Carlo Fumagalli – dichiarazioni 05.09.1992

Adr: prendo atto che sono sentito in qualita’ di testimone in quanto l’ ufficio e’ interessato a verificare alcune informazioni contenute in deposizioni rese ai GI di Milano e di Bologna da Orlando Gaetano il quale con me ha condiviso l’ esperienza Mar. In merito a riunioni a padova, posto che l’ ufficio mi comunica che Orlando ha parlato di tre riunioni, posso dire che non escludo che egli si sia recato a tre riunioni, ma io partecipai ad una sola. La riunione cui io fui presente avvenne al noto caffe’ Pedrocchi in una saletta riservata al primo piano. Provenienti da Milano eravamo solo io, Orlando e Zampati. C’ erano poi quelli della Versilia in buon numero, fra i quali Bertoli Raffaello, e poi alcuni padovani, fra cui un certo Faccin che era un ex ufficiale dell’ aviazione . Questa riunione era nel contesto dei nostri progetti di mutamento istituzionale. Intervenne il colonnello Dogliotti, ma solo dopo che io e Zampati ce ne eravamo andati per il motivo che adesso diro’. Durante la riunione, uno dei versiliesi, con fare da bullo, tiro’ fuori la pistola e la mise sul tavolo proprio era presente nella saletta un cameriere. Io dissi a Zampati “andiamo via” e cosi’ facemmo. Questo Dogliotti ci era stato segnalato come un ufficiale dei carabinieri che poteva metterci in contatto con ufficiali di alto grado in quanto era sull’ arma che noi puntavamo come referente.

Prendo atto che Orlando Gaetano ha parlato di una consegna di armi avvenuta in quell’ occasione. Effettivamente Orlando mi disse che Dogliotti in quell’ occasione aveva portato due caricatori per lo sten e due pistole, orlando mi porto’ infatti i due caricatori, che ci servivano, e che credo potrebbero essere stati ritrovati e sequestrati a …(Lovero) su indicazione di Sala Tenna. Invece le due pistole erano state portate via dai versiliesi. Prendo atto che Orlando Gaetano ha parlato anche di contatti con ufficiali dei carabinieri in Lombardia e in particolare a Milano.

Devo dire che io personalmente non ho mai avuto contatti diretti con carabinieri o ufficiali dei carabinieri e cio’, del resto, non era mio compito. Posso pero’ dire in tutta onesta’ che Picone Chiodo, il quale si occupava di questi contatti, mi fece il nome di un ufficiale di nome Santoro. E’ vero che vi sono stati degli acquisti di armi a Milano, dal mercato della malavita sia in zona porta romana sia in zona idroscalo. Questo era un mio compito specifico, non mi ricordo, ma e’ possibile, che Orlando sia venuto una volta con me. Escludo di avere dato indicazioni ad alcuno in merito a questi spostamenti finalizzati agli acquisti. Del resto era stato sconsigliato da Picone di fare queste cose in quanto egli mi diceva che, al momento buono, le armi ce le avrebbero date i carabinieri. Queste situazioni si riferiscono al progetto che avevamo per la primavera del 1973, come ho gia’ accennato nella deposizione alla sv in data 910405. Prendo atto che risulterebbe una responsabilita’ di persone del nostro gruppo in ordine ad un attentato avvenuto all’ inizio del 1971 in danno della Pirelli di Milano. Posso dire che nulla so di un’ episodio del genere.

Adr: e’ vero quanto dice Orlando in merito al fatto che l’ autore materiale dell’ attentato ai tralicci non e’ mai stato individuato. E’ una persona, comunque del posto, il cui nome non e’ noto nemmeno a me, che fu incaricata da Orlando stesso.

