La relazione di Guido Paglia inviata al Sid – seconda parte

L’attendibilità delle notizie fornite da Guido Paglia emerge del resto sia da un gran numero di dati processuali raccolti in seguito nelle istruttorie sia dalle testimonianze, nel corso di questa istruttoria, di due soggetti profondamente inseriti in A.N. quali Carmine DOMINICI e Vincenzo VINCIGUERRA.
Carmine Dominici, nella sua deposizione in data 30.11.1993, ha infatti confermato integralmente e sviluppato i dati sulla situazione calabrese
presenti nella relazione, mentre Vincenzo Vinciguerra, avuta lettura delle parti essenziali della relazione nel corso dell’interrogatorio in data 25.7.1992, ha precisato che “le persone e i ruoli citati” corrispondevano alle sue conoscenze della struttura di A.N. e che “in particolare Fabbruzzi e Crescenzi vi erano esattamente indicati come elementi con scarse capacità politiche, ma dotati di capacità spiccatamente operative” (f.3).
La divulgazione della relazione di Guido Paglia non deve essere stata gradita in certi ambienti.
Il capitano Labruna ha infatti riferito di avere ricevuto più volte sollecitazioni da parte di alcuni avvocati, difensori di persone imputate nel processo sul golpe Borghese, e dallo stesso Guido Paglia affinchè non rendesse pubblica la relazione (cfr. deposiz. Labruna, 9.10.1992, f.1).
Guido Paglia ha negato di aver mai consegnato una relazione su A.N. al capitano Labruna (cfr. dep. al G.I. di Venezia, 12.3.1990, vol. 16, fasc. 7), ma un’autonoma ed attendibile conferma del racconto dell’ex Ufficiale del reparto D è giunta da una fonte attendibile come Vincenzo VINCIGUERRA.
Questi infatti ha rivelato di aver appreso dell’esistenza della relazione sin dal novembre del 1982, quando si trovava detenuto nel carcere di Rebibbia e che fonte di tale notizia era stato Adriano TILGHER, alter ego a Roma di Stefano Delle Chiaie e detenuto in quel periodo con Vinciguerra:
“TILGHER mi disse che PAGLIA aveva consegnato al S.I.D. un rapporto completo su tutto ciò che AVANGUARDIA aveva fatto nella notte fra il 7 e
l’8 dicembre 1970, entrando stabilmente a lavorare per i Servizi. Tilgher mi disse che questa notizia l’aveva saputa dal padre il quale era stato
informato a sua volta da un alto Ufficiale del S.I.D. suo amico del quale non mi fece il nome. Tilgher era molto risentito nei confronti del Paglia
per questa sua delazione. (cfr. int. Vinciguerra 25.7.1992, f. 2).”
L’interpretazione del comportamento di Guido Paglia, fornita da un elemento interno alla vita di A.N. come Vincenzo Vinciguerra, è poi del
tutto condivisibile.
Secondo Vinciguerra infatti, la relazione era stata usata dal S.I.D. per dimostrare che il Servizio disponeva di importanti elementi di conoscenza
circa l’implicazione di A.N. nel golpe Borghese e, nonostante ciò, non aveva agito contro Avanguardia. In tal modo il Cap. Labruna, mandato a
Barcellona per incontrare Delle Chiaie pochi giorni dopo la consegna della relazione, aveva potuto accreditarsi presso il capo di A.N. come interlocutore affidabile. Si noti che l’esistenza della relazione di Guido Paglia conferma ancora una volta l’illegalità e la spregiudicatezza con cui si muovevano i vertici del S.I.D. all’inizio degli anni ’70 anche sotto il profilo dell’esistenza e della circolazione di atti, destinati a non essere mai protocollati, che venivano tenuti al di fuori dei canali ufficiali.
Infatti nel fascicolo intestato a Guido Paglia custodito attualmente nell’archivio del S.I.S.M.I. – erede del S.I.D. – non vi è traccia della relazione e tale fascicolo contiene solo tre atti del tutto insignificanti, il primo dei quali è del 1979 e quindi di molto successivo alla militanza di Paglia in A.N. che pertanto, stando agli atti del S.I.D., era del tutto ignota.
Il caso di Guido Paglia testimonia quindi nuovamente l’attenzione del Servizio, negli anni ’70, a non lasciare traccia del proprio operato sopratutto nei settori più delicati, in spregio alle norme che impongono, anche per il Servizio, la registrazione e la custodia di tutti gli atti. In conclusione non può non essere sottolineato ancora una volta il ruolo equivoco svolto da Guido Paglia a Roma a cavallo degli anni ’70.
Si ricordi che il 10.1.1970 in una cassetta delle lettere di Roma era stato rinvenuto un portafoglio appartenente a Guido Paglia, evidentemente oggetto alcuni giorni prima di un borseggio e denunziato infatti come smarrito dal suo proprietario. Tale portafoglio conteneva, oltre a documenti vari di Guido Paglia, un elenco manoscritto di nomi e numeri di telefono di anarchici romani del gruppo BAKUNIN di via Baccina nr.35, il gruppo da cui Mario Merlino aveva operato nell’autunno 1969, la scissione fondando il circolo 22 marzo per utilizzarlo per i suoi fini provocatori.
Inoltre il portafoglio conteneva un impressionante elenco, appuntato anch’esso su di un foglietto manoscritto, di saponette di esplosivo, rotoli di miccia, detonatori e capsule elettriche con apposta a fianco di ogni voce la quantità del materiale presente, quasi si trattasse di una sorta di ” nota della spesa” (cfr. vol. 22, fasc. 2, f. 16).
In merito all’elenco di militanti anarchici, Mario Merlino ha ammesso durante la prima istruttoria per la strage di Piazza Fontana che tali annotazioni erano di suo pugno e ciò testimonia l’internità di Guido Paglia all’azione di infiltrazione e di provocazione condotta in quei mesi dagli elementi romani di A.N. nell’ambiente anarchico con i fini che più volte sono stati accennati.
In merito al secondo foglietto, contenente l’elenco di esplosivi e di detonatori, Guido Paglia non ha mai offerto ai giudici alcuna spiegazione anche se è facilmente intuibile che l’elenco si riferisse a parte della dotazione della struttura occulta di A.N..
Quanto contenuto nel quasi dimenticato portafoglio di Guido Paglia era ed è certamente assai indicativo e non è mai stato sufficientemente approfondito, tenendo anche presente che il ritrovamento del portafoglio si colloca a poche settimane dagli attentati del 12.12.1969.

Sentenza ordinanza G.I. Salvini 1995

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