Vincenzo Vinciguerra – dichiarazioni 19.7.1984 rese al dr. Zincani

Riprendo il discorso che avevo accennato nelle mie precedenti deposizioni. Fermo restando che un suo completo sviluppo vorrei avesse luogo dopo essermi incontrato con i camerati per i motivi che ho gia’ detto, concordo tuttavia sulla necessita’ di anticipare alcune dichiarazioni per evitare che si possa pensare che si tratta di mosse concordate al solo scopo di allontanare il sospetto dai camerati di Avanguardia Nazionale accusati di aver partecipato alla strage di Bologna. Del resto il motivo per cui io intendo incontrarmi a lungo con loro e’ molto chiaro: io posso da solo assumermi la responsabilita’ di riferire tutto quanto a mia conoscenza di ordine nuovo nel periodo precedente al mio ingresso in Avanguardia (per essere precisi non intendo dire tutto ma solo una parte, quella che ritengo possa servire a dimostrare qual e’ la linea stragista), mentre dovranno essere i camerati di Avanguardia (AN) a decidere di parlare su quello che riguarda piu’ direttamente Avanguardia Nazionale.

Essendo mia abitUdine dire cio’ di cui so per scienza diretta, riferiro’ cose su cui non ho tema di essere smentito. Nel febbraio del 1971, feci un attentato alla democrazia cristiana di Udine. Senonché , nel momento stesso in cui innescavo l’ ordigno, mi resi conto che nelle vicinanze vi era un appuntato o un agente dell’ ufficio politico della questura di Udine che io conoscevo di vista, che mi stava osservando. Cio’ mi indusse a ritenere che sarei stato immediatamente individuato e fermato. Vedendo che cio’ non accadeva, pensai chela questura di Udine stesse usando il vecchio sistema di darmi corda per vedere che cosa facevo. Non pensavo, allora, poiche’ non ne avevo alcuna ragione, che nei miei confronti ed a mia insaputa, potesse svolgersi una attivita’ di copertura.

L’ episodio assunse, tuttavia in seguito, ai miei occhi un certo significato. Infatti nell’ ottobre 1971, anzi piu’ esattamente nell’ estate del 1971 per la prima volta e poi nell’ ottobre 1971 una seconda volta ed infine nel febbraio, marzo 1972 per la terza volta, il dr Maggi Carlo Maria di Venezia mi fece una proposta, di cui per ora non voglio dare ulteriori dettagli, ma che in seguito illustrero’ , la cui natura mi fece comprendere, senza possibilita’ di dubbio, che egli avesse stretti rapporti operativi con elementi ad alto livello della polizia. A questo punto non avevo tuttavia una visione chiara del contesto complessivo in cui si muovevano certe operazioni. Infatti ero convinto che il Maggi avesse rapporti di natura personale con particolare persone inserite nella polizia (funzionari) . Da questo momento, comunque, cominciai a diffidare del Maggi e di tutto l’ ambiente ordinovista veneto, di cui lui era uno dei massimi dirigente. Fu’ tuttavia nell’ ottobre 1972 3 cioe’ dopo il dirottamento aereo di ronchi dei legionari, che ebbi coscienza della esistenza di una vera e propria strategia, ispirata diretta e condotta da persone inserite negli apparati pubblici che per raggiungere i propri scopi politici, prevedeva anche di servirsi di attentati o facendoli eseguire da persone inconsapevoli, o eseguendoli direttamente e comunque istigando e dando di fatto copertura a coloro che li eseguivano, quando cio’ fosse stato funzionale al perseguimento dei fini strategici da loro individuati.

Avvenne cosi’ che nel caso dell’ attentato a Peteano, di cui mi sono assunto la responsabilita’, automaticamente scatto’ in mio favore senza che io lo avessi in qualche modo richiesto o sollecitato una copertura da parte di tutti i servizi informativi all’ epoca operanti e singolarmente riguardante soltanto la mia responsabilita’ nell’ attentato di Peteano e non quella relativa al dirottamento di Ronchi dei Legionari. Era infatti accaduto che un agente del servizio “I” della guardia di finanza di trento aveva raccolto una confidenza da cui risultava che io mi ero assunto la responsabilita’ dell’ attentato e che ero a conoscenza di elementi riguardanti piazza Fontana. Il confidente era un friulano ed aveva detto la verita’ .

