Valutazione del giudice di appello sulle dichiarazioni di Tisei e Calore

Scendendo quindi sul terreno dei riscontri, va fatto riferimento innanzi tutto alle deposizioni del Tisei (cfr. sub.23° della narrativa e sub 50° per le valutazioni fatte al riguardo dai primi giudici). Esse devono considerarsi di piena attendibilità.

Va premesso che trattandosi di un dissociato (si vede, al riguardo la lettera indirizzata al Presidente della Corte d’Assise: Voi.30°, fol.2125) non è consentito dubitare delle sue dichiarazioni accusa­torie sulla mera allegazione di un interesse a fruì re della legislazione premiale. Come esattamente ad­duce il P.G., il beneficio è nell’ordinamento. Se esso viene concesso per incrementare dal di dentro la lotta contro le organizzazioni eversive, ne di­scende che le finalità della legge verrebbero meno se non si dovesse riconoscere efficacia alle rivelazioni dei dissociati sol perché determinate dalla prospettiva e dalla speranza di poterne fruire.

Non è quindi sul terreno aprioristico dell’in­teresse che possa anche solo indubbiarsi ciò che un dissociato ha rivelato. Il problema della sua attendibilità va invece affrontato stabilendo sul piano intrinseco perché ha fatto le sue rivelazioni; su quello estrinseco se vi siano possibilità di controllo con fatti ac­certabili aliunde.

Nel caso specifico del Tisei si tratta di un dissociato che ha consentito la puntuale ricostruzione di anni di attività dell’eversione nera, con particolare riguardo al Lazio e d alle zone di Tivoli-Roma. Al riguardo si fa richiamo ai numerosi atti acquisiti in questa sede (cfr. Vol.B , posizione Tisei). Risulta inoltre che il Tisei ha iniziato a parlare del gruppo Tuti e della sua responsabilità per l’Italicus durante un interrogatorio reso il 30.10.1931 al G.I. di Firenze, nell’ambito del procedimento per l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio (cfr. Voi.35°, fase.2, fol.164).

E’ pacifico che all’epoca il Tuti ed il Tisei non si conoscevano; altrettanto sicuro è che lo stesso Tisei non conoscesse il Franci (del Malentacchi e della Luddi non ha fatto cenno alcuno: anzi, per quanto attiene al primo, ha espressamente di­chiarato di non averne mai sentito parlare). L’indagine quindi in tema di attendibilità in­trinseca conduce a dare per acquisito che il Tisei non aveva alcun motivo per accusare calunniosamente il Tuti ed il Franci di aver appartenuto a quel F.N.R. resosi colpevole dell’attentato all’Italicus. Per quanto attiene all’attendibilità estrinseca, va posto in rilievo come le dichiarazioni di Sergio Calore, acquisite e direttamente raccolte durante là parziale rinnovazione del dibattimento, abbiano consentito tutta una serie di conferme.

In primo luogo il Calore ha confermato come il Tisei facesse parte del settore militare di Ordine Nuovo (punto che in sentenza si dà già per acquisito, argomentando dal numero e dalla precisione dei rife­rimenti fatti al riguardo). Il Calore ha confermato altresì che il Tisei coabitò per circa una settimana a Roma, in un appartamento di Via dei Foraggi, con esso Calore e con Pier Luigi Concutelli. Il riscontro – nella valutazione della Corte – è di estrema importanza perché consente di ritenere accertato che il Tisei abbia avuto in realtà la possibilità di apprendere dal Concutelli notizie sulle responsabilità per la strage dell’Italicus. Ciò superando la negativa dello stesso Concutelli, re­stivo ad ogni forma di collaborazione e quindi aprioristicamente portato a contestarne le rivelazioni.

Laddove va notato come il Calore ed il Tisei abbiano fornito numerosi, concordanti, particolari sui motivi per cui ritennero di dover entrare in clandestinità, trovando ospitalità e rifugio presso il Concutelli nell’appartamento di via dei Foraggi, nonché sulle armi che si trovavano nell’appartamento stesso. Si che la negativa del Concutelli appare in parte aprioristica, in parte ispirata all’amicizia per il Tuti (si ricordi la comune rivendicazione dell’omicidio di Ermanno Buzzi, perpetrato nel Carcere di Novara), comunque inattendibile a fronte delle concordanti dichiarazioni di segno opposto del Tisei e del Calore.

Né può accedersi all’assunto secondo cui, non avendo il Calore riferito di come il Concutelli at­tribuisse al gruppo Tuti la responsabilità della strage dell’Italicus, nonché delle preoccupazioni dello stesso Concutelli in ordine ad eventuali al­tri analoghi attentati, ne verrebbe implicitamente smentito il Tisei. Se infatti il Concutelli ne aves­se parlato – si argomenta – il Calore,coabitante col Concutelli stesso e col Tisei, avrebbe dovuto esser ne anch’egli a conoscenza. Al riguardo va osservato che il Calore ha chiarito che usualmente usciva al mattino per rientrare solo al pomeriggio nell’appartamento di Via dei Fo­raggi. Se che viene meno quella premessa – che il Calore fosse cioè costantemente assieme al Concutelli ed al Tisei – su cui è fondata l’argomentazione difensiva in discussione.

Il Calore inoltre ha espressamente confermato che il Tisei, nel periodo di servizio militare a Pisa (dicembre ’77-dicembre’78) aveva svolto funzioni di controllo sul gruppo ordinovista locale, funzioni che in precedenza erano affidate ai perugini fratelli Castori, venuti in sospetto di essersi appropriati di 30 milioni loro corrisposti dall’organizzazione.

Sentenza di appello 1986 pag 395-399

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