Il comportamento processuale di Buzzi. La promessa di essere assolto in appello.

LODI Bruno (ndr. fu il primo difensore di BUZZI) nel verbale reso il 07.05.1981 al P.M. di Novara, riferisce che BUZZI iniziò a manifestare seriamente le sue simpatie politiche verso l’estrema destra nel 1973. Non assistette il BUZZI nella fase dibattimentale del processo per la strage di Piazza della Loggia, poiché sorsero contrasti con l’assistito sulla linea difensiva da adottare. Afferma che dallo studio delle carte del processo che aveva compiuto, si era fatto l’idea che la strage era stata realizzata da organismi del potere politico estranei all’ambiente politico bresciano, che era stato coinvolto per la manovalanza.
Afferma che BUZZI si oppose decisamente affinché acquisisse elementi che avvalorassero tale tesi, dicendogli di attenersi alla stessa linea difensiva adottata dai suoi computati politici. A seguito di tale divergenza di idee BUZZI gli revocò il mandato, affermando che era preoccupato per lui e per la sua famiglia e non voleva fargli avere altri problemi. Dai contatti avuti con la madre del BUZZI, LODI comprese che all’imputato era stato promesso che comunque fosse andato a finire il primo grado in appello sarebbe stato assolto.
Da successivi incontri occasionali che ebbe con il BUZZI in carcere trasse la convinzione che effettivamente era stata promessa a quest’ultimo l’assoluzione. Tempo dopo, sempre nel corso di incontri occasionali, notò che BUZZI era piuttosto agitato, poiché le promesse fattegli non venivano mantenute.
Dopo la sentenza di condanna BUZZI gli disse che se avesse parlato sarebbe successo un altro putiferio. BUZZI gli fece capire che aveva fatto delle indagini per suo conto sugli organizzatori della strage, acquisendo elementi nei confronti di qualcuno che contava.
Nel verbale reso il 20.10.1984 al G.I. ZORZI dichiara che aveva difeso BUZZI in molti procedimenti e che questi ogni volta non gli aveva mai nascosto la verità, confidandogli sempre come erano andate le cose.
Si era comunque reso conto che “A me continuava a ripetere di essere assolutamente innocente, ai giudici in sede di interrogatorio diceva cose che in qualche modo finivano per coinvolgerlo. Io più volte gli feci rilevare la cosa e cioè lo stridente contrasto tra le sue ferme proclamazioni di innocenza con me e le compromettenti dichiarazioni rese ai giudici, ma lui non fu mai in grado di risolvere questa contraddizione in termini soddisfacenti perché mi rispondeva in modo evasivo, tergiversando.” “In sostanza si verificò questo: io gli feci chiaramente capire che non ero assolutamente persuaso di quanto era emerso ed emergeva dall’istruttoria e che quindi ero intenzionato a contrastare il corso delle cose così come si stava svolgendo, e gli manifestavo la mia convinzione che la verità andasse ricercata in altre direzioni, molto più in alto, cioè verso alte sfere di potere e servizi segreti.

A fronte di tali mie osservazioni , BUZZI tenne immediatamente uno strano atteggiamento di acquiescenza rispetto all’andamento dell’istruttoria, quasi a farmi capire che le cose per il momento era bene che andassero appunto come stavano andando e non bisognava modificarne il corso. Inoltre mi invitava ripetutamente a desistere da atteggiamenti di opposizione o dal prendere iniziative di indagine…”
“…mentre nei colloqui riservati con me, BUZZI teneva il comportamento sopra descritto, poi invece, nelle lettere che mi inviava e che passavano al vaglio della censura, si scagliava contro l’istruttoria, dicendo peste e corna dei giudici; il che mi faceva pensare ad una manovra studiata per non fare apparire assolutamente all’esterno quel suo strano atteggiamento di acquiescenza rivelato in privato da me”
“…il BUZZI in un certo senso pretendeva che io lo difendessi senza eccessiva preparazione o studio delle carte processuali e che quindi lo lasciassi andare
incontro al suo destino, al quale sembrava totalmente rassegnato almeno per il momento, quasi fosse sicuro di potersela cavare in un secondo tempo; io invece, d’altro canto, non potevo assecondarlo in questa sua acquiescenza e intendevo dare battaglia, anche perché, sia nel corso della istruttoria sia dopo uno studio degli atti, compiuto dopo che gli stessi erano stati depositati, mi ero accorto che vi era ampio spazio per una buona difesa sia di lui che degli altri coimputati e principalmente di quelli cosiddetti comuni. Devo aggiungere che BUZZI sempre per quello strano atteggiamento di acquiescenza di cui ho parlato, rifiutò sempre l’idea che io associassi nella sua difesa un altro legale, anche solo per la fase dibattimentale …”.
“Ricordo che più o meno le sue risposte erano in questo senso: <Non preoccuparti adesso, ormai i giochi sono fatti, quando sarà il momento si vedrà>. Questo stesso tipo di reazione egli aveva generalmente con me anche quando cercavo di scuoterlo da quel suo atteggiamento di acquiescenza e di impostare con lui una linea difensiva minimamente sensata, linea che supponeva che io, almeno da parte sua, venissi messo aal corrente di come effettivamente stavano le cose. Lui appunto sfuggiva alle mie sollecitazioni con frasi del tipo: <Lascia perdere, adesso va bene così, verrà il
momento opportuno e vedrai che farò crollare il castello di cartapesta dell’accusa>.
Queste sue risposte ed il suo atteggiamento complessivo (già da me verificato nel corso degli interrogatori quando sembrava fare di tutto per compromettersi da un lato e per rendere dall’altro incredibile il suo coinvolgimento con indicazioni che rimanevano poi prive di riscontro, o viceversa difendendosi talmente male che gli elementi difensivi che egli stesso prospettava venivano poi puntualmente smentiti, ben sapendo che inevitabilmente sarebbero stati smentiti) fecero nascere in me e rafforzarono poi alla fine il serio sospetto che BUZZI avesse un ben preciso ruolo da svolgere in quella vicenda processuale e cioè quello di capro espiatorio; ruolo che aveva accettato e che non ammetteva venisse contrastato. Tutto ciò mi portò anche a
supporre l’esistenza di una qualche organizzazione, di cui BUZZI si era prestato a fare il gioco. Ebbi poi anche delle conferme di quei miei sospetti, quando 1) il BUZZI revocò il mandato senza alcuna valida motivazione e senza darmi alcun preavviso…