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Marco Affatigato – dichiarazioni 26.03.1983

Prendo visione del documento sequestrato a Spiazzi Amos iniziante con le parole “dr Prati … ” . Con riferimento al traffico di esplosivo nel quale avrei dovuto fare da basista ad un palestinese dichiaro che ritengo che in realta’ si tratti di quel traffico d’armi da me organizzato con Soffiati del quale ho gia parlato nel precedente interrogatorio. Non vi sono mai stati traffici di esplosivo cui abbia preso parte assieme al Soffiati. Ritengo che quanto scritto in proposito nel movimento sia da addebitare ad una versione un po’ enfatica di Soffiati Marcello. L’ acquisto di armi avrebbe dovuto aver luogo in libano e puo’ darsi che sia per questo il Soffiati abbia parlato di un palestinese. Non risponde a verita’ che io sia un informatore del Sisde. Non ho mai fatto l’ informatore per i servizi italiani.

spiazzi

Non mi risulta la circostanza che a Bardonecchia sia stato arrestato un francese con un passaporto a nome Dupont. Dal tenore del documento questo “Dupont” potrebbe essere l’ ispettore Durand, persona questa che mi risulta legata ai cosi’ detti gruppi dannunziani. Faccio presente comunque che il Durand venne in Italia, per quanto ne so solo nel luglio del 1980 (800700) . Con riferimento ai gruppi Dannunziani posso dire che questi faceva parte un tale Donini di Bologna nonche’ tale Federico Gori di Roma. Non sono sicuro del nome di battesimo. Mi fu data facolta’ di costituire a Nizza un circolo dannunziano presso la sede universitaria. A tal fine ebbi contatti con il suddetto Gori. Si tratto’ di contatti solo epistolari e telefonici.

Nulla so della sigla Olf che ella mi dice stare per Organizzazione per la Liberazione di Liume. Mi risulta invece che i gruppi Dannunziani avevano rapporti con gli ustascia. A Perpignani ebbe luogo una riunione di questi gruppi Dannunziani cui vi prese parte anche Delle Chiaie Stefano in questa riunione fu costituito il governo dello stato libero di Fiume. Non ricordo chi altri prese parte a tale riunione ne’ chi me la riferi’. Avvenne comunque tra il 1975 ed il 1978. Ricordo poi che vi fu nel 1974, anzi fra il 1973 ed il 1974, una riunione a Padova cui presero parte tali Rinani, Tonin (o un nome simile trattasi di persona di media statura, corporatura robusta, allora di circa30 o 35 anni), e Nessenzia Oscar di Padova. Io stesso ero presente a quella riunione nella quale si parlo’ dell’ acquisto del passaggio a titolo gratuito di armi che avrebbero dovuto esserci consegnati dagli ustascia. I partecipanti a questa riunione non avevano nulla a che fare con i gruppi Dannunziani almeno per quello che ne so. L’ incontro ebbe luogo in una pizzeria nei pressi del quartiere “Arcella” . Ricordo in particolare che il Rinani disse una frase che non avrebbe dovuto pronunciare per segretezza, e per questo ricevette uno schiaffo dal Tonin al quale appariva essere gerarchicamente subordinato. Nell’ occasione pernottai nell’ abitazione del Nessenzia che all’ epoca conviveva con una ragazza della quale non ricordo il nome. Nulla so di eventuali rapporti tra gli ustascia e Soffiati all’ epoca il Nessenzia frequentava il gruppo Lamberti di Pisa.

Proseguendo la lettura del documento vedo che si parla di Delle Chiaie. Il Mangiameli mi risulta fosse subordinato al Signorelli mi risulta altresi’ che quest’ ultimo era in rapporti con Delle Chiaie. Il gruppo di Soffiati Marcello mi diede l’ incarico di rintracciare il Delle Chiaie il quale era ritenuto responsabile dell’ arresto in spagna del Pozzan per il quale avrebbe ricevuto il compenso di lire 50000000. Interrogato nel corso di altro procedimento ho gia’ precisato che mi attivai per rintracciare Delle Chiaie e scoprii che si trovava a Parigi sotto il nome Jean Mark ed individuai infine il suo contatto a Milano nella persona di tale Ballan Marco. Riferii tutto cio’ al Soffiati il quale poi mi riferi’ di aver fatto “interrogare” Ballan da persona del suo giro. Il Soffiati mi disse che l’ interrogatorio non aveva dato esito. Il Soffiati mi aveva fatto capire che era suo intendimento uccidere Delle Chiaie perche’ aveva fatto arrestare Pozzan.

