Il tentativo di colpo di Stato della notte fra il 7 e l’8 dicembre 1970 – G.I. Salvini 1995 – II

Dunque Licio GELLI era conivolto nel golpe Borghese con un ruolo decisivo sul piano istituzionale e cioè mettere il Presidente della Repubblica in
condizioni di non poter esercitare il proprio mandato.
Dunque anche il Comando americano F.T.A.S.E di Verona era informata tramite Carlo DIGILIO, collaboratore degli americani sin dal 1967, dello
sviluppo degli avvenimenti. Si noti che grazie all’attività informativa di DIGILIO le notizie sul concentramento a Venezia la notte fra il 7 e l’8 dicembre 1970 erano giunte sino ai più alti livelli poichè a Verona nella base cui Digilio faceva riferimento ha sede il Comando F.T.A.S.E. e cioè il Comando generale delle Forze dell’Alleanza Atlantica per tutto il Sud-Europa.
Dunque in ogni parte d’Italia erano mobilitati cospicui gruppi armati: centinaia di uomini a Venezia, centinaia di civili e militari a Verona,
decine di uomini addirittura nelle sperdute località intorno al lago Trasimeno.
Era garantito l’appoggio in forze delle organizzazioni storiche della criminalità organizzata, mafia e’ndrangheta, incaricate a Roma come in
Calabria dei lavori più “sporchi” quali l’eliminazione di alte personalità istituzionali, come il Capo della Polizia Angelo Vicari,
evidentemente non allineato alla congiura e,la cattura degli esponenti dell’opposizione.
Non si può certo continuare a sostenere che quanto è avvenuto quella notte nel nostro Paese sia stato solo il sogno di qualche Ufficiale in pensione o un tentativo buono solo per la sceneggiatura di qualche film di costume. Ma non è tutto. E’ probabile che gli attentati del 12.12.1969 avessero la finalità di favorire il programma del golpe che era programmato già per la fine del 1969 sull’onda della paura e del disorientamento creati dal ripetersi di fatti che, come le bombe sui treni e nelle banche, colpivano semplici cittadini.
Sentiamo in proposito il racconto di Sergio CALORE: “””In merito a quel periodo posso dire che mi fu riferito un discorso relativo al significato degli attentati del 1969 in relazione ai progetti di golpe. Mi fu detto – quando ero ancora libero – che secondo i programmi il cosiddetto golpe Borghese, che fu tentato nel dicembre 1970, doveva in realta’ avvenire un anno prima e che la collocazione delle bombe, nel dicembre ’69, aveva propria la finalita’ di far accelerare questo progetto comportan-do nel paese una piu’ diffusa richiesta d’ordine ed il discredito delle forze di sinistra in genere che sarebbero state additate come responsabili o corresponsabili dei fatti. In tutta onesta’ non sono in grado di dire da chi mi fu fatto questo discorso ma comunque da persona che era esponente di rilievo di Ordine Nuovo.””” (int. 21.10.1991, f. 3)
Del resto Vincenzo Vinciguerra, in relazione alla questione centrale realtiva all’acquisto dei timers da parte del gruppo veneto ed alla ben difficilmente spiegabile mancanza di particolari cautele nell’effettuare tale acquisto in prima persona presso una ditta di Bologna, ha sottolineato che tale comportamento si poteva “””spiegare con la sicurezza di costoro, di partecipare ad un’operazione politica che coinvolgeva le forze anticomuniste sia politiche che militari e che doveva concludersi, per l’ampiezza del concorso in tale operazione, in un sicuro successo dal quale i responsabili dell’operazione del 1969 si ripromettevano di trarre i vantaggi derivanti dalla vittoria che proprio con il loro operato avevano contribuito a determinare”””. (int. 10.7.1992, f.1).
Del fatto che il progetto del golpe Borghese fosse già in stato di avanzata preparazione alla fine del 1969, e quindi in contemporaneità con la campagna di attentati che era iniziata con l’attentato alla Fiera di Milano e all’Ufficio Cambi della Stazione Centrale il 25.4.1969, vi è una traccia documentale in una nota del S.I.D. in data 16 giugno 1969, nascosta, come molte altre relative alla fase preparatoria del tentativo del 7.12.1970, dal generale Vito MICELI e riemersa solo quando, dopo le indagini del giudice istruttore Giovanni Tamburino, era divenuto inevitabile sbloccare il segreto su alcuni atti del reparto D .
In tale nota si legge: “un esponente del Fronte Nazionale ha informato alcuni dirigenti della Società Metallurgica Italiana ( S.M.I. ) che il
movimento ha in programma di attuare, nel periodo da giugno a settembre 1969, un colpo di Stato per porre fine alla precaria situazione politica
che travaglia la vita del Paese. L’uomo di Borghese vorrebbe trattare l’acquisto di munizioni prodotte negli stabilimenti della S.M.I. ma ha ricevuto un rifiuto “.
Ciò non significa ovviamente che tutti i capi o i militanti del Fronte Nazionale, coinvolti nel progetto golpista, fossero anche complici o conniventi in una strategia stragista ma certo, a determinati livelli, i due progetti correvano su binari strategicamente paralleli.
D’altronde in molte situazioni geografiche i militanti di Ordine Nuovo, e sopratutto di Avanguardia Nazionale, costituivano la più importante
ossatura operativa civile di cui i golpisti del Fronte Nazionale disponessero.

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