Giancarlo D’Ovidio – dichiarazioni 21.0.6.1993

A.d.r. non intendo nominare un difensore di fiducia e sono disposto a deporre. Sono stato ripetutamente interrogato sulla vicenda di camerino e sul punto confermo tutte le mie precedenti dichiarazioni.

A.d.r. ho conosciuto Benardelli Bruno Luciano in quanto residente a Lanciano e, nel 1974 l’ho contattato a titolo informativo su disposizione del gen. Maletti, il quale mi fece pervenire l’ordine attraverso il direttore della iv sezione. Anche sui miei rapporti con Benardelli sono stato sentito dall’a.g. di Brescia nell’ambito del processo contro il Mar di Fumagalli in quanto la procura di Rieti aveva aperto un procedimento contro di me per favoreggiamento di Benardelli e aveva quindi trasmesso detto procedimento all’a.g. di Brescia che procedeva contro il Mar.

A.d.r. le notizie acquisite da Benardelli furono oggetto di un mio appunto che consegnai all’ufficio dal quale dipendevo e che si trova agli atti del processo di Brescia.

A.d.r. il mio contatto con Benardelli risale al giugno del ’74.

A.d.r. nulla so di un trasporto di armi cui avrebbe partecipato il Benardelli, da Viserba di Rimini alle fonti del Clitunno, avvenuto appunto nel 1974.

A.d.r. conosco Osmani Guelfo. E’ stato una mia fonte. La mia conoscenza con lui risale al 1972 o ’73. Ricordo che mi fornì notizie in merito ad una rapina con successivo conflitto a fuoco con personale da me dipendente. L’Osmani un pregiudicato.

A.d.r. ho conosciuto anche sua moglie. Non ricordo di aver partecipato ad una cena nell’abitazione del Servolini, presenti le mogli dell’Osmani e del Servolini stesso. Non ricordo di essere mai stato a casa di Servolini che ho conosciuto a Roma verso la prima meta del ’73.

A.d.r. Osmani era un falsario o comunque aveva precedenti per falso ed era in rapporto con persone in grado di falsificare documenti che lui poi cedeva.

A.d.r. ho presentato l’Osmani al Labruna credo all’inizio del ’74. Io aveva conosciuto poco prima il Labruna, che ho trovato come collega presso l’ufficio “D”.

Si da atto che alle ore 16.45 comparso il p.m. dr. L. Mancuso che alle ore 17,20 si e allontanato.

A.d.r. sono entrato alle dipendenze del servizio sulla base di una procedura assolutamente normale nel giugno del ’73. Effettivamente, come lei mi fa notare, la mia assunzione al servizio e avvenuta poco dopo il rinvenimento delle armi di camerino. Confuto l’illazione che vi sia un nesso fra la mia immissione nel servizio ed i fatti di Camerino. Gradirei un confronto con chi formula una simile illazione. Il fatto e che il capocentro CS di Perugia dell’epoca mi chiese se ero interessato ad entrare nel servizio. Io accettai e fui assegnato al reparto “D”, dapprima alle dipendenze del gen. Maletti e successivamente alle dipendenze del gen. Romeo. Come incarico iniziale fui occupato nella sezione che si interessava di sicurezza interna. Questa, all’epoca, era divisa in più sottosezioni. Ricordo che una di queste si occupava di terrorismo arabo; un’altra della destra e dell’estrema destra; un’altra dell’estrema sinistra ed un’altra, infine, del partito comunista italiano e internazionale. Questa trattava anche altre questioni non rientranti nella competenza delle rimanenti sottosezioni. Fui impiegato in detta sottosezione assieme ad altri due ufficiali che ritengo non poter nominare senza l’autorizzazione del servizio.

A.d.r. confermo di aver conosciuto il Servolini soltanto in epoca successiva ai fatti di Camerino. Non sono mai stato nell’alloggio di servizio del Servolini che ho frequentato solamente presso il suo ufficio alla compagnia Carabinieri Trionfale. Preciso di aver incontrato il Servolini soltanto un paio di volte. E’ impensabile di essere stato a pranzo o a cena a casa sua.

A.d.r. effettivamente l’Osmani – assieme a sua moglie – venne a trovarmi a Lanciano. Può darsi che abbiamo pranzato assieme ma certo non l’ho ospitato presso la mia abitazione.

A.d.r. può essere che in quella occasione l’Osmani abbia conosciuto mio padre e mia madre.

A.d.r. e’ vero che sono stato a casa di Osmani, a Roma. Ciò è accaduto nella fase del passaggio della fonte Osmani da me al Labruna. Ricordo ancora oggi di essere stato da lui una sera, che abitava in una zona un po’ fuori Roma priva di illuminazione stradale e che c’era anche sua moglie.

