Clara Tonoli – dichiarazioni 11.06.1994

Il Cap. DELFINO l’ho conosciuto personalmente una sera nella quale MAIFREDI era tornato a casa lamentando dei dolori alla schiena e mi aveva invitato, fornendomi il numero di telefono, a telefonare al “Sig. DELFINO” per avvertire quest’ultimo che lui non avrebbe potuto raggiungerlo e che lo avrebbe atteso a casa. All’epoca a casa non avevamo telefono (non so per quale ragione il MAIFREDI non se lo fosse fatto installare, io l’avevo più volte sollecitato in tal senso. ma lui si è sempre rifiutato dicendomi che non serviva). Telefonai al numero che mi aveva dato e chiesi del Sig. DELFINO rendendomi conto in quel momento che si trattava di un Militare dell’Arma, ciò per le risposte che ottenni dall’interlocutore che era il centralino della
caserma di P. zza T. Brusato. Di lì a poco venne a casa il Cap. DELFINO, in abiti civili, e si appartò a parlare con il MAIFDREDI. Non so cosa si dissero. In questa occasione mi fu proprio chiesto esplicitamente di non presenziare, i miei due gemelli vennero addirittura fatti andare nella casa di una mia cugina acquisita nello stesso condominio dove abitavamo noi. Il Capitano si intrattenne con MAIFREDI per un tempo abbastanza lungo.
Questo incontro lo colloco nel periodo invernale tra il ’72 ed il ’73, forse intorno al mese di novembre del ’72: dico ciò in quanto mio figlio Alberto era sicuramente molto piccolo, avrà avuto pochi mesi. Il Capitano ricordo che calzava un colbacco nero ed aveva un cappotto scuro.

Non poteva trattarsi del novembre del 1973 perchè ricordo che tra questo episodio e l’arresto di BORROMEO e SPEDINI passarono molti mesi e sicuramente vi fu un’estate di mezzo. Dopo che il capitano era uscito di casa feci a MAIFREDI molte domande per cercare di capire come mai un Capitano dell’ Arma fosse venuto a casa nostra a parlare con lui, ma non mi volle dare spiegazioni e per questa ragione, il giorno dopo, con la scusa di venire in centro a fare delle spese sono venuta in caserma per chiedere al Capitano di spiegarmi cosa stesse accadendo.
Non vi furono altre ragioni per cui mi recai dal Capitano.
Ricorda qualcosa a riguardo a dei bigliettini?
Ricordo dei bigliettini di colore azzurro ma ora non ricordo nè dove li trovai nè che legame avessero con la venuta del Capitano.
Avuta lettura di quanto dichiarato da me a riguardo in occasione dell’escussione in Corte d’ Assise a foglio n. 2035 retro ove si parla di bigliettini con scritte parole “Carro armato, tritolo o plastico, ragazzo che va in giro senza camicia” devo dire che se ho detto quelle cose sicuramente erano vere ma che ora ho solo un vago ricordo di bigliettini di colore azzurro.
Mi incontrai così con il Capitano il quale inizialmente mi disse che il MAIFREDI non aveva fatto nulla. Successivamente, non so se in occasione dello stesso incontro o in qualche altra occasione, a seguito della mia insistenza mi ha spiegato che MAIFREDI c’era dentro sino al collo e, pur non dicendo che lavorava espressamente per lui, mi ha detto che MAIFREDI si era trovato nella condizione di scegliere tra finire anche lui in prigione o svolgere l’attività che stava svolgendo. Ho così capito che MAIFREDI, forse perchè ricattato da DELFINO, faceva in realtà il doppio gioco con le persone del suo gruppo. A quel punto il MAIFREDI ha cominciato ad aprirsi nei miei confronti giungendo a spiegarmi che in realtà lui non era mai stato un fascista e che si era prestato a fare la parte del fascista per infiltrarsi nel gruppo del FUMAGALLI su disposizione di DELFINO. In un’occasione, però, disse anche qualcosa di contraddittorio, io inveivo contro DELFINO per la situazione nella quale ci aveva gettati e lui se ne uscì dicendo che in realtà era stato proprio lui a presentarsi spontaneamente da DELFINO, cosa alla quale non ho mai creduto. Da quel momento ho iniziato a temere molto per l’incolumità dei miei figli in quanto il MAIFREDI continuava a mantenere i contatti di cui ho detto ed ormai sapevo qual’era la sua condizione.
A seguito dei dolori alla schiena di cui sopra ho detto MAIFREDI è rimasto a casa dal lavoro per tre o quattro giorni.
E’ vero che più o meno in quel periodo si sposò PIPPO GLISENTI, che pur essendo un uomo sui 36-37 anni faceva parte del gruppo dei giovani che venivano a casa nostra. MAIFREDI nell’occasione faceva da testimone al GLISENTI

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