Vincenzo Vinciguerra dichiarazioni 02.08.1984

Riferiro’ quale sia stato esattamente il ruolo di Maggi e di Zorzi Delfo nell’ ambito della struttura occulta di polizia di cui ho parlato in primo luogo so che Zorzi ha partecipato all’ addestramento al poligono della polizia di Perdasdefogo in Sardegna e cio’ nel periodo di tempo considerato – inizio anni 1970 – Maggi e Zorzi mi proposero nella tarda estate del 1971, (sciolgo in questo senso la riserva espressa nel mio precedente verbale) di compiere un attentato. Ricordo che mi telefono’ Maggi dandomi appuntamento al ristorante “Diana” sulla strada che va da Udine a Trieste, detta la Pontebana. Mi recai all’ appuntamento in macchina accompagnato da un camerata friulano (non da mio fratello) di cui per ora non voglio fare il nome. Sul posto trovai il Maggi e Zorzi i quali chiesero di parlarmi da solo emi dissero che era in corso una operazione di destabilizzazione la quale prevedeva la necessita’ di eseguire degli attentati nei confronti di 5 o 6 uomini politici di primo piano, dei quali proponevano la fisica eliminazione. Tra questi, era necessario uccidere Rumor mariano, il quale all’ epoca, se non ricordo male ricopriva un incarico nel governo. Mi dissero che tutti i particolari dell’ attentato erano gia’ stati studiati perche’ avevano la possibilita’ di fornirmi le indicazioni necessarie per eseguirlo: la localizzazione della villa di Rumor, la maniera di entrarvi ed il modo di andarmene indisturbato perche’ testualmente mi dissero, “non ci sarebbero stati problemi con la scorta” . Non accolsi la proposta che respinsi senza esitazione per due ordini di considerazione. In primo luogo il contesto politico del fatto mi sembrava fumoso e privo di senso; non comprendevo il senso politico dell’ attentato poiche’ non mi era chiaro che cosa sarebbe avvenuto dopo e per quali scopi reali esso sarebbe stato fatto. In secondo luogo il cenno fatto all’atteggiamento della scorta mi insospettiva lasciando pensare ad un’ azione torbida coordinata all’ interno stesso delle forze di polizia. (all’ epoca dirigeva gli affari riservati il dr catenacci gia’ questore di Venezia) . Mi formai l’ idea che l’attentato potesse corrispondere piu’ ad una logica di conflitto di potere all’ interno degli apparati statali che ad un’ azione politica rivoluzionaria. L’ incontro cesso’ avendo io detto loro che potevo prendere in considerazione la cosa solo se mi fosse stato rivelato il motivo reale. Nell’ autunno del 1971 incontrai ad Udine il Maggi il quale mi chiese se ci avevo ripensato. Io gli dissi che ero sempre nella medesima posizione di prima.

Nel gennaio del 1972, anzi nel febbraio marzo 1972, dopo l’attentato a De Michele Vitturi, incontrai nel bar Osoppo, presente anche Zorzi adelfo. Costoro mi dissero ritenendo che fossi implicato nell’ attentato, cosa che io allora evidentemente avevo recepito il loro discorso nuovamente proponendo l’ azione Rumor mariano. Ancora una volta rifiutai, questa volta definitivamente, avendo cominciato ad avere seri dubbi sulle figure di Maggi e Zorzi e sul loro inquadramento nell’ ambito dei servizi di sicurezza. A partire da questo momento i miei rapporti con Zorzi e Maggi subirono un raffreddamento se non una rottura. Fu soltanto grazie ad un camerata di Udine certo Turco Cesare il quale nel secondo semestre del 1973 si era consapevolmente inserito nella struttura sopra descritta, che mantenni dei rapporti sul piano umano con loro. Infatti nel gennaio del 1974 mi incontrai, presente il turco con Zorzi a Mestre in casa sua. In questa sede venne fuori che Zorzi era amico personale di un altissimo funzionario del ministero dell’ interno il cui nome non fu fatto il 740331 decisi di lasciare l’ Italia perche’ ormai consapevole che avrei potuto essere arrestato per la faccenda di Ronchi dei Legionari (fu il procuratore della repubblica di Gorizia dr Pascoli che mi mise in allarme dicendo durante il mio interrogatorio al GI che si doveva avvertire carabinieri e polizia di tenermi d’ occhio prima che scappassi) .

