La relazione di Guido Paglia inviata al Sid – prima parte

Come la nota di Guido Giannettini sull’ammiraglio Torrisi, anche la relazione di Guido Paglia sulla struttura occulta di A.N. e sull’attiva presenza di tale organizzazione nel golpe Borghese ha avuto in sorte di non essere mai trasmessa all’A.G. che stava indagando su tali episodi, anche se ha avuto un utilizzo improprio e trasversale. Il capitano Antonio Labruna ha dichiarato infatti di essere stato inviato dal generale Maletti da Guido PAGLIA nell’autunno del 1972 e di avere ricevuto da questi una dettagliata relazione sulla struttura di A.N., allora ancora operante. Labruna aveva poi passato la relazione al suo superiore (cfr. deposiz. Labruna, 7.7.1992).
Il testimone ha prodotto una copia di tale relazione, che aveva già consegnato una prima volta nel 1981 alla Procura della Repubblica di Roma nell’ambito del processo sulla P2, senza per la verità che tale importante documento fosse in quella sede oggetto di particolare approfondimento (documenti prodotti il 3.8.1991, vol.14, fasc.1).
L’originale, secondo Labruna, era rimasto nelle mani del generale Maletti e del colonnello Romagnoli (cfr. deposiz. Labruna, 16.7.1992).
All’interno del N.O.D., Guido Paglia era indicato come “fonte PARODI”, nome le cui due prime sillabe facevano riferimento al nome dell’interessato: PAGLIA di ROMA (cfr. deposiz. Labruna, 15.10.1993). Subito dopo la consegna della relazione, Guido Paglia, tramite Maurizio Giorgi, aveva messo in contatto Labruna con Stefano DELLE CHIAIE e Labruna, su disposizione del generale Maletti, aveva potuto incontrare il capo di Avanguardia Nazionale, a Barcellona, il 30.11.1972 (cfr. deposiz. ai G.I. di Milano e Bologna, 9.10.1982, f.2), stabilendo con lui un contatto e un canale di disponibilità per conto del S.I.D.
E’ quindi assai chiaro che la relazione di Guido Paglia aveva avuto un utilizzo improprio e strumentale, nell’ambito di rapporti di reciproca compromissione fra il S.I.D. e Delle Chiaie. Grazie alla relazione, infatti, il S.I.D. poteva dimostrare a Delle Chiaie di essere in possesso
di un gran numero di notizie sulla struttura di A.N. e, ciò nonostante, di non avere fatto nulla per farne incriminare i componenti.
In tal modo potevano essere aperti e mantenuti i contatti con Stefano Delle Chiaie, indicato da molte fonti – fra cui Remo Orlandini (vedi
pag.213 della trascrizione del colloquio in data 19.6.1973) – e dalla stessa relazione di Guido Paglia, sino a quel momento vicino, e forse
stipendiato, dall’Ufficio Affari Riservati.
Dal canto suo, Guido Paglia, dimessosi dalla carica di Presidente di A.N. e lasciato l’entourage di Stefano Delle Chiaie diventando uno dei non
pochi giornalisti stabili informatori del S.I.D., si avviava in tal modo ad una carriera più tranquilla e tutelata. Non a caso proprio in quegli
stessi giorni egli sarebbe stato l’autore dell’articolo preveggente, pubblicato sul Resto del Carlino, con cui si attribuiva, prima di qualsiasi accertamento, ai gruppi di estrema sinistra la responsabilità dell’arsenale “scoperto” a Camerino (cfr. f.26).
Ben diverso e più corretto utilizzo avrebbe avuto la relazione di Guido Paglia se fosse stata studiata e sviluppata per mettere a fuoco la struttura occulta di A.N. e consentire all’A.G. di intervenire su un’organizzazione che quantomeno fino alla fine degli anni ’70 è stata coinvolta in gravissimi fatti criminosi.
Infatti, la relazione prodotta dall’ex-esponente di A.N., che consta di 10 cartelle dattiloscritte, contiene uno spaccato dall’interno della
struttura segreta ed armata di A.N. con nomi e informazioni di prima mano. Nella relazione si riferisce dettagliatamente dell’esistenza all’interno di A.N. di due livelli: un livello “ufficiale”, destinato allo svolgimento delle attività pubbliche e legali, e una struttura “secondaria” che costituiva un vero e proprio apparato clandestino. Di tale seconda struttura, secondo una metodologia assai raffinata, facevano parte i militanti dotati di capacità organizzative più adatte al lavoro clandestino, scelti fra coloro che non erano noti alla Polizia e ai Carabinieri per la loro attività politica pubblica e fra coloro che avevano finto di abbandonare l’attività politica.

