Giuseppe Lo Presti dichiarazioni 05.03.1991

Adr: nei miei precedenti verbali sono stato reticente su alcune importanti questioni che ora intendo chiarire. Faccio queste dichiarazioni perché spero mi consentano di poter vivere gli ultimi mesi assieme alla mia donna. Non e’ nella mia indole fare accuse, ma ora lo ritengo necessario nel bilancio della mia vita. Circa il contenuto delle lettere di Buzzi sulle quali sono stato gia’ da lei sentito, devo ora dire che Buzzi mi rivelava, usando un linguaggio metaforico ma per me chiaramente comprensibile, che intendeva fare delle dichiarazioni contro il Ferri relativamente alla strage di Brescia. Ricordo in particolare che mi aveva colpito l’ espressione da lui usata: “Se il ferro non si piega bisogna buttarlo nella fornace”.

Il Buzzi fu ucciso prima che potesse fare queste dichiarazioni che aveva in animo di rendere. Fui tradotto nel carcere di Brescia in quanto dovevo testimoniare in quella citta’ nell’ ambito del processo per la strage. Mi trovavo in cella con altre cinque persone, al primo piano del carcere. Prima che deponessi, uno o due giorni prima, venne un lavorante che mi disse, attraverso lo spioncino, cosa avrei dovuto dire nella mia deposizione. Mi disse pressoché testualmente: “Dì che Ferri voleva Buzzi vivo e che la sua morte gli e’ dispiaciuta”.
Io resi effettivamente una deposizione una deposizione in questo senso e successivamente incontrai Ferri al cinema del carcere di Brescia e lui si complimento’ con me per avere deposto come voleva. Mi disse che ero stato bravo, ma la nostra conversazione fu interrotta da alcune guardie che ci videro parlare e ci separarono. Il Ferri, prima della mia deposizione, era ristretto in un’ altra sezione del carcere di Brescia, diversa da quella in cui io mi trovavo. Una volta lo avevo visto attraverso la rete che divide le due sezioni e gli avevo fatto un cenno di saluto. Lui fece l’ indifferente evidentemente per farmi capire che non voleva che venissero notati dei contatti fra me e lui. Successivamente ebbi la visita del lavorante della quale ho detto. Sulla base di questi elementi mi sono convinto che Ferri fosse implicato nella strage di Brescia e nell’ omicidio Buzzi. Dico che il Buzzi l’ ha fatto uccidere Ferri. Dico questo anche perche’ il Buzzi mi aveva scritto che temeva qualcosa da Ferri.

Ho appreso poi altre notizie circa la strage di Brescia, questa volta da Soffiati Marcello. Mi trovavo in carcere con lui a Bologna, in un arco di tempo che non so stabilire con esattezza fra il 1981 e il 1983. Soffiati era uno che beveva parecchio e per questo motivo era malvoluto dagli altri detenuti della destra. Inoltre il Giomo e il Ballan erano convinti che avesse fornito l’ esplosivo per la strage di Brescia e non volevano avere rapporti con lui.

In realta’ Soffiati era un buon uomo e il fatto che bevesse era soltanto un pretesto, per gli altri detenuti, per tenerlo a distanza. Le ragioni di questa distanza secondo me stavano proprio nella preoccupazione degli altri di non apparire legati al Soffiati. In realta’ tutti facevano i puri, ma avevano qualcosa di sporco. Ad esempio il Ballan era legato ai servizi argentini. Ricordo che gli venne sequestrato un documento in cui comparivano i nomi di chi finanziava i Montoneros dall’ Italia e che questo documento spari’. So tutto questo perche’ fu lo stesso Ballan a dirmelo. Tornando a Soffiati fui io ad essergli vicino in quel periodo di comune detenzione. Nonostante le diffidenze degli altri, infatti, lo consideravo una brava persona, mi intrattenevo con lui egli procuravo anche da bere. Ricordo che in questo contesto di reciproca cordialita’ il Soffiati mi disse che “il suo comandante” e con tale espressione intendeva riferirsi al col Spiazzi, gli aveva consegnato dell’ esplosivo.

Aveva a sua volta consegnato l’ esplosivo ad altre persone che non mi nomino’ e mi disse che era preoccupato poiche’ a suo giudizio, per ragioni che non mi ha detto, questo esplosivo sarebbe stato utilizzato per qualcosa di brutto. Il Soffiati faceva risalire questo episodio al 1973.
Aggiungo che Soffiati mi disse che era in rapporto con la base americana di Verona, per la quale disponeva di un lasciapassare o che comunque poteva entrarvi quando voleva.

