Vincenzo Vinciguerra dichiarazioni 10.08.1984

– Allo stato non intendo fare ulteriori nomi in relazione al gruppo di cui abbiamo parlato nel precedente verbale. Prendo atto che la sv mi chiede se sono a conoscenza di nominativi toscani, ma mi riservo eventualmente di rispondere in un secondo momento quando potrò verificare l’ esistenza dell’ impegno da parte degli organi dello stato nell’ indagine che le mie dichiarazioni impongono, non fosse altro che per l’ individuazione dei riscontri.

Intendo citare, a comprova della funzione di provocazione, che il gruppo da me ieri descritto ha sempre portato avanti alcuni episodi:

– Nel 1973 fui contattato da Zorzi Delfo, il quale chiese la mia collaborazione per organizzare la fuga di Freda, o meglio non all’ evasione vera e propria dal carcere, ma perche’ li aiutassi a far passare Freda dall’ Italia in Austria attraverso un passo alpino. Io, che sono un appassionato di montagna, anche se non rocciatore, proposi di far passare Freda, una volta evaso, attraverso il passo del Giramondo. Infatti sapevo che al confine vi e’ una casermetta della guardia di finanza che e’ quasi sempre chiusa e che comunque, almeno all’ epoca era sorvegliata da pochissimi militi. Io dissi allo Zorzi che in quel punto il passaggio era possibile e che ero disposto ad aiutare lui e Freda. Lo Zorzi non mi disse nulla circa le modalita’ concrete della evasione dal carcere ne’ io gliele chiesi. Il mio compito sarebbe stato solo questo: di aiutare Freda e chi lo aveva fatto evadere a passare il confine e condurlo in Austria. Non ne sono sicuro, ma mi sembra che all’ epoca il Freda fosse detenuto in un carcere del nord Italia.
Il colloquio con Zorzi avvenne a casa mia a Udine, nella tarda estate e io dissi a Zorzi di darmi conferma in tempo della operazione perche’ io potessi a mia volta fare i preparativi necessari. Infatti, piche’ si andava verso l’ autunno, vi era il rischio che le avverse condizioni metereologiche impedissero il passaggio. Dopo quel contatto pero’ Zorzi non mi disse piu’ niente ed evidentemente l’ operazione aborti’ .
Era mia conoscenza che Freda porta il busto e che presumibilmente non puo’ fare grossi sforzi; di qui la ragione dell’ individuazione di un punto di passaggio abbastanza agevole e comunque percorribile da una persona che non puo’ sopportare un cammino troppo aspro.Solo Zorzi Delfo mi parlo’ di questa operazione e nessun’ altro.

Freda

Quando parlo della fuga di Freda nel 1973 come un atto sostanzialmente provocatorio, intendo questo:
– In quegli anni, tutta la destra radicale era fortemente impegata a sostenere l’ innocenza di Freda dalle accuse di strage che gli venivano mosse. Lo stesso Freda, poi, aveva dichiarato che non si doveva fuggire, assumendo cosi’ una posizione di coerenza con le sue dichiarazioni di innocenza. Una sua eventuale fuga, percio’ , avrebbe tolto ogni credibilita’ alla sua figura e di riflesso avrebbe costituito un grave colpo per coloro che erano impegnati a sostenere la sua innocenza. Naturalmente queste sono considerazione che faccio oggi sulla base di tutti gli elementi che ho raccolto su piazza Fontana e che in parte ho riferito nei precedenti verbali, alla sv ed al GI di Venezia, ma su cui mi riservo eventualmente di riferire le altre notizie in mio possesso.

