Memoriale Paolo Pecoriello senza data – seconda parte

Io non esitai ad accettare ed il giorno successivo partii.
A Roma mi recai subito da Delle Chiaie Stefano al quale dissi come stavano le cose, ricavandone in cambio un atteggiamento di sfiducia. Quando finalmente riuscii a convincerlo della mia buona fede, mi rivelo’ un piano che stavano attuando in campo nazionale, e che sarebbe dovuto essere anche una traccia per lamia attivita’ . Si trattava di far infiltrare nostri elementi nella sinistra extraparlamentare allo scopo di spingerli ad atti provocatori, e se cio’ non fosse possibile, ripiegare sulla costituzione di gruppi di tendenza nazimaoista che avrebbero potuto partecipare a manifestazioni di sinistra; facendole degenerare. Per combinazione quello stesso giorno incontrai in piazza Colonna, Merlino Mario, che con un discorso molto confuso mi fece intendere di essere diventato anarchico, ma io conoscendolo da molti anni e dopo cio’ che aveva udito nella mattinata, non gli credetti.
Tornato a Reggio Emilia, non sentendomela, dati i miei precedenti, di infiltrarmi, preferii costituire un gruppo che denominai Nazional Proletariato, con il quale partecipai a varie manifestazioni di sinistra. Cio’ nonostante, di tanto in tanto partecipavo a manifestazioni del MSI quando ero invitato, ovviamente in altre citta’, come Milano, Brescia, Mantova, Padova. In una di queste occasioni, esattamente a Vicenza, fui invitato a capo di un gruppo di trenta persone, ad un comizio dell’ onorevole Franchi. Feci attendere il pullman in un determinato posto e mi recai alla federazione dell’ MSI per prendere disposizioni. Qui seppi che il comizio era stato vietato ma che noi ci saremmo recati ugualmente sulla piazza, senza mettere al corrente di nulla gli altri partecipanti.

Oltre a cio’ fui accompagnato in una stanza in cui mi furono consegnate otto bottiglie molotov che avrei dovuto dividere fra i miei ragazzi e per tirare contro la forza pubblica. L’ operazione non fu portata a termine, perche’ solo uno di noi ebbe il coraggio di lanciarle, mentre gli altri le abbandonarono in vari punti. Il 691209 mi ammalai e ricevetti dal medico dieci giorni di convalescenza. Dopo due giorni, venne mia madre a trovarmi, e poiche’ la febbre era andata via, decisi di accompagnarla a Livorno con la mia macchina. Qui ebbi una violenta discussione con i miei parenti a causa del mio modo di vita, cosi’ preso da un impeto di rabbia, mi recai a Roma nel tentativo di trovare un lavoro per trasferirmi come gia’ avevo deciso di fare nel corso del mio ultimo incontro con Delle Chiaie.

Appena giunsi a casa di mia zia, mi sentii molto male e mi resi conto che causa del lungo viaggio, la mia temperatura era salita di nuovo. Era la sera del 11 dicembre. La mattina successiva telefonai al mio amico Palotto Roberto, il quale alle ore 11 mi veniva a trovare, e dopo avere parlato insieme delle mie intenzioni, mi lascio’ dicendomi che sarebbe tornato la sera per darmi una risposta. Rimasi a letto tutto il pomeriggio, con la febbre altissima, e solo alle 17, mi alzai e accesi la televisione. Da un servizio speciale del telegiornale, appresi cio’ che era accaduto a Roma e a Milano. Intuii subito di cosa si poteva trattare, e mi sentii mancare al terra sotto i piedi. Mi riempii di medicinali e decisi di ripartire il mattino successivo. Prima delle partenza mi recai a casa di Palotto, ma era gia’ stato arrestato, per cui maggiormente impaurito mi allontanai nel minor tempo possibile.

La strage di piazza fontana mi mise un po’ in crisi e per alcuni non mi feci piu’ vedere a Roma. Successivamente, avendo vinto un concorso, fui assunto alle poste, e dopo un periodo di provaa piacenza, mia madre si interesso’ affinche’ fossi trasferito a Livorno, e ci riusci’ . Cosi’ nell’ aprile del 1971, ritornato a vivere con mia madre, con un lavoro sicuro, ripresi gli studi, e decisi di troncare con la politica.

