Marcello Bergamaschi – dichiarazioni 26.06.1974

Tartaglia ci disse di andare la sera dopo cena a casa sua ai Campiani, perché aveva delle cose grosse da proporci.  Quando fummo in casa di Tartaglia, che per me era la prima volta che ci andavo, vi trovammo già il nervi, Nino D’Amato, un signore che ci venne presentato come Jordan, un giovane che ci venne presentato come Giorgio…. Successivamente appresi che in realtà Jordan era Fumagalli e Giorgio era invece un certo Angelo… Aggiungo che da Tartaglia c’era anche, venuto da Milano, un certo Alberti che però quella sera io non vidi, ma so per certo che era lì a dormire. Quando fummo tutti insieme, e dopo che Tartaglia ci aveva presentato con parole enfatiche, come suo solito, il Jordan ed il Giorgio, prese la parola Fumagalli il quale tirò fuori una cartina della Valtellina e disse che c’era in programma di partire per la Valtellina per farvi un casino e chiese se tutti eravamo d’accordo e disposti.
Io sul momento dissi che anch’io ero d’accordo, non rendendomi conto che genere di casino si trattasse. Allora il Fumagalli spiegò, indicando i punti sulla cartina, che in Valtellina avremmo dovuto muovere le acque nell’opinione pubblica, facendo azioni dimostrative, ma cercando di sparare il meno possibile. Tuttavia prevedeva che ci sarebbero venuti addosso i carabinieri e magari anche i soldati. In tal caso sotto la sua guida, in quanto conosceva bene tutti i passaggi delle montagne valtellinesi, ci saremmo dovuti spostare rapidamente da un punto all’altro del territorio, facendo ogni tanto delle soste di non più di due ore, anzi avremmo dovuto dormire due ore e due ore marciare. Questa riunione durò al massimo tre quarti d’ora. Preciso a questo punto che non ricordo bene se ciò avvenne prima o dopo questa riunione, fatto sta che lo stesso giorno il D’Amato ci accompagnò a bordo della sua Citroen in una via che ora non ricordo, ma che saprei indicare, ove entrammo con lui io e Nervi, attraverso una portina di una cantina: qui vi trovammo diversa attrezzatura militare che il D’Amato ci fece trasportare sulla Citroen. Si trattava di sacchi a pelo, di zaini, di giberne militari di color nocciola, di cinturoni dello stesso colore di tessuto molto grosso, due teloni impermeabili grandi, delle tute mimetiche militari, una baionetta, delle gavette con coltelli, forchette e cucchiai snodabili di tipo militare… Tutte queste buffetterie furono trasportate in casa di Tartaglia… come convenuto, l’indomani pomeriggio Nervi passò a prendermi con la macchina e ci recammo in casa di Tartaglia dove insieme con Spedini preparammo tutta la roba da portar via, confezionandola dentro gli zaini e i sacchi. Fu a questo punto che saltarono fuori le armi e più precisamente:
– uno o due MAB armi che io in precedenza non avevo mai visto, ma che mi venne detto erano dei MAB, cioè dei mitra;
– un mitra con calcio segato e riadattato, il quale attorno alla canna aveva un tubo tutto forato e mi spiegarono che serviva per il raffreddamento dell’arma;
– un fucile mod. 91 che mi si disse modificato, mi pare perché per esempio il mirino originale era stato cambiato con uno circolare;
– un altro fucile tipo 91, mi pare di marca Ledel, il quale  rispetto al 91 aveva soltanto tre colpi anziché cinque;
vi erano anche tre o quattro pistole di cui una a tamburo, piuttosto grossa; una mi si disse che era una P38 e che poteva sparare gli stessi proiettili del mitra: questa era la pistola dello Spedini; una pistola piccola che mi pare di ricordare fosse una Berette; Fumagalli invece possedeva una pistola di marca cecoslovacca; infine c’era un’altra pistola più grossa, pure di marca Beretta, se ben ricordo.
Tutte le buffetterie e queste armi quella sera restarono in una stanza che si trovava sulla sinistra del salone di ingresso della casa del Tartaglia. Quella sera, fatti tutti questi preparativi, andammo via con l’intesa che l’indomani mattina alle sei Nino D’Amato sarebbe venuto a prendere me e Spedini. Fumagalli e Alberti restarono a dormire da Tartaglia.

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