La collaborazione di Carlo Digilio e Martino Siciliano – seconda parte

Più movimentata nella sua gestazione e nascita, ma più semplice e lineare sin dal momento dello svolgimento dei primi interrogatori rispetto a quella di Carlo DIGILIO, è stata la collaborazione di Martino SICILIANO. Martino SICILIANO, quasi dimenticato militante di Ordine Nuovo di Mestre da quasi 20 anni, residente all’estero salvo brevi rientri nella sua città ove tuttora vive la sua famiglia, è entrato nell’istruttoria a seguito di alcune testimonianze rese da fonti e in circostanze del tutto diverse tra loro nel 1991/1992. Gianluigi RADICE, amico di SICILIANO negli anni ‘70 (cfr. dep. 9.5.1991), Marco AFFATIGATO, l’ex-ordinovista toscano a lungo residente in Francia (dep. 29.4.1992) e il giornalista Gianni CIPRIANI, studioso della c.d. strategia della tensione e autore del volume “Sovranità Limitata” (dep. 7.11.1991) riferivano infatti con vari particolari che l’ex ordinovista mestrino, residente da molti anni a Toulouse, nella Francia meridionale, era molto probabilmente coinvolto nell’esecuzione degli attentati del 12.12.1969. Identificato Martino SICILIANO ed effettuati i primi approfondimenti, egli veniva raggiunto da una prima informazione di garanzia per l’attentato dell’ottobre 1971 all’Università Cattolica di Milano e successivamente, il 25.8.1993, da un’altra per concorso in strage.

Nell’ottobre del 1993, il quotidiano La Nuova Venezia dava, con ampio risalto, la notizia di questa seconda informazione di garanzia. Martino SICILIANO, che sino a quel momento aveva evitato di farsi rintracciare cercando di capire, attraverso contatti con gli ex camerati mestrini e soprattutto con Bobo LAGNA, cosa stesse accadendo, a seguito della pubblicazione dell’articolo perdeva immediatamente il suo lavoro di rappresentante di una ditta tedesca. In preda a gravi difficoltà e profondamente angosciato, Martino SICILIANO cominciava a peregrinare per l’Europa e il Sud-America, incerto se accettare la proposta del funzionario del S.I.S.Mi. (che aveva già attivato un contatto, non riuscito, all’inizio del 1993) di scaricarsi la coscienza e collaborare con la Giustizia o se accettare la proposta, da parte di Delfo ZORZI, di aiuto e di una remunerativa attività lavorativa in ex Unione Sovietica o in Estremo Oriente, ovviamente quale ricompensa del suo silenzio.

Nel luglio 1994, quando era già in procinto di rientrare in Italia grazie ai pazienti contatti con lui riannodati dal funzionario del Servizio, proprio poche ore prima di imbarcarsi sull’aereo diretto a Milano veniva telefonicamente raggiunto da Delfo ZORZI a Toulouse e convinto a desistere dal presentarsi all’Autorità Giudiziaria e ad instaurare qualsiasi forma di collaborazione. Delfo ZORZI riusciva, nei giorni successivi a “dirottare” SICILIANO a San Pietroburgo, pagandogli il biglietto e una prima somma di denaro, e qui SICILIANO incontrava Rudi ZORZI ed un altro emissario del gruppo i quali rinnovavano le offerte di aiuto economico e di una adeguata sistemazione lavorativa (sugli elementi di riscontro al soggiorno di Martino SICILIANO e Rudi ZORZI a San Pietroburgo, vedi nota S.I.S.Mi. in data 27.12.1994 trasmessa tramite nota R.O.S. in data 29.12.1994, vol.6, fasc.4, ff.25 e ss.).

Martino SICILIANO, tuttavia, non convinto della scelta di affidarsi interamente a Delfo ZORZI e temendo che il gruppo avesse in realtà preparato per lui qualche altra soluzione più definitiva, rientrava precipitosamente in Francia e da Toulouse riprendeva di sua iniziativa il contatto con il funzionario del S.I.S.Mi. Infine, superate le ultime titubanze, il 18.10.1994 rientrava in Italia e rendeva a questo Ufficio il primo interrogatorio. E’ doveroso ancora una volta sottolineare che l’azione di contatto e di convinzione svolta dal S.I.S.Mi. nei confronti di Martino SICILIANO è stata un’operazione di intelligence da manuale, condotta con grande professionalità, correttezza e umanità e il cui risultato ha superato addirittura le aspettative iniziali in quanto, stante la storica difficoltà di ottenere atteggiamenti di collaborazione nel mondo dell’estrema destra, il risultato inizialmente sperato era, al più, di ottenere da SICILIANO qualche contributo informativo poi autonomamente sviluppabile sul piano investigativo ed invece la completa collaborazione processuale dell’ex-militante di Ordine Nuovo ha superato le più ottimistiche aspettative.

La collaborazione processuale di Martino SICILIANO si è dispiegata prima con gli interrogatori dell’ottobre 1994 in cui egli, nel giro di tre giorni, ha fornito i fondamentali elementi di conoscenza in merito agli episodi da lui vissuti, poi, con altre due rapide “puntate” in Italia dalla lontana località ove vive con la famiglia, per interrogatori di precisazione (gennaio-marzo 1995) ed infine, dal marzo al dicembre 1996 e dal giugno all’agosto 1997, quando egli è rientrato per cospicui periodi di tempo in Italia, rientri consentiti dall’adozione del programma di protezione nel nostro Paese pur avendo egli mantenuto la residenza all’estero, con una serie continuativa ed estremamente proficua di interrogatori di approfondimento e di messa a fuoco di altri episodi che via via ritornavano alla memoria.

