Amos Spiazzi – verbale 28.02.1983

Intendo rispondere anche in riferimento alle contestazioni di cui al mandato di cattura nr 61/83 dell 830328,notificatomi poc’anzi.

Sono autorizzato a detenere presso la mia abitazione nr 2 pistole, mia moglie e’ autorizzata a detenerne una. Posso altresi detenere la mia pistola di ordinanza che pero’ mi viene sequestrata nel 1973. Posso altresi’ detenere una collezione di armi bianche, una collezione di elmetti e alcune divise del regio esercito. Nella mia casa dovrebbero dunque trovarsi complessivamente nr 3 pistole, due delle quali le custodivo nel cassetto dello studio, la terza, la 7,65 la tenevo nel cassetto del comodino. La 7,65 e’ una beretta modello 70 parabellum, le altre due sono della EIG Smith Wesson calibro 38 special. Al momento della perquisizione vennero controllate dal personale procedente che non ritenne di sequestrarle perche’ munite della prescritta autorizzazione.

– Ricevo lettura delle frasi del carteggio intercorso fra me e il Soffiati alla fine del 1975, nelle quali si fa menzione di tale Carletto e tale Marzollo. Per chiarirle, riepiloghero’ brevemente l’ inizio del rapporto tra me e il Soffiati. Il padre di Soffiati era amico di mio padre. Verso il 1968 1969 ero all’ ufficio i ed avevo percio’ contatti con i carabinieri in particolare con tale Carletto Pellegrini. Mi trovavo per strada con questo Carletto allorche’ fummo avvicinati da Soffiati Marcello, persona che allora non conoscevo. Il Carletto mi disse che questo Soffiati saltuariamente gli aveva passato delle informazioni. Nel 1972, il Soffiati mi venne a trovare in caserma e mi diede delle informazioni che si rilevarono molto importanti e furono utili per sventare una azione dimostrativa contro una struttura militare. Io non avevo molta fiducia nel Soffiati e sottovalutai le sue informazioni che comunque trasmisi ai carabinieri. Non diedi al Soffiati alcun compenso per tale attività. Il Soffiati si mostro amareggiato, tale fu almeno la mia impressione. Mi fece capire che lavorava per la Cia e che per l’ avvenire avrebbe passato informazioni solo a tale organismo. Successivamente dal carcere il Soffiati mi chiese un attestato di tale sua attivita’ di informazione ed io per etica professionale ritenni doveroso scrivere la lettera acclusa al biglietto 751115. Il Soffiati voleva accreditarsi di fronte al giudice come un informatore.
Gli dissi che non tutti si sarebbero comportati come me e che i carabinieri, probabilmente non avrebbero inteso svelare le loro fonti. Poiche’ stimavo sia il Carletto che il Marzollo, volli dirgli, pero’ che forse da loro avrebbe potuto ottenere un comportamento leale.

– Ero un buon conoscente del Marzollo, nel senso che fra me e lui c’era un rapporto di reciproca stima. Non avevo con lui rapporti attinenti al servizio. Lo conobbi allorche’ mi occupavo di infortunistica e frequentavo percio’ assiduamente la caserma dei carabinieri.

– Ricevo lettura della lettera inviata da me al Soffiati datata 651201. Non credevo che Soffiati fosse un agente della Cia o in contatto con la Setaf, anzi la Ftase od altro. Confermo il contenuto della lettera, con la quale invito il Soffiati a non fare dichiarazioni imprudenti non suffragate da prove e mi lamento’ con lui per le dichiarazioni assurde relative alla vicenda della mitraglietta.

– Gli “schedari menzionati nella lettera, a detta del Soffiati sarebbero stati degli americani, con i quali il Soffiati a suo dire collaborava.

– Parlando del rinnovo del nos del 751201, nonostante la forma linguistica usata, intendevo dire di averlo avuto confermato, 15 giorni prima del mio arresto.

– Nella lettera 751115, parlo di una persona che mi avrebbe messo in contatto con il Soffiati. In realta’ la conoscenza con il Soffiati avvenne nei modi da me descritti. Puo’ darsi che nella lettera in questione abbia aggiunto qualcosa ad uso del giudice che avrebbe dovuto leggerla per aiutare il Soffiati. La persona cui si accenna e’ il Carletto, anzi potrebbe esserlo, probabilmente il Soffiati dira’ che gli sono stato presentato o da Massagrande o dal Bizzarri Claudio. Lo dico perche’ conosco il Soffiati e immagino quale piano stia architettando.

