Fumagalli dichiarazioni su Golpe 1970 e morte principe Borghese

Ulteriori aspetti inediti sul Golpe Borghese provengono da dichiarazioni rese dall’ex capo del MAR Carlo Fumagalli. Quest’ultimo, già arrestato nel 1974, nel 1977 fu alla sezione Fornelli nel carcere dell’Asinara in cella per due mesi assieme al Concutelli, arrestato il 13 febbraio di quell’anno. Dopo un inevitabile primo periodo di diffidenza reciproca il Concutelli finì per aprirsi raccontando al Fumagalli che egli la notte del Tora Tora era riuscito ad entrare al Viminale con un gruppo di militanti provenienti dalla palestra di via Eleniana così impadronendosi “di circa una trentina di mitra e non di uno solo: come da versione ufficiale – e di essersi impadronito di una somma di denaro pari a più milioni”. Nella sezione Fornelli, nello stesso periodo, il Concutelli pervenne a definire il Principe Borghese “un traditore per il fatto che aveva abbandonato i suoi uomini proprio nella notte lasciandoli privi di ordini” defilandosi all’ultimo momento privilegiando le proprie esigenze di denaro poiché si era indebitato per circa 150 milioni con una banca di Roma e che era pervenuto quella notte stessa ad un contatto con Andreotti il quale gli promise di sostenere la sua situazione finanziaria in cambio di una immediata interruzione del colpo di Stato. Disse che oltre ad ottenere il ripiano del debito da Andreotti ottenne dallo stesso anche del denaro necessario per espatriare poi finendo in Spagna” dove era stato raggiunto dalla “vendetta dei neri colà residenti tra cui il Delle Chiaie all’epoca in Spagna” che aveva deciso di avvelenarlo.

concutelli

Questi i particolari: “ Il cadavere in pochissime ore era diventato tutto nero e i servizi spagnoli – che proteggevano gli esuli neri italiani – ostacolarono gli esami autoptici del caso, pervenendo egualmente al seppellimento”. Secondo la ricostruzione di Fumagalli questa vicenda dal Concutelli “era stata vissuta in prima persona in territorio spagnolo assieme a Stefano Delle Chiaie, unico che teneva i contatti direttamente con il Principe sempre in Spagna da una parte e con i servizi spagnoli dall’altra, il Concutelli operativo del Delle Chiaie e suo braccio armato” in un contesto ove il Concutelli medesimo e gli altri militanti, esaudendo specifiche richieste dei servizi di sicurezza locali, avevano commesso “omicidi, azioni sporche in danno prevalentemente dei militanti dell’Eta Basca”.

Sentenza Argo 16 G.I. Mastelloni 1998 pag 1396

Gaetano Orlando sentenza ordinanza G.I. Salvini 1995

GAETANO ORLANDO, nel corso della sua ampia ricostruzione della storia del M.A.R. (esposta nella parte terza di questa ordinanza), ha riferito che il gruppo godeva di copertura a livello altissimo nel Comando di Milano della Divisione Pastrengo e che uno degli ufficiali cui il gruppo faceva riferimento era il colonnello SANTORO, il quale nel 1970 aveva partecipato anche ad una riunione riservata del gruppo con la presenza dello stesso Orlando (cfr. deposiz. Orlando, 28.10.1992, f.2). Si noti che Gaetano Orlando ha anche ricordato che in occasione degli acquisti di armi a Milano sul mercato illegale e del successivo trasporto delle stesse in Valtellina vi era la copertura dei Carabinieri di Milano i quali venivano previamente avvisati affinchè durante il viaggio di ritorno nessuno fermasse le vetture in cui le armi erano occultate (cfr. deposiz. al G.I. di Milano e di Brescia 5.6.1992, f.5). Gaetano Orlando, il quale ha citato espressamente il maggiore Pietro Rossi e il colonnello Michele Santoro fra i referenti del gruppo, non ha specificato quale ufficiale si occupasse di tale “copertura”, ma certo anche tale aspetto riguardante una situazione così delicata come il trasporto di armi, non poteva non essere curato dalle medesime persone e l’intera vicenda è una indiretta conferma dell’attendibilità dell’indicazione iniziale contenuta nel documento Azzi.

Il racconto di Orlando non è certo una tardiva invenzione del testimone finalizzata a dare una sorta di “legittimazione” al proprio operato. Infatti, già nel dicembre 1982, STEFANO DELLE CHIAIE in una intervista rilasciata al settimanale “L’Espresso” che aveva evidenti finalità di messaggio e di pressione nei confronti dei diversi Apparati dello Stato che lo avevano in precedenza coperto, aveva dichiarato che il M.A.R. era strettamente legato ai Carabinieri e in particolare Orlando gli aveva fatto il nome del colonnello DOGLIOTTI di Padova e del colonnello SANTORO e di altri ufficiali superiori di Milano (cfr. intervista rilasciata a Roberto Chiodi vol. 11 fasc. 6 f. 29). Delle Chiaie aveva appreso tali notizie dallo stesso Orlando durante il sequestro e l’interrogatorio cui con Vincenzo Vinciguerra, Mario Ricci e Piero Carmassi lo aveva sottoposto subito dopo il suo arrivo a Madrid nell’estate del 1974. La testimonianza di Gaetano Orlando non è quindi una tardiva rivelazione, bensì la conferma di quanto egli aveva già dovuto ammettere a Madrid a breve distanza di tempo dai fatti di cui era stato protagonista. – Perdipiù anche CARLO FUMAGALLI, capo riconosciuto del M.A.R., ha riferito che i principali referenti del gruppo nell’Arma dei Carabinieri erano a Padova il colonnello DOGLIOTTI (il quale è da tempo deceduto) e a Milano il colonnello SANTORO (cfr. deposiz. Fumagalli, 5.9.1992). Del resto Fumagalli, che per quanto concerne la storia del M.A.R. è una fonte certamente indiscutibile ha anche aggiunto: “al momento buono le armi ce le avrebbero date i Carabinieri” (deposiz. citata, f.2).

Sentenza ordinanza g.i. Salvini pag. 142

Amedeo Orlandini dichiarazioni 05.07.1991

“L’episodio saliente fu la visita allo studio dell’avv. De Marchi a Recco presso cui io mi recai al seguito di RAMPAZZO e accompagnato dal mio amico Tenerelli. In quell’occasione Rampazzo sollecitò all’avv. De Marchi il finanziamento di parecchi milioni e De Marchi disse che al momento non poteva dare niente. Confermo che durante la discussione tra De Marchi e Rampazzo, De Marchi disse a Rampazzo che non intendeva più finanziare persone come lui che erano circondate da persone incompetenti e incapaci come AZZI che si era fatto scoppiare l’ordigno fra le cosce. Ricordo queste parole esatte. Dal tenore del discorso si comprendeva che De Marchi si poneva come finanziatore e Rampazzo invece come un coordinatore e organizzatore dei vari gruppi…

Posso confermare le altre dichiarazioni ed in particolare che al largo di La Spezia ci doveva essere una nave di appoggio con una grossa trasmittente che doveva essere in collegamento con i vari gruppi e che c’era un progetto di intervento con l’aiuto di militari e con la data già fissata di lì a breve. Confermo anche che De Marchi aveva una lista di avversai politici da eliminare e che soprattutto l’esponente che Rampazzo e De Marchi nominavano era l’onorevole MARIANO RUMOR. Confermo anche che Rampazzo mi disse che aveva collegamenti con la Valtellina”