– E’ notorio come lo Spiazzi fosse in buoni rapporti con il Graziani ed il Massagrande. Quanto ai rapporti tra Massagrande e Delle Chiaie, mi risulta che i due si spartirono, unitamente a tale Spaggiari Alberto il provento di una rapina compiuta in danno della Cassa di Risparmio di Nizza nel 1976 o 1977. Preciso che non si tratto’ di una rapina bensi’ di un furto eseguito con la lancia termica e che fu organizzato dallo Spaggiari per finanziare l’ estrema destra . Il Massagrande ed il Delle Chiaie entrarono in conflitto in quanto quest’ ultimo accuso’ il primo di aver sfruttato a fini personali il provento della rapina. Il Massagrande infatti se ne era andato in Paraguay con i lingotti consegnategli.

– Nulla so del progetto di uccidere un magistrato e la sua scorta.

– Verso il 1970 a Verona vi fu un attentato andato a vuoto alla FFSS e nell’ occasione venne trovata una valigia piena di esplosivo. Vi e’ sull’episodio un rapporto del Ministero dell’interno. Le modalita’ di questo attentato mi hanno ricordato quello di esecuzione della strage di Bologna. Anche a Verona infatti fu lasciata una valigia piena di esplosivo in una sala d’ aspetto.

– Gia’ nel 1970 vi erano dei rapporti tra i “Mar” di Fumagalli ed ufficiali americani, che avrebbero dato il loro nulla osta al programma “Mar” e cio’ risulta dagli attentati del processo a carico di Fumagalli svoltosi a Brescia.

fumagalli

– Nel 1970 esisteva a Verona un circolo denominato Movimento Nazionale Opinione Pubblica comprendenti ufficiali e sottufficiali dell’ esercito al quale apparteneva anche lo Spiazzi.

– Il Nessenzia penso sia in grado di fornire informazioni sul Rinani.

– Dal 1967 in poi Freda porta avanti il discorso della disintegrazione del sistema anche attraverso l’ uso di stragi al fine di instaurare un clima di guerra civile e consentire in tal modo l’ intervento delle forze armate. L’ ispirazione veniva tratta dal colpo di stato dei colonnelli in Grecia. Si tentava di creare lo stesso clima in Italia. Sulla base di ammissione del Graziani risalenti al periodo della nostra comune latitanza posso ora dichiarare che Graziani attribuiva al Freda la strage di piazza Fontana. In relazione all’ attentato al treno in cui rimase ferito Azzi Nico il Graziani attribuiva intenti stragistici anche al Signorelli il quale avrebbe avuto in comune con Freda la teoria stragistica. La strategia di Freda coinvolse il gruppo padovano, quello milanese ed infine quello romano del Signorelli con il quale il Freda aveva stretto rapporto. A dire del Graziani l’ attentato del Nico Azzi rientrava nella linea stragistica del “professore” cioe’ del Signorelli, cio’ anche perche’ all’ attentato partecipo’ anche Rognoni Giancarlo che era in stretto contatto con Signorelli. Tutto cio’ mi e’ stato riferito dal Graziani. A livello di vertice la strategia stragistica era portata avanti dal Freda, dal Signorelli e da Delle Chiaie.

– Non so se Massagrande abbia partecipato a tale linea, se cio’ e’ avvenuto e comunque successo dopo la sua fuga dall’ Italia.

– Prendo visione del documento “decalogo del legionario” . In proposito posso solo dire che e’ chiaramente ispirato al decalogo del legionario “Codreanu Cornelio” .