– Altro episodio, a mio giudizio rilevante, ed indicativo, mi fu riferito nel marzo del 1979 da Di Mitri Giuseppe, che avevo conosciuto tre anni prima al processo di Avanguardia nazionale e che ha, o aveva, un rapporto di amicizia con Tilgher Adriano. Ci incontrammo casualmente ed io cercai di informarmi da lui sulla realta’ del movimento giovanile di destra e di terza posizione in particolare, allora fiorente soprattutto a Roma.
Il Di Mitri parlando delle posizioni che terza posizione assumeva in politica estera (sostegno secondo me indiscriminato a tutti i movimenti sedicenti di liberazione) mi informo’ che verso la fine del 1978, almeno cosi’ credo, vi era stato un incontro a Roma, esponenti “Montoneros” argentini – in particolare mi fece il nome di Firmenich e di Vaca Narvaja – io gli espressi la mia disapprovazione totale per un incontro con personaggi assolutamente non affidati per il ruolo che andavano svolgendo in America latina. Come e’ noto i Montoneros avevano partecipato alla lotta armata in Argentina ed erano specializzati in azioni come attentati rapine e sequestri di persone nonche’ omicidi.

montoneros

Fra me e il Di Mitri in effetti vi fu’ una vera e propria discussione perche lui sosteneva che terza posizione rappresentava un fatto positivo perche’ aveva rotto con tutta la vecchia generazione di destra. Cosa che io non ho mai condiviso perche’ ritengo assurdo proporre un discorso generazionale. Inoltre questa discussione con Di Mitri dimostra che questi, al di la’ del rapporto personale con Tilgher Adriano, nulla ha a che fare con Avanguardia Nazionale. Non mi disse, il Di Mitri, chi di TP fosse presente all’ incontro con Montoneros. Il Di Mitri mi disse che l’ incontro era stato organizzato da un certo “Enzo” che io non ebbi difficoltà ad identificare con Dantini Enzo Maria. La vicenda di questo incontro mi turbò perche’ constatavo il pericolo di “un’infezione” su ragazzi ancora politicamente sprovveduti, da parte di personaggi da me considerati quantomai ambigui. So che dopo questo non ci sono stati altri incontri tra elementi di TP e personalità Montoneros. Che l’ “Enzo” si identifichi nel Dantini, non ho alcun dubbio, in quanto nell’ ambiente di destra, oltre me, vi e’ solo un altro Enzo, corrispondenti alle caratteristiche indicatemi dal Di Mitri.

– A proposito del Veneto la circostanza che vi sia stato una trasmigrazione da Roma in quella regione di personaggi come Cavallini e Fioravanti, ha una sua logica spiegazione. Costoro erano in contatti con il gruppo di Tivoli e quindi con Signorelli paolo e Calore Sergio, e pertanto potevano utilizzare l’ asse Roma – veneto esistente tra il gruppo di Tivoli e personaggi veneti come Fachini Massimiliano e gli altri da me indicati nel verbale di ieri. Queste non sono solo mie deduzioni ma sono fatti che ho appreso nel corso della mia detenzione da parte di detenuti che allo stato non intendo nominare.

– Nell’ ambiente di AN il nome di Mangiameli Franco fino alla sua morte e’ stato assolutamente sconosciuto; assolutamente impossibile che Delle Chiaie Stefano abbia conosciuto senza che io lo sapessi Mangiameli Francesco.

