’ aveva collocata nella quinta carrozza dell’ Italicus. I giudici, evidentemente, non hanno ritenuto sufficienti gli elementi raccolti contro Malentacchi e, di conseguenza, contro la Luddi. Confermata infine la condanna a un anno e 5 mesi per calunnia per Francesco Sgrò, il bidello romano autore di clamorose quanto infondate rivelazioni su una inesistente pista rossa, accreditata dai vertici del Msi. La sentenza è stata letta dal presidente Pellegrino Iannacone alle 11,30 precise, dopo due giorni e mezzo di camera di consiglio. In aula, ad attendere il verdetto, c’ erano solo Luciano Franci e Francesco Sgrò. Tuti ha preferito restarsene nel carcere di Cuneo, dove sta scontando gli ergastoli per il duplice omicidio di Empoli e per quello del camerata Ermanno Buzzi. Assenti anche Malentacchi e Margherita Luddi. Tra i banconi degli avvocati una piccola folla ha atteso per circa un’ ora la lettura della sentenza. I difensori, gli avvocati di parte civile, i giornalisti, qualche curioso, le troupe delle Tv, molti dei magistrati bolognesi che si occupano delle altre inchieste sul terrorismo nero. Nessun rappresentante invece delle istituzioni, che pure erano costituite parti civili. Luciano Franci ha ascoltato le parole del presidente in piedi, le braccia incrociate attorno al giaccone di pelle, i muscoli del viso tesi. Pochi centimetri più in là Francesco Sgrò. Sulla destra il capitano dei carabinieri, al quale Franci si è aggrappato quando il presidente ha letto …Ergastolo, mormorandogli Non mettetemi le manette, per favore. Al termine della lettura della sentenza tutti gli occhi sono stati per lui. Tuti non aveva molto da perdere con questo nuovo ergastolo, ma lui, Franci, era da pochi mesi in semilibertà, in attesa di finire di scontare una condanna a 17 anni per altri attentati. Ha guardato sbigottito il suo difensore, poi è scoppiato in lacrime, coprendosi il viso con il giaccone. Non è possibile… non è possibile… devo tornare in carcere, ma ho dei problemi grossi, troppo grossi ha mormorato prima di accasciarsi a terra, sorretto dai carabinieri e da Francesco Sgrò. Sangermano… Sangermano… ha invocato mentre i carabinieri lo aiutavano a camminare verso la camera di sicurezza del tribunale. E l’ avvocato di Mario Tuti, rimasto a sua volta visibilmente choccato dalla condanna, ha cercato di calmarlo. Ricorreremo in Cassazione. E’ una sentenza sconcertante, perché assolvendo Malentacchi crolla automaticamente il disegno dell’ accusa. Dello stesso tono i commenti degli altri difensori, Correggiari, Pacifico e Pellegrini, giovani avvocati d’ ufficio che hanno affrontato il processo con notevole impegno. Non si capisce il senso di questa sentenza, hanno detto, Fianchini (il superteste ndr) o è credibile o non lo è, non si può tagliare a fette la sua testimonianza. Se, come sostiene Fianchini, Tuti ha fornito l’ esplosivo, Malentacchi ha confezionato la bomba e l’ ha portata a Firenze con la Luddi, mentre Franci faceva da palo a Santa Maria Novella, come mai è stato creduto soltanto a metà?. E chi ha messo allora la bomba? ha aggiunto Sangermano. Il procuratore generale Francesco Pintor, che aveva chiesto tre ergastoli e 6 anni per Margherita Luddi, non ha voluto commentare la sentenza ed è scivolato via tra la calca senza riuscire a dissimulare la soddisfazione. Soddisfatta anche la nutrita schiera degli avvocati di parte civile secondo i quali giudici onesti hanno dimostrato che si può attingere alla verità anche nei processi per le stragi fasciste. Il processo è stato garantista al massimo hanno aggiunto e ha dimostrato che con le regole della democrazia è possibile dare una risposta vincente anche all’ attacco subdolo, deviante e spregiudicato delle criminalità politica. Finalmente si è rotto quel clima di incertezza sulle responsabilità delle stragi, ha commentato Roberto Montorzi, legale di parte civile. Questa sentenza non è un punto di arrivo, ma occorre continuare a cercare, perché la verità su quel 1974 e sugli anni successivi dev’ essere trovata fino in fondo. E l’ assoluzione di Malentacchi? Secondo un altro legale, l’ avvocato Paolo Trombetti, è la dimostrazione che questa è una sentenza molto equilibrata e non preconcetta. Non hanno condannato tutti solo perché sono fascisti. Finalmente si è dimostrato che anche le stragi fasciste possono essere punite.

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