Vincenzo Vinciguerra – verbale 03.07.1985 – terza parte

Adr: sentendo ora da voi accennare nuovamente all’ attentato al Psi di Brescia come cosa di cui si sarebbe verosimilmente parlato con Orlando nella ripetuta occasione, devo dire che sinceramente non ricordo se con Orlando si parlo’ anche di tale fatto ed in quali termini. Lo ritengo peraltro assai probabile perche’ quello fatto con Orlando fu un esame completo di tutta la vicenda Mar a partire dai suoi inizi. Neppure sentendo accennare da voi all’ ipotesi che Orlando avesse potuto svelare una sua personale partecipazione a quell’ episodio con il ruolo di istigatore, riesco ad avere un ricordo preciso. Ho detto che si fece una ricognizione globale della vicenda Mar ed anche di quella del personaggio Fumagalli: si tocco’ infatti il tema della sua permanenza in Kuwait in relazione ai suoi rapporti con i servizi segreti nord americani e anche quello dei suoi contatti con ambienti toscani negli anni 1969 – 1970.

Adr: mi basta invece il vostro accenno ad un quantitativo di esplosivo rinvenuto in una cabina elettrica, per avere un ricordo di cio’ e per associare lo stesso alla persona di un capitano dei cc ed anche a quella di un giovane, che non ricordo bene se fosse Ferri Cesare o De Amici Marco, comunque senz’ altro uno dei due. Detto cio’, devo precisare pero’ che non ricordo con esattezza se di tale fatto venni a conoscenza nel corso dell’ interrogatorio di Orlando o in altra occasione. Il mio ricordo dell’ episodio e’ limitato a cio’: che il quantitativo di esplosivo era notevole e che venne collocato da un capitano dei cc e da uno dei due detti giovani per fare un attentato. Non so precisare tempo e luogo.

Adr: per averlo appreso direttamente da Rognoni in Spagna, posso dire che costui parlo’ di visite da lui fatte a De Amici Marco sul lago di Garda; ricordo che accennò’ anche a gite in barca fatte insieme al De Amici. Non rammento se Rognoni mi precisò l’ epoca di tali visite; ma presumo che siano da collocare in epoca anteriore alla sua latitanza.

Adr: la notizia che Ferri e De Amici sarebbero dovuti arrivare pure loro in spagna fu riferita dallo stesso Rognoni. Non rammento pero’ che Rognoni abbia detto di avere visto e di essersi incontrato con Ferri in Svizzera prima della sua partenza per la Spagna. Rognoni parlo’ dell’ arrivo di Ferri e De Amici come di una cosa imminente, e cioe’ che doveva seguire di poco il suo stesso arrivo; E ne parlo’ con noi per ragioni logistiche, in quanto non essendo loro ancora organizzati avremmo dovuto provvedere noi alla sistemazione pressoche’ contemporanea di queste altre due persone.

Adr: non rammento se Rognoni ebbe mai ad accennare alla figura di Angeli Angelo; ricordo solo che costui era uno che presso di noi non godeva certa di buona fama, ma era giudicato come persona di cui diffidare. Tornando per un momento al discorso fatto su Orlando Gaetano, vorrei concluderlo precisando che l’ ipotesi di una eliminazione fisica del predetto non trovo’ attuazione in quanto egli attribui’ la responsabilita’ del coinvolgimento di elementi di destra nella attivita’ del Mar ad una libera scelta degli stessi e non ad una subdola provocazione. Lui poi, personalmente, non ci diede l’ idea di un personaggio particolarmente pericoloso e quindi, pur con qualche incertezza e con il mio parere contrario, si decise di lasciarlo andare intimandogli pero’ di non sottrarsi al nostro controllo.

Adr: non mi risulta che Pagliai Pier Luigi sia mai stato “interrogato” sulle sue attivita’ in Italia, anche perche’ per la eta’ e l’ immaturita’ evidente non lo si poteva ritenere veramente responsabile di ciò che poteva avere fatto.