Da camerati di ON avevo avuto un indirizzo di Barcellona. Recatomi a tale indirizzo fui indirizzato a Delle Chiaie Stefano che in quel momento era a Barcellona. Incontrai infatti Delle Chiaie Stefano dopo qualche giorno facemmo conoscenza. Nel Maggio del 1974 Maggi venne a trovarmi a barcellona, disse che era di passaggio per turismo e che aveva pensato di dare un salutino sapendo che mi trovavo li. Ci recammo a mangiare al caffe’ Plaza io Delle Chiaie e Maggi. In quella occasione Delle Chiaie chiese a Maggi in mia presenza di giustificare come mai egli indicasse AN e piu’ in particolare il Delle Chiaie come persona quale emissario del Ministero dell’ Interno. Il Maggi rispose che agiva in questo senso, scusandosi, per obbedire ad ordini ricevuti. A questo punto chiesi a Delle Chiaie l’ onore di aderire ad AN. Richiesta che venne subito accettata. Rimasi in Spagna fino al settembre del 1975 quando decisi di rientrare in Italia. Durante la mia permanenza in spagna nego di aver svolto opera di fiancheggiamento di forze statali. Cio’ vale anche per tutti gli altri appartenenti ad an all’ epoca  rifugiati in spagna. In tale paese abbiamo svolto attivita’ politica in conformita’ alle nostre idee, ma e’ falso che abbiamo collaborato con le forze di polizia o con i servizi segreti spagnoli. In Italia nel novembre del 1975 mi trovavo a Roma dove dormivo in via sartorio. In tale appartamento il giorno 751201 si tenne una riunione cui partecipavano circa 30 persone in parte appartenenti ad an in parte ad on ed altri gruppi di estrema destra. Alla riunione io non partecipai, non essendo politicamente opportuno che io gia’ di on poi passato ad an, fossi presente ad una riunione comune delle due organizzazioni che doveva servire eventualmente a creare delle intese e non degli scontri. Inoltre io non mi interessavo in quel momento piu’ dell’ estero che dell’ Italia. Non dico i nomi dei partecipanti solo perche’ ritengo piu’ corretto che siano gli stessi presenti a parlarne. Comunque la riunione e’ importante perche’ fu l’ ultima in ordine di tempo fatta allo scopo di verificare le possibilita’ di una unificazione delle due formazioni politiche; ipotesi che era stata dibattuta nel corso dell’ anno e che aveva portato a precedenti incontri mai eseguiti da concreti risultati. In sostanza smentisco che mai vi sia stato unita’ operativa o di struttura tra ON ed Avanguardia Nazionale. Neppure e’ mai stata fata una azione in comune.

Neppure l’ attentato ad Occorsio. Del resto il 2 dicembre i carabinieri fecero irruzione in via sartorio ove arrestarono me Tilgher, Crescenzi e gubbini. Poiche’ i carabinieri del colonnello vitale e del Maggiore cornacchia tenevano d’ occhio l’ appartamento gia’ da alcuni giorni (me ne ero accorto io da strani movimenti, ma gli stessi cc lo ammettono nel loro rapporto che e’ agli atti del relativo processo) e’ evidente che erano a conoscenza della riunione avvenuta la sera del giorno 1. Faccio rimarcare che cio’ non di meno non procedettero all’arresto di tutti il giorno 1, ma fecero irruzione il giorno dopo, arrestando solo noi di AN e Gubbini soltanto di ON.

E’ mia convinzione che cio’ si inquadri in una piu’ generale strategia degli apparati dello stato che agivano in sintonia con alcune persone infiltrate nell’ ambiente dell’ estrema destra diretta a stroncare quelle forze come an capace di una opposizione reale al sistema e non sottoponibile a procedimenti di strumentalizzazione. Il processo di avvicinamento tentato tra le due organizzazioni in ogni caso non poteva uscire indenne dall’ episodio del 2 dicembre, poiche’ ai nostri occhi il fatto che fossero stati arrestati soltanto gli esponenti di an lasciando invece indisturbati quelli di ON piu’ presenti la sera precedente assumeva un significato sospetto che di fatto rese impossibile ogni ulteriore tentativo di unificazione. Nel giugno del 1974 (740600) in spagna avemmo modo di avvicinare Orlando Gaetano fuggito dall’ Italia a seguito dell’ inchiesta sul mar. Egli fu da noi interrogato ed esiste una registrazione delle sue dichiarazioni. Spontaneamente senza alcuna minaccia o costrizione da parte nostra l’ Orlando ci disse una serie di cose sul mar di cui tentero’ di riassumere per sommi capi alcuni punti qualificanti.

In primo luogo egli disse che il mar svolgeva un’ azione intese a provocare una agitazione esasperata della realta’ politica italiana da realizzare attraverso una serie di attentati di vario colore tale da rendere inevitabile una risposta delle istituzioni in senso autoritario. A tal fine l’ organizzazione si serviva anche di ragazzi di estrema destra attirati dallo spirito di avventura ai quali venivano forniti i mezzi e denaro affinche’ commettessero a loro volta fatti inquadrabili nell’ opera di provocazione programmata. Una volta che fosse scattata l’ operazione di ristabilimento dell’ ordine (il segnale doveva essere l’ omicidio dell’ onorevole Valsecchi il 740425) sarebbe stato possibile fare pulizia degli opposti estremisti di destra e di sinistra. Egli ci disse che i collegamenti con gli ambienti della polizia erano mantenuti da Picone Chiodo Giuseppe, mentre per i cc faceva da agente di collegamento un colonello del V Commiliter di cui ora non ricordo il cognome ma il cui nome di battesimo e’ Carmelo e che veniva soprannominato “penna nera” . Lo ricordo perche’ dal nominognolo pensavo si trattasse di un ufficiale degli alpini. Avuta lettura della lettera datata 840719 di Tilgher Adriano, prendo atto della sua disponibilita’ a contribuire alla ricostruzione degli avvenimenti politici che riguardano an fino al 1976 e della sua indisponibilita’ a venire a Belluno. A tal proposito sollecito un incontro con Ballan Marco ed Crescenzi Giulio in sede di confronto. Mi dichiaro inoltre disponibile ove sia difficile concentrare a Belluno altri camerati ad essere trasferito anche ad altro carcere.

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