La figura di Dario Zagolin – G.I. Salvini

Dario ZAGOLIN, esponente della Federazione missina di Padova, è stato uno dei personaggi di maggior rilievo dell’istruttoria sulla Rosa dei Venti.
Dario Zagolin infatti, in contatto a Roma con persone del livello di Clemente GRAZIANI e dell’addetto militare greco, aveva avuto il compito
di mettere in contatto i civili e i militari del gruppo di Padova con i finanziatori genovesi DE MARCHI e LERCARI, promuovendo la confluenza
delle due realtà in un’unica organizzazione e ricevendo personalmente dall’industriale Lercari un finanziamento di 20 milioni di lire (cfr.
ordinanza di rinvio a giudizio nell’istruttoria relativa al golpe Borghese, vol.18, ff.725-730).
Egli del resto, secondo la testimonianza di Roberto CAVALLARO, era un personaggio “che poteva operare all’interno dell’organizzazione rimanendo
ad un livello elevato di iniziativa e di copertura” (cfr. deposiz. Cavallaro, 19.3.1992, f.2) ed era inoltre in contatto con ambienti americani tanto da essere ammesso a riunioni riservate a bordo della portaerei Forrestal (Cavallaro, dep. citata, f.1; memoriale Cavallaro, vol.17, fasc.6, f.7, ed anche int. Spiazzi, 8.6.1974, riportato nell’ordinanza citata, f.727).
Di notevole importanza era poi l’impegno nel campo informativo di Dario Zagolin, titolare a Padova di una ditta di cosmetici pressochè inattiva e
che funzionava più che altro da copertura.
Infatti, secondo il colonnello Amos Spiazzi (int. citato), Dario Zagolin passava notizie agli americani e infatti nell’abitazione di un suo “subordinato”, tale Giuseppe MENOCCHIO, nel corso dell’istruttoria sulla Rosa dei Venti erano state rinvenute molte schede informative, su personaggi sia di destra sia di sinistra, compilate da Zagolin e chiaramente dirette ad un Servizio informativo e di sicurezza.
Inoltre un altro elemento padovano, Giovanni ZILIO, nella cui abitazione erano state trovate altre schede concernenti anche FREDA, VENTURA,
MERLINO e DELLE CHIAIE, aveva dichiarato che le notizie per redigere tali schede gli erano state fornite da Dario Zagolin e che in particolare
questi gli aveva riferito che nel 1969 Freda e Ventura si erano più volte incontrati a Padova con Mario Merlino e che lo stesso Merlino, accompagnato da Stefano Delle Chiaie, nell’ottobre del 1969 aveva fatto visita a Franco Freda a Padova, in un periodo di poco precedente, quindi, agli attentati del 12.12.1969 (cfr. ordinanza di rinvio a giudizio del G.I. di Catanzaro, dr. Le Donne, nel procedimento contro Stefano Delle Chiaie e Massimiliano Fachini , ff.72 e 145).
Si tratta di notizie importantissime in quanto confermano l’unità politica e operativa del gruppo padovano, legato ad Ordine Nuovo, e della struttura di Avanguardia Nazionale in previsione della campagna di attentati, unità che tanto FREDA quanto DELLE CHIAIE hanno sempre tentato di negare.
Dario Zagolin era poi stato uno dei pochi imputati che era riuscito a sottrarsi alle maglie dei mandati di cattura del G.I. di Padova, dr.Giovanni Tamburrino, nel corso dell’istruttoria sulla Rosa dei Venti.
Infatti, nel gennaio del 1974, il G.I. di Padova, dopo aver fatto controllare la reperibilità di Zagolin da parte dei Carabinieri, aveva affidato l’esecuzione del mandato di cattura nei suoi confronti al capitano Manlio DEL GAUDIO, allora comandante del gruppo Carabinieri di Padova.
Il mandato di cattura non era tuttavia stato eseguito e Dario Zagolin era “miracolosamente” riuscito a fuggire riparando in Grecia e poi in Francia.
Le ragioni di tale “miracolo” sono oggi più comprensibili. Non a caso Manlio Del Gaudio, iscritto alla P2, è lo stesso ufficiale, assai legato al comandante della Divisione Pastrengo generale PALUMBO (cfr. anche dep. Cavallaro, 19.3.1992, f.2), il quale l’anno successivo sarebbe stato incaricato dal generale MALETTI, anch’egli piduista, di “procedere” alla chiusura della fonte Gianni CASALINI affinchè non precipitasse la posizione processuale della cellula di Padova e non emergesse la catena di comando che l’aveva protetta (cfr. parte decima di questa ordinanza).
