Gaetano Orlando – dichiarazioni 10.04.1991

Il Fumagalli era un personaggio noto in Valtellina ed era stato compagno di scuola di mia moglie. Tuttavia non lo conobbi fino al 1965, allorquando , nell’ autunno, lo incontrai in quanto volevo acquistare un’ autovettura Mercedes. Il Fumagalli, infatti, era direttore generale della concessionaria Mercedes a Milano. Dunque lo conobbi e iniziammo anche a parlare di politica. Nel 1965 era in corso la campagna elettorale per le elezioni comunali qui in Valtellina. Io mi presentai con una lista autonoma, formata da persone tutte appartenenti al Psdi e denominata Unione Social Cristiana o Cristiano Sociale. In esito alle elezioni fui nominato sindaco di Lovero. Successivamente ebbi degli scontri con Valsecchi,il quale al tempo era presidente del Bim, cioe’ del bacino idromontano della Valtellina (oltre a essere ministro delle finanze e sindaco di Chiavenna) . Il Valsecchi negava fondi e sovvenzioni per il mio comune. Inoltre a quel tempo avevo un deposito petrolifero nel quale avevo investito ingenti somme. Disponevo di un fido illimitato presso il piccolo credito valtellinese, ma da un giorno all’ altro mi fu ingiunto di rientrare e percio’ fallii. Cio’ avvenne 1966. Sono convinto che Valsecchi ci abbia messo lo zampino nella richiesta fattami dalla banca di rientrare immediatamente del mio scoperto. Nei suoi discorsi il Fumagalli mi diceva che diffidava del metodo democratico delle elezioni, o meglio che diffidava della democrazia cristiana. Diceva di voler ritornare ai tempi del 45. I nostri discorsi presero corpo con la costituzione del Mar avvenuta nel 1965. Il Mar fu costituito a quel tempo da me e dal Fumagalli. Entrambi avevamo numerose relazioni, tuttavia a vostra precisa domanda dichiaro che allora non avevo rapporti con ambienti istituzionali. La sigla Mar originariamente stava per “Movimento Armato Rivoluzionario” . Tale sigla venne utilizzata sino al 1970, esattamente fino al 700320. Dopo il mio fallimento, pur mantenendo contatti con la Valtellina, mi trasferii aMilano e qui presi contatto con il giornale “Forza uomo” di De Sario e Tortonese. Io conobbi personalmente il de sario. All’ epoca di questi contatti il Mar era ancora “Movimento Armato Rivoluzionario”.

Nel 1967 poi vi fu una riunione al cinema Dalverme di Milano organizzata da “forza uomo” . Fu in questa riunione che conobbi il Bertoli. Il 700320, come ho gia’ detto, vi fu la riunione costitutiva del raggruppamento “Italia unita” . In tale circostanza o meglio la mattina seguente, il generale Biagi ci disse che la dicitura (Mar) “Movimento armato rivoluzionario” era impresentabile e ci disse di sostituirla con la dicitura “Movimento di azione rivoluzionaria” . Mi viene fatto presente che secondo quanto risulta dagli atti del pm di Firenze e in particolare da un rapporto della questura di Pistoia relativo ad un attentato ad una linea ferroviaria in data 640821, alcune persone oggetto di indagini per tale fatto, affermarono gia’ nel 1964 di aver compiuto quell’ atto nell’ ambito della organizzazione denominata Mar (movimento di azione rivoluzionaria) . Mi vengono fatti anche i nomi di coloro che risultano indicati nel rapporto 641028. Premetto che questi nomi non mi dicono assolutamente nulla e che rimango estremamente sorpreso nell’ apprendere che alla sigla Mar si faceva riferimento nel 1964. Io non so dare una spiegazione di questo fatto.

Adr: ricordo che quando nel 1965 io e Fumagalli Carlo pensammo di costituire un movimento Mar tale sigla fu indicata da Fumagalli. Preciso ancora meglio: io e Carlo decidemmo che si doveva dar vita ad un gruppo e quando si tratto’ di individuare la sigla sotto la quale tale gruppo si doveva presentare fu Carlo a dire che lo avremmo chiamato Mar Movimento Armato Rivoluzionario.

