“Sì ho incontrato Gelli” – La Repubblica 25.07.1989

Sì, ho preso un tè con Licio Gelli nel salotto di villa Wanda. L’ avvocato Roberto Montorzi conferma l’ incontro con il maestro venerabile della Loggia P2 che ha poi rivisto a Milano insieme al difensore di Gelli, l’ avvocato Fabio Dean. Seguendo una prassi completamente inedita, il legale di punta del collegio di parte civile delle stragi (2 agosto alla stazione di Bologna, treni Italicus e 904 di Natale) che tre giorni fa ha rimesso il mandato difensivo, il 5 luglio scorso conversò per un’ ora e mezza con il capo della P2, condannato in primo grado a dieci anni di carcere per la strage dell’ 80. Di che cosa parlarono Montorzi e il venerabile in un luogo che non ha niente a che fare con le sedi processuali deputate? Di Cauchi, del terrorismo nero toscano, di Musumeci è la sua risposta. Perché lo ha fatto, pur sconsigliato dai colleghi e dal presidente dell’ Associazione delle vittime Torquato Secci? Curiosità professionale. Accuso da dieci anni una persona che non avevo mai incontrato. Quando mi hanno contattato per un colloquio con Gelli, ho detto di sì. Dovevo essere a Firenze per un processo… Arezzo è vicina e ci sono andato. E chi ha fatto da tramite fra Gelli e Montorzi? Il giornalista Cristiano Ravarino (un pubblicista italo-americano, ben ammanicato con la P2 e che vanta conoscenze di altissimo livello con i vertici della politica e dell’ esercito statunitensi n.d.r.). La rinuncia alle parti civili è stata una conversione dopo gli incontri con Gelli? Maglietta rossa a maniche corte, abbronzato e sudato Montorzi nega: Mi si rimprovera l’ inopportunità delle mie dimissioni. Io però le andavo annunciando da mesi. Lo sapevano tutti. Gelli non c’ entra. La risposta dell’ avvocato è secca e decisa quanto imprevedibile la sua rinuncia che fa seguito di pochi giorni alla restituzione della tessera al Pci, decisione quest’ ultima presa dopo un lungo travaglio. La sequenza degli avvenimenti però induce a sollevare anche qualche dubbio. Quindici giorni dopo il primo incontro con Gelli, il 20 luglio, Montorzi scrive una lettera di due pagine e mezzo a Secci per comunicargli la sua decisione di rimettere l’ incarico: Caro Torquato, come ti ho già anticipato a voce mi sono incontrato il 5 luglio con Licio Gelli in Arezzo presso la sua abitazione… L’ incontro con Gelli mi ha indotto ad ulteriormente riflettere sulle distorsioni del processo e sugli effetti perversi che ne potranno scaturire. Il 22 luglio mattina le redazioni di alcuni giornali ricevono un comunicato dall’ avvocato difensore di Gelli, Fabio Dean.

montorzi

Ma il comunicato è a firma di Roberto Montorzi: in esso il legale annuncia ufficialmente di aver rinunciato al mandato di parte civile con una decisione che scaturisce da una mia valutazione critica rispetto alle ipotesi accusatorie formulate nei confronti di alcuni imputati, a mio avviso non raggiunti da sufficienti prove di colpevolezza. Come ha fatto l’ avvocato di Gelli ad entrare in possesso di quel comunicato? Gliel’ ho dato io stesso risponde Montorzi . Ci siamo visti a Milano cinque minuti, il 21 luglio, perché Dean (che conosco da 20 anni) mi aveva chiesto se erano vere le voci sulle mie dimissioni. Perché gli ho dato il comunicato? Lo avevo pronto per l’ Ansa. Io poi non l’ ho spedito. Non immaginavo lo spedisse Dean, per fini suoi. Al colpo di teatro si arriva dunque ad appena undici giorni dal nono anniversario dell’ eccidio alla stazione di Bologna (85 morti e 200 feriti) e a tre mesi dall’ appello fissato per il 24 ottobre e la sua cronistoria lascia aperti molti interrogativi. C’ è chi sostiene che il colpo di scena che ha per protagonista l’ avvocato Montorzi non sia che l’ inizio di una campagna mirata a svuotare il processo di significato e credibilità. E in questo si inserirebbe anche la richiesta di intervento del ministro Vassalli da parte di Giuseppe De Gori, l’ avvocato difensore di Francesco Pazienza. Montorzi però si chiama fuori da questa ipotesi: Ho appreso dalla stampa che la mia decisione di rinunciare al mandato quale difensore di parte civile nel processo per la strage di Bologna sarebbe stata determinata o favorita da un incontro con Gelli scrive in un comunicato diffuso nel pomeriggio di ieri . Nel respingere con fermezza tale insinuazione lesiva della mia dignità, preciso di avere indicato i motivi di insoddisfazione e disagio in una lettera al presidente dell’ Associazione delle vittime Torquato Secci. In quella lettera, spedita dopo l’ incontro con Gelli, di motivi Montorzi ne ha elencati diversi, tutti da tempo già affrontati con gli altri avvocati di parte civile e con lo stesso presidente dell’ Associazione. Era nota la sua insoddisfazione per come è stato istruito il processo per la strage. Il legale avrebbe voluto un approfondimento delle indagini e accuse più pesanti per taluni imputati. Tutte critiche che l’ avvocato ribadisce nella lettera a Secci: Non ho condiviso in particolare la scelta di accusare alcuni imputati di calunnia (fatto-reato che a mio avviso non sussiste) anziché di favoreggiamento, concorso in strage o altro.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/07/25/si-ho-incontrato-gelli.html

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