Il Sid e il Golpe bianco – sentenza appello Italicus 1986

Al di là delle rivelazioni del Vinciguerra sul la crisi dei servizi di sicurezza statunitensi e sul rilievo che vi sarebbe stato attribuito negli ambienti dell’estrema destra eversiva (le connessio­ni infatti fra la CIA, i servizi italiani e gli am­bienti golpisti possano essere supposte, ma non sono né storicamente, né processualmente sicure), ben più concreti elementi emergono dalla sentenza di incompetenza emessa dal G.I. di Torino nel procedimento contro Sogno Edgardo + 10 (cfr. Voi.36, all. n.4).

Risulta infatti che con rapporto n.713 del 7 luglio 1974, redatto per il Reparto D del Sid dal col. Sandro Romagnoli e dal cap.Antonio Labruna, il capo del servizio gen.Miceli venne informato che nel periodo compreso fra il 10 ed il 15 agosto si sarebbero verificati ”atti eversivi non meglio precisabili tra i quali però sarebbero rientrati: – un’azione di forza in direzione del Quirinale; – un’imposizione al Presidente Leone di profonde ristrutturazioni del le istituzioni dello Stato e formazione di un Gover­no di tecnici con a capo Randolfo Pacciardi”.

L’azione contro il Quirinale avrebbe dovuto essere capeggiata da certo dott.Salvatore Drago, ideato­re del piano ed in contatto col generale di brigata Ugo Ricci, a sua volta in diretto rapporto, anche per sollecitazione del Pacciardi, con Edgardo Sogno e la sua organizzazione, denominata “Centro di Resistenza Democratica”. Nel rapporto si precisava che gli atti eversivi avrebbero dovuto determinare – come scopo finale – l’intervento di imprecisati reparti militari favorevoli voli al golpe.

Il Gen.Miceli, a conoscenza anche di altre in­dagini che il SID aveva in corso su Edgardo Sogno e le sue mene eversive; sulla sua attività di proselitismo nelle Forze Armate, mediante contatti con alti ufficiali; sui suoi rapporti con l’ex ministro Randolfo Pacciardi, con il gen.Ugo Ricci e col dott. Salvatore Drago; sui suoi tentativi infine per po­tenziare a fini eversivi l’organizzazione denomina­ta “Comitati di Resistenza democratica”, in data 8 luglio 1974 informò il Ministro della Difesa on.Giulio Andreotti, sottoponendogli tutta la documenta­zione acquisita. Ne ricevette l’ordine di informare immediatamente Polizia e Carabinieri, e l’esegui consegnando due giorni dopo al gen.Enrico Mino, Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, ed al dott.Emilio Santillo, capo dell’Ispettorato per l’a­zione contro il terrorismo, un appunto con la sinte­tica enunciazione dei fatti e l’indicazione delle persone e delle organizzazioni coinvolte nel piano eversivo.

Il Comando Generale dell’Arma dei CC. ed il capo della Polizia provvidero immediatamente ad allertare i Comandi periferici, disponendo l’incremento dei servizi di vigilanza. Adeguate misure vennero prese anche dal SID. Significativo è fra gli altri il marconigramma del 13 luglio 1974, indirizzato dal Reparto D al Raggruppamento Centri C.S. di Roma ed a tutti i Centri C. S. Si ordinava “ogni possibile azione vigilanza e controllo” nei confronti di “ex appartenenti di­sciolto Fronte Nazionale e Ordine Nuovo et Aderenti MAR – Nuova Repubblica et altri gruppi anche non palesemente costituì”, segnalando “possibilità verificarsi atti eversivi su scala nazionale periodo 10-15 agosto p.v.”.

Laddove, per i collegamenti fra il MAR e gli ambienti neofascisti di Ordine Nuovo e di Avanguar­dia Nazionale, vanno ricordate le dichiarazioni re­se da Carlo Fumagalli al G.I. di Bologna il 17.4. 1986 descrivendo come avesse conosciuto Kim Borro­meo, di A.N., e tramite questi, il Vivirito ed il D’Intino, il quale ultimo, nell’aprile ’74, gli aveva presentato Giancarlo Esposti (cfr. Voi. B, pos.Fumagalli, fol.2).

Sui collegamenti poi fra Ordine Nuovo e Nuova Repubblica, il movimento capeggiato da Randolfo Pacciardi, si ricordano le dichiarazioni di Sergio Calore (3.10.1985 al G.I. di Firenze: Voi. B, pos. Calore) su rapporti personali di Dantini di Lotta di Popolo, con l’ambiente di Nuova Repubblica.

Appare quindi evidente che il piano eversivo non giunse a compimento per le eccezionali misure di sorveglianza e prevenzione anzi descritte, che certo non rimasero segrete se è vero che all’epoca l’ambiente del SID era infiltrato, anche ai verti­ci, da aderenti alla Loggia P 2, ampiamente presenti nell’ambiente in vario modo legato ad Edgardo Sogno. Del resto sono pacifici gli stretti rapporti fra il capo del SID, gen.Miceli, e Licio Gelli.

Ove si consideri come questi fosse sospettato nello stesso ambiente massonico di partecipazione a mene eversive e non facesse mistero di come au­spicasse un Governo forte ed una Repubblica presi­denziale; come il Gelli avesse nella P 2 numerosi alti ufficiali dell’Esercito, della Marina e dei Carabinieri, ed avesse imposto la sua mediazione ad Alfredo De Felice, che cercava di avvicinarli per attrarli nell’orbita golpista (cfr. quanto dichia­rato al riguardo da Paolo Aleandri nel confronto con Sergio Calore tenutosi il 9.5.1984 avanti al P.M. di Firenze); – se si considera tutto ciò, appare evidente come i promotori del golpe siano stati a conoscenza probabilmente di tutte le iniziative del SID, certamente delle misure adottate a seguito del rapporto fatto al Ministro della Difesa.

Si hanno a questo punto gli elementi essenziali per inquadrare storicamente l’attentato, avvenuto – giova sottolinearlo – proprio pochi giorni prima di quei fatti eversivi che erano previsti dal SID fra il 10 ed il 15 agosto, erano attesi per la stessa epoca negli ambienti ordinovisti e massonici, tanto che il Gran Maestro Salvini ritenne opportuno non allontanarsi da Firenze.

Sentenza appello Italicus 1986

Annunci