Kim Borromeo – dichiarazioni 20.05.1975

(…) il Maifredi ci informò che aveva preso il contatto con Genova, che c’era una partita di armi lunghe e che però i fornitori intendevano essere pagati in denaro e con una quantità di esplosivo. Informammo il Fumagalli che diede il via a questo movimento. Il Maifredi spiegò che dovevamo recarci a Milano ove l’indomani, sabato 9 marzo, alle ore 10, il contatto di Genova avrebbe chiamato l’officina di via Folli 32. L’indomani partimmo per Milano prima io e Gianni Maifredi con la sua Giulia bianca; lo Spedini ci avrebbe raggiunto più tardi perché doveva fare delle lezioni in una scuola di Brescia. Giunti a Milano io alle ore 10 ricevetti la telefonata da Genova con avvertenza di chiamare un certo numero dopo 4 minuti; annotai il numero in un biglietto e dopo 4 minuti esatti chiamai Genova. Mi rispose il contatto, mi confermò che c’era una partita di armi lunghe che però non si trovavano a Genova, ma in un posto che sarebbe stato indicato secondo le istruzioni che ci sarebbero state date presso l’albergo Palafitte di Iseo. Riferito ciò al Fumagalli io stesso con lui mi recai in via Poggi 14, a bordo della Opel Manta sulla quale caricammo i due scatoloni con i candelotti ed il sacchetto contenente esplosivo in granuli. Preciso che i due scatoloni erano stati imballati da prima così come vennero trovati, da me e dallo Spedini, se ben ricordo, il giorno pirma. Caricai gli scatoloni nel baule, ritornammo nell’officina e li trasbordammo nel baule della Fiat 128 di Spedini che nel frattempo era arrivato da Brescia, mentre io e Fumagalli eravamo a caricare in via Poggi. Il Fumagalli consegnò allo Spedini una busta aperta contenente banconote per cinque milioni.

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