A.d.r. nulla so di un progetto, risalente al tempo della mia frequentazione dell’Osmani per la creazione di un’agenzia stampa. A questo punto spontaneamente dico che ho appreso che Labruna dice che far il pentito. Questa è una voce che corre. Io, però, da Osmani o da Labruna, non ho nulla da temere.

A.d.r. sono tuttora in buoni rapporti con Mannucci Benincasa anche se non lo vedo da molto tempo. Non ricordo se sono stato io a presentare l’Osmani al Mannucci o se è stato, invece, il cap. Labruna.

A.d.r. so che Osmani e Mannucci sono stati in rapporti tra loro, mi sembra di ricordare così . Ritengo deduttivamente che si sia trattato di un rapporto operativo.

A.d.r. non vedo e non sento il Labruna almeno da quattro anni e mezzo. L’ho conosciuto poco dopo esser stato introdotto nel servizio, circa sei mesi dopo. Col Labruna sono sempre stato in buoni rapporti, anche se si è trattato di rapporti formali. Ricordo che per un certo periodo, verso l’83 – 84, sono stato comandante del reparto comando della legione Carabinieri di Roma. Per tale funzione avevo anche la gestione della c.d “forza assente” nella quale al tempo era inserito il Labruna in quanto in precedenza arrestato e sottoposto a procedimento penale all’epoca ancora in corso. Ricordo che a quel tempo avevo col Labruna un buon rapporto nel senso che, sempre ai limiti del lecito, gli ho dato dei piccoli aiuti ad esempio fornendogli il pass di ingresso o altre cose del genere. Eravamo stati entrambi sottoposti a procedimento penale, naturalmente in contesti diversi e consideravo il Labruna come un collega più sfortunato di me.

A.d.r. non ho mai trattato questioni concernenti tale Lazagna.

A.d.r. sono al corrente delle dichiarazioni rese da Viezzer a Sica sul mio conto. Viezzer era in un rapporto cordiale con me ed e lui Viezzer che dovrebbe spiegare le ragioni del mutato atteggiamento nei miei confronti. Faccio presente che sono dichiarazioni che Viezzer ha reso mentre era detenuto, anche se poi ribadite in stato di libertà.
Ricordo che Viezzer, come risulta dalle sentenze, su camerino parlava de relato sulla base di cose dettegli da Labruna. Prendo atto che lei G.I. si riferisce alle dichiarazioni di Viezzer contenute nel p.v. 810525, cioè quelle relative al piano per sottrarre, anche violentemente o in modo subdolo il materiale documentale custodito dal Labruna. Su questa questione ho gi reso dichiarazioni in qualità di testimone nel processo contro la P2 in corso a Roma. Sono Viezzer e credo anche il Maletti ad asserire – peraltro infondatamente – che io sarei stato a conoscenza del fatto che il Labruna deteneva della documentazione fra cui anche il famoso documento Mi.fo.Biali. Ho già detto anche nel contesto del processo P2 chetale circostanza non mi e mai risultata.

A.d.r. sono stato effettivamente alla loggia massonica P2, o più precisamente ho compilato una domanda di ammissione e per questo sono stato punito in sede disciplinare. Ho presentato detta domanda nel 1976 o ’77, allorquando mi trovavo in una situazione personale molto pesante pervia del processo a mio carico allora pendente presso l’a.g. di Brescia. Avevo bisogno di aiuto, naturalmente non in sede processuale, intendo dire che temevo che sarei stato allontanato dall’arma. Chiesi consiglio al gen. Mino il quale mi fissò un appuntamento con persone che lui diceva essere suoi amici e che avrebbero potuto aiutarmi. Fu così che fui mandato da Licio Gelli che incontrai, come era stato convenuto, all’hotel Excelsior di Roma. Il Gelli mi fece firmare una domanda di adesione. In relazione ad un articolo recentemente apparso su “Panorama” faccio presente di non aver mai partecipato a corsi di guerra psicologica e che e mia intenzione ricorrere all’a.g. contro detto articolo che riporta sul mio conto notizie completamente false. Come paracadutista ho fatto dei lanci ad Alghero nel 1974, ma non ho mai frequentato la base di capo Marrangiu né per corsi, ne per altro.

A.d.r. col Mannucci ho avuto un rapporto positivo sul piano personale perché lo considero un buon ufficiale. L’ho incontrato periodicamente fino a poco prima che lasciasse il centro CS di Firenze. Quando veniva a Roma trovavamo il modo, qualche volta, di salutarci di persona.

A.d.r. ricordo bene, ed era noto nell’ambiente del servizio, che Mannucci vedeva in Gelli un pericolo per la sicurezza, intesa nel linguaggio tecnico dei servizi. Non so perché avesse questa posizione che peraltro era nota nell’ambiente dei funzionari operativi. All’uscita delle liste ritengo che Mannucci Benincasa sia rimasto molto sorpreso nel vedermi inserito nella P2.

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