– Il Bizzarri e’ una persona che mi calunniò durante il processo da me subito, fu incriminato per calunnia, assieme a tale Ruggero Davide. E’ il cognato di Massagrande. Ci siamo rappacificati durante la cena celebrativa del solstizio del 1981 svoltasi nella trattoria del Soffiati, prima di allora non avevo avuto con lui contatti.

– Il Bizzarri fece una colletta a favore del Massagrande. Alla cena erano presenti: tali Bellazzi di Verona, Rota Angelo, Azzurrino, Bressan Claudio, il proprietario della trattoria antistante quella del Soffiati ed altre persone che conosco di vista ma che non conosco il nome.

– Non ho mai parlato, neppure per telefono, con Affatigato Marco. Escludo di avergli dato la mia approvazione per la redazione di un documento politico del cosiddetto “movimento forze armate”, movimento che io non ho mai sentito nominare. E’ mia intenzione denunciare per calunnia chi ha riferito la circostanza.

– Sono stato nella trattoria del Soffiati solo quattro volte nell’arco di cinque anni. Escludo che fra me e lui vi sia mai stato un rapporto di tipo gerarchico. Chi lo afferma o e’ un pazzo o un provocatore.

– Con riferimento al documento sequestrato presso la mia abitazione iniziante con le parole: “il dr Prati …. ” dichiaro  che si tratta di uno scritto da me redatto nel quale ho annotato quanto mi aveva precedentemente detto il Soffiati in ordine alla vicenda di un ufficiale che si trovava in una situazione simile alla mia. Si tratta, insomma, dell’ appunto di cui ho gia’ parlato nel precedente interrogatorio.

– Prendo atto che dallo scritto in questione emerge che questo “dr Prati” avrebbe rilasciato un intervista di contenuto di tutto analogo a quella da me rilasciata all’ espresso alcune settimane dopo la strage di Bologna. Prendo atto che a giudizio della sv questo ed altri elementi farebbero ritenere che mi identificherei con il dr Prati. Cio’ non e’ vero. Del dr prati mi parlo’ il Soffiati. Non ho lavorato per nessun servizio e anche se l’ avessi ora non lo direi, tanto che per la mia situazione non sarebbe di nessuna utilita’ . Nessuno confermerebbe le mie affermazioni. Prendo atto che la mia utenza e’ stata sottoposta ad intercettazione telefonica e che risulta che avrei avuto con tale Barone del Sisde. Non conosco questa persona con la quale vorrei avere un confronto.
Evidentemente il dr Baroni di cui allo scritto, non si identifica col Barone che avrebbe avuto contatti telefonici con me. Conosco molte persone aventi il titolo nobiliare di Barone, puo’ essere che siano state intercettate conversazioni tra me e costoro. Sull’ appunto “il dr Prati …. ” intendevo fare un lungo discorso che ora non sono piu’ nelle condizioni di fare.
La prima parte, comunque, si riferisce a cose che mi erano state dette dal Soffiati. Cercavo di ricollegarle con delle considerazioni che gia’ svolsi innanzi al giudice di Roma, avanti il quale fui convocato nell’ambito della inchiesta della morte di Mangiameli.

– L’ appunto risale a circa un anno fa. L’ avevo esaminato qualche giorno or solo con l’ intento di riordinarmi le idee, completarlo e trarne delle conclusioni. L’ ultima parte rappresenta la sintesi tra cose che mi furono dette dal Soffiati e cose che avevo appreso durante un interrogatorio reso innanzi al giudice di Roma che istruì l’omicidio Mangiameli.

– Interrogato su tutti gli altri punti ho sempre detto la verita’ sull’ appunto che stiamo ora esaminando posso solo dire che si riferisce ad una attivita’ che mi e’ stata imposta per il mio stato di ufficiale. Non posso dire chi mi ha imposto tale attivita’ . Non posso perche’ non si puo’ .

– So che il Soffiati voleva darsi da fare per la cattura di cavallini e della sua banda, che lui riteneva perniciosa per il suo ambiente perche’ “qui siamo a livelli di delinquenza comune” mi disse che aveva localizzato il Cavallini a Milano. Prendo atto che il Soffiati avrebbe altresì localizzato il Cavallini a Sappada attraverso un discorso della madre dello Stimamiglio fatto a Stimamiglio Giampaolo, riferito a me da quest’ultimo e da me, infine, riferito al Soffiati.
Cio’ e’ falso; non ho partecipato in alcun modo alle iniziative del Soffiati volte alla cattura del Cavallini.