– Quanto al documento Mfa da me redatto mi riporto alle dichiarazioni gia’ rese nel precedente interrogatorio. Devo solo aggiungere che il Soffiati lo pretendeva finito per l’ 800700 il Soffiati sapeva bene qual’ e’ il mio stile nel redigere documenti e non aveva bisogno di darmi molte indicazioni. Il mio documento comunque non era altro che una minuta che avrebbe dovuto essere esaminato dal Soffiati e dalle persone che erano dietro di lui.

– Fu il Soffiati a darmi verbalmente una traccia per il documento cio’ avvenne durante uno dei nostri incontri. Nel documento dovevo dare per scontato l’ esistenza di Mfa e della sua struttura nonche’ della localizzazione che avrebbero appoggiato. Le indicazioni del Soffiati si riferivano alla linea politica del movimento, alla struttura interna, all’ appoggio di organizzazione nazionali ed esterni ed infine una presa del potere da parte del Mfa.

– Il Soffiati e’ sostanzialmente un golpista. So che e’ in ottimi rapporti con lo Spiazzi. Non so quali riferimenti abbia all’interno delle FFAA. Il Latini potra’ fornire notizie sui convincimenti golpisti del Soffiati e sulla sua collaborazione coi servizi segreti.

– Il Soffiati aveva delle simpatie massoniche. Tra l’ altro tento’ di iscriversi alla massoneria tramite suo padre. Questi apparteneva ad una loggia massonica in cui erano confluiti alcuni dirigenti della Rsi. Credo che fosse la loggia di Ravenna della massoneria di Piazza del Gesu’ .

 

Lettera di Nicola Falde a Licio Gelli 8.4.1976

Caro Licio,

da qualche tempo non ci vediamo: come sai, io vivo sempre più ritirato, limitando la mia attività al lavoro necessario alla “sussistenza fisica”.
Nel ritiro, come puoi immaginare, riflessioni e meditazioni, ti sono compagne di tutte le ore. Anche l’esperienza che ho avuto con la massoneria, io la ascriverei nella colonna del negativo. Ti sono estremamente preciso. Nel 1966, fui sollecitato da più parti ad entrare nella massoneria di Palazzo Giustiniani, invitato da amici della Farnesina e da Elvio Sciubba, ispettore generale al Tesoro.
Nella “Loggia” ho fatto la conoscenza di qualche brava persona, ad esempio il Gen. Tanferna, un vecchio repubblicano ancora tutto fervore.
Il primo impatto negativo l’ho constatato in occasione di una strana difesa fatta da Sciubba in favore di alcuni giovani di “Europa Civiltà” fermati a Mosca. Per me, quei giovani, erano fascisti e provocatori, per Sciubba, invece, la più bella ed eroica espressione della gioventù italica. Da quell’epoca hanno inizio i forti dubbi nei confronti della massoneria da me concepita come associazione democratica, nella quale il riserbo e la discrezione dovevano tener luogo al segreto, oramai del tutto superato dai tempi. Il riserbo e la discrezione, quali condizioni indispensabili per favorire intese e migliorare i rapporti tra esponenti e forze genuinamente democratiche.
Una tradizione questa, che forse si ritrova in un filone tradizionale della massoneria italiana, la cui storia quasi tutta del secolo scorso, avvolta di mistero e di leggenda, è ancora, in buona parte da chiarire e definire sul piano della conoscenza scientifica e storica.