Da quel momento in poi, dopo tale amara esperienza, il G.I. Tamburino aveva preferito affidare l’incarico dell’esecuzione di mandati di cattura
solo ad ufficiali di Pubblica Sicurezza.
Dopo la fuga del gennaio 1974, Dario Zagolin non è mai più rientrato in Italia, stabilendosi definitivamente a Parigi. Il suo nome è entrato nella quarta istruttoria concernente la strage di Piazza Fontana in quanto, quasi per caso, il G.I. di Catanzaro, dr. Emilio Le Donne, aveva scoperto una singolare circostanza. Grazie ad un verbale di infrazione elevato dalla Vigilanza Urbana di Milano, la sua autovettura, una Fiat 1500 targata Padova, è risultata essere rimasta parcheggiata l’11.12.1969 (e cioè il giorno precedente la strage) a Milano in Piazza Diaz e cioè a soli 400 metri da Piazza Fontana (cfr. ordinanza del G.I. Le Donne citata, f.382).
Al fine di comprendere le ragioni di tale inquietante presenza, Dario Zagolin veniva sentito dal G.I. di Catanzaro a Parigi, in data 29.6.1983,
nelle forme della rogatoria internazionale. In tale sede, Zagolin confermava sinteticamente di avere raccolto negli anni ’70 informazioni di vario genere sia su elementi di destra sia su elementi di sinistra e di averle trasmesse ad esponenti di “Servizi di informazione” fra cui un ufficiale del S.I.D. di cui non indicava il nome.
Confermava altresì di aver trasmesso le importantissime notizie sui rapporti intercorsi nel 1969 tra Freda e Ventura da un lato e Merlino e Delle Chiaie dall’altro al suo camerata padovano Giovanni Zilio, pur affermando di aver ricevuto tali informazioni in forma anonima da personaggi di Milano e di Roma.
Indicava nominativamente quale proprio informatore, per altri generi di notizie, solo tale Gianfrancesco BELLONI, un altro missino di Padova
anch’egli legato ai Servizi Segreti. In merito alla presenza a Milano della propria autovettura l’11.12.1969, Dario Zagolin non forniva alcuna spiegazione e tale preoccupante circostanza rimaneva così un mistero a tutt’oggi non chiarito.
Nel corso della presente istruttoria sono emersi, grazie alle testimonianze di Gianfrancesco BELLONI e Vincenzo Vinciguerra, altri particolari che illuminano di luce ancor più inquietante la figura e il ruolo svolti da Dario Zagolin all’inizio degli anni ’70 e le ragioni della sua prodigiosa fuga.
Gianfrancesco Belloni infatti, sentito in data 2.4.1992, ha innanzitutto confermato di aver lavorato per lungo tempo, contestualmente alla sua
militanza nel M.S.I., quale informatore sia dei Carabinieri sia del personale della base americana di Ederle, nei pressi di Vicenza (f.2).
Ha confermato inoltre che lo stesso ruolo era ricoperto, ad un livello più alto del suo, da Dario Zagolin,con il quale era frequente lo scambio di informazioni, e che questi era riuscito a sfuggire all’esecuzione del mandato di cattura grazie all’aiuto dei suoi referenti. Gianfrancesco Belloni ha poi riferito una circostanza assolutamente inedita:
“”””….accompagnai una volta ZAGOLIN a Roma in quanto questi aveva un incontro con CLEMENTE GRAZIANI di Ordine Nuovo.
Questo incontro avvenne in una trattoria. Io non conoscevo Graziani e non lo avevo mai visto prima. Eravamo con la macchina di Zagolin e al ritorno ci fermammo ad Arezzo dove Zagolin mi presentò LICIO GELLI.
Mi condusse cioè nella villa dove Gelli abitava e comunque io mi limitai alle presentazioni e parlarono fra di loro. Io non entrai nei loro discorsi. Ricordo benissimo il nome ella villa che era Villa Wanda ed era poco fuori Arezzo. Non avevo riferito prima questa circostanza, in particolare non l’avevo riferita al G.I. di Padova, sia perchè non ero tranquillo della piega che avrebbe preso l’inchiesta, in quanto temevo che colpisse troppo la destra, sia perchè allora di LICIO GELLI si parlava ancora poco e non mi sembrava una cosa così importante. Questo incontro avvenne nel 1972.””””
