La figura e il ruolo di Edgardo Sogno – Commissione stragi

Il piano che va sotto il nome di «golpe bianco» attribuito a Edgardo Sogno e Luigi Cavallo ha i suoi prodromi nel 1970, allorché il console italiano in Birmania Edgardo Sogno rientrò in Italia lasciando il suo prestigioso incarico, e fondò i Comitati di Resistenza Democratica. Egli afferma di essere rientrato in Italia «in un momento eccezionale in obbedienza a un dovere morale»per ristabilire i contatti con i vecchi partigiani «bianchi» che, durante la Resistenza, avevano operato nella «Franchi», il gruppo di ispirazione liberale da lui diretto. Insieme essi prepararono un progetto presidenzialista che puntava ad emarginare la destra violenta per promuovere una svolta legale in senso presidenziale. Erano con lui, fra gli altri, Angelo Magliano, Aldo Cucchi, Rino Pachetti, Andrea Borghesio ed anche Enzo Tiberti di cui, molti anni dopo, sarebbe emersa l’appartenenza alla struttura Gladio.

Dichiarerà anni dopo il direttore delle relazioni esterne della Fiat, Vittorino Chiusano, al giudice istruttore di Torino Luciano Violante:
«Nel 1970 o 1971, non ricordo bene, il dottor Sogno venne nel mio ufficio esponendomi la necessita` di un finanziamento per svolgere un’azione politica che mi sembrava interessante nei confronti del PLI. Sostanzialmente si trattava di fare di questo partito l’elemento catalizzatore della destra democratica anche per sbloccare i voti congelati nel MSI. Il discorso mi e` sembrato valido e ho disposto il versamento di contributi per lo svolgimento di questa attivita`».

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Sogno promosse varie riunioni, una delle quali, il 30 maggio 1970, si svolse nell’abitazione dell’architetto Guglielmo Mozzoni, a Biumo di Varese, con la partecipazione di «una trentina di ex partigiani democratici», come li definira` lo stesso Sogno. Piu` tardi egli definira` questo incontro «prima riunione del Comitato di Resistenza Democratica». Nel corso della riunione si discusse un programma in dieci punti; tra essi si legge: «La crisi che si presenta come certa, anche se a un’epoca non ancora precisabile, è una crisi profonda dello Stato e delle istituzioni. Essa costituisce una svolta, un punto limite oltre il quale viene a mancare la base di legittimita` su cui la Repubblica e` stata fondata [per cui e` necessario] ristabilire il carattere democratico, occidentale e nazionale del regime. […] Al momento della crisi rappresenteremo l’unica alternativa con una preparazione e una legittimita` per la fondazione della seconda Repubblica».

Oltre ai partigiani bianchi, aderiscono ai Comitati di Resistenza Democratica almeno due stranieri: John Mc Caffery Junior, figlio dell’uomo
che nel 1943-’45 guido` da Ginevra i servizi segreti inglesi in Italia, ed Edward Philip Scicluna, che durante la guerra fu paracadutato tra i partigiani come ufficiale di una missione inglese, e divenne poi capo della «divisione lavoro» della Commissione Alleata in Piemonte. Nel 1970 Scicluna era direttore generale della Fiat Agency and Head Office a Malta.
Gia` nel 1970, dunque, si preparavano due diversi piani per spostare a destra l’asse politico italiano, quello piu` brutale che faceva capo a Valerio Borghese e l’altro, piu` raffinato e internazionalmente presentabile, che faceva capo a Sogno, ad Andrea Borghesio, a John Mc Caffery e Edward Scicluna. Aderirono anche alcuni intellettuali, molti dei quali successivamente presero le distanze dal progetto, nel frattempo divenuto eversivo.
Il movimento fu presentato in pubblico il 20 giugno 1971, all’indomani delle elezioni amministrative parziali del 13 giugno, che videro l’affermazione dell’estrema destra. Dichiaro` Sogno:
«Si avvicina il momento in cui sono necessarie soluzioni che non rientrano piu` nella meschinita` del calcolo e del dosaggio politico ordinario, il momento in cui fatalmente prevale chi sa concepire una comunita` piu` ricca di motivi ideali, una societa` fondata su valori morali piu` generosamente e generalmente sentiti».
Nell’ottobre 1971 «un gruppo di medaglie d’oro della Resistenza e della guerra di liberazione iscritte alla Federazione Italiana Volontari della
Liberta`» firmò un appello contro i «frontismi estremi» e a favore di Edgardo Sogno. Sempre nell’ottobre 1971 nacque la rivista «Resistenza Democratica» che aveva come editore il «gladiatore» Enzo Tiberti, che durante la Resistenza aveva combattuto nelle brigate Garibaldi, era stato
iscritto al PCI fino al 1948, aveva aderito alla Gladio il 9 agosto 1960 e all’interno della struttura segreta aveva seguito corsi di «propaganda».
Il primo numero della rivista uscı à gennaio 1972, con le firme di Massimo De Carolis, Aldo Cucchi, del generale Sabatino Galli e di vari altri.