– Non so a cosa mi sono riferito quando ho parlato delle morti dei giudici di Bologna. Forse si progettava un attentato ai danni di qualche giudice di Bologna di cui ora non ricordo il nome.

– Per quanto riguarda la progettata strage consistente nella uccisione di un magistrato con “picchetto” completo di cc, si tratta di un fatto che avrebbe dovuto accadere a Roma durante i funerali di qualche autorità, forse dell’ onorevole Moro. Quanto ai sospetti che la polizia o il Sisde fossero a conoscenza dell’ intenzione di commettere tale attentato e , di accordo con Delle Chiaie, non avessero intenzione di sventarlo, ne riferii al Baroni, cioe’ alla persona le cui conversazioni sulla mia utenza sono state intercettate.

– quando dico: “il dottore insiste perche’ si faccia qualche cosa …. ” intendo dire che insistetti presso il mio unico contatto, cioe’ presso il Barone.

– Non so il nome del superiore del Barone.

– Li avevo informati, non fanno niente e da cio’ trassi la convinzione che il Mangiameli fosse protetto.

– Vi fu una coincidenza temporale fra la mia intervista allo espresso e la necessita’ di avvertire la “destra” e fermare il provocatore di cui parlo nell’ ultima parte del mio scritto. L’ intervista non fu sollecitata da me.

– Io sono quello che viene indicato come il dr prati, fermo il fatto che lo scritto in questione riproduce anche delle dichiarazioni che mi furono fatte da Soffiati Marcello.

– Il generale J e’ il generale Jucci, cui feci una relazione una volta uscito dal carcere.

– Non so chi siano il generale F e il colonnello della guardia di finanza “G” non so nemmeno chi sia il maggiore dei cc “F” .

– Il nome Dupont, sta’ per Durand.

– Avevo avuto l’ incarico di prendere contatto con Durand o meglio ero stato invitato a prendere tale contatto. Mi rifiutai perche’ la consideravo una cosa troppo pericolosa.

– Mi formai la convinzione che il Mangiameli fosse un provocatore durante un giro a roma, nel corso del quale presi contatto con alcune persone delle quali non ricordo i nomi. Di tale giro ho reso una precisa testimonianza davanti al gi di Roma il quale mi confermo’ che il Mangiameli sarebbe stato un informatore.

-RG sta’ per Racaniello Giulia.

Si da’ atto che l’ imputato dichiara quanto ora verbalizzato, dopo che il GI gli ha espressamente chiesto se RG sta’ per Racaniello Giulia.

– Le frasi: “… Ci sono le morti del giudice Amato e dei giudici di Bologna. I Nar sembrano preparare altre morti. Non si sa bene chi sia l’ideatore di un nuovo massacro, se un certo Chicco o Ciccio(Mangiameli insospettabile) …. ” rappresentano un compendio da quanto dettomi da Barone.

– “T” potrebbe essere Tommaso d’ Aprile, comunque i nomi delle persone da me contattate nel mio giro, li ho fatti al giudice di Roma. Qualcuno fra le persone che contattati a Roma, mi disse che l’uccisione del magistrato, progettata dal Mangiameli, era a conoscenza della polizia o del Sisde. Cio’ mi parve confermato dalla circostanza che nonostante io avessi riferito questo al Barone, nessuno si attivo’ per fermare il Mangiameli.

– Non so a quale servizio appartenesse il Barone, supponevo al Sismi, comunque con il termine css mi riferisco ad una struttura estranea al Sisde, che apparteneva al vecchio Sid.

– L’ elenco di persone che si trovano segnate nella mia agenda “destra” sotto la dicitura Nar mi e’ stato fornito dal Barone affinche’ lo informassi immediatamente nell’ eventualita’ che “me ne fosse venuta tra piedi qualcuna” . I Nar potevano mitizzare la mia figura e ritenermi disponibile ad una collaborazione.

– Ho sentito personalmente il Soffiati manifestare la sua intenzione di uccidere Delle Chiaie. Non davo credito a tali intenti del Soffiati. Secondo costui Delle Chiaie avrebbe gettato discredito sulla destra ad esempio consentendo l’ arresto del Pozzan, e costituendo attorno a se un racket di fuoriusciti.

– Le somme riportate sulla mia agenda nei rendiconti mensili sotto la voce SS, corrispondono ai rimborsi spese, che mi venivano date dal servizio.

