Torquato Nicoli – dichiarazioni 03.12.1974 G.I. Vella

Adr: nel corso della mia attivita’ di informatore del Sid ho avuto occasione di incontrare in Svizzera a Lugano, Benvenuto Pietro, ligure, ex autista dell’ avv De Marchi, il giovane implicato per l’esplosione di un ordigno avvenuta in un appartamento della vecchia Genova alcuni mesi fa, mi pare nel settembre scorso. Egli mi riferi’ che quell’ ordigno confezionato da lui, da tale Tubino, nonche’ da uno studente mutilato da una mano perche’ feritosi in un precedente caso analogo era composto da gelatina di cava e dinamite (procuratasi da essi con il furto di una cava), impastata con ossido di zinco o nitrato di zinco.
Allorche’ ho letto dell’ attentato all’ Italicus apprendendo che con l’ esplosione si era sviluppato un incendio, ho pensato ad una connessione tra i due fatti. Inoltre sempre dal benvenuto avevo appreso che all’ inizio di questo anno elementi dei gruppi eversivi di destra liguri avevano tentato di ottenere del plastico da elementi di Ordine Nuovo di Bologna. Anche i genovesi erano di ordine nuovo. Sempre il Benvenuto mi riferi’ che tale Bartoli Emanuele, studente in un collegio di Chiavari, e bolognese, era collegato ai gruppi di Ordine Nuovo di Genova che egli frequentava potendo uscire dal collegio quando gli pareva. Sono in grado di poter identificare gli esponenti ordinovisti liguri che erano in contatto con i bolognesi dopo aver svolto delle indagini, poiche’ dei primi conosco solo un tale Paolo per la identificazione del quale mi occorre di poterlo rivedere e tramite suo pervenire alla individuazione degli altri.
Discutendo col Benvenuto, col quale mi sono trattenuto due o tre giorni, sino a quando la polizia elvetica non ci ha espulsi entrambi, anzi a me, munito di regolari documenti, venne rivolto l’ invito di allontanarmi: quanto al Benvenuto fornito di documenti falsi penso lo abbiano espulso. Ignoro pero’ dove egli attualmente si trovi, e riferendomi alla sua conoscenza col Bartoli gli chiesi se per caso egli non fosse implicato anche nella questione dell’ Italicus. Il Benvenuto mi rispose quasi risentito che egli era estraneo alla vicenda perche’ durante quel periodo era stato sulle Dolomiti cautelandosi col fare registrare la sua presenza in tutti i rifugi ed alberghi da lui all’ epoca frequentati. Inoltre si riferiva che in quell’ occasione aveva spedito dai luoghi ove soggiornava un sacco di cartoline.

Adr: non mi risulta che a Bologna vi fossero diramazioni della Rosa dei venti posto che la Rosa dei venti fosse una organizzazione autonoma, poiche’ essa non era altro che un’ espressione del Fronte Nazionale di Borghese di cui luogotenente per l’ Italia era l’ avv De Marchi. Tale organizzazione non aveva in Bologna nessun collegamento ne’ con ambienti militari ne’ civili e dei nomi dei quali la sv mi riferisce (l’ ufficio da’ atto che viene letto al testimone l’ elenco dei nomi trasmesso con anonimo sotto la indicazione “la rosa dei venti di bologna” ed allegato al procedimento nr 270/74) nessuno di essi mi dice alcunche’, mi sono completamente sconosciuti ne’ mai li ho uditi nel corso della mia attivita’.

Adr: null’ altro di specifico posso riferire se non raccomandazione di insistere nelle indagini su Genova ed in particolare sulle localita’ della riviera di Levante Rapallo, Santa Margherita poiche’ in tale zona a mio parere e’ il centro di tutta l’ attivita’ eversiva e terroristica di cui la magistratura si sta interessando oggi. Quanto ai finanziatori io sono certo che essi si trovino in Svizzera: sono cosi’ certo che il mandante dell’ atto di cui il Benvenuto e’ imputato (preparazione dell’ ordigno esplosivo) sia il Lercari e quell’ ordigno era destinato non gia’ come si e’ detto allo stadio di Genova ma alla sede del giornale il Secolo XIX.
Devo altresi’ precisare che la preparazione dell’ ordigno esploso fra le mani del Benvenuto (questi mi confido’ che l’ esplosione era stata causata dalla caduta di qualche goccia di whisky che i tre amici stavano consumando sulla sostanza che andavano a comporre) fu opera di esso Benvenuto, del Tubino Stefano e dello studente mutilato cui innanzi ho fatto riferimento, la cui identificazione non dovrebbe essere difficile posto che e’ stata rinvenuta una foto con Benvenuto ed esso studente. Estraneo a tale impresa risulta essere il giovane Righetti, figlio di un ex magistrato genovese il quale tuttavia e’ latitante per paura di esser perseguito.

Null’ altro posso riferire loro.

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