La figura di Gianni Maifredi

La figura di MAIFREDI è strettamente legata a quella di DELFINO, col quale, secondo una verità processuale molto problematica e traballante, avrebbe collaborato consentendogli di sgominare nel maggio 74 l’associazione denominata M.A.R., a capo della quale era Carlo FUMAGALLI. MAIFREDI, entrato in un primo tempo nell’associazione golpistica facente capo al TARTAGLIA, con la finalità di esercitare all’uso delle armi i giovani che vi aderivano, ivi compresi i noti SPEDINI e BORROMEO, nel dicembre 1973, atterrito dai programmi sanguinari del gruppo, mirante come finalità ultima ad un colpo di stato, avrebbe preso l’iniziativa di dissociarsi, nella sostanza, dal gruppo medesimo, mettendo a disposizione dei Carabinieri sia quanto appreso circa l’organizzazione, sia fingendo di continuarne a farne parte, anche quando lo stesso sodalizio di TARTAGLIA sarebbe stato, per così dire, assorbito da quello, ancora più pericoloso, del FUMAGALLI. La sua collaborazione sarebbe culminata con la “trappola” tesa a SPEDINI e BORROMEO, arrestati il 9.3.74, e in una serie di attività operative consistenti nella registrazione di colloqui tra i personaggi dell’organizzazione.

L’arresto di SPEDINI e BORROMEO fu un sostanziale “tradimento” dei Carabinieri, o quantomeno un fatto assolutamente non atteso, per la bontà dei rapporti esistenti, e tutto ciò richiama quanto si legge nell’appunto del Col. ROMANGOLI, di cui si leggerà nella parte che si riferisce al “Capitano PALINURO”.MAIFREDI è un personaggio enigmatico, non soltanto con riferimento ad un suo possibile coinvolgimento nella strage di Brescia, ma anche sotto il profilo della ricostruzione del suo stesso passato e dei suoi rapporti.

Memoria Pm Strage di Piazza della Loggia

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