Luigi Bittoni – dichiarazioni 11.12.1981

Prendo atto che loro magistrati, avendo avuto cognizione delle mie dichiarazioni rese ad un giudice di Roma, dr Galasso, delegato dal consigliere istruttore di Roma, hanno ritenuto di accedere qui da me per assumere la mia testimonianza sullo specifico punto che puo’ riguardare eventuali ignoti che risultassero coinvolti nel delitto dell’ Italicus. Non ho alcuna difficolta’ a rendere testimonianza, anzi avendo dedicato tutta la mia vita al servizio dell’ arma e della patria sento in tutta la sua importanza anche questo ufficio che vengo chiamato a svolgere come testimone.

Nel 1974 reggevo il comando della V Brigata CC in Firenze e ricordo bene che, in tale qualità, fin dalla primavera avevo avuto notizia e quindi interesse per i fatti di Moiano, che rientravano nella mia giurisdizione, comprendente anche la legione di Perugia, oltre a quella di Firenze e Livorno inoltre vi erano stati attentati ai treni sulla linea Roma Firenze, ricordo Terontola in particolare con quaranta centimetri di binario lesionati e poi, ovviamente, il grande choc collettivo dell’ Italicus, che aveva subito comportato un impegno di tutti i reparti dell’ arma, addirittura frenetico e quindi una mia attenzione particolare ad ogni possibile sviluppo di quelle indagini nella mia giurisdizione. Una mattina di un giorno poco successivo al ferragosto, che potrei collocare tra il 18 e 20 agosto, direi (non ero partito per le ferie, ma era gia’ passato ferragosto) mentre non si erano ancora saputi sviluppi importanti delle indagini, almeno per quanto apprendevamo noi qui a Firenze, una mattina, direi verso le dieci, sul telefono del mio ufficio alla brigata arrivo’ una chiamata del seguente tenore: ” e’ il generale bittoni … – si’ – sono l’ onorevole Birindelli, mi puo’ ricevere? ” . Io non conoscevo di persona ancora l’ onorevole Birindelli, ma mi era ben noto trattarsi di un ammiraglio della nostra marina, con incarico superiore a quattro stelle e gia’ comandante della forza navale nato sud – Europa, tra l’ altro noto per certe sue prese di posizione a favore del ruolo della marina, di tal che’ identificai immediatamente di chi si trattasse e gli risposi che ben volentieri lo avrei ricevuto anche quella mattina. Difatti poco dopo l’ onorevole, si presento’ nel mio ufficio, scambiammo i convenevoli del caso, anzi l’ onorevole mi disse di non chiamarlo con tale appellativo, ma essendo tra noi militari di chiamarlo “ammiraglio” , che ci saremo trovati meglio ed io volentieri aderii, trattandosi di una personalita’, tra l’ altro, che in servizio aveva avuto un massimo grado superiore al mio. Il Birindelli, mentre io accennavo come era naturale, ai nostri impegni di quella estate, con riferimento espresso alla tragica vicenda del treno Italicus, mi fece: “Guardi che e’ a proposito dell’ Italicus; io sono venuto da lei apposta” .

Prosegui’ dicendo presso a poco le seguenti parole testuali: “Sono stato ad Arezzo alla nostra federazione Msi e lì delle persone mi hanno dato questo bigliettino (che nel contempo mi esibì) in quanto non vogliono che il partito possa in alcun modo essere coinvolto nella responsabilità della strage, pervia di alcuni delinquenti che non facevano parte del partito, ma erano appunto esclusivamente delinquenti”.

Nel dire cio’ mi consegnava un piccolo biglietto, vergato su carta a quadretti, forse preso da un blocco notes o agenda, sul quale figuravano tre nomi. Al riguardo preciso:

A) il primo nome sono sicuro ancora oggi era quello di tale Franci;

B) il secondo nome sono sicuro ancora oggi che era quello ditale Malentacchi, perche’ io immediatamente, riferendomi ad un certo mio amico di Castiglin Fiorentino che fa il medico e si chiama Malentacchi ed esercita pero’ in altra citta’ , tra me eme mi chiesi se l’ individuo segnalato non fosse un parente del mio amico. Percio’ associai i due cognomi identici, anche se questo amico medico non lo vedo da tempo;

C) il terzo nome onestamente, per quanto io mi sforzi, non lo ricordo anche se nella mia mente era allora presente il cognome Batani come associato a certe indagini per il fatto di Moiano, ma non posso dire se il terzo nome fosse proprio Batani scritto in quel bigliettino.