Adr: durante la permanenza in Spagna Pagliai gravito’ esclusivamente nell’ ambiente suo naturale e cioe’ quello di ON; infatti, come ho gia’ detto, avemmo contatti abbastanza saltuari. In particolare ricordo che ci si vide qualche volta nella casa dove abitava Rognoni. Fu invece dopo la sua fuga dalla Spagna (egli si sottrasse fortunosamente all’ arresto scappando attraverso i tetti, o qualcosa del genere) e dopo il suo arrivo in Sud America, che egli si appoggio’ necessariamente alle strutture di Avanguardia. Devo peraltro dire che la sua latitanza gli fu sempre facilitata dalle personali buoni condizioni economiche. Quanto alle ragioni ditale latitanza, non deve fare meraviglia che Pagliai si fosse allontanato dall’Italia per un’ accusa poi non tanto pesante, perche’ numerosi furono i casi simili al suo, e comunque si tratto’ di una scelta personale.
A questo punto invitato ripetutamente a dichiarare se la riserva fatta nel precedente verbale, la’ dove avevo parlato appunto del Pagliai e della vicenda dell’ esplosivo che lo riguardava, possa in qualche modo essere sciolta, devo dire che, oltre ad un’ integrale conferma delle mie precedenti dichiarazioni in argomento, sono in condizioni di aggiungere quanto segue: Pagliai in Cile, in relazione alla strage di Brescia, mi disse che le indagini inizialmente avevano imboccato una pista giusta e di conseguenza, pur con quanto dichiarato prima sulle ragioni della sua latitanza, non posso evidentemente escludere neanche l’ ipotesi di una latitanza direttamente motivata dalla connessione personale di Pagliai, non so con quale ruolo, con l’ attentato di piazza della Loggia. In quanto all’ esplosivo, considerato l’ ambiente ordinovista nel quale agiva il Pagliai, e considerato che lo stesso aveva preso parte ad attentati Sam (cosa che lo stesso personalmente mi riferi’, senza specificare fatti, localita’ e nomi), posso dire che l’ esplosivo di sua proprieta’, che venne fatto sparire una certa notte, e che era di un certo peso, poteva anche provenire dall’ ambiente ordinovista di Venezia.
Rammento esattamente in questo momento che, sempre in quella occasione, il Pagliai mi parlo’ di un ritrovamento avvenuto in un greto di un fiume di un qualcosa che ora mi pare fosse esplosivo; Comunque facente sempre parte di cio’ che era stato portato via quella notte, e che non e’ mai stato posto in relazione con l’attentato di Brescia.
Stavo dicendo che quell’ esplosivo poteva provenire dall’ ambiente ordinovista di Venezia. Infatti, il dottor Maggi aveva disponibilita’ di un esplosivo plastico a suo dire proveniente dall’ estero, esplosivo che aveva caratteristiche di particolare potenza, tanto che per usarne all’ incirca mezzo chilo bisognava impiegare due detonatori in quanto uno non sarebbe bastato a provocare la esplosione. Dico cio’ perche’ Maggi me ne vendette personalmente una quantita’ aggirantesi sul mezzo chilo nel 1971 – 1972, descrivendomi le caratteristiche di cui sopra, per il prezzo di lire 20000: in realta’ lui stesso ne mise 10000 come contributo. Cio’ avvenne a Venezia nell’ abitazione del Maggi. Questi pose l’ accento sulla violenza dell’ esplosione che tale esplosivo provocava, con la avvertenza percio’ di graduare la quantita’ all’ obiettivo da colpire l’ esplosivo cedutomi era costituito di materia compatta e non friabile, piuttosto pesanti.
La carta di avvolgimento era oleosa. Per provocare l’ esplosione in caso di impiego di una quantita’ corrispondente al mezzo chilo, occorreva impiegare due detonatori al fulminato di mercurio. Di detonatori di questo tipo avevo direttamente io una certa disponibilita’. In particolare, sulla provenienza il Maggi preciso’ che l’ esplosivo veniva da un paese dell’ est, ed esattamente dalla Jugoslavia.