2) non nominò alcun avvocato in mia sostituzione

3) dopo la sentenza di con danna a due ergastoli, incontrandolo casualmente in carcere, notai che era
stranamente tranquillo e che anzi quasi fu lui a voler tranquillizzare me;

4) anche la madre mi diede conferma della tranquillità del figlio accennandomi a certe promesse…circa il buon esito della vicenda in sede di appello

5) di tali promesse ebbi modo anche io di rendermi conto intuendone l’esistenza in occasione di altri incontri che casualmente e brevemente ebbi modo di avere con lui in carcere;

6) negli ultimi tempi della permanenza di BUZZI a Brescia e sempre in occasione di casuali incontri in carcere, notai nel BUZZI un cambiamento nel senso di una certa agitazione come se egli temesse che le promesse fatte non sarebbero state mantenute. A tale ultimo proposito ricordo certe sue frasi che suonavano più o meno così: <Stiano attenti certi illustri personaggi, perché se parlo io scoppia veramente un’altra bomba>. Tale stato di agitazione si manifestò per l’ennesima volta, ma in forma ormai quasi di costernata rassegnazione, i n occasione del mio ultimo incontro con BUZZI, anch’esso casuale, avvenuto poco prima che lui partisse, non ricordo bene se quel giorno stesso o il giorno prima.

Egli mi salutò dandomi l’impressione di andare incontro ad un inesorabile destino…pronunciando più o meno la frase:<Ormai per me è finita, vado nella fatal Novara”, frase che credo abbia detto anche alla madre.” “…effettivamente, sia da uno studio delle carte processuali…sia dai colloqui che ebbi in carcere con BUZZI e dalle evasive risposte che egli sistematicamente dava a contestazioni che io gli facevo in proposito, trassi l’impressione che il BUZZI medesimo fosse davvero rimasto coinvolto nella vicenda, ancorchè ad un livello del tutto modesto e senza alcuna consapevolezza di quello che sarebbe dovuto succedere. In sostanza …ad un certo punto fui portato a non poter escludere l’ipotesi di un coinvolgimento del BUZZI, con ruolo, ad esempio, di semplice fonte locale di informazione circa l’orario della manifestazione, l’abituale collocazione del palco, la posizione dei cstini, il passaggio dei netturbini, la collocazione delle forze dell’ordine ecc., tutte cose che finii anche per chiedergli espressamente…, ottenendo da lui risposte
evasive che sicuramente non smentivano la mia ipotesi Precisa che per quanto concerne il procedimento per la strage, era sua intenzione
contrastare il corso delle cose così come si stava svolgendo, manifestando al BUZZI la sua convinzione che la verità andasse ricercata in altre direzioni, cioè verso le alte sfere dei servizi segreti. A questo punto BUZZI gli revocò il mandato difensivo.
Ebbe l’impressione che BUZZI aveva conosciuto precedentemente alcuni dei suoi coimputati politici.
In Corte d’Assise a Brescia il 09.02.1984 conferma le dichiarazioni dichiarate precedentemente.

Memoria pm strage piazza della Loggia

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