Mi recai a Roma, Delle Chiaie era gia’ latitante, e mi incontrai percio’ con altri dirigenti, ai quali dissi di non essere piu’ disponibile. Loro mi parlarono del tentativo di golpe, del dicembre precedente; mi dissero che non era stato un fallimento ma solo un rinvio, e che percio’ il momento era molto delicato. Io restai fermo nella mia posizione, ma poiche’ mi chiesero, di tenere alcuni contatti con l’ ambiente dei paracadutisti, mi sembro’ di poter rendermi utile senza gravi rischi. Di tanto in tanto venivo avvicinato da militanti di an che svolgevano il loro servizio di leva nei paracadutisti, man on ebbi mai modo di avere notizie o incarichi di un certo rilievo. Solo nell’ autunno del 1972, fui avvicinato da tale Maselli, di Ordine Nuovo, di stanza allo Smipar di Pisa, il quale mi parlo’ di un programma di riunificazione fra i vari gruppi della destra extraparlamentare in previsione di qualcosa di grosso. Mi disse anche che avrei dovuto prendere e mantenere contatti con altri gruppi della Toscana.

Essendo da troppo tempo fuori del giro, feci discorsi molto evasivi, e successivamente mi misi in contatto telefonico, con i miei dirigenti, i quali nel caso di un incontro che avemmo a Grosseto, mi vietarono tassativamente con membri di altri gruppi e mi avvertirono di stare molto attento alle provocazioni, e di rifiutare qualsiasi tipo di offerta mi fosse proposta.
Accettai i consigli ricevuti, ma nello stesso tempo, mi resi conto della gravita’ della situazione, e percio’ essendo solo a Livorno, pensai di prendere almeno contatti con qualcuno di Pisa al fine di evitare l’ isolamento. Ebbi cosi’ un incontro con il lamberti, il quale superata la iniziale diffidenza, accetto’ divederci ogni tanto. Fu cosi’ che mi chiese di partecipare ad una riunione di ordine nuovo a Lucca. Vi avrebbe dovuto partecipare anche Graziani clemente, ma poi non venne e percio’ ando’ un po’tutto a monte. In quel periodo, fui avvicinato piu’ volte da sottufficiali dei para’, e alcuni di essi mi fecero anche strane proposte. Memore dei consigli ricevuti, e un po’ perche’ ormai stanco di correre certi rischi, trovai delle scuse, e solo una volta accettai di consegnare del materiale al Lamberti, ma ben presto me ne pentii di averlo fatto.
Nel novembre del 1973 un sottufficiale, si mise in contatto con me su disposizioni di Avanguradia, e mi disse che eravamo molto vicini a qualche cosa di importante. Avrei dovuto percio’ preparare degli elenchi, con tutti i nomi degli ufficiali delle brigate paracadutisti, cercando di indicarne la tendenza politica, nonche’ tenermi informato su tutti i movimenti del battaglione, e in caso di fatti inconsueti avvertire subito Roma di fatti inconsueti tra il novembre del 1973 e il marzo del 1974 ve ne furono innumerevoli. Allarmi diurni e notturni a rotazione continua. Nel massimo segreto riunioni ad alto livello di ufficiali e strani traffici nell’ ambiente del battaglione carabinieri paracadutisti. Ad un certo punto, preoccupato, organizzai una piccola riunione, a cui parteciparono unufficiale medico, un tenente dei carabinieri para’ , due sottufficiali dei sabotatori, e due ufficiali di marina.

Dai loro timori compresi che dietro a tutto ci doveva essere una manovra socialdemocratica. Mi impaurii a tal punto che troncai i contatti con Roma, e cercai soltanto di rimanere legato al Lamberti, che in caso di pericolo, avrebbe costituito per me un punto di riferimento. Sapevo infatti che non gli mancava materiale, i mezzi e uomini, conosceva varie zone in cui ripiegare ed eventualmente operare. Fu per questo motivo che quando mi chiese di scrivergli alcune lettere, firmate Ordine Nero, non seppi rispondergli negativamente. Per quanto riguarda il colpo di stato del 1970, dai discorsi fatti anche con persone che vi presero parte, non ho mai saputo nulla piu’ di quanto riportarono comunemente i giornali.

Circa il dicembre del 1973 invece, colui che comandava il gruppo che penetrò nel Viminale mi disse che avevano preso dei mitra e perfino che vi era stato uno scontro a fuoco tra i golpisti e le forze dell’ ordine, nel corso del quale vi furono due feriti. Ho sempre sentito parlare di elementi nostri infiltrati nel Sid o in contatto con altri funzionari del ministero degli Interni e le persone su cui piu’ di frequente cadevano questi sospetti; erano: Giannettini Guido, Cartocci Giancarlo, Serpieri Stefano, Paglia Guido, Delle Chiaie Stefano. Ho avuto occasione di alludere ad aiuti internazionali, ma con certezza posso soltanto dire che pervennero due carichi di armi ed esplosivo dalla Grecia nel 1968, e varie volte sono giunti aiuti economici dalla Spagna.

