Vincenzo Vinciguerra – dichiarazioni 20.06.1984

-Vinciguerra Vincenzo, gia’ generalizzato. Si da atto che e’ stato ritualmente avvisato l’ avvocato Niero Fabio di Venezia, difensore di fiducia e che non e’ comparso. Interrogato in ordine ai fatti di cui al procedimento penale nr 344/a/80 di Venezia e procedimento penale nr 344/a/80 di Bologna. L’ imputato intende rispondere. – Faccio seguito all’ interrogatorio subito nel carcere di Ferrara da parte dei giudici Zincani e Castaldo ed ai telegrammi da me spediti al gi di Venezia e di Bologna per sollecitare un incontro, desidero far presente che la mia decisione di rispondere trae origine da una motivazione di ordine politico. Infatti nel precedente interrogatorio a Ferrara ho potuto e constatare che esiste una oggettiva esigenza di partecipazione anche da parte mia e di altri camerati alla ricostruzione della storia politica di “an” ponendo sin d’ ora in risalto le estraneita’ della stessa rispetto a qualunque strategia stragista. Poiche’ sono a conoscenza che altre persone appartenenti a formazioni di estrema destra hanno deciso di fornire una loro ricostruzione delle vicende politiche che riguardano l’ area della destra extraparlamentare, mi rendo conto che non e’ piu’ possibile restare in silenzio. E’ mio fermo convincimento, e mi propongo di poterlo dimostrare che la linea stragista non e’ stata seguita da nessuna formazione di estrema destra in quanto tale, ma soltanto da elementi mitizzati, ma in realta’ appartenenti ad apparati di sicurezza o comunque legati a questi rapporti di collaborazione. Preferirei portare avanti questa opera di ricostruzione di una storia di una identita’ politica non da solo ma insieme ad altri camerati appartenenti ad un’ area omogenea alla mia e pertanto sin d’ ora chiedo che mi sia consentito di poter parlare con alcuni di loro. In primo luogo con Tilgher adriano al quale ho gia’ scritto una lettera che spero si recapitata. In ogni caso sono deciso ad andare in fondo anche da solo se sara’ necessario io sono stato latitante dal 1974 al settembre del 1979. Sui passaggi fondamentali della mia vita in questo periodo ho gia’ reso deposizione al processo per la strage di Peteano. Circa le ragioni del mio rientro in Italia che avvenne all’incirca nel marzo del 1979 posso dire quanto segue: Ero arrivato in Argentina a Buenos Aires a meta’ del mese di maggio del 1978. Appena arrivato fui presentato da altri camerati al comandante Taddei. Rividi il senatore Lanfrè che gia’ conoscevo. Dopo qualche tempo mi resi conto di essere seguito da persone che ho poi saputo essere appartenenti ai servizi segreti argentini. Ho avuto modo di verificare che il controllo sulla mia persona avveniva per il tramite di Lanfrè e Taddei. Cio’ perche’ ogni qualvolta dei miei spostamenti informavo costoro, per l’ esattezza il Lanfrè , il quale secondo me poi ne riferiva al Taddei, venivo pedinato, mentre quando mi spostavo in posti dove Lanfrè non sapeva sfuggivo al controllo. Mi persuasi cosi’ che il Lanfrè si presentasse a fornire informazioni sul mio conto e mi convinsi altresi’ del fatto che il Taddei fosse un agente dei servizi segreti Italiani poiche’ solo cosi’ poteva spiegarsi il controllo esercitato su di me. Quando mi resi conto di questo lasciai l’ Argentina. Ho capito poi anzi meglio ho deliberatamente colto di sorpresa tutti essendomi reso conto che essi facevano affidamento sul fatto che non avevo il passaporto e che prima di partire sarei passato a salutarli. La mia destinazione inizialmente era un paese del medio oriente ma poi sono invece rientrato in Italia. Qui sono rimasto sia pure in modo non continuativo poiche’ mi sono recato piu’ volte anche fuori dall’ Italia (sono stato piu’ volte in Francia) sino alla data della mia costituzione. Nel frattempo in Argentina erano rimasti altri camerati. Ho saputo poi durante la mia detenzione che a buenos aires Ciolini aveva conosciuto Delle Chiaie Stefano tramite Taddei e Lanfrè . Ritengo prematuro indicare la fonte delle mie informazioni a riguardo, tuttavia posso senz’ altro riferire cheil Ciolini fu presentato come un camerata che aveva dei guai con la giustizia Italiana, perche’ aveva sparato ad un ufficiale dei carabinieri in Calabria durante i noti fatti avvenuti in tale localita’ . Prendo atto che secondo altre versioni il Ciolini avrebbe incontrato Delle Chiaie per motivi di affare, ma faccio notare che cio’ non sarebbe stato sufficiente per determinare un rapporto cosi’ intimo da mettere il Ciolini in condizioni di sapere molte cose sulla vita di Delle Chiaie Stefano. Mettendo insieme la mia esperienza di Buenos Aires nel corso della quale avevo verificato che attraverso i servizi segreti della marina argentina Lanfrè ed il Taddei esercitavano un controllo sui miei spostamenti, e quando reso noto dalla stampa sul ruolo di Ciolini nell’ inchiesta sulla strage alla stazione di Bologna, fosse utilizzato dai servizi segreti Italiani per controllare Delle Chiaie Stefano. Io pertanto sono soggettivamente convinto che Ciolini abbia fin dall’ inizio agito per conto di un servizio di sicurezza Italiano. Quanto alla mia costituzione e’ assolutamente assurdo collegarla ad una mia esigenza di dissociarmi rispetto alla preparazione dell’ attentato di Bologna. In effetti quando mi sono costituito avevo riflettuto sulla situazione politica di “AN” al momento in un inpasse e conseguentemente non avevo piu’ lo spirito per sostenere una battaglia politica all’ estero. Ritenevo come ritengo che la liberta’ e’ un fatto interiore e che una battaglia politica possa utilmente essere condotta anche in condizioni di detenzione come in quella di latitanza. La mia costituzione non rappresento’ in sostanza una resa allo stato ma una continuazione della lotta e per tale motivo ritenni mio dovere scrivere alla Minetti per chiarire che la mia costituzione non era stata contro Delle Chiaie Stefano ed avanguardia nazionale. Quanto ai particolari concreti della mia costituzione essi sono assolutamente lineari: ero in un bar di Roma in procinto di telefonare quando vidi entrare nel locale un carabiniere sceso da una gazzella; al carabiniere dissi chi ero e che intendevo costituirmi; chiesi di essere condotto al reparto operativo dal capitano Tommaselli che nel 1975 nell’ appartamento di via Sartorio a Roma gia’ mi aveva arrestato. – E’ vero che avevo un braccio fratturato ma era in via di guarigione; la frattura riguarda il polso e me la ero procurata cadendo dalla bicicletta circa 40 giorni prima. Al momento non intendevo rivelare dove sono stato ingessato. Faccio notare che mi sono costituito dopo che il gesso mi era stato tolto e cio’ allo scopo di evitare investigazioni ai cc. Puo’ tranquillamente accertarsi mediante esame medico. Faccio presente che nel 1968 in occasione di un incidente stradale mi sono fratturato anche l’ omero dx (destro). Dichiaro pertanto totalmente destituito di fondamento quanto ha dichiarato izzo in ordine ad una mia dissociazione da una linea stragista portata avanti da “AN” . E’ vero invece che mi sono dissociato se mai da posizioni di tipo terroristico proprio nel momento in cui ho aderito ad “an” con cio’ non affermo di rifiutare l’ uso quando necessario della violenza ma il terrorismo in quanto attivita’ di sabotaggio e di attacco indiscriminato ad uomini e cose. Non dico di non aver fatto terrorismo. Dico che mi sono dissociato dal terrorismo quando ho aderito ad Avanguardia Nazionale e cioe’ nel 1974 a Barcellona. Tuttavia intendo sin d’ ora affermare che tutte le stragi che hanno insanguinato l’ Italia a partire dal 1969 appartengono ad una unica matrice organizzativa. L’ unica che organizzativamente è riferibile a persone non appartenenti alla medesima struttura, la strage di Peteano, tuttavia nella struttura organizzativa predetta ha trovato copertura. Affinche’ sia subito chiaro quello che dico faccio presente che tale struttura organizzativa obbedisce ad una logica secondo cui le direttive partono da apparati inseriti nelle istituzioni e per l’ esattezza in una struttura parallela e segreta del ministero dell’interno più che dei carabinieri. Questa mia affermazione per ora esprime un giudizio di tipo politico complessivo, ma sono in grado di fornire indicazioni probatorie concrete a conferma. Mi riservo di farlo in un secondo momento e comunque gia’ ora indico la strage di via Fatebenefratelli a Milano, come uno dei momenti piu’ interessanti per cogliere la strategia complessiva del fenomeno. Mi limito per ora a segnalare che le indagini sono state concluse rapidamente con l’ incriminazione del solo Bertoli esecutore materiale, senza attingere il livello dei mandanti. Quanto alla strage di Peteano il meccanismo di copertura scatto’ automaticamente all’ insaputa del responsabile della strage, riconfermo del responsabile non dei responsabili. Posso indicare inoltre in alcuni quadri di Ordine Nero del Veneto personaggi che da molto tempo e tuttora sono stati inseriti nella struttura occulta innanzi indicata. Ricevo lettura della missiva da me scritta a Minetti Leda l’ 800605 e chiarisco subito che questa lettera si inserisce nella linea delle precedenti missive nelle quali da un punto di vista umano e non politico confermo alla donna che io ero sempre la stessa persona e che la detenzione non mi aveva cambiato. La frase relativa ai fatti nuovi che potranno verificarsi nei mesi di lontananza si riferisce alla progettata pubblicazione di un giornale e alla prospettiva di avere un colloquio con la Minetti. Ho i riscontri di quanto affermo e cioe’ l’ esistenza degli articoli preparati per la pubblicazione e sequestrati dal GI dr Casson ed il fatto che effettivamente riuscii ad ottenere dei colloqui in carcere con la Minetti. La frase non ha comunque alcun riferimento ne’ alla strage di Bologna ne’ ad una mia presunta e progettata evasione. Il linguaggio abbastanza cauto si spiega con il fatto che supponevo una censura anche non ufficiale sulle lettere da me scritte e non intendevo danneggiare la Minetti. D’ altra parte la Minetti leda pur essendo in senso ideale una camerata non ha mai ricoperto ruoli politici in “AN” . – Non mi risulta nel modo piu’ assoluto che mangiameli francesco abbia mai avuto parte in “AN” . Personalmente ho saputo di lui soltanto dopo la sua morte. – Non ho difficolta’ a dire che nel 1975 si apri’ un dibattito per l’ unificazione di “ON” e “AN” ma tale progetto e’ poi fallito per motivi complessi sui quali mi riservo di tornare. Non ho difficolta’ a dire che Signorelli e Delle Chiaie personalmente si conoscevano essendo stati in rapporti di conoscenza sin da ragazzi ragazzi nell’ ambiente dell’ Msi. A conclusione del verbale desidero rappresentare una mia esigenza: vorrei potermi incontrare oltre che con Tilgher Adriano anche con Ballan Marco, Sinatti Gaetano e Giorgi Maurizio con i quali desidero confrontare i modi e le forme di un processo di chiarimento politico. Sia chiaro che il motivo per cui chiedo di vedermi con costoro e’ di carattere strettamente umano e non ha attinenza a ruoli nell’ ambito di “AN” . Come ho gia’ detto al GI di Venezia ripeto che da diverso tempo ho l’ impressione di essere sottoposto ad attento controllo all’ interno del carcere e nei miei spostamenti e nella mia corrispondenza. A riprova di cio’ produco lettera datata Udine 840429 indirizzata da mia madre. Il GI di Venezia rende edotto il Vinciguerra del contenuto della missiva della direzione del carcere di Spoleto datata 840506. Si da atto che la busta per lettere indirizzata da Puglisi Giuseppe a Vinciguerra Vincenzo con timbro di partenza Udine ferrovia 840531 e non recante timbro di arrivo e’ tuttora chiusa e viene aperta alla presenza di tutti i firmatari. Il signor Vinciguerra acconsente al trattenimento presso l’ ufficio iscrizione di Venezia di detta busta e dei due scritti in essa contenuti. Proprio per le ragioni sopra esposte ed in considerazione del contenuto dell’ odierno verbale, chiedo di essere trasferito in un altro carcere che dia idonee garanzie di sicurezza non solo a me ma anche a mio fratello Gaetano – per ragioni strettamente personale perche’ e’ mio fratello – nonche’ al Sinatti ed in generale agli aderenti di “AN” . A questo punto il GI di Venezia, considerato fondate le esigenze prospettate dal Vinciguerra, per motivi di rigida tutela personale dispone che Vinciguerra Vincenzo venga condotto presso la casa di reclusione di Belluno per rimanere ivi a disposizione. Chiuso il presente verbale alle ore 19,30.

Annunci