Adr: al tempo in cui la sigla Mar stava a significare Movimento Armato Rivoluzionario, almeno fino ad un certo momento, non disponevamo di vecchi residuati della guerra partigiana procurati dal Fumagalli. Io non mi sono del reperimento di tali residuati, ne’ dove il Fumagalli li custodisse. Come spieghero’ meglio poi, le armi verranno successivamente. Come ho detto conobbi Bertoli alla riunione al Dalverme. Il Bertoli mi chiese di avere un incontro con me, incontro che effettivamente ebbe luogo – nel 1967 e nel 1968 – presso la mia abitazione di Milano. Qui il Bertoli si presento’ accompagnato da due persone di Padova, o comunque venete, che all’ epoca potevano avere 34 35 anni. Non ricordo i nomi di queste persone, ne’ ricordo se mi siano stati fatti. Non saprei neppure descrivere il loro aspetto fisico. Nella mia abitazione c’ era anche mia moglie e i miei figli e pertanto non mi sembrava il luogo appropriato per trattare certi argomenti. Dissi dunque al Bertoli che dovevamo rinviare la nostra discussione e che sarei stato io a farmi vivo. Riferii di questo contatto al Fumagalli, al quale dissi anche che il Bertoli vantava l’ amicizia di persone influenti quali Fanfani e Pacciardi.

Carlo mi disse di proseguire questo contatto; cosicche’ successivamente ebbi alcuni incontri col Bertoli in Versilia; in particolare a Fiumetto e a Marina di Pietrasanta. Questi incontri ebbero luogo per lo piu’ nell’ abitazione del Bertoli, situata difronte al noto locale La Bussola. Il Bertoli mi fece conoscere molte persone versiliesi fra le qualialcuni professionisti. Ricordo i nomi di tali Ferrini e Conti.

Ricordo anche che c’ era tale Pasquinucci. Nel corso di queste riunioni versiliesi conobbi il salcioli, che mi venne presentato come un ufficiale di aviazione. Ricordo che venne con una donna che disse essere sua moglie. Nel corso di queste riunioni venivano fatti strani discorsi di taglio anarcoide rivoluzionario. Alcuni poi parlavano di incontri a Roma, di cene con Fanfani, ma io consideravo questi discorsi come delle vanterie. Io li riferivo al Fumagalli, il quale mi diceva che non rimetteva nulla ad osservare la situazione. Nell’ estate del 1969 il Bertoli mi invito’ ad una riunione a Padova. Ci recammo dunque a Padova io, il Bertoli stesso, il De Ranieri, il Birindelli Amedeo, il Conti e il Salcioli.

La riunione ebbe luogo al caffe’ Petrocchi in una saletta riservata.

Qui incontrammo “Penna nera” , ovvero “Carmelo” , ufficiale dei carabinieri amico del Bertoli. Come ho gia’ detto questo “Penna nera” o “Carmelo” si identifica con il Dogliotti. Il Dogliotti era  accompagnato da due persone che ci presento’ come ufficiali Nato.

Ricordo che entrambi erano in borghese e che uno di questi non parlo’ mai. Alla riunione erano presenti altre venti o venticinque persone che presumo fossero della zona e che successivamente non ho piu’ incontrato. Nel corso della riunione venne detto che stava per scattare l’ ora x, che tutto era predisposto, che avremmo ricevuto coperture adeguate e non avremmo corso alcun rischio. In particolare, in Valtellina, noi del Mar avremmo ricevuto armi dalle stesse caserme dei carabinieri. Io avevo fatto presente ai miei interlocutori che il Fumagalli non disponeva che di vecchi residuati bellici pressoche’ inutilizzabili, ma il Dogliotti mi rassicuro’ dicendomi che sarebbero stati i carabinieri a fornirci le armi. Il discorso non era specificamente riferito alla Valtellina, nel senso che anche gli altri presenti, al momento opportuno, avrebbero ricevuto armi dai carabinieri. Nel corso della riunione gli ufficiali presenti a un certo punto distribuirono quattro o cinque pistole. Una di queste si trattava di una Smith e Wesson fu consegnata al Bertoli che me la mostro’ compiaciuto. Le altre pistole (queste non erano a tamburo) furono date ad altri versiliesi. Ad un certo punto ad uno dei presenti sfuggi’ un colpo. Il Dogliotti sistemo’ le cose in modo che la faccenda non avesse seguito nonostante lo spavento che si era creato nel locale. Nel corso della riunione, poi, il Dogliotti mi diede un numero telefonico presso il quale avrei potuto rintracciarlo. Tale numero, da me successivamente utilizzato, corrispondeva ad una base Nato di Vicenza e si trova ancora annotato in una mia agenda, probabilmente in possesso di mio figlio.