Successivamente, da te più volte pregato, sono passato alla Loggia denominata P2. Da questo momento non ho partecipato, siamo nel 1970, ad alcuna riunione, come avveniva nella loggia ordinaria, dove la liturgia del rito ti serbava ancora qualche curiosa sorpresa. Che cosa è avvenuto col mio passaggio a questa P2?
Ci siamo visti tante volte, ho ascoltato quello che tu mi dicevi e cioè della tua frenetica attività d’iniziazione e di iscrizione di personalità di altissimo rango in tutte le pubbliche amministrazioni. Un ruolo cioè, dei “plaudatores”. Non c’era oramai più nulla da fare: faccio tutto, per tutti. Io rimanevo sempre in attesa delle realizzazioni dei grandi programmi per il rilancio della massoneria nel paese, da me, come ricordi, concepita come supporto alle forze democratiche.  Che cosa posso osservare?
Ogni iscritto ha il diritto-dovere di conoscere chi sono coloro che, al pari di lui, sono iscritti a questa commendevole associazione. Ma tu imponevi il segreto, senza discussione. Si vedevano, talvolta, alcuni personaggi che tu ricevevi e che ti giravano dattorno e che, anche senza fantasia e senza particolari doni di intuizione, erano da ritenersi, tuoi “dipendenti” cioè tuoi iscritti. Non ti nascondo che una prima sorpresa l’ho avuta quando tu mi dicesti che dovevi assistere fratelli in difficoltà. I fratelli in difficoltà erano il Gen. Casero fermato per sospetto golpismo ed altri associati. Tu ricordi del mio desiderio di avviare un proficuo colloquio di intesa e di collaborazione con il Lino Salvini, Gran Maestro. Non se ne è fatto nulla: anzi, si è venuti allo scontro. Per quanto riguarda la causa della mancata intesa, all’origine, con Lino Salvini, sta in appunto che mi rivolse a seguito di chiacchiere raccolte, evidentemente alla Fiat dal suo fido Cerchiai, dal noto Mario Imperia.

Io con Imperia, di Salvini, non ne avevo mai parlato. Imperia, è noto, vive svolgendo una strana, equivoca e ben nota attività di faccendiere politico. Da tempo, come si sa, gode dei favori di Vittorino Chiusano. A questa immotivata animosità dell’ombroso Salvini contro di me, si innesta la guerra dei trent’anni tra te e Salvini stesso. Probabilmente Salvini mi attribuirà chissà quali sotterranee manovre mie con te, contro di lui. La storiia dei tuoi rapporti con Salvini, per quanto mi è dato conoscere, riguarda esclusivamente i vostri rapporti.
Le accuse che tu hai sempre mosso a Salvini sono note.
Salvini, tramite Cerchiai, ha ritirato il contributo annuale Fiat (sui 70 milioni), per più anni. Salvini ha acquistato un palazzo a Firenze dove si è trasferito. Salvini, beve troppo, anche di mattina. Cerchiai è uno dei suoi manutengoli. E la lista continua.

Di fronte alle animosità di Salvini, tu ricorderai la mia reprimenda, molto aspra, fatta a Cerchiai, te presente, davanti a Doney. In quell’occasione, ribadii bene le ragioni del mio risentimento sul piano personale pur dichiarandomi  vicino, sul piano politico a Lino piuttosto che a te. Col Cerchiai avevo avuto un incontro in precedenza, nel corso del quale mi aveva ripetuto le balle di una mia presunta “guerra” a Salvini. In conclusione, chiacchiere, intrighi di bassa bottega, per il “popolo massonico” (dico bene?). Per voi invece, litigi a parte, la massoneria non era avara di soddisfazioni. Mi hai sempre parlato d’incarichi nel settore della stampa. Di fatto, non c’è stato niente di niente. Una volta tu, mi hai pregato di prepararti una memoria sulla repubblica presidenziale da te ritenuta come la panacea di tutti i mali. Mi hai detto, che dovevi preparare uno studio e una proposta per il Presidente Leone!

La mia breve memoria, invece, non solo non condivideva l’iniziativa, ma la paventava come forma pericolosa d’involuzione politica. Non ho fatto altro. Avevo proposto di organizzare una larga assemblea per discutere e confrontare idee e pareri organizzativi e di programmi di attività politica, anche per dare una ragione e un motivo alla nostra appartenenza alla Massoneria. La proposta in esame si esaurì nel momento stesso in cui venne esposta.
Tu hai, tra i tuoi “dipendenti” iscritti all’obbedienza ( è giusta la terminologia?) secondo quanto tu stesso mi dicevi, Ministri, Direttori Generali, militari di alto rango, Carabinieri, Pubblica Sicurezza, Guardia di Finanza, personalità in ogni campo di attività. Sindona, ad esempio, pende dalla tua volontà!

