Enzo Ferro – Golpe Borghese – 1.7.1992

“Posso meglio spiegare la mobilitazione che ci doveva essere quella notte di sabato, poche settimane prima del mio congedo, nel Natale del 1970.
Il Maggiore ci disse di tenerci pronti in camerata, con gli abiti borghesi, e che poi avremmo dovuto essere portati nella zona di Porta Bra
a Verona, nella sede dell’Associazione Mutilati e Invalidi di guerra, dove si stampava il giornaletto del MOVIMENTO DI OPINIONE PUBBLICA.
Io ero molto agitato e preoccupato; BAIA era con me ed era eccitato per quanto stava per accadere.
Ci fu detto chiaramente che dovevamo intervenire e che non potevamo tirarci indietro e che, giunti al punto di raccolta, saremmo stati armati
e portati nella zona dove dovevamo operare come supporto al colpo di stato.
Tutte le cellule di civili e militari avrebbero dovuto intervenire. Tuttavia nella notte vi fu il contrordine, era verso l’una e trenta e ce lo comunicò direttamente il maggiore SPIAZZI, dicendoci che il contrordine veniva direttamente da Milano. Non ne ho mai saputo il motivo, anche se all’epoca, se glielo avessi chiesto, forse lo avrei saputo””” (dep. 1.7.1992, f. 2).

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