Adr: e’ la prima volta che rivelo quanto sopra. Mi rendo conto della portata di tali mie dichiarazioni e delle conseguenze che ne possono discendere sul piano giudiziario, anche a mio carico. Nei prossimi giorni dovro’ essere trasferito a Venezia per dei confronti e mi premurero’ di riferire anche a quel giudice istruttore le circostanze in questione.

Adr: non escludo che si trattasse di T4, ma non posso affermarlo con certezza in quanto non ho mai posseduto T4 da me riconosciuto come tale. Per le caratteristiche del T4, apprese da letture, coincidenti con quelle descrittemi dal Maggi, non posso tuttavia escludere che si trattasse proprio di quel tipo di esplosivo.Aggiungo che quell’ esplosivo non ebbi modo di impiegarlo in quanto ando’ perso: la persona alla quale lo avevo affidato se ne disfece intimorita dalle caratteristiche di potenza. Per inquadrare l’episodio, devo chiarire che in quegli anni (1970,1971, ma anche 1972, 1973 e 1974, e cioe’ fino a quando me ne andai dall’Italia) vi era un flusso costante di armi, munizioni ed esplosivi, che transitando per Venezia veniva portato fino a Roma. Uno dei corrieri era certamente Zorzi Delfo, che trasportava i materiali in grosse valige. Dico questo perche’ almeno in una occasione vidi lo Zorzi con due grosse valige, di cui mi rivelo’ il contenuto rappresentato da proiettili per mitragliatrice mg42.
Faccio presente che, per quanto mi consta, ne’ Zorzi ne’ Maggi ne’ altri che io conosco potevano disporre di denaro sufficiente ad acquistare tali materiali.

Adr: riportandomi al precedente discorso su Pagliai, non escludo chedell’ esplosivo in suo possesso facesse parte anche questo tipo, cioe’ comunque quello datomi da Maggi, che per le sue caratteristiche non poteva evidentemente venire esposto al rischio di un rinvenimento. Cio’ potrebbe fornire una spiegazione dalla esigenza assoluta di far scomparire l’ esplosivo in quella notte di cui Pagliai mi parlo’. Faccio presente che un esplosivo con queste caratteristiche di potenza non richiede l’ impiego di eccessive quantita’ per ottenere effetti devastanti. E’ di conseguenza facilmente trasportabile, datala minor quantita’ proporzionalmente necessaria rispetto ad altri tipi di esplosivi, occultabile e collocabile. Oltretutto la plasticita’ si presta ai piu’ svariati adattamenti.

Adr: ne’ in quella occasione, ne’ successivamente chiesi a Pagliai se per caso l’ esplosivo di cui egli mi aveva parlato fosse del tipo o avesse caratteristiche simili a quello di particolare potenza a me fornito dal Maggi. Neppure, che io ricordi, Pagliai mi fece spontaneamente una descrizione delle caratteristiche del suo esplosivo, in modo che io potessi fare un raffronto con quell’ altro teste’ citato.

Sempre in riferimento a discorsi fattimi da Pagliai in quella medesima occasione ed in particolare sul giudizio che egli dette circa la fondatezza della pista imboccata dalle iniziali indagini su piazza della Loggia, v’ e’ da aggiungere che il Pagliai accenno’ anche ad un certo bar di Brescia e a persone che lo frequentavano: indicazioni queste che io ricordo come collegate appunto al giudizio che Pagliai espresse sulle indagini.

Adr: ricordo che pagliai parlo’ di un bar, in senso generico, e non di una pizzeria, come voi mi chiedete.

Adr: ribadisco che Pagliai mi parlo’ specificatamente di esplosivo; Che mi disse che l’ accusa a lui mossa al riguardo era fondata e che la fonte di prova a suo carico era rappresentata da una ragazza o da una donna.