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Il 28 febbraio 1972 si svolge un’altra manifestazione, al teatro Odeon di Milano; oltre all’onorevole Simonacci e al massone Aldo Cucchi, c’è il solito Massimo De Carolis con un socialdemocratico emergente: Paolo Pillitteri. Tra le adesioni quella della «divisione Valtellina di Grosotto».
Qualcuno, e il giornalista Gianni Flamini tra essi, si chiede se in sala non vi fossero anche il generale Giuseppe Biagi e Carlo Fumagalli.
Sul secondo numero di Resistenza Democratica il giornalista televisivo Enzo Tortora scrive sulle «follie del dittatore-attore Fidel Castro».
Compaiono anche articoli in favore del «movimento nazionalista ucraino» che si rifà al governo filonazista di Jaroslav Stetzko.
Il 24 giugno 1972 si svolge a Firenze il secondo convegno del Comitato di Resistenza Democratica. Dice Sogno: «E`prevedibile che la FIVL
[Federazione Italiana Volontari della Liberta`, presieduta dall’onorevole Taviani, e di cui Sogno era vicepresidente] sara` nuovamente chiamata nel prossimo futuro a rappresentare un ruolo analogo a quello che gia` ebbe con De Gasperi. Se i comunisti e i loro alleati mobiliteranno la piazza accusando di fascismo chiunque si opponga alle loro richieste, i partigiani democratici, la FIVL, le medaglie d’oro della Resistenza democratica saranno chiamate ad avallare e a mobilitare lo schieramento antifrontista».
Nel frattempo si riavvicina a Sogno anche Luigi Cavallo, che aveva collaborato con lui negli anni cinquanta alla guida di «Pace e Liberta`»,
un’organizzazione di cui ancora oggi probabilmente si conosce solo una parte dell’attivita`. Sogno riannoda i contatti anche con l’ex comandante partigiano Enrico Martini Mauri, che durante la guerra era stato a capo dei «fazzoletti azzurri», formazioni partigiane «autonome e apolitiche».
L’ambiente vicino a Sogno tende, intanto, a mutare fisionomia: una parte dei partigiani si allontana, mentre si fanno piu` strette le frequentazioni con militari che condividono la cosiddetta «idea Ricci», cioè il proposito di cambiare la Costituzione e di opporsi ad una eventuale avanzata delle sinistre anche con la forza. Sogno stabilisce contatti con Orlandini e con altri appartenenti al Fronte Nazionale, pur senza sciogliere i Comitati di Resistenza Democratica. Il 24 settembre 1973, all’indomani del golpe del generale Pinochet in Cile, dirà in una conferenza al Centro sociale liberale: «Nel caso del Cile è ingiusto e disonesto accusare i militari di aver ucciso la democrazia».
Piu` chiaramente, dirà il 17 novembre a Milano: «In momenti come questi non possiamo lasciare il nostro destino e quello dei nostri figli nelle
mani di politici di mestiere che hanno perso il senso della storia e si sono rassegnati al peggio. Nei momenti decisivi per questo Paese noi abbiamo sempre avuto piccole minoranze, uomini singoli che sono intervenuti e che hanno assunto la responsabilita` della guida morale e delle grandi decisioni. Di fronte alla situazione in cui stiamo scivolando, l’intelligenza e il mestiere politico non sono piu` sufficienti. […] La ripresa di un cammino ascendente nello sviluppo economico, sociale e politico del Paese è impossibile senza una rottura della continuita` con l’attuale regime, senza una radicale modificazione dell’attuale quadro politico e senza il totale ricambio dell’attuale classe politica».
E`questo il periodo nel quale i rapporti tra Sogno e Cavallo si fanno piu` stretti. D’altro canto il medico torinese Andrea Borghesio, vecchio amico politico e personale di Sogno, e che, in questa veste, ha partecipato fin dall’inizio alle riunioni del Comitato di Resistenza Democratica, è anche membro della giunta piemontese del Fronte Nazionale al quale aderisce, tra gli altri, Salvatore Francia.

 

Commissione parlamentare d’ichiesta sulle stragi Doc. XXIII n. 64 VOLUME PRIMO Tomo II

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