Si noti anche che le intercettazioni telefoniche, disposte da questo Ufficio sin dall’autunno 1994 sulle utenze in uso alle persone indicate da SICILIANO come referenti ancora attuali a Mestre di Delfo ZORZI, hanno evidenziato come i componenti del gruppo, resisi conto della sparizione di SICILIANO da Toulouse e quindi del suo probabile e paventato rientro in Italia per testimoniare, abbiano messo in atto un tentativo disperato, contattando i parenti di SICILIANO e tutti i suoi possibili collegamenti, di scoprire ove egli si trovasse e quindi di farlo desistere dal suo atteggiamento di collaborazione (cfr. in particolare le telefonate fra il 28 ottobre e il 5 novembre 1994 intercorse tra Piercarlo MONTAGNER e Delfo ZORZI o persone comunque legate a quest’ultimo, trascritte e allegate alla nota R.O.S. in data 10.11.1994, vol.46, fasc.1, ff.131 e ss.). Tale tentativo non è riuscito in quanto nel giro di pochissimi giorni, in base ad un programma ben coordinato, Martino SICILIANO aveva reso a Milano gli interrogatori fondamentali ed era poi stato fatto rientrare non in Francia, ma nella lontanissima località ove vive la sua nuova famiglia, difficilmente raggiungibile dagli emissari del gruppo. L’azione di aiuto e di tutela immediata prestata in quei giorni dalla Direzione del S.I.S.Mi., con provvedimenti protocollati e verificabili (cfr. vol.45, fasc.1 e 3), dovrebbe quindi, nel contesto dell’azione complessiva svolta, essere, anche come momento di concreta rottura con scelte ben diverse verificatesi negli anni ‘70 e ‘80, motivo di elogio e non delle critiche che sono state mosse.

Si ricordi, del resto, che anche dalla successive intercettazioni telefoniche ed ambientali disposte dalla Procura di Milano emerge come il gruppo si sia gravemente rammaricato di non aver agito, nell’occasione, più tempestivamente degli uomini dello Stato, impedendo a qualsiasi prezzo la diserzione dell’ex-camerata. Peraltro, nel medesimo contesto, uno dei fiancheggiatori di Delfo ZORZI si è espresso affermando che, in alternativa ad un intervento di recupero che si era dimostrato troppo lento ed inefficace, il “problema” Martino SICILIANO poteva comunque essere risolto con un colpo di pistola calibro 9, affermazione questa che rende a posteriori comprensibili le sensazioni per le quali, non a torto, Martino SICILIANO aveva avuto paura di fidarsi del tutto delle proposte dei suoi ex-camerati. La collaborazione di Martino SICILIANO, a differenza di quella di Carlo DIGILIO, non ha creato particolari difficoltà in quanto egli non ha avuto remore o titubanze alcune a riferire quanto a sua conoscenza e incorrendo, al più, in qualche errore di data dovuto alla lontananza nel tempo dei fatti e riuscendo a mettere a fuoco alcuni avvenimenti solo nei più continuativi e approfonditi interrogatori, svolti nel corso del 1996, durante la sua più lunga permanenza in Italia.

Solo Martino SICILIANO, militante di medio livello ma comunque presente in tutte le situazione anche per i numerosi rapporti amicali che coltivava, è riuscito a fornire dall’interno un quadro organico e vivido del mondo di Ordine Nuovo, mettendo sovente a fuoco i rapporti interpersonali fra i vari militanti e simpatizzanti in grado di condizionarne le scelte operative. Martino SICILIANO è stato escluso, dopo gli episodi di Trieste e di Gorizia, dalla fase conclusiva della strategia degli attentati, forse perchè non abbastanza duro e determinato, forse perchè la sua presenza sarebbe stata pericolosa essendo egli già sotto osservazione da parte quantomeno del personale della Questura di Trieste che lo aveva individuato quale uno dei probabili autori dell’attentato alla Scuola Slovena e lo aveva sottoposto ad un interrogatorio a sorpresa pochi giorni dopo il fatto (cfr. int. SICILIANO, 22.9.1996 ff.1-2 e allegato verbale di interrogatorio in data 6.10.1969 dinanzi a personale della Questura di Trieste). Ciò, tuttavia, non gli ha impedito di comprendere, prima e dopo i fatti, come si vedrà nel prosieguo di questa ordinanza, la dinamica di quanto si stava preparando quantomeno a partire dall’estate 1969.

Martino SICILIANO, presente non solo agli episodi eversivi ma anche alle manifestazioni di piazza, alle riunioni del circolo di Ordine Nuovo di Via Mestrina, agli addestramenti nella palestra di arti marziali e agli incontri di carattere amicale, è stato soprattutto il primo a scolpire il carattere e il carisma del pur giovanissimo Delfo ZORZI, introverso, determinato, apparentemente privo di emozioni e capace di un grande autocontrollo, appassionato di esoterismo ed insensibile alle conseguenze della violenza tanto da sottoporre ad un duro pestaggio il più debole camerata, Guido BUSETTO, per una piccola mancanza (cfr. int. SICILIANO, 20.10.1994, f.8 e, a conferma, dep. BUSETTO, 11.11.1994 f.3 e 14.4.1995 f.3) e che coltivava interesse solo per la parte meno “compassionevole” delle filosofie orientali. Caratteristiche, queste, confermate poi da tutti gli altri testimoni dell’ambiente e che non saranno disgiunte, in seguito, da un forte intuito per le attività commerciali, intuito che ha consentito di costruire quel ragguardevole e diffuso patrimonio commerciale e finanziario che non poco ha pesato sugli sviluppo di questa indagine e delle indagini collegate.

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