Valutazioni sui turni di Luciano Franci a Firenze S. Maria Novella – Italicus Appello

Il Franci, la notte fra il 3 e il 4 agosto, era in servizio alla stazione di Firenze S.Maria Novella. Non solo: aveva scambiato per tre giorni (1-2 e 3 agosto) il suo turno n.5 col turno n.9 del collega Pezzi Novarro. Tutto ciò è pacifico e risulta dalle concor­danti dichiarazioni del Franci e del Pezzi, nonché dallo specchietto dei turni a firma del dirigente dell’autorimessa (cfr. Voi.12°, fase.42, folio 75). Il Franci in questa sede ha sostenuto di aver avuto l’abitudine di scambiare i suoi turni diurni con quelli notturni. Ciò per la migliore retribuzione del lavoro notturno e per poter svolgere una seconda attività durante il giorno. Nel caso di specie però lo scambio riguarda due turni di notte.

Il motivo non era dunque economico, ed assume valenza accusatoria ove si consideri come il turno n,5 (quello del Franci) avrebbe comportato servizio pacchi dalle 23 alle 7, mentre il turno n.9 (quel­lo del Pezzi, espletato a seguito dello scambio de.1 Franci) consisteva in servizio arrivi e partenze dalle 22 alle 7 (cfr. sul punto, il documento in at ti, Voi.12, fase.42, folio 73). Questo servizio si svolgeva ovviamente ai treni, si che nell’ora fra mezzanotte e 1*unaicarrellisti venivano impegnati sul marciapiede di servizio fra il binario n.11 e quello n.12, sul quale era previsto l’arrivo del treno postale n.2998 P, che secondo l’orario avrebbe dovuto arrivare alle 0.25 e ripartire alle 0.45.

In realtà la notte del 4 agosto il treno posta le arrivò alle 0.32’ e ripartì alle 0.56 (cfr.Vol. 12, fase.42, fol.139). Sul binario n.11 l’Italicus arrivò alle 0.17 per ripartire alle 0.36′.

Il Franci dunque, svolgendo il lavoro che avrebbe dovuto essere del Pezzi, era sicuro che fin dalle ore 0.10′-0.15′ (10 minuti-un quarto d’ora circa prima del previsto arrivo del treno postale) si sarebbe trovato sul marciapiede di servizio al lato del binario (n.11) su cui avrebbe dovuto essere in sosta l’Italicus. Se per contro avesse conservato il suo turno (il n.5) ed avesse svolto il servizio pacchi, in primo luogo non avrebbe avuto la certezza di operare al treno 2998 P, ma soprattutto avrebbe lavorato sotto la sorveglianza della Polizia.

Lo scambio di turno quindi si presenta funzio­nale all’interesse del Franci a stare sul marciapiede di servizio adiacente all’Italicus, e come tale rappresenta un elemento a suo carico ed un riscon­tro alle accuse del Fianchini. Poiché non si è stabilito se lo scambio di turno sia stato chiesto dal Pezzi o dal Franci, ci si può prospettare che l’iniziativa sia partita dal Pezzi. L’ipotesi sembra in realtà poco verosimile per che questi – iniziasse il lavoro alle 22 od alle 23 – avrebbe dovuto partire da Reggio Emilia sempre alla stessa ora, a meno che non gli fosse consenti­to di arrivare a Firenze abbondantemente dopo le 23 e di iniziare il lavoro verso le 23.30′, con circa mezz’ora di ritardo. In ogni modo é certo che lo scambio d’orario col Pezzi avrebbe potuto giovare al Franci per il motivo anzidetto. Anche ammettendo che il Pezzi potesse arrivare con quella mezz’ora di ritardo; che avesse un suo interesse allo scambio (partire da Seggio Emilia circa un’ora più tardi) e che quindi prendesse l’iniziati­va di chiederlo al Franci, ciò non toglie che quest’ultimo, nell’aderire alla proposta, potesse tener conto di un suo precipuo interesse a svolgere il lavoro del collega.

Sotto questo profilo deve convenirsi col P.G. che, anche nell’ipotesi poco verosimile di una iniziativa del Pezzi, l’indizio resta a carico del Franci nella sua notevole valenza accusatoria. Deve aggiungersi, sul terreno dei riscontri, la collocazione della bomba a Firenze, che, come s’è visto, all’epoca era una assoluta novità. La Corte, per i motivi già esposti, considera altamente probabile che l’ordigno sia stato messo sul treno ed attivato alla Stazione di Firenze. Ciò conforta, sul piano obbiettivo, le accuse del Fianchini, le cui dichiarazioni comunque non possono essere certo contestate sulla base degli argomenti che hanno condotto i periti a preferire l’ipotesi della collocazione ed attivazione a Roma ed i primi giudici ad: accreditare come probabile quella della salita sul treno dell’attentatore a Roma ed a Chiusi e dell’attivazione della bomba a Firenze. Per le relative confutazioni, si fa richiamo alla prima parte di questa motivazione. Conclusivamente può ritenersi che il Fianchini abbia riferito quanto confidatogli dal Franci. Può rilevarsi altresì che le sue dichiarazioni sono ri­scontrate sia nel contorno, sia in alcuni dei rife­rimenti principali, primo fra questi quello della fiducia del Franci nella prospettiva di espatriare in Albania.

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