Riguardo i finanziamenti, personalmente nel nostro ambiente non ho mai visto un grosso giro di moneta; comunque a Brescia ebbi occasione di venire a conoscenza di societa’ commerciali nell’ambito delle quali operavano esclusivamente elementi di estrema destra che si assicuravano cosi’ una indipendenza economica che dava loro di svolgere liberamente e senza problemi una proficua attivita’ politica. Questi gruppi operavano a Brescia, Salo’ , Desenzano, Idro, ed altri centri limitrofi, nonche’ si spostavano con la massima facilita’ quando gruppi di altre citta’ ne richiedevano l’intervento. A Rimini da Merlino e Riccione ho avuto piu’ volte la opportunità di notare un elevato giro di sovvenzionamenti da parte di albergatori e di industriali, alla destra in generale.

Rimasi infatti meravigliato nel vedere collaborare elementi del MSI, del gruppo Pace e Liberta’ di tendenza socialdemocratica, e di associazioni di ex combattenti della RSI. Nel periodo estivo giunsero persino ad ospitare attivita’ lungo tutta la costa Romagnola. A parma nel 1968 conobbi un giornalista dirigente della “Giovane Europa” che mi forni’ alcuni opuscoli dell’editore Freda, dicendomi di avere frequenti contatti con lui. Mi descrisse l’ attivita’ antisemita e filopalestinese del gruppo, mi disse che avevano molti contatti ad alto livello e stavano preparando qualche cosa di molto importante.

Accenno’ a contatti con il fronte di liberazione palestinese e sapendo che ero amico di Di Luia Serafino, mi disse che anche lui a Milano collaborava a questa attivita’ con il gruppo “Lotta di popolo” . Numerose volte, in occasione dell’ affissione di manifesti filocomunisti e di altre azioni provocatorie, senti’ dire che queste azioni in concomitanze di congressi ed assemblee del Pci per favorire lo sganciamento dei gruppi extraparlamentari, che allora non esistevano, e mi sembro’ dicapire che queste operazioni erano favorite da elementi che svolgevano la loro azione all’ interno del partito. Personalmente mi convinco sempre piu’ che quelle azioni furono commissionate da qualche servizio del ministero degli Interni.

Non so perche’ ricorre tanto di frequente sentire parlare di socialdemocratici, in occasione di complotti e trame eversive, ma e’ certo che dal 1970 ad oggi, nell’ ambiente della destra extraparlamentare, si e’ numerose volte temuto che le nostre azioni, non servissero altro che da copertura a loro, come giustificazione alla costituzione di un governo forte, o qualchecosa di peggio, che rivendicasse gli ideali di liberta’ democratica e repubblicana, nella lotta antifascista e anticomunista. Non esito a credere che la destra parlamentare, si sarebbe facilmente aggregata a loro, lasciando gli extraparlamentari in balia degli eventi. Il principe borghese, non fu mai ritenuto un capo, ma fu scelto da Delle Chiaie a svolgere una certa funzione, per due ragioni particolari: una prima cosa, anche senza essere ne’ un buon politico ne’ un buon oratore, era pur sempre un personaggio rappresentativo. Secondo, era un ex ufficiale di marina, ed ex comandante della Decima Mas, e come tale, poteva raccogliere intorno a se’ numerosi ufficiali repubblichini, nonche’ prendere contatti con ufficiali attualmente in servizio, contando su una lunga e provata amicizia.

Ritengo che i personaggi al centro di tutti i complotti eversivi almeno a livello operativo, siano Delle Chiaie Stefano e Rauti Pino. Politicamente non so che avrebbe dovuto guadagnare, ma solo loro avevano ed hanno i contatti e le amicizie per portare avanti un simile piano. Borghese, Freda, Ventura, Graziani, Pavia, Saccucci, e molti altri, non sono altro che pedine. Cresciuti tutti nello stesso ambiente, sono anni che collaborarono tutti sotto la loro direttiva per raggiungere gli scopi, gia’ prefissati nel lontano 1958. Sono loro che hanno tenuto i vari contatti internazionali con Grecia, Spagna, Portogallo, Cile, Francia e Germania, hanno preso tutte le iniziative di questi anni, e se non verranno fermati in tempo, prima o poi raggiungeranno il loro obiettivo.

1 corte di assise di Torino: e’ copia conforme all’ esemplare allegato al verbale d’ udienza prodotto il 760329 dall’ avvocato Galasso difensore di Pecoriello paolo riconosciuto come autografo dallo stesso imputato mancando firma e data.

Torino, li’ 820617 ­

 

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