Mi impegno di rintracciare questa agenda e di consegnarvela. Questa prima riunione Padovana risale all’ aprile maggio giugno del 1969.

Dopo qualche tempo, sempre nel 1969, ci fu un’ altra riunione a Padova, alla quale partecipo’ anche il Fumagalli. Sia io che il Fumagalli ci recammo dapprima da Milano alla Versilia. Io avevo la mia vettura e il Fumagalli la sua. Si trattava di una automobile prodotta dall’ American Motors. Ricordo questo particolare in quanto durante il successivo trasferimento della Versilia a Padova (o forse nel viaggio da Milano alla Versilia) la macchina del Fumagalli fuse il motore ed il Bertoli dovette raggiungerci e trainarla. Giungemmo infine a Padova, dove la riunione ebbe luogo. Questa volta si svolse in un locale privato. Era notte e non sono riuscito a capire dove eravamo esattamente comunque non si trattava di un locale pubblico. Erano presenti una decina di persone. Ricordo che c’ ero io, il Fumagalli, lo Zampati, il Bertoli, il De Ranieri, nonche’ i tre ufficiali della riunione precedente. Durante la riunione ci venne confermato che i carabinieri ci avrebbero consegnato delle armi e che successivamente alla nostra iniziativa sarebbero intervenute le forze armate. Ci dissero di stare tranquilli perche’i carabinieri ci avrebbero comunque coperti. Non erano necessari neppure finanziamenti, poiche’ le armi le avremmo ricevute con le modalita’ gia’ dette. Carlo, nel frattempo, aveva sostenuto delle spese unicamente per l’ acquisto di apparecchiature ricetrasmittenti da utilizzare in Valtellina. Alla fine della riunione trovammo in macchina, mi pare proprio nella mia, un mitra e una pistola riposti nel bagagliaio. Dopo questa riunione ci fu la strage di piazza Fontana che scombussolo’ i nostri programmi. Non ritenemmo, io eCarlo, tale strage coerente alla strategia che ci eravamo dati, anzi in un primo momento Carlo penso’ che fosse stata opera dei comunisti. La nostra attivita’ riprese soltanto verso il febbraio marzo del 1970. Il Bertoli attivo’ propri contatti con Torino e Genova e infine anche a Roma. Segui’ poi la riunione costitutiva di “Italia unita” della quale ho gia’ parlato. Il Mar doveva rappresentare, in pratica, il braccio armato e clandestino dell’organizzazione di “Italia unita” apparentemente legale. E’ a seguito di tale riunione, come ho gia’ detto, che il Mar da “Movimento Armato Rivoluzionario” divenne “Movimento d’ Azione Rivoluzionario” . Fu il gruppo dirigente di “Italia unita” a decidere di far saltare una serie di tralicci. Il gruppo dirigente era costituito dal Bertoli, dal Biagi, da Degli Occhi Adamo, dal dr Sabalich, da Ferroni Cerrina e Dipane Arca. Non ricordo se gli ultimi due facevano parte del comitato direttivo. I tralicci dovevano servire per verificare la copertura che avremmo ricevuto ed inoltre dovevano servire a far conoscere l’ esistenza del mar. Intendo dire che avevamo garanzie di impunita’ e far saltare alcuni tralicci senza produrre vittime e producendo il minor numero di danni doveva servire a verificare tali garanzie. Inoltre questa campagna di tralicci doveva essere accompagnata dall’ affissione di manifesti attraverso i quali portare a conoscenza dell’ opinione pubblica l’ esistenza del Mar.

Viene fatto presente all’ orlando che i carabinieri con rapporto della tenenza di tirano 700506 (come risulta dagli atti del pm di Firenze) ebbero a denunciare fra gli altri, Sala Tenna Albino, il Fumagalli e lo stesso orlando per vari reati, anche per attentato ai tralicci e anche per le armi e gli esplosivi che furono rinvenuti il 700428 in localita’ le prese del comune di Lovero. A noi in sostanza fu detto che non dovevamo avere alcuna preoccupazione per le conseguenze e se e’ vero che io fui arrestato e’ anche vero che il Fumagalli non lo fu e che io stesso non fui condannato per i tralicci. Circa il rinvenimento delle armi e degli esplosivi del 700428 io ero gia’ stato arrestato da qualche giorno; sapevo che vi erano a disposizione del gruppo delle armi e degli esplosivi ma non sapevo esattamente quali e quante e dove venissero nascoste queste cose perche’ , come ho detto, di cio’ non mi occupavo. Loro mi fanno presente che fra le armi trovate il 24 aprile vi era anche un fucile mitragliatore. Solo in via di ipotesi posso pensare che potesse essere quello consegnato a Padova. Tornando ai tralicci, devo aggiungere che il gruppo dirigente di Italia unita aveva previsto di farne saltare in varie parti d’ Italia. In realta’ fu soltanto il Mar a dare corso a questa strategia, almeno per quanto ne so io.

