Umberto Nobili – dichiarazioni 19.03.1993

GI qualificato. Si da atto che sono presenti l’avv. Tommaso Mancini del foro di Roma, difensore di fiducia, nonché la d.ssa Antonella Faieta, praticante di studio del predetto avvocato. L’imputato dichiara: intendo rispondere. Prendo atto dell’imputazione a mio carico e mi protesto innocente. Io e il Mannucci eravamo convinti di quello che scrivevamo nell’anonimo e ne siamo convinti tuttora.

Confermo le dichiarazioni rese al dr. Vigna, al dr. Mancuso, nonche’ a lei nella mia deposizione testimoniale.

A.d.r. chiestomi se abbia preso visione del fascicolo riguardante il Gelli giacente presso il centro CS di Firenze, faccio presente di non aver mai avuto accesso alla documentazione del centro. Ricordo solo di aver visto solo sommariamente un appunto sul Gelli risalente agli anni ‘40 o ‘50, nel quale lo stesso era indicato come un agente del Kominform. Non so dire se il col. Mannucci abbia inviato tale appunto a taluno dei suoi superiori, né so se tale appunto si trovava anche presso altre strutture del servizio. Al tempo in cui vidi questo appunto non ero ancora in grande confidenza con il Mannucci, anzi rettifico, gia’ a quel tempo il col. Mannucci mi aveva esternato tutta la sua preoccupazione rispetto alla questione Gelli e mi aveva evidenziatolo stato di solitudine in cui si trovava.

A.d.r. tenga presente che io ero affiliato alla massoneria e che grazie a ciò potevo svolgere lavoro di intelligence in quell’ambiente in favore del Mannucci, sempre con riferimento alla posizione di Gelli. Chiestomi da quali dati abbia tratto le accuse a carico del Gelli contenute nell’anonimo relativo alla strage del 2 agosto, dichiaro che tali elementi d’accusa li trassi da conversazioni avute con il Mannucci, nonché dalla lettura di articoli di stampa e di testi di storia. Il mio lavoro di intelligence all’interno della massoneria piduista è stato, invece, infruttuoso.

A.d.r. mi viene contestato che l’anonimo da noi inviato contribuì a determinare il dr. Gentile ad adottare gravi decisioni processuali, circostanza questa che lei mi dice emergere da una memoria inviata dal Gentile stesso la a.g. di Milano. In proposito faccio presente che era stato lo stesso dr. Gentile a chiedere al col. Mannucci l’invio di un qualcosa, un rapporto, un input, sulla base del quale partire.

A.d.r. ripeto che, anche con riferimento all’omicidio Fedi, gli elementi a carico del Gelli li ho tratti dai dati che ho prima indicato, ciò conversazioni col Mannucci e libri di storia.

A.d.r. la morte di Ducceschi era un fatto che aveva turbato e tormentava molto il col. Mannucci. Il Mannucci era convinto che il Ducceschi non si fosse suicidato e che nelle istruttorie sulla sua morte vi fossero state delle omissioni gravi. Occorre tenere presente che nel pistoiese operavano i partigiani di Fedi, quelli della brigata Garibaldi, denominata Bozzi e i partigiani bianchi di Pippo Ducceschi. Il Fedi era un elemento di disturbo per i Garibaldini perché sfuggiva al loro controllo ed anche alle normali regole di sicurezza. L’agguato in cui morì presentava delle singolarità tali per cui si ritenne che fosse stato consentito dalla stessa brigata Garibaldi. Fra i vari gruppi, inoltre, c’erano rivalità non solo politiche ma anche in merito alle forniture di armi e materiali. In questo contesto pur aver giocato un ruolo il Gelli, il quale, nell’imminenza della liberazione aveva l’esigenza di salvarsi nonostante i suoi trascorsi e la cui sorella aveva sposato tale Fedi, comunista. Ritengo dunque che il Gelli si sia appoggiato ai comunisti per salvarsi e che sia nato un patto scellerato i cui effetti si risentono tuttora. Ducceschi doveva essere al corrente di tutte queste situazioni e presso di lui, pochi giorni prima della morte, si trovava uno slavo, tale Mustur, circostanza questa che ho desunto dalla lettura di un fascicolo processuale. Orbene Gelli, grazie alla sua permanenza a Cattaro aveva stabilito contatti con ambienti della resistenza slava, così almeno si diceva. Prendo visione del fascicolo n. 202/77 r.g.g.i. del tribunale di Lucca. Non si tratta dell’incarto che io ho consultato.
Quello che vidi io era molto PI voluminoso e doveva contenere, seppur ridotto in forma sintetica, un appunto del gen. Santovito, indirizzato al giudice di Lucca, appunto che riproduceva, in forma sintetica, quanto riferito al Santovito dal Mannucci. Prendo visione della nota sismi. Del 13 ottobre 78 a fogli 61 e segg. Del citato fascicolo. Mi pare che l’appunto che vidi a suo tempo fosse un testo molto più stringato. Francamente non so che dire sul punto. Il Ducceschi poteva sapere qualcosa di vicende poco chiare avvenute nel pistoiese e attinenti al rapporto fra Gelli e la brigata Garibaldi e in particolare la morte di Fedi.

A.d.r. circa l’attribuzione al Gelli di responsabilità in stragi, fra le quali quella alla stazione di Bologna del 02.08.80, faccio presente che Occorsio venne ucciso da terroristi neri perche’ aveva messo le mani su un’organizzazione estremamente pericolosa. Ricordo, inoltre, un articolo di panorama che parlava di un vertice in grado di gestire sia il terrorismo rosso che quello nero. Lei g.i. mi chiede se io abbia accusato una persona di aver preso parte ad una strage e di averlo fatto per giunta attraverso uno scritto anonimo, solo sulla base di siffatti elementi.