Spontaneamente aggiungo, poi, passando ad altro argomento, che il Murelli, circa due mesi fa, circa cinque giorni dopo che uscii dal carcere di rimini, mi preannuncio’ il ritorno di Belsito in Italia. Mi disse testualmente: “Pasquale sta ritornando in Italia, speriamo che non rompa i coglioni”. Compresi subito che si trattava di Belsito Pasquale. Io avrei dovuto trovare un rifugio a trapani per il Belsito, presso la redazione di “Avanguardia” della quale faccio parte. Avrei dovuto sistemare il Belsito presso tale Fonte Leonardo, naturalmente ove questi si fosse reso disponibile. Attualmente mantengo rapporti col FDG di Torino che ho frequentato spesso fino al tempo della rapina di Rimini. Responsabile del Fronte della Gioventu’ di Torino e’ tale Ghiglia Agostino e nel fronte militano alcuni ragazzi, piuttosto giovani, che hanno voglia di mettersi a sparare e che sono facilmente manipolabili. In quell’ ambiente godevo e tuttora godo di grande considerazione. Inoltre ho avuto rapporti, ma solo telefonici, con Murelli, che si e’ trasferito a Milano. Si e’ trattato soltanto di quella telefonata di cui ho gia’ detto. Sono poi in contatto con il Fonte, al quale mando qualche articolo per la rivista “Avanguardia” ed al quale, dopo la telefonata del Murelli, chiesi se era disponibile ad ospitare “qualche amico”. In questa telefonata non lasciai intendere al Fonte che gli chiedevo di ospitare un ricercato.

Adr: deponendo innanzi a lei nelle mie precedenti dichiarazioni ho espresso la mia convinzione che la strage di Bologna del 800802 non fosse opera della destra. Successivamente, in un colloquio con i cc, riferito col rapporto 910227 che lei GI ora mi contesta, ho detto delle cose diverse. Nella mia precedente verbalizzazione, in realta’, non ho dichiarato quello che effettivamente sapevo e pensavo. In realta’, durante la mia comune detenzione col Picciafuoco, nel carcere di Prato, questi si manifesto’ cosi’ preoccupato per gli esiti del processo a suo carico, che ne trassi la convinzione che doveva essere coinvolto nell’ attentato del 800802. Picciafuoco non mi disse nulla di preciso, ma era certo che sarebbe stato condannato. Per la mia conoscenza degli spontaneisti, conoscenza maturata nell’ambiente penitenziario e nella redazione di Quex, posso affermare che i diversi gruppi spontanei operavano effettivamente senza una strategia comune, compiendo una sorta di gioco al massacro nel quale ogni uccisione rappresentava una medaglia. Terza posizione tentava di assumere il controllo di questi gruppi, ma cio’ era difficile in considerazione del fatto che ciascuno, penso soprattutto a Fioravanti e a Cavallini, voleva fare il napoleone.

Adr: Terracciano lavorava a queste iniziative di coordinamento e di cucitura dei gruppi.

Adr: l’ ultima volta Terracciano l’ ho incontrato a casa di Ansaldi nel 1988, ad una cena alla quale partecipavano anche il Murelli e Castigliola Pasquale. Ansaldi a quel tempo aveva gia’ collaborato con l’ ag, ma era stato recuperato da Murelli perche’ gli serviva per la diffusione di Orion. Ricordo che Ansaldi aveva una grande paura di Zani e che ad un certo punto e’ scomparso. Anche attualmente e’ irreperibile. Spontaneamente aggiungo, inoltre, che a casa mia si trova tuttora una valigetta, custodita nel ripostiglio di casa, contenente numerosissime lettere di Giusva Fioravanti, di Durand Paul e di altri. In queste lettere si parla anche di calore.

Adr: quando ho dichiarato ai cc che calore ha detto la verita’ nelle sue dichiarazioni sulla strage di bologna, intendo dire che era in intimissimi rapporti con Fioravanti Giusva e che su alcune cose e’ stato molto chiaro.

Adr: non ricordo il contenuto dei documenti cui si fa riferimento nelle mie lettere del 810318 e 800726 che lei GI mi ha ora letto nelle parti riportate dal rapporto 840516 della questura di Bologna. Quando dico ai cc che Vinciguerra sa molte cose sulla strage di bologna del 800802, intendo dire solo che è molto informato su tutto l’ ambiente di destra dell’ epoca.

Adr: circa i motivi per cui Vinciguerra si costitui’ confermo le dichiarazioni da me rese nel verbale del 901227.

Adr: a casa, nella valigetta di cui ho detto, ho circa 50 lettere di Fioravanti Giusva delle quali ora non ricordo il contenuto. Sono stato in contatti col Fioravanti per diversi anni anche nel tempo in cui questi si trovava nel carcere di Sollicciano. Ricordo che in un certo periodo il Fioravanti aveva preso in considerazione la possibilita’ di rendere dichiarazioni a qualche AG. La notizia si era diffusa e “viaggiava col coltello nel culo”. Temeva infatti delle reazioni. (…)

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