L’ ufficio “i” della guardia di finanza mi risulta che segnalo’ tempestivamente quanto venuto in suo possesso, ma ne’ il ministero dell’ interno ne’ il Sid diedero corso alle indagini conseguenti, mentre invece i carabinieri di Udine per conto loro continuavano a svolgere indagini su di me in relazione al dirottamento aereo e ad altri attentati avvenuti in Friuli. Compresi in tale modo quale fosse il fine politico della copertura che, non da me sollecitata mi veniva data per Peteano: poiche’ questo attentato veniva presentato come un attentato di sinistra, bene inteso senza che in qualche modo lo avessi cercato di mascherarlo come tale, si voleva evitare che la matrice di destra dell’ attentato fosse resa nota. D’ altra parte va detto che lo scopo che io mi proponevo con tale attentato e con quello logicamente ad esso collegato di Ronchi dei Legionari, era proprio di mettere a nudo la non accettazione di un ruolo di fiancheggiamento di persone che dichiaravano di lottare contro il sistema, andando a braccetto con persone inserite nel sistema stesso.

Pertanto decisi di rivolgere un attacco inequivoco ai rappresentanti dello stato. Sia chiaro che non volevo alcuna strage tanto e vero che affrontando Maggiori difficolta’ mi premurai di collocare la macchina in localita’ isolata onde evitare il coinvolgimento occasionale di civili. In ogni caso con l’ attentato di Peteano e con tutto quanto ne’ derivo’ ebbi finalmente chiara consapevolezza che esisteva una vera e propria struttura occulta capace di porsi come direzione  strategica degli attentati e non come in precedenza avevo pensato, una serie di rapporti umani di affinita’ politica tra persone operanti all’ interno degli apparati statali e persone operanti nel nostro ambiente. Questa consapevolezza traeva origine da una considerazione l’ amicizia personale ed il comune credo ideologico tra alcune persone inserite in apparati statali ed elementi di estrema destra non avrebbe mai potuto produrre livelli di copertura cosi’ estesi e capaci di raggiungere i vertici dei servizi di informazione. Diventava chiaro pertanto che la spiegazione doveva essere ben diversa.

A questo punto e’ ovvio che io ho cominciato ad analizzare attentamente l’ ambiente che mi stava intorno per cercare di capire meglio le cose. Alcune mi sono sembrate subito meritevoli di attenzione. Infatti qualche mese dopo il dirottamento aereo venni a sapere che il colonnello Santoro aveva convocato De Eccher Cristiano, mentre il capitano la bruna si era recato a Padova da Fachini Massimilano. Il primo disse a Eccher che loro erano a conoscenza del fatto che io ero l’ autore dell’ attentato di Peteano. Labruna invece si reco’ da Fachini per dirgli che era ora di smetterla con certe “fesserie” cio’ tra l’ altro mi diede fastidio per un verso perche’ esprimeva il convincimento che io fossi in qualche modo subordinato a Fachini Massimiliano, cosa invece non vera, per altro verso perche’ dimostrava ai miei occhi l’ esistenza di un collegamento Fachini – Sid, in virtu’ del quale un ufficiale del Sid poteva indicare al Fachini i limiti entro cui egli poteva muoversi. Per quanto concerne il collegamento tra il dr Maggi ed il gruppo di Padova gli stessi erano mantenuti da Zorzi Delfo. Costui so’ per certo che era perfettamente integrato nella struttura di polizia.
Intendo per ora soprassedere nel rendere ulteriori dichiarazioni fermo restando il mio impegno a proseguire nella strada intrapresa senza equivoci o tentennamenti.

 

Letto confermato sottoscritto.­

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