Ambrogio Viviani – dichiarazioni 14.05.1986

Adr: sono stato capo della sezione controspionaggio del Sid dal 30.09.71 all’ottobre ’74. Confermo sostanzialmente il contenuto dell’ intervista rilasciata ai giornalisti Cantore e Rossella e pubblicata nella rivista Panorama del 860518. Ritengo di poter riferire tutti i fatti a mia conoscenza in quanto ritengo cio’ sia necessario per tutelare la mia figura morale e professionale e cio’ al fine di dimostrare che io ero a conoscenza dell’attivita’ di Gelli almeno dal 1973 e quindi che la mia entrata nella P2 nel 1980 si puo’ giustificare solo con esigenze di servizio. Il gen Santovito mi convoco’ appositamente il 08.11.78 chiedendomi se mi sentivo di entrare nella P2 a scopo informativo.
Riuscii nell’ intento il 27.3.80. Faccio appena osservare che, data la mia posizione e l’ approfondita conoscenza del Gelli, non sarei di certo entrato spontaneamente nella loggia suddetta, ma magari in un’ altra loggia.

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Avevo chiesto alla presidenza del consiglio dei ministri (08.01.85) il proscioglimento dal segreto di Stato; non ho ricevuto risposta scritta al mio quesito, ma sono stato convocato presso il prefetto Sparano, segretario del Cesis. Nel corso del colloquio sono stato, sia pure ufficiosamente, autorizzato a trattare quegli argomenti che, pur essendo riservati, fossero comunque necessari per tutelare la mia figura professionale e morale.

Adr: per quanto riguarda i rapporti tra Italia e Libia, preciso quanto segue: al momento dell’ assunzione del mio incarico, aggiornandomi sulla documentazione esistente, venni doverosamente a conoscenza dell’ attività svolta dalla sezione controspionaggio per quanto riguardava le operazioni svolte contro i fuoriusciti libici, nell’ interesse del governo libico e cio’ su direttive politiche e non per iniziativa del servizio segreto.
Il fine di tali azioni era quello di tutelare gli interessi italiani in Libia, che allora si concretizzavano nella questione delle forniture di petrolio, delle proprieta’ italiane poste sotto sequestro e della tutela delle ditte e dei lavoratori italiani o espulsi od operanti ancora in Libia. In sostanza il Sid contrasto’ l’ attivita’, in Italia, dei fuoriusciti libici, che miravano a sovvertire il nuovo governo libico del col Gheddafi. Subito dopo l’assunzione del mio incarico, sempre per precise direttive politiche, il controspionaggio venne a conoscenza che una operazione di fornitura di armi era in corso tra ditte italiane e la Libia, operazione affidata al colonnello Jucci Roberto, all’epoca comandante di reggimento. Il gen Maletti, mio caporeparto, ordino’ una operazione tecnica per accertare se l’ attivita’ di Jucci era lecita e legittima.
In effetti l’ operazione si concluse nel senso che l’ attivita’ del col Jucci era effettivamente del tutto lecita. Nel corso dell’ operazione, tuttavia, emersero altri contatti dei libici con altri cittadini italiani e quindi l’ operazione iniziale denominata “t – li – ro” si trasformo’ in altre operazioni, tra le quali l’operazione “mi – fo – biali”.
Secondo norme … compilate per i criteri di denominazione ed archiviazione delle operazioni, il termine “i” significa intercettazione telefonica, “mi” per microfonica d’ ambiente, “li” vuol dire Libia o campo libico, “fo” vuol dire Foligni, che era il promotore del cd nuovo partito popolare e che risulto’ prendere i soldi dai libici. Biali non e’ l’ anagramma di Libia ma la composizione di due cose distinte: bia sono forse le iniziali di altre persone coinvolte nell’ operazione.
La collaborazione Italia Libia continuo’ per la parte documentazione e si concluse praticamente nel 740400, per la parte che mi riguarda, quando compilai alcuni voluminosi documenti riguardanti l’organizzazione di un servizio segreto, l’ organizzazione e impiego di reparti di paracadutisti ed altri due manuali di minore importanza che consegnai il 17.4.74 al gen Miceli, all’ epoca caposid, per l’ ulteriore inoltro ai libici.
Ritengo che la materiale consegna della suddetta documentazione sia stata fatta dal colonnello Minerva, all’ epoca capo ufficio amministrazione del Sid. Ricordo che alla consegna da parte mia degli elaborati era presente anche il gen Maletti.
Dopo che io ebbi lasciato l’ incarico al servizio, ritengo che l’operazione Libia sia continuata, anche se ando’ diminuendo di importanza e intensità.
Rammento che, nel corso di una operazione tecnica nei confronti di una commissione libica che agiva in Italia per motivi economici, emerse il contatto tra i suddetti libici ed un tale che, agli stessi, si era qualificato come “capo dei servizi segreti italiani”. Le indagini che seguirono immediatamente nei confronti del suddetto individuo portarono a constatare che si trattava con assoluta certezza di Gelli Licio.
Contemporaneamente iniziarono le opportune ricerche di archivio dei precedenti. L’ insieme delle indagini sul Gelli ed i libici porto’ alla compilazione di uno specifico rapporto redatto dal reparto D; Per quanto ne so, a questo rapporto seguirono quello redatto dal dr Santillo e quello del servizio informazioni della guardia di finanza, mi pare a cura del ten col Rossi. Delle operazioni di supporto al regime libico, rammento quella denominata “principe nero” che consistette nell’ avvertire il col Gheddafi che un gruppo di fuoriusciti libici stava per tornare in Libia per provocare una rivolta e quella denominata “Hilton”, era previsto un attacco dei fuoriusciti, insieme ad alcuni mercenari, ad un carcere libico definito “Hilton”; i fuoriusciti furono arrestati a Trieste mentre stavano per imbarcarsi sulla nave Conquistador verso la Libia. In altre occasioni alcuni fuoriusciti vennero ammoniti a non svolgere attivita’ in Italia ed altri furono semplicemente riaccompagnati alla frontiera. Nel 1973 il servizio curò il trasferimento di cinque terroristi arabi che erano stati arrestati per aver attentato ad un aereo della El Al con dei missili strela in Libia. Ignoro chi abbia diretto l’ operazione, che non era di mia competenza.

Adr: per quanto mi riguarda la questione del “colpo di Stato” che avrebbe dovuto aver luogo in occasione della festa del 2.06.71, si tratta di una cattiva interpretazione delle mie parole da parte dei giornalisti. Infatti io rimandavo i giornalisti medesimi alla della pagina 146 del secondo volume del mio libro “Servizi segreti italiani, 1915 1985”; da tale pagina, di cui chiedo sia allegata fotocopia al presente verbale, risulta evidente che si trattava di una semplice ipotesi, che doveva servire a ravvivare il tono del libro. ­

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