Il lavoro di tale struttura, dedita ad attività terroristiche, era regolato da norme ben precise fra cui la conoscenza di solo un numero ristretto di altri membri dell’apparato e la non conoscenza di chi avesse compiuto una certa “azione” se appartenente ad un’altra “cellula”.Chi apparteneva alla struttura “secondaria” doveva godere della piena fiducia del vertice e collaborare al “filtraggio”dei militanti. Nella relazione si indicano quali componenti del vertice – oltre naturalmente a Stefano DELLE CHIAIE e al Presidente di A.N., Adriamo Tilgher, succeduto allo stesso Paglia – Maurizio GIORGI, Flavio CAMPO, Cesare PERRI, Giulio CRESCENZI e Fausto FABBRUZZI, (gli ultimi due fedelissimi di Delle Chiaie anche sul piano personale ed eccellenti esecutori di ordini), tutti nomi che sovente ricorrono negli atti di questo procedimento. Fra gli elementi della struttura “secondaria” di maggior affidamento, nella relazione si indicano Roberto PALOTTO, Bruno DI LUIA, Saverio GHIACCI, Tonino FIORE ed altri.

La struttura di A.N. era all’epoca assai forte in Calabria dove responsabile era il marchese ZERBI, un uomo che godeva di grande prestigio e di protezioni anche nella mafia locale, coadiuvato a Reggio Calabria da Pino BARLETTA e Carmine DOMINICI e a Catanzaro da tale TOTO’ (probabilmente Antonio BENEFICO).
Fra gli altri responsabili locali vi erano, a Massa-Carrara, Piero CARMASSI e, a Trento, Cristano DE ECCHER, nomi anche questi presenti in
modo significativo negli atti di questa e di altre istruttorie. La seconda parte della relazione è dedicata all’attiva partecipazione di tutta la struttura di A.N. nel tentativo di golpe di Junio Valerio Borghese grazie ad una stretta integrazione con il Fronte Nazionale e ai legami personali fra Stefano Delle Chiaie e il Principe. Della possibilità di effettuare il golpe a brevissima scadenza e della necessità di mettere perfettamente a punto l’organizzazione si era parlato già alla fine del 1969 (non a caso in un momento di poco precedente gli attentati del 12 dicembre) e dopo lo slittamento della data prevista, nelle riunioni immediatamente precedenti la notte del 7.12.1970, ad A.N. era stato affidato il compito di occupare il Ministero degli Esteri e la sua importante centrale di comunicazioni radio e telefoniche.
Dopo la prima fase dell’azione, gli uomini di A.N. avrebbero dovuto “passare la mano” ai Carabinieri e dedicarsi, nelle prime ore della mattina. al rastrellamento degli avversari politici – sopratutto sindacalisti – che avrebbero dovuto essere internati nell’arcipelago delle Eolie mediante navi già predisposte (circostanza cui più volte ha accennato il capitano Labruna).
Solo il 6.12.1970 il piano iniziale era stato modificato, affidando ad A.N. l’incarico di occupare la centrale operativa del Ministero dell’Interno, grazie anche alla complicità interna del dr. DRAGO che aveva fornito una mappa e una precisa descrizione del Ministero. Il Ministero dell’Interno era stato effettivamente in parte occupato e, al momento del contrordine, due militanti (Roberto Palotto e Saverio Ghiacci) si erano impadroniti di alcune pistole mitragliatrici per precostituirsi, in caso di difficoltà e di abbandono da parte dei complici inseriti nelle Istituzioni uno strumento di ricatto. Grazie anche a tale espediente, l’ambiente di Avanguardia non aveva praticamente subito alcun danno dall’azione della Polizia e della magistratura.
Nei giorni successivi al 7.12.1970, il Principe Borghese aveva spiegato anche ai militanti di A.N. che la sospensione dell’azione era stata decisa al momento dell’occupazione del Ministero della Difesa perchè “qualcuno” – evidentemente a livello molto alto – “si era tirato indietro”. E’ quindi evidente che la relazione di Guido Paglia conteneva notizie assai preziose che avrebbero dovuto essere utilizzate sia in funzione repressiva sia sul piano preventivo, per impedire altre azioni da parte di una struttura che nel 1972 era ancora operante, se la relazione stessa non fosse stata occultata e usata solo a fini anomali dai responsabili del Reparto D.

Sentenza ordinanza G.I. Salvini

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