Letto confermato e sottoscritto­

Dichiarazioni di Ettore Malcangi

Ettore MALCANGI riferisce contemporaneamente di PALINURO e dei rapporti di ESPOSTI con i Crabinieri di Milano, nell’ambito di un unico contesto: questi fatti MALCAGI li avrebbe appresi un mese o due dopo la morte di ESPOSTI. Di PALINURO aveva sentito parlare da BOVOLATO per la prima volta attorno al 73 (così come NICOLI). Ha confermato quanto dichiarato il 17.10.95: “ BOVOLATO mi aveva fatto il nome di un ufficiale dei Carabinieri che usava il nome in codice PALINURO, si trattava di un ufficiale di Milano o che veniva molto spesso a Milano incaricato di fornire le coperture per i progetti di mutamento istituzionale”.
A pag.34 il MALCANGI ha confermato quanto dichiarato il 28.11.96: “Mi risulta che Giancarlo ESPOSTI nel biennio 73-74 si incontrasse con un ufficiale dei Carabinieri nella caserma di Via Moscova, con ciò voglio dire che non so se l’ufficiale prestasse servizio in quella caserma o lo utilizzasse solo come luogo di incontro, pur non potendo identificare chi me lo riferì e tenendo presente che o appresi in ambiente SAM mi fu detto che ESPOSTI alla Moscova in almeno una delle occasioni in cui vi si era recato ebbe ad incontrare il capitano DELFINO.
Faccio presente che parlai del capitano DELFINO ad un ufficiale dei Carabinieri di cui non desidero fare il nome, con il quale parlai del DELFINO a mo’ di confidenze e consiglio in quato era un suo collega”.
Il 7.4.2009 in dibattimento MALCANGI ha finalmente svelato che la fonte di quanto sopra era Italo MARCHISIO.
MALCANGI ha sostanzialmente confermato anche un verbale del 4.6.98 anche nella parte in cui ha riferito quanto segue:
“Ricordo di essermi rivolto al Tenente PUPPO anche per avere informazioni sull’ufficiale dei Carabinieri DELFINO, persona che nell’ambiente avevo sentito descrivere come fiancheggiatore delle stesse SAM. Ricordo che o dovevo fare un qualche cosa che comportava necessariamente una qualche relazione con il suddetto DELFINO e che dovevo sapere se si trattava di una persona della quale mi potevo fidare. Per quanto mi sia sforzato a lungo di ricordare a distanza di tempo per quale motivo io dessi aver a che fare con DEFLINO non sono riuscito a ricordarmi”.
Il 7.4.96, pur confermando sostanzialmente questa risposta, ha comunque chiarito che le cose che poteva fare con DELFINO erano comunque attinenti alla sua attività di fiancheggiatore delle SAM. Ha escluso di aver potuto avere una ragione di rapporto con DELFINO puramente istituzionale. Tutto ciò tronca ogni questione: MALCANGI doveva incontrasi con DELFINO per questioni riferibili all’attività delle SAM , e ciò doveva accadere non in quanto questi collaborasse con DELFINO, o in quanto dovesse denunciare all’ufficiale qualche fatto illecito, o provocare una qualche suo intervento inerente alle sue funzioni di ufficiale dei Carabinieri. Ciò avveniva per ragioni collegate con l’operatività delle SAM, che si proponeva un colpo di stato anche attraverso attentati. Evidentemente il compito di DELFINO-PALINURO o si riconnetteva al procacciamento di armi ed esplosivi, o ad un’attività protettiva o informativa, affinchè detti attentati potessero essere attuati. Non residua altra ipotesi , nella cornice che ci propone MALCANGI.

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La corrispondenza epistolare di Giancarlo Esposti con Franco Freda