Faccio presente che c’era dell’altro. Io e il col. Mannucci sapevamo che Semerari, prima dell’agosto 80 era stato in Libia e che prima di recarsi in quello stato aveva avuto un incontro con Gelli. Ciò mi venne detto dal Mannucci il quale mi parlò dei rapporti che il Semerari aveva con la Libia. Il mio convincimento si fondato su tali dati. Come sia maturato e quali passaggi vi siano fra queste notizie raccolte sul Semerari e l’affermazione della responsabilità del Gelli nella strage del 2 agosto non so spiegarlo ora. Richiederebbe di sviluppare tutta una serie di passaggi. E’ un discorso che riguarda tutta quella politica parallela che anche ora vediamo affiorare.

A.d.r. io e il Mannucci non abbiamo scritto l’anonimo che ci viene addebitato per nostro divertimento. Se l’abbiamo scritto vuol dire che ce lo ha chiesto qualcuno. Non so quali rapporti in proposito siano intercorsi fra il Mannucci e il dr. Gentile. Il Mannucci ha incontrato certamente il dr. Gentile, ma non so quante volte e in quale circostanza. Comunque appariva molto soddisfatto nel rapporto col dr. Gentile, del quale, peraltro, non mi fece il nome.
Mi disse soltanto che aveva trovato un giudice che finalmente sarebbe stato in grado di portare avanti un inchiesta su Gelli.

A.d.r. chiestomi per quale motivo ad un certo punto abbia deciso di rivelare all’a.g. che io e il col. Mannucci avevamo scritto l’anonimo in questione, dichiaro quanto segue. Io ho subito continue persecuzioni all’interno dell’arma aereonautica sin dal 1979. La mia situazione, come ho gia’ detto in altre verbalizzazioni ha cominciato a precipitare dal gennaio dell’80. Mannucci svolgeva la sua attivita’ di intelligence sul conto di Gelli da solo ed io mi sono reso disponibile ad aiutarlo. Chiestomi quale nesso vi fosse fra questa mia attivita’ ed i compiti istituzionali del Sios aereonautica, dico che decidendo di lavorare col col. Mannucci avevo fatto una scelta di campo e che i miei rapporti col Sios erano divenuti praticamente inesistenti. Verso il 1985, il comandante in seconda della scuola aerea di guerra di Firenze, gen. Battisti, mi intimò di non avere rapporti con gli allievi della scuola stessa. Avemmo una discussione molto accesa, nella quale alluse ai rapporti che avevo avuto con “i carabinieri” e mi disse che “ero stato pollastrato”, intendendo con ciò dire che ero stato sfruttato e buttato via. I rapporti con il Mannucci nel frattempo si erano diradati e cominciai a dubitare di lui. Quando poi il gen. Degli Innocenti assunse il comando della scuola di guerra venni a subire un trattamento ancora più pesante in quanto fui sollevato da ogni incarico. A questo punto mi rivolsi ad un avvocato, l’avv. Ammannato di Firenze, il quale mi consigliò di rivolgermi a un magistrato e raccontare tutta questa vicenda. A quel punto non mi fidavo più del Mannucci e quindi non gli dissi nulla di questa questione. Ero stufo di essere considerato un piduista, un ambiguo, una persona poco chiara, dalle frequentazioni strane per il solo fatto di avere lavorato su Gelli per conto del Mannucci.
A.d.r. circa il mio incontro con Gelli non posso che confermare le mie precedenti dichiarazioni.
A.d.r. col Mannucci ho parlato di Affatigato una sola volta. Uscivamo assieme dal centro e lui stava ipotizzando una connessione fra la caduta del Mig libico in calabria e il disastro aereo di Ustica. Io dissi a Mannucci che non vedevo un nesso tra i due fatti soprattutto perche’ mi sembrava chiaro che il DC9 era saltato perché a bordo ci doveva essere Marco Affatigato ed era stata messa una bomba per eliminarlo. Nel riferire ciò al Mannucci riportavo una voce ricorrente all’interno del Sios.
Il Mannucci replico’ dicendo che la storia di Affatigato era una “bufala”. Disse che il riferimento ad Affatigato era stato fatto chissa’ da chi unicamente per creare fumo. Questo colloquio è avvenuto nella tarda estate – inizio autunno del 1980.

A.d.r. nell’arco del 1980 io e il Mannucci ci siamo visti spesso, seppur con qualche difficoltà perché ero stato trasferito a Roma ed assegnato alla sezione libica del Sios. Nel novembre dell’80 mi operai e ritornai a Firenze in convalescenza. Da allora ho visto quotidianamente il col. Mannucci.

A.d.r. mi fu proposto di entrare nel sismi. Fu il col. Narciso a dirmi che “stavano per finire le mie pene” poiché stavo per entrare nel sismi. Il Narciso mi procurò un incontro con il Bocassini, che all’epoca era un ufficiale dell’esercito in servizio al Sismi. Mi fecero compilare una domanda di assunzione presso il servizio ed io per correttezza ne riferii al Mannucci, che era territorialmente competente a trattare la mia pratica in quanto residente a Firenze, nonche’ al comandante della stazione dei carabinieri presso la scuola di guerra aerea. A questo punto vi furono due informative sul mio conto vertenti sulla mia idoneità ad accedere al servizio. Una fu curata dal Mannucci, il quale mi mandò un maresciallo del centro di Firenze che si limita a farmi le domande di rito. L’altra informativa, venni a sapere poi, fu redatta dal Sios aereonautica e riferiva anche del mio contatto con Gelli definendolo inspiegabile. So di questo appunto per averlo sentito dire in giro. Responsabile del Sios era un certo Gen. Montinari.

A.d.r. non conosco nessuno presso la prima divisione del Sismi.

L.c.s.­

 

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