Quaderno blu n 11 pag 22-23 – Felice D’Alessandro

Raccontai del progetto di evasione che ora riporto qui sperando che nessuno lo legga : un giorno dell’aprile, eravamo nell’altra sezione ed io ero in cella con Roando, arriva una sera in cui mi trovo solo in cella il G. che mi confida la sua volontà di fuggire assieme agli altri e mi offre di unirmi a loro.
Io subodorando fra l’altro la trappola, rifiuto, il G. insiste però e scende nei dettagli:
alcuni fascisti dovevano arrivare sotto le finestre dei fascisti di là dal muro di cinta, passare per mezzo d’uno spago gettato dall’interno pistole. G. ed altri due avrebbero poi dovuto, durante un dì colloquio entrare nella sala colloqui arma alla mano e alcune giorno farsi aprire prendendo magari in ostaggio i civili venuti in visita a parenti. Sentito il progetto che poteva mettere in pericolo la vita di persone innocenti e magari quella dei miei stessi familiari finsi dì cambiare idea e chiesi di partecipare anch’io.
Avrei così saputo in anticipo tutte le mosse dei fascisti ed avrei tentato di risolvere, senza ricorrere ai sbirri, la situazione. Quei giorni furono terribili mi sentivo però pieno di coraggio e deciso a bloccare quei pazzi criminali. Poi, d’un tratto, arrivò ai primi di maggio l’ordine di traslocare in questa sezione.
I f. cominciarono a mostrarsi in atteggiamenti minacciosi nei miei confronti, sentii poi dire da una guardia che erano state trovate fuori dal carcere alcune pistole, seppi dal F . che Marsili l’aveva chiamato dicendogli di non fare scherzi come far entrare le pistole e simili. Intanto G. e Fr . dovevano essere trasferiti in due diversi carceri per ordine del ministero. A risolvere la situazione arrivò il G. I . Chimenti che disse di dover ancora interrogare gli imputati che non potevano quindi venire allontanati da Arezzo. Cosa non vera e tirata fuori solo per favorire i f. con l’avallo delle autorità carcerarie.
Qualche giorno dopo venni preso da parte dal G. che si scusò per aver sospettato di me dicendo al tempo stesso d’essere stato con i camerati sul punto di farmi la pelle. Affermò d’aver saputo il nome della ‘spia’ dall’avv. il quale lo aveva saputo in via confidenziale dal maresciallo. Mi rivelò che erano state trovate delle armi. Non ci sono state denuncia, la stampa ha taciuto.

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