“Il caso Montorzi avvelena Bologna” La Repubblica 01.08.1989

Il caso Montorzi, il legale di parte civile che una settimana fa ha clamorosamente rinunciato all’ incarico nel collegio di difesa dopo un incontro con Licio Gelli e dopo aver denunciato i pericoli di un processo politico, avvelena Bologna. Rimbalzano voci, denunce, sospetti. L’ onorevole socialista Franco Piro, in una interrogazione, parla di decine di perquisizioni fatte in città nei giorni scorsi da uomini dei servizi segreti e chiede lumi sull’ esistenza di binari paralleli nell’ inchiesta. Libero Mancuso, pubblico ministero nel processo per la strage, annuncia querela contro il Giornale Nuovo che aveva interpretato l’ interrogazione di Piro dicendo che i binari paralleli erano quelli di Montorzi-Mancuso, quindi legati al Pci bolognese. Il magistrato chiede l’ intervento del Consiglio superiore della magistratura. E’ necessario dice Mancuso che a questo punto intervenga il Csm perchè è in pericolo in tante sedi d’ Italia l’ indipendenza della giurisdizione. Di fronte a questi ultimi sviluppi il presidente dell’ Associazione familiari delle vittime Torquato Secci accusa Montorzi di essere stato un infiltrato della P2 nel collegio di difesa.

Intanto l’ ombra del Venerabile vaga in città. Un lungo messaggio di Gelli è pronto per essere diffuso domani in occasione delle celebrazioni per il 2 agosto. Sono parole cariche di ostentata commozione. Non riuscirei a piangere il cadavere di mia figlia se avessi sulla coscienza gli ottanta morti di Bologna scrive il capo della P2 senza dimenticare di accusare la cultura cospiratoria comunista che nel processo alla strage ha raggiunto l’ apice. Contro Gelli si scaglia il Pci che denuncia senza mezze misure la rinascita del Gran Maestro dalle sue ceneri e una campagna tendente a dimostrare una giustizia eterodiretta dal Pci. Messaggi preoccupanti. Messaggi che pesano come macigni alla vigilia del nono anniversario della bomba alla stazione. Un’ aria cupa, carica di sospetti, di paure, di voci, di congiure grava sulla città e sul processo d’ appello fissato per il 24 ottobre. Un’ aria così inquinata che l’ onorevole democristiano Beniamino Andreatta ha lanciato la proposta di trasformare il 2 agosto in una giornata di silenzio. Facciamo come per il Venerdì Santo, facciamo un lutto collettivo, per cercare di capire cosa c’ è dietro la rinuncia e i silenzi dell’ avvocato Montorzi dice Andreatta. Ma il silenzio ufficiale di molti è già ora un segnale di grande imbarazzo. Pochissimi si lanciano nel tentativo di fare ipotesi pubbliche su cosa ci sia dietro la rinuncia di Montorzi che il giorno dopo l’ incontro con Gelli ha anche restituito la tessera del Pci. Il segretario del partito comunista si è scagliato contro il tradimento del legale con grande violenza parlando di una folgorazione sulla via di Villa Wanda ed ha annunciato una interrogazione comunista che chiede al governo di bloccare sul nascere questi nuovi episodi di intollerabile inquinamento e cosa intenda fare per impedire che il signor Licio Gelli continui ad inquinare dalla sua residenza la vita politica italiana. A porre domande e a tentare spiegazioni ci ha provato Franco Piro, deputato socialista eletto a Bologna e vicepresidente del gruppo a Montecitorio. Ma la sua lunghissima interrogazionze ai ministri Vassalli, Gava e Martinazzoli non ha certo contribuito a chiarire.

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Anzi da ieri, dopo la ricostruzione di Piro, il clima in città è ancor più teso. Secondo l’ onorevole socialista sembra che la rinuncia di Montorzi sia conseguente e non solo successiva all’ incontro con il capo della P2. Piro cioè mette per iscritto quello che tutti a Bologna si chiedono da una settimana: come ha fatto Gelli a convincere Montorzi?. Spunta anche il nome di Francesco Pazienza, ma solo perchè avrebbe rivendicato la sua estraneità nella vicenda e, come scrive sempre Piro, l’ ombra di elementi dei cosiddetti corpi separati dello Stato. Veleni che si mischiano col dolore dei famigliari delle vittime di tutte le stragi (2 agosto, Italicus, treno 904) a cui quest’ anno, nelle celebrazioni, viene associato il mistero di Ustica. Piro raccoglie un’ altra voce che corre in città per chiedere ai tre ministri se risulta che uomini dei servizi segreti abbiano effettuato perquisizioni non autorizzate di cittadini bolognesi con responsabilità istituzionali nelle notti tra il 21, 22 ed il 23 luglio.

Una bomba che non trova credito, ma che ora è scritta. Così come è scritto, ma questa volta tra le righe, il sospetto di Piro di irrituali collaborazioni tra Montorzi e qualche giudice. Il deputato paventa collegamenti tra il predetto avvocato e giudici che si sono posti in evidenza per clamorose iniziative. A Bologna tutti hanno letto questo brano come un collegamento fatto da Piro tra Montorzi, Mancuso e il Pci. Infatti tra i veleni di questo scorcio d’ estate c’ è anche la voce di fantomatici verbali della commissione giustizia comunista. Un’ ipotesi che sfiora l’ assurdita visto che Montorzi non faceva parte della commissione, ma che dimostra il clima che si respira a Bologna. Proprio per questo Mauro Zani, numero uno della federazione comunista, mette in guardia contro il ritorno dell’ ombra lunga della P2 sul processo per il 2 agosto e dà una interpretazione precisa ai veleni del luglio bolognese. E’ una campagna di delegittimazione dei magistrati che non si sono lasciati mettere, a suo tempo, la museruola da Licio Gelli e dai servizi deviati.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/08/01/il-caso-montorzi-avvelena-bologna.html

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