In campo internazionale, spadroneggi in Argentina, in Brasile, in Liberia, in Portogallo, in Spagna, mi limito a  ricordare solo quanto mi viene a mente mentre scrivo. Hai fatto una sede sfarzosa a Via Condotti, con i tuoi mezzi. Hai organizzato, come ci informi, le “Nazioni Unite Massoniche” collegate con l’O.N.U., sotto la tua egida. Hai acquistato un grosse immobile nella zona di via Veneto per ulteriori, grandiosi sviluppi della tua attività. Ma scusa, caro Licio, qualcuno degli iscritti, forse, è stato mai preventivamente interpellato o ha espresso, in qualche occasione il proprio voto, pubblico o segreto?
Sei diventato un personaggio chiave, a quel che sembra, in questa repubblica di cartone. Ahimè, che delusione: ben altra, libera Repubblica, sognavamo negli anni lontani di questo dopoguerra.
Ti sei circondato di fedeli e aficionados tutti di estrema destra. Ti ho te telefonato addirittura di allontanare. dalla tua cerchia Minghelli, il Generale di P.S.. Che cosa io osservo? L’acquisizione della obbedienza di “pubblici ufficiali” cioè di dipendenti dello Stato a livello così alto, non contribuisce al deterioramento di quello Stato che vorremmo invece veder rinnovato, ammodernato, democraticizzato nelle sue strutture, cioè in concreto, lasciando alla belle parole, alle frasi ad effetto, il solo valore che esse hanno? Nessuna organizzazione e nessun individuo può invadere settori di competenza che spettano unicamente allo Stato.
A questo punto che cosa si può fare? Il diavolo mi ispira sempre grandi idee che hanno la sorte di non essere mai accolte, alle quali il destino, che si prende sempre giuoco di tutti noi, riserba, quasi sempre, il riconoscimento nel tempo, della loro validità. Sono questi i tempi delle rifondazioni e delle “costituenti”. Le parole, hanno scarso valore, ciò che conta, è il loro contenuto. La Massoneria deve fare oggi, in Italia, un pubblico esame di coscienza. Nelle condizioni storiche e sociali, ha, la Massoneria tradizionale ancora un suo ruolo da svolgere nell’ambito della società italiana? Lasciamo da parte i clubs o i superclubs di potere politico e finanziario che interessano cerchie ristrettissime di persone. Il termine massoneria, per circoli di tal genere, è solo indicativo. Si potrebbe usare anche la parola “mafia”. Tuttavia, questi circoli, se esistono, sono, a mio avviso, unica fonte di legittimità. Il Parlamento deve rivendicare tutte le prerogative e le competenze che gli spettano. Il Parlamento deve adeguarsi a poter e a saper svolgere tutte le attività che gli competono. Perché, ad esempio, tu, Licio, non ti candidi al Parlamento? In quella sede, la tua voce si legittima.
Tornando alla Massoneria, è necessario un referendum tra tutti gli iscritti. Questi, con votaziore democratica, devono nominare i loro rappresentanti ad un “Assemblea generale straordinaria ” per definire la nuova carta della Massoneria di oggi, partendo dalla carta fondamentale di questo Stato, cioè della Costituzione repubblicana.
Tutto ciò che è al di fuori di questa attività, anche quella ordinaria di oggi, può essere inficiato per manifesta illegittimità. Le mie, come vedi, sono osservazioni di costanza, tanto più , a mio avviso, che i tempi incalzano. Il vero dopoguerra, Licio, incomincia oggi: la società italiana deve rispondere a tutti i suoi interrogativi e risolvere tutti i suoi problemi.
Il tempo delle “trovate” e delle gherminelle forse, per buona sorte, potrebbe essere finito, speriamo per sempre. Intanto, per incominciare, tu, non continuare a difendere i “crociani” e assimilati, nel tempo.

Ti prego gradire i miei cordiali saluti.

N. Falde
Atti commissione parlamentare di inchiesta sulla P2 – Vol 3 Tomo IV parte 2 pag 453