– Delle Chiaie Stefano si e’ stabilmente trasferito in Bolivia verso la fine del 1979 provenendo dall’ Argentina. In Bolivia ha lavorato con lo stato maggiore dell’ esercito di quel paese. Cio’ in quanto era possibile una collaborazione politica con gli ufficiali boliviani decisi ad agire in funzione antiamericana ed antisovietica. E’ inesatto quindi dire che il Delle Chiaie fosse al servizio del ministero dell’ interno boliviano quasi come un poliziotto, nel senzo spregiativo di confidente del ministero dell’ interno boliviano ma e’ invece stato un collaboratore politico su un piano di parita’ con l’ unica realta’ istituzionale che in America Latina abbia un peso politico e cioe’ l’ esercito, (fatta eccezione per l’ Argentina) . Il Pagliai invece e’ giunto autonomamente in America Latina nel  1977 fu’ da noi ospitato pur non essendo aderente ad AN. Il Pagliai era infatti fuggito dalla Spagna dove si erano verificati come e’ noto vari arresti di elementi di ON. Il Pagliai poi dall’ Argentina si trasferi’ in Bolivia, usufruendo della raccomandazione di un camerata argentino del quale non intendo fare il nome, che gli diede dei punti di riferimento nell’ ambiente militare e di polizia. Pagliai in Bolivia intendeva con l’ aiuto della famiglia che e’ benestante intraprendere una attivita’ economica, rifarsi una vita in America Latina. Non era stabilmente inserito nei servizi di sicurezza Boliviani, anche se e’ probabile che i suoi punti di appoggio in Bolivia lo abbiano utilizzato per operazioni di carattere non ben qualificabile. In particolare nel corso di una di queste operazioni di polizia si verifico’ un episodio che dispiacque al Delle Chiaie per i metodi di azione che erano stati usati (l’ interrogatorio in forma dura di un ufficiale dell’ esercito Boliviano).
Dopo quell’ episodio tra il Delle Chiaie ed il Pagliai si verifico’ se non una frattura sicuramente un distacco ancora piu’ accentuato di quello prima esistente. Penso ma non ne sono affatto sicuro che questo episodio sia avvenuto nel 1980 ma non ne sono certo.Quanto alla fonte di queste mie informazioni allo stato non intendo indicarla ma mi riservo di farlo in futuro; è la stessa che mi ha riferito della vicenda Ciolini.

Qual e’ stata la ragione del viaggio compiuto in Europa da Delle Chiaie Stefano nel giugno 1980 ?
-Non ne sono a conoscenza.

Sa qual’ era il nome utilizzato di Pagliai in Bolivia?
– No.

– Non intendo dire quali fossero i nomi utilizzati da Delle Chiaie Stefano in America Latina.
Prendo conoscenza nella sola parte che mi riguarda di quanto Izzo dice avermi riferito in Sinatti e della circostanza che io sarei stato la fonte del Sinatti.Si tratta di assolute menzogne perche’ so che il Sinatti chiari’ subito allo Izzo che tra loro due non vi poteva essere alcun rapporto a causa del tipo di crimine commesso dall’Izzo stesso. D’ altra parte io e Sinatti nell’ agosto del 1982 ci siamo scambiati lettere, certamente passate al vaglio della censura carceraria, nelle quali il Sinatti mi riferiva del suo atteggiamento verso Izzo. Tali lettere non le abbiamo conservate ed e’ un peccato perche’ tale lettere tagliavano la testa al toro.
In merito ai viaggi di Cavallini non e’ improbabile che questi sia stato indirizzato al Pagliai da Rognoni Giancarlo che era in stretti rapporti con il Pagliai stesso. Non solo, ma so che a suo tempo Rognoni e’ stato visitato in carcere dal maggi come medico di fiducia. Il Maggi ed il Rognoni erano in ottimi rapporti tra loro. Credo che il Maggi abbia visitato il Rognoni nel carcere di Salluzzo. Si tratta naturalmente di mie ipotesi ma invito la sv a verificare.

– non conosco Graniti Alfredo e neanche il Magnetta.

– escludo che Delle Chiaie Stefano abbia avuto mai una relazione con una donna emiliana, puo’ anche essere che la Minetti gli abbia fatto una qualche scena di gelosia perche’ si tratta di una donna di carattere geloso.

– Avendo in merito alla strage di Bologna dell’ 800802,affermazioni provenienti da tre persone diverse, che indicano un certo gruppo, e specificatamente in due persone, i responsabili della strage; non avendo per la certezza della mia testimonianza in questo momento possa essere considerata attendibile, mi riservo di fornirla quando a mia giudizio, la veridicita’ di quanto affermato in questo periodo di confronto con i magistrati sara’ stata dimostrata dalle indagini di polizia. In caso contrario, mi riservo di operare, per il raggiungimento di un fine di giustizia, in maniera personale ed autonoma.

Si da atto che all’ ultima domanda il Vinciguerra ha dettato personalmente la risposta.

Letto confermato sottoscritto.­

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