L’ ammiraglio riferiva che nell’ ambito della federazione aretina del suo partito si diceva che i tre individui indicati nel biglietto probabilmente erano i responsabili dell’ Italicus. L’ ammiraglio Birindelli riferiva che la notizia gli era stata data con un buon grado di probabilita’ e che ad Arezzo erano preoccupati per il buon nome del partito e lo stesso onorevole Birindelli mi ribadiva che loro del Msi erano estranei e contrari ad ogni attivita’ terroristica. Non fece allusioni alla sua direzione nazionale. Prese con me il caffe’ e poco dopo se ne ando’ , avendogli io assicurato che avrei fatto quanto del caso.

– quella stessa mattina, poco dopo, telefonai al mio comandante di nucleo di polizia giudiziaria presso la corte d’ appello, tenente colonnello Guerrera, attuale comandante della legione che avete a bologna, e ricevuto nel mio ufficio il Guerrera e senza dubbio doveva essere qui presente, in questa fase, il mio capo colonnello Ambrogi, spiegai al colonnello Guerrera quanto riferitomi dall’ ammiraglio e gli passai il bigliettino con i tre nomi. Anzi il colonnello Guerrera disse: “forse e’ piu’ opportuno far intervenire il capitano Dell’ Amico gia’ inserito nelle indagini”. Credo che quello stesso giorno venisse informato questo capitano Dell’ Amico. Aggiungo che, non molto tempo fa, chiesi conferma dell’ episodio di cui sopra al mio ex collaboratore maresciallo Aresu della brigata, per sapere se si rintracciava qualche nostro appunto sull’ incontro di quel giorno. Il maresciallo Aresu si ricordava bene poco tempo fa che venne l’ ammiraglio Birindelli alla brigata, dove la visita di un personaggio cosi’ fu risaputa. Non credo invece abbia rintracciato precedenti in atti, forse non fu fatta nessuna fotocopia per la brigata del bigliettino, in quanto la brigata non è organo di pg. Chiesi poi di conoscere gli sviluppi e il capitano Dell’ Amico mi disse che il Franci era oggetto di sospetto in quanto disponeva di un armadietto alla stazione di Firenze dove lavorava, gia’ perquisito senza esito di rilievo, e che per il giorno dell’ attentato, cioe’ domenica, figurava ricoverato all’ ospedale di San Giovanni Valdarno per 24 ore con diagnosi sul registro di “emorroidi”. Ricordo bene che io espressi per telefono al comandante di allora del gruppo di Arezzo la mia sorpresa “che si facessero prendere per … I fondelli” con una tal diagnosi (che io espressi in modo colorito) in quanto mi pareva ovvio e lo feci presente che un intervento di emorroidi richiede almeno quattro o cinque giorni.

Invitavo quindi ad effettuare un controllo accurato sui registri dell’ ospedale e il capitano di san Giovanni aveva appunto rilevato l’ annotazione. Giorni dopo volli recarmi personalmente in Arezzo per sapere l’esito e sollecitare il comandante del gruppo ad andare di persona a vedere e se del caso a riferire di persona al magistrato e dissi anzi: “voi dovete avvertire il magistrato perche’ vi autorizzi a sequestrare o fotocopiare il registro per quanto riguarda il Franci”. Il colonnello assicurò che avrebbero adempiuto, ma in effetti non ho mai avuto dubbi che non avessero ottemperato alle mie disposizioni.

– (…) Il discorso. Non ho difficoltà a dirvi che io ho sempre tenuto una linea di condotta molto chiara; sono stato incluso arbitrariamente nelle liste della cd P2, mentre ero invece membro di una loggia della vera massoneria, con il grande maestro Gamberini e faccio presente che mi misi a rapporto col ministro della difesa onorevole Forlani al quale esposi le pratiche clientelari cui andavano soggette le commissioni militari di avanzamento, per cui molti ufficiali credevano utile chiedere l’ appoggio a Gelli e tanto io dissi al ministro perche’ provvedesse. Nel nostro ambiente era notorio che il Gelli vantava appoggi da parte di Andreotti e che questi aveva influenza su molti membri delle commissioni, in quanto per molto tempo ministro della difesa. Come ho già ampiamente spiegato al GI di Roma, non ho nulla da nascondere ne’ da dolermi della mia condotta, del tutto lineare, verso il Gelli, con il quale non ho nulla da spartire, non avendolo più rivisto ne’ cercato dopo l’ episodio del 1974 teste’ ricordato.

Letto confermato e sottoscritto ore 17,35

– In sede di rilettura aggiungerei: “Il Birindelli nel suo incontro disse che era venuto da me a riferirmi la segnalazione la segnalazione di Arezzo in quanto mi conosceva come uomo pulito di cui ci si poteva fidare”. “Preciso che mi rivolsi ai miei dipendenti poiche’ le indagini si facevano in toscana e in particolare a Firenze”.

Letto confermato e sottoscritto ore 17,55­