Adr: quanto al concetto da me gia’ espresso di una contiguita’ tra ambito ideativo ed ambito esecutivo nella strage di Brescia, posso sgombrare il campo dal possibile equivoco che si sia trattato addirittura di una identita’ di ambiti perche’, per quanto e’ a mia conoscenza, detta strage fu opera congiunta di persone geograficamente e politicamente prossime. Ancora su Pagliai, posso riferire un episodio indicativo quantomeno della superficialità della persona. In Bolivia Pagliai venne sorpreso da Delle Chiaie mentre partecipava ad un interrogatorio condotto con metodi brutali insieme a poliziotti boliviani. Per tale motivo Delle Chiaie duramente lo riprese, e pubblicamente. Altro duro intervento che io ricordo di Delle Chiaie, al quale io attribuisco un significato anti stragista, fu in Spagna nei confronti di Rognoni e di Pomar Eliodoro. Costoro si erano dedicati, a partire dal 1975, alla costruzione di congegni esplosivi per i quali delle chiaie evidentemente aveva ragioni di temere che potessero essere impiegati in Italia. Affronto’ i due dicendo loro che, nel caso fosse esploso anche solo una bomba di quelle in Italia, provocando la morte anche solo di una persona, essi ne avrebbero seguito la sorte.

Adr: conclusivamente, per ora, posso aggiungere che non cessero’ di portare avanti i miei sforzi intesi ad allargare la mia presa di posizione ad altri, affinche’ contribuiscano con elementi conoscitivi in loro possesso al processo di chiarificazione dello stragismo e della strategia complessiva in cui questo si inseri’. In particolare cerchero’ di ottenere da Delle Chiaie Stefano un impegno concreto in questo senso, anche se, fermo restando l’assoluta estraneita’ al discorso stragista di avanguardia nazionale, ritengo che l’ ostacolo maggiore in questo senso sia costituito dal legame umano e politico che intercorse tra il Delle Chiaie ed il comandante borghese fino alla morte di quest’ ultimo. Ritengo infatti che da un processo di chiarificazione sulle strategie elaborate in ambienti politico – militari italiani ed esteri emergera’ la fattiva collaborazione prestata dal principe Borghese alla messa in atto di queste strategie. Preciso pero’ che personalmente attribuisco la scelta del comandante Borghese ad incapacità politica ed a una forma mentis che lo induceva a ragionare in termini esclusivamente militari infatti, secondo me, il comandante non e’ mai stato ideologicamente fascista e comunque non era uomo da potere accettare che venissero usati tatticamente metodi quali quelli stragisti.
In altre parole, non accuso il principe Borghese di essere moralmente corresponsabile del metodo stragista; in quanto la responsabilita’ che gli attribuisco io e’ esclusivamente circoscritta all’ ambito politico, e cioe’ di spostamento del mondo neofascista da posizioni antiamericane a anti – nato a posizioni filo americane e filo atlantiche. E’ pero’ innegabile che questa scelta contribui’ nel tempo a rendere permeabile il nostro mondo a strumentalizzazioni da parte dell’ ambiente militare.
Quanto al mio rapporto con Delle Chiaie, tengo a precisare che proprio dalle mie dichiarazioni che precedono puo’ agevolmente ricavarsi l’ inesistenza di ogni preventivo accordo con lo stesso Delle Chiaie sulla posizione assunta da me in sede giudiziaria e politica a partire dall’ anno scorso, quando il 20 giugno davanti ai magistrati di bologna ed al gi di Venezia dichiarai che volevo contribuire in maniera concreta al ristabilimento della verita’; e quando, il 29 giugno, per coerenza, mi assunsi innanzi al gi di Venezia per la prima volta, e senza che a mio carico vi fossero elementi concreti, la responsabilita’ dell’ attentato di Peteano.

Adr: vi consegno perche’ ne possiate fare copia da allegare al presente verbale, la trascrizione dell’ intervista da me rilasciata al giornalista Sposini nella forma amputata e ridotta in cui e’ stata trasmessa in televisione la sera del 850612. L’ ufficio provvede a fare fotocopia dello scritto, che restituisce al Vinciguerra.

L.c.s. .

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