Secondo il progetto tutti gli attentati dovevano avvenire nello stesso giorno e il gruppo Mar opero’ in localita’ ganda di tirano l’ 11 aprile ma come ho detto questa azione rimase isolata. E’ anche vero, come mi si fa presente risultare da un allegato al rapporto 910228 Digos Firenze, che era previsto di lanciare un proclama dalla stazione rai tv in provincia di Sondrio, mentre a me non risulta il progetto di dirottamento di un aereo ne’ quello della cattura di una alta personalita’ di Milano. E’ stato redatto da me il volantino Mar contenente riferimenti all’ uso dei fondi del bim ed anche il documento siglato mar, Milano gennaio 1970. Loro mi fanno rilevare che questo documento del quale mi vengono anche letti ampi squarci e che ribadisco essere stato redatto da me, e’ siglato Movimento di Azione Rivoluzionario: da cio’ si deduce che tale sigla non fu adottata, come prima ho detto, subito dopo la fondazione di “Italia unita” , del marzo 1970. Ribadisco che il cambiamento della sigla fu richiesto e voluto dal generale Biagi. La riunione di Italia unita del marzo era stata ovviamente preceduta da una attivita’ preparatoria fin dagli ultimi mesi del 1969 ed infatti loro mi informano che dal rapporto questura Sondrio 700620 risulta che il 691107 a Viareggio, vi fu la riunione di parecchi movimenti di destra che espressero la volonta’ di costituirsi in una lega denominata “Italia unita” . Questo spiega come mai gia’ nel gennaio 1970 usavo la nuova sigla. Faccio presente che non ho piu’ nemmeno quel documento che scrissi e chiedo di poterne avere una copia per ricordo di quei tempi, copia che mi viene consegnata. A questo punto, alle ore 13.30, l’ atto viene sospeso e la deposizione riprendera’ alle ore 14.45. Alle ore 15 si riapre il processo verbale presenti le persone gia’ menzionate. Preliminarmente l’ Orlando dichiara di aver reperito l’ agendina recante il numero telefonico di Dogliotti e la mette a disposizione dei magistrati presenti. Si procede quindi alla acquisizione in fotocopia della stessa ed alla restituzione dell’originale al teste. Come loro vedono l’ agendina e’ del bar Mozum di Madrid e in tale agendina io, quando ero in spagna, trascrivevo tutti i vari numeri che mi interessavano e che ritenevo utili. L’ ufficio rileva che nell’ ultima pagina bianca esistono due linee trattate con biro sotto una scrittura che appare cancellata.

Orlando dice non deve essere la mia calligrafia, quella che e’ stata cancellata e non ricordo di cosa possa trattarsi. L’ ufficio acquisisce in originale tale ultima pagina. Si da atto che questa viene acquisita dal gi dr Grassi, e unita a questo pv.

Spontaneamente orlando dice “i numeri telefonici di Coltellacci Sergio mi furono dati da Delle Chiaie Stefano a Madrid e poi conobbi il Coltellacci a Caracas. I numeri che Delle Chiaie mi dette si riferivano appunto a Caracas. Tornando ora a parlare dei programmi del Mar e di “Italia unita” , voglio aggiungere che questi avevano, almeno dal nostro punto di vista di allora, solide basi e solidi appoggi. Ricordo ad esempio che mi e’ stato riferito di un incontro a Ginevra cui prese parte Degli Occhi Adamo, Vittorio Emanuele di Savoia e l’ ex scia’ di persia Pahlevi Reza. A questo incontro partecipo’ anche Chiodo Picone e probabilmente il Fumagalli. Sia il Picone che il Degli Occhi, che forse anche il Fumagalli mi parlarono di questo incontro dicendomi tra l’ atro che lo scia’ aveva promesso aiuti e il riconoscimento del nuovo assetto costituzionale che volevamo instaurare. Tornando poi agli incontri di Padova, aggiungo che ve ne fu un terzo, del quale non ho presente i particolari.

