La corrispondenza epistolare di Giancarlo Esposti con Franco Freda

Nell’esaminare la corrispondenza intercorsa tra Giovanni MELIOLI e Franco FREDA è stata evidenziata l’alta considerazione che FREDA nutriva per Giancarlo ESPOSTI.
Anche Giancarlo ESPOSTI al pari di MELIOLI si mobilitò per aiutare Franco FREDA ad uscire dal carcere. Negli atti dal processo di Catanzaro sono state rinvenute ed acquisite alcune lettere che ESPOSTI inviò a Franco FREDA.
Giancarlo ESPOSTI scrive a FREDA su carta intestata alla “CAMERA DEI DEPUTATI”. Nella missiva non è indicata la data, ma nell’indice della cartellina agli atti del processo di Catanzaro viene riportata quella del 5 febbraio 1973. ESPOSTI tornato “tra la gente libera” comincia ad interessarsi ed a prendere contatti con l’ambiente di destra per aiutare FREDA ad uscire dal regime carcerario: si mette in contatto con PISANO’ con il quale avrebbe avuto, da lì a giorni, un contatto diretto. Si mette in contatto con l’OLP ottenendo “risultati positivi perché quasi tutti a Milano
(perciò a Roma dovrebbe essere meglio ancora) si sentono impegnati personalmente”.
Si sarebbe poi messo in contatto con MUTTI ed un certo Bruno, a sua volta, si sarebbe messo in contatto a Roma con Serafino (DI LUIA ndr).
ESPOSTI poi aggiunge: “a Milano mi interesserò personalmente perché all’uscita ho avuto calorose accoglienze da parte di tutti i gruppi politici che ci interessano. Ad AVANGUARDIA gli umori sono discordi, la maggior parte è sconcertata di quanto è accaduto a D’INTINO. Sia loro che quelli della FENICE mi hanno fatto un discorso che mi ha fatto pensare che siano pazzi o coglioni (pardon): mi hanno detto che dovrai togliere l’incarico ai tuoi attuali difensori (!) e che loro te ne troveranno dei migliori (!). Questa strana iniziativa non mi pare sia parto locale, cerca di sapere attraverso le tue conoscenza donde proviene perché qui ne parlano seriamente (..?..).
[…] Ti ho fatto quelle commissioni che mi hai richiesto, e parlerò a don Cesare. Tra pochi minuti partirò per Rimini con Nestore e tornerò domani, sabato avrai il tutto.
Sabato inoltre ti scriverò di nuovo. Dì a Bruno che ho telefonato e ho fatto tutto il possibile sia attraverso i suoi genitori si con gli avvocati. Dovrebbe uscire oggi venerdì, almeno a detta di DEAN, comunque è questione di giorni, e che non si lamenti come suo solito.[..]”.

In calce alla lettera due righe di saluto a firma “Nestore”, verosimilmente il noto CROCESI, che aveva diviso la detenzione a San Vittore – come del resto ESPOSTI – con FREDA.
In altra missiva, datata 2 aprile 1973, ESPOSTI si diffonde a parlare delle proprie condizioni di salute e del problema del servizio militare, a causa delle quali aveva dovuto “sospendere le proprie attività”. Così scrive:
“ Caro Giorgio,
il peggioramento dello stato di depressione che, come naturalmente ricorderai, mi affliggeva da alcuni mesi, e lo stress causato dal ritorno in questa società di nevrotici, mi hanno consigliato il ricovero in una clinica neuro-psichiatrica per qualche tempo.
Spero, in questo modo di risolvere contemporaneamente il non indifferente problema del servizio militare. Infatti al contrario di quanto potessi pensare, e di quella che è la prassi adottata in casi simili al mio, mi hanno rifiutato il congedo, e addirittura mi hanno sbrigativamente (in una solo mattinata, mentre in genere impiegano una settimana) dichiarato idoneo dal punto di vista medico, all’ospedale militare, revocandomi la convalescenza della quale godevo ininterrottamente da molti mesi.
Fonti autorevoli – ufficiali superiori dell’esercito miei amici – mi hanno riferito di aver saputo che queste decisioni erano state prese in alto loco, ed erano poi state esercitate pressioni sugli ufficiali subalterni. Le stesse persone hanno definito questa operazione <una trappola>. Infatti al distretto, dove mi ero recato accompagnato da Nestore, mi è stato comunicato contemporaneamente il trasferimento a un reggimento di fanteria non meglio identificato a Bari, e un’istruttoria che la Magistratura militare sta conducendo nei miei confronti (???!!!). Massoneria socialista militar-partenopea? Comunque, l’invio a Bari <in frigorifero>, è stato interpretato come adottato in attesa di un provvedimento della magistratura militare….
Tutte cose che convergono a far credere in un tentativo di ricarcerarmi con qualche pretesto in attesa che la condanna divenga esecutiva dopo la cassazione.
D’altra parte non vorrei rischiare di aver guai con la magistratura militare, che come sai è implacabile e non conosce amnistie. Per questo mi interessa avere il congedo al più presto. Spero di essere trasferito entro la settimana corrente all’ospedale militare, da dove sarò finalmente dimesso con la convalescenza o il congedo.
Questa seccatura mi ha costretto a sospendere le mie attività, che conto di riprendere al più presto. Mi tengo informato dell’evoluzione dell’inchiesta che ti riguarda, e dell’offensiva di primavera di D’AMBROSIO, dai giornali, e interverrò in qualche modo appena possibile.
Ho ricevuto i tuoi scritti.
Ti invio i miei più cari saluti.
Giancarlo”

 

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