Quindi Dario Zagolin, esponente della Rosa dei Venti proprio negli anni dei progetti golpisti, era in contatto con Licio GELLI, il cui coinvolgimento in tali progetti è stato esposto nella parte quinta di questa ordinanza e trova ora una nuova significativa conferma.
Ma non è tutto. Nel corso di una sua successiva deposizione al G.I. di Milano dr. Lombardi, Gianfrancesco Belloni ha dichiarato di aver appreso
da un altro informatore del S.I.D. di Padova, tale Guido NEGRIOLLI, che Gianfranco Bertoli, l’autore della strage del 17.5.1973 dinanzi alla
Questura di Milano, era legato ad esponenti di Ordine Nuovo fra cui lo stesso Freda, era un “burattino” manovrato da altri e suo compito
specifico quel giorno era eliminare l’on. RUMOR al fine di accelerare il programma della “strategia della tensione” (cfr. dep. Belloni, 14.4.1992, ff. 3-4).
Si tratta di confidenze di notevole rilevanza e di argomenti che saranno più propriamente sviluppati in altra sede, e cioè nell’ordinanza che sarà
redatta dal G.I. titolare dell’inchiesta sulla strage dinanzi alla Questura di Milano, dr. Antonio Lombardi, ma non si può sin d’ora non sottolineare che gli elementi forniti di Gianfrancesco Belloni sono in perfetta sintonia con elementi già emersi nella presente istruttoria, quali la proposta fatta dal dr. MAGGI e da Delfo ZORZI a Vincenzo Vinciguerra, sin dal 1972, di eliminare l’on Mariano Rumor godendo della complicità della sua scorta.
Proprio Vincenzo Vinciguerra ha fornito un’altro elemento di notevole importanza riguardante Dario Zagolin.
Egli ha infatti riferito di avere incontrato Stefano DELLE CHIAIE, durante il periodo della comune latitanza, a Parigi nel febbraio del 1979
e, essendo sofferente per un ascesso a un dente, di essere stato condotto da questi a casa di un medico italiano anch’egli da lungo tempo latitante
in relazione al golpe Borghese.
In casa di tale medico (identificabile nel medico di Rieti Adriano MONTI, che attualmente svolge la sua attività professionale a Parigi; cfr. nota
della Digos di Roma in data 24.9.1992, vol.19, fasc.4), insieme a costui vi era un altro italiano, anch’egli coinvolto nel processo per il golpe
Borghese, che Vincenzo Vinciguerra ha riconosciuto pressochè con certezza nella fotografia di Dario Zagolin (cfr. int Vinciguerra, 18.4.1992, f.1;
7.5.1992, f.1; 23.2.1992, ff.3-4). Stefano Delle Chiaie e i due italiani “dimostravano di conoscersi e di avere un rapporto politico preesistente al loro incontro a Parigi” (int. 18.4.1992, f.1).
Quindi Dario Zagolin non solo era in contatto con Licio GELLI (ed entrambi erano in contatto con Servizi di sicurezza italiani e verosimilmente stranieri come la storia del tentato golpe Borghese ha evidenziato), ma anche con Stefano Delle Chiaie, coinvolto in quasi tutte le vicende eversive dal golpe Borghese in poi, non esclusi gli attentati del 12.12.1969.
La messa a fuoco della figura di Dario Zagolin conferma quindi ancora una volta la circolarità dei rapporti fra i protagonisti dei più gravi fatti
eversivi (il gruppo di FREDA e VENTURA e quello di Avanguardia nazionale, Gianfranco BERTOLI e Ordine Nuovo, Licio GELLI e i progetti golpisti,
Stefano DELLE CHIAIE e lo stesso ambiente golpista che ruotava intorno a Zagolin e a Gelli e così via) e l’interdipendenza dei loro progetti
strategici al di là delle differenze tattiche e di facciata.
Rimane ancora un mistero la presenza dell’autovettura di un uomo come Dario Zagolin, appartenente alla struttura “profonda” e più coperta
dell’eversione, a Milano l’11.12.1969. Un mistero che forse in futuro sarà chiarito.
Forse una presenza di “controllo”, nell’interesse di qualche Apparato istituzionale, di quanto altri stavano per commettere.

 

Sentenza ordinanza G.I. Salvini 1995

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