A queste riunioni, come ho gia’ detto, partecipavamo noi del Mar oltre ad altre rappresentanze di civili dell’ Italia settentrionale che avevano intenti analoghi ai nostri. Ricordo che si parlava di persone di Milano e di genova, oltre ai veneti, ma non sono in grado di dire chi fossero. Venni poi arrestato nell’ aprile del 1970 e rimesso in liberta’ il 701120. Durante la detenzione lessi di attentati siglati Mar verificatisi nel trentino Alto Adige. Chiesi a degli Occhi, mio difensore, delucidazioni in merito a tali attentati, ma Degli Occhi mi disse che il Mar non c’ entrava. Uscii da questa esperienza indignato e non volevo saperne piu’ nulla di queste faccende. A quel tempo lavoravo a Milano col Fumagalli Carlo. Dapprima lavorai in una ditta di consulenze e successivamente con Carlo presso la Dia di Segrate. Verso il 1971 1972 cominciai a vedere della gente strana che frequentava l’ officina. Si trattava del d’ intino del Danieletti, del Vivirito e di ragazzi di Brescia che non conosco. Questa gente intratteneva evidentemente dei rapporti con Carlo, ma non so di quale natura perche’ avevo deciso di non interessarmene. E’ durante il tempo in cui lavoravo presso la dia che accadde l’ episodio feltrinelli. Non mi piaceva l’ ambiente che si era creato a Segrate intorno al Fumagalli, cosicche’ lasciai il Fumagalli in occasione della chiusura della Dia, seguita ad un incidente mortale sul lavoro. Il Fumagalli aveva aperto un’ altra azienda, ma non volli lavorare con lui e mi impiegai presso le “arti grafiche zenit” . Cio’ e’ accaduto nel 1973. Faccio presente che i ragazzi di cui ho parlato prima che gravitavano attorno al Fumagalli, li ho visti soprattutto nella nuova officina che Carlo aveva aperto a Lambrate. Continuai comunque a mantenere rapporti col Carlo, tanto è vero che successivamente mi impiegai alla Idrovis, ditta appartenente a suo fratello. Non ricordo esattamente quando, nel 1973 o nel 1974 (ma la data risulta certo dal contratto) Carlo mi chiese di prendere in affitto un appartamento per le sue necessita’ , cosa che effettivamente feci. Si trattava di quello appartamento divenuto poi noto col nome di “chiesa rossa” .

Fumagalli utilizzo’ questo appartamento per accogliervi i ragazzi che gravitavano attorno a lui, fra i quali dei latitanti. Appena miresi conto di questo uso l’ appartamento a mio nome, disdissi il contratto. Il 740508 ebbi col Fumagalli l’ incontro di cui ho gia’ parlato nel precedente verbale, al quale era presente anchel’ Esposti, che peraltro rimase ad attendere Carlo in macchina.

Insomma io l’ Esposti non l’ ho nemmeno veduto. E’ in occasione di questo incontro che il Fumagalli mi promise i documenti di cui ho gia’ parlato. Accadde invece che il giorno dopo fu arrestato. Il 17 dello stesso mese, essendo venuto a sapere dell’ irruzione alla “chiesa rossa” e poiche’ avevo appreso dal Carlo che questi “aveva messo nella merda anche me” (cosi’ si era espresso nel nostro colloquio dell’ 8 maggio) decisi di rendermi irreperibile e lasciai Milano dapprima alla volta della Liguria. Dalla Liguria mi recai a Como ed espatriai in Svizzera.

Adr: Fumagalli Carlo l’ ho visto dunque il 740508 e successivamente soltanto domenica scorsa.

A questo punto sono le ore 16.45, viene chiuso questo processo verbale (…).

Letto confermato e sottoscritto.  Spontaneamente aggiungo, infine, che e’ mia intenzione telefonare al Fumagalli per aver con lui un ulteriore incontro. Letto confermato e sottoscritto. Dopo la rilettura del verbale si da atto che il teste, dopo che il pm di Firenze dr Vigna nel corso della deposizione gli ha dato lettura dei nominativi dei delegati che parteciparono alla riunione costitutiva di “Italia unita” cosi’ come risultanti dal rapporto 910228, spontaneamente dichiara: il bellan bruno dovrebbe essere uno dei Padovani che vennero col Bertoli a casa mia a Milano.

 

 

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