Giorgio Spedini – dichiarazioni 20.05.1974

Io accettai la sua proposta di occuparmi della faccenda in un ufficio, che, dopo un particolare camuffamento, egli avrebbe aperto in via Poggi. Prese infatti un ufficio in quella via, costruito da un primo ambiente a livello strada ed uno scantinato. Il camuffamento era costituito dalla parvenza di un negozio di corniciaio e le cornici furono acquistate dal Pedercini, e precisamente nel negozio Gamma di via Corsica. Inizialmente vendemmo anche, e cioè dall’apertura del negozio in ottobre e fino a Natale, delle cornici. Nello scantinato era stata disposta una specie di separazione in due del locale, a mezzo di una scansia metallica scomponibile, sul davanti della quale erano stati sistemati dei pannello di polistirolo in modo che dalla portina che dava nel cortile esterno non potesse vedersi quel che si faceva nell’interno.

Questa attività doveva servire ad abituare la gente a vedere trafficato il negozio a fini leciti in modo che quando fosse cominciato il movimento della “roba” vera e propria, previsto intorno a Natale, nessuno si potesse allarmare né porsi domande. Preciso che nella parte sul retro a piano terra c’era un banco da lavoro e nello scantinato un altro banco da lavoro. In realtà i locali venivano adibiti come magazzino per l’equipaggiamento militare, nonché per le armi e le munizioni. Io dovevo presiedere a questa attività e per tale lavoro il Fumagalli mi corrispondeva la somma di lire centomila al mese. Nel frattempo sul banco di lavoro io stesso cominciai a preparare, ricavandoli da chiodi di circa dieci centimetri, gli elementi con cui in un secondo tempo fare i chiodi a quattro punte che potevano servire a bloccare strade e cose del genere. Inoltre si fecero due diversi esperimenti. Col primo il Fumagalli intendeva costruire delle bombe camuffate in pacchetti di sigarette tipo Muratti ed altro: nel pacchetto veniva inserita della dinamite, dei detonatori, miccia di color rosso, dischetti calamitati, oppure barrette calamitate che avevano il compito di far aderire il pacchetto in una superficie metallica… Un altro esperimento riguardava un sistema di silenziatori da fissarsi alle armi portatili… Effettivamente raccolsi le fotografie dei componenti questo primo gruppo che sono quelle che V.S. mi mostra, dicendomi che sono state sequestrate in via Poggi… Preciso che con queste foto dovevano essere formati per ciascuno delle false tessere di identità e patenti di guida. Ricordo che esisteva anche una lista dei nominativi fasulli con generalità e dati somatici corrispondenti a ciascuna fotografia… sul retro di ogni foto c’era un numero, corrispondente al numero dell’elenco dei nominativi falsi, per cui il documento doveva essere intestato abbinando il numero della foto e dell’elenco dei nomi falsi.

Annunci