Nell’esaminare la corrispondenza intercorsa tra Giovanni MELIOLI e Franco FREDA è stata evidenziata l’alta considerazione che FREDA nutriva per Giancarlo ESPOSTI.
Anche Giancarlo ESPOSTI al pari di MELIOLI si mobilitò per aiutare Franco FREDA ad uscire dal carcere. Negli atti dal processo di Catanzaro sono state rinvenute ed acquisite alcune lettere che ESPOSTI inviò a Franco FREDA.
Giancarlo ESPOSTI scrive a FREDA su carta intestata alla “CAMERA DEI DEPUTATI”. Nella missiva non è indicata la data, ma nell’indice della cartellina agli atti del processo di Catanzaro viene riportata quella del 5 febbraio 1973. ESPOSTI tornato “tra la gente libera” comincia ad interessarsi ed a prendere contatti con l’ambiente di destra per aiutare FREDA ad uscire dal regime carcerario: si mette in contatto con PISANO’ con il quale avrebbe avuto, da lì a giorni, un contatto diretto. Si mette in contatto con l’OLP ottenendo “risultati positivi perché quasi tutti a Milano
(perciò a Roma dovrebbe essere meglio ancora) si sentono impegnati personalmente”.
Si sarebbe poi messo in contatto con MUTTI ed un certo Bruno, a sua volta, si sarebbe messo in contatto a Roma con Serafino (DI LUIA ndr).
ESPOSTI poi aggiunge: “a Milano mi interesserò personalmente perché all’uscita ho avuto calorose accoglienze da parte di tutti i gruppi politici che ci interessano. Ad AVANGUARDIA gli umori sono discordi, la maggior parte è sconcertata di quanto è accaduto a D’INTINO. Sia loro che quelli della FENICE mi hanno fatto un discorso che mi ha fatto pensare che siano pazzi o coglioni (pardon): mi hanno detto che dovrai togliere l’incarico ai tuoi attuali difensori (!) e che loro te ne troveranno dei migliori (!). Questa strana iniziativa non mi pare sia parto locale, cerca di sapere attraverso le tue conoscenza donde proviene perché qui ne parlano seriamente (..?..).
[…] Ti ho fatto quelle commissioni che mi hai richiesto, e parlerò a don Cesare. Tra pochi minuti partirò per Rimini con Nestore e tornerò domani, sabato avrai il tutto.
Sabato inoltre ti scriverò di nuovo. Dì a Bruno che ho telefonato e ho fatto tutto il possibile sia attraverso i suoi genitori si con gli avvocati. Dovrebbe uscire oggi venerdì, almeno a detta di DEAN, comunque è questione di giorni, e che non si lamenti come suo solito.[..]”.

In calce alla lettera due righe di saluto a firma “Nestore”, verosimilmente il noto CROCESI, che aveva diviso la detenzione a San Vittore – come del resto ESPOSTI – con FREDA.
In altra missiva, datata 2 aprile 1973, ESPOSTI si diffonde a parlare delle proprie condizioni di salute e del problema del servizio militare, a causa delle quali aveva dovuto “sospendere le proprie attività”. Così scrive:
“ Caro Giorgio,
il peggioramento dello stato di depressione che, come naturalmente ricorderai, mi affliggeva da alcuni mesi, e lo stress causato dal ritorno in questa società di nevrotici, mi hanno consigliato il ricovero in una clinica neuro-psichiatrica per qualche tempo.
Spero, in questo modo di risolvere contemporaneamente il non indifferente problema del servizio militare. Infatti al contrario di quanto potessi pensare, e di quella che è la prassi adottata in casi simili al mio, mi hanno rifiutato il congedo, e addirittura mi hanno sbrigativamente (in una solo mattinata, mentre in genere impiegano una settimana) dichiarato idoneo dal punto di vista medico, all’ospedale militare, revocandomi la convalescenza della quale godevo ininterrottamente da molti mesi.
Fonti autorevoli – ufficiali superiori dell’esercito miei amici – mi hanno riferito di aver saputo che queste decisioni erano state prese in alto loco, ed erano poi state esercitate pressioni sugli ufficiali subalterni. Le stesse persone hanno definito questa operazione <una trappola>. Infatti al distretto, dove mi ero recato accompagnato da Nestore, mi è stato comunicato contemporaneamente il trasferimento a un reggimento di fanteria non meglio identificato a Bari, e un’istruttoria che la Magistratura militare sta conducendo nei miei confronti (???!!!). Massoneria socialista militar-partenopea? Comunque, l’invio a Bari <in frigorifero>, è stato interpretato come adottato in attesa di un provvedimento della magistratura militare….
Tutte cose che convergono a far credere in un tentativo di ricarcerarmi con qualche pretesto in attesa che la condanna divenga esecutiva dopo la cassazione.
D’altra parte non vorrei rischiare di aver guai con la magistratura militare, che come sai è implacabile e non conosce amnistie. Per questo mi interessa avere il congedo al più presto. Spero di essere trasferito entro la settimana corrente all’ospedale militare, da dove sarò finalmente dimesso con la convalescenza o il congedo.
Questa seccatura mi ha costretto a sospendere le mie attività, che conto di riprendere al più presto. Mi tengo informato dell’evoluzione dell’inchiesta che ti riguarda, e dell’offensiva di primavera di D’AMBROSIO, dai giornali, e interverrò in qualche modo appena possibile.
Ho ricevuto i tuoi scritti.
Ti invio i miei più cari saluti.
Giancarlo”

 

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