I rapporti tra Ordine Nuovo e i Servizi italiani e statunitensi / seconda parte – Andrea Brogi

Degna di grande rilievo, a proposito delle collusioni tra fascisti e ambienti militari – in particolare quelli di Pisa e di Livorno – è la testimonianza di Andrea Brogi, chiamato durante il servizio militare a svolgere un ruolo informativo di tipo cospirativo.

Brogi aveva militato in Ordine Nuovo e poi in Ordine Nero ed era uno dei fascisti più legati alla cellula eversiva di Cauchi, tra le più inquinate per i suoi legami con la massoneria – in particolare la P2 – i servizi segreti, i carabinieri e la federazione del MSI di Arezzo.

Il racconto di Brogi, a tratti, è sorprendente: «Allorché prestai servizio alla Smipar [la scuola dei paracadutisti di Pisa] ero militante del Fuan e negli ultimi cinque mesi della leva ebbi contatti con il capitano De Felice il quale si qualificò come Ufficiale di collegamento tra il SID e il SIOS

Esercito. Io avevo già fatto la Scuola trasmissioni a S. Giorgio a Cremano e mi ero specializzato in tale materia, già peraltro perito industriale. In questo contesto funsi da collaboratore informativo e coevamente ero impiegato presso il centralino della Scuola. Confermo che fui in tal guisa impiegato dal 19 novembre 1972, io incorporato il 3 giugno 1972. Contesto il contenuto e il tenore dell’appunto declassificato secondo cui “in seguito alla pendenza penale” fui “allontanato dal centralino”. Il De Felice continuò a fruire della mia collaborazione perchè si disse in sintonia ideologica con me e ciò a me stette bene. Mi promise che mi avrebbe mandato a Camp Derby nei mesi e anni futuri. Senonché io non ottenni la rafferma a causa di incidenti che accaddero a Pisa ma l’atteggiamento di De Felice non mutò. Finito il periodo di leva mi disse che ci dovevamo rivedere nei giuramenti successivi perché aveva delle proposte da farmi. Io mi recai in particolare a una cerimonia, la prima successiva dopo il mio congedo e in tale occasione lo rividi e lì mi disse che il nostro rapporto avrebbe avuto uno sviluppo. Infatti il De Felice, dopo un paio di mesi dalla cerimonia, mi cercò a casa, a Firenze, ma mi trovò solo la terza volta chiedendomi di vederlo perché aveva da propormi di lavorare “per la nostra causa” favorevole alla svolta autoritaria in virtù di un golpe militare. Io non mi presentai all’appuntamento perché inserito nel Gruppo aretino e perugino di Ordine Nuovo. Contesto il tenore e le circostanze di fatto recitate dal De Felice il 22 settembre 1992: egli si esprimeva in funzione anticomunista e parlava sempre in funzione di “noi”; egli favoriva il nostro sviluppo ideologico all’interno della caserma. Ritengo che su di noi camerati il De Felice non inviasse informative bensì lavorasse solo su quanto gli andavano riferendo sugli extraparlamentari di sinistra. […] Confermo che il De Felice si definì elemento di collegamento tra il SID e il SIOS Esercito e che mi propose, finito il militare, di lavorare per l’Ufficio I in quanto in tale settore “eravamo padroni della situazione”. Dei miei reali rapporti con il De Felice ebbi a parlare con Cauchi, nonché con il Tuti e con Francesco Bumbaca, deceduto. Nel memoriale rimase distrutta una lista di Ufficiali dell’Esercito Italiano sia della Smipar che della Brigata Vannucci di Livorno che pur nei tempi precedenti il De Felice [aveva] avuto modo di leggere. Tali nominativi li aveva siglati perché risultati favorevoli alle nostre idee politiche: ricordo del tenente Celentano della Smipar, del tenente Meiville, del maresciallo Iorio, aiutante in Smipar, uomo simbolo».

Secondo il giudice istruttore di Venezia, dottor Carlo Mastelloni, è assai verosimile che De Felice – il quale nel 1992 era diventato capo Ufficio Affari Territoriali e Presidiari in ambito Brigata Paracadutisti Folgore – abbia svolto doppio incarico informativo, privilegiando i suoi rapporti con il SID. Il magistrato, inoltre, ha ritenuto la testimonianza di Brogi pienamente attendibile.