Giuseppe Albanese – dichiarazioni 03.09.1992

Adr: sono stato nel carcere dell’ Asinara dal 1977 al 791002, anzi, fino al 791100. Sono stato quindi trasferito a Fossombrone ove sono rimasto un anno. Sono stato, quindi, trasferito a cuneo in stato di isolamento volontario e quindi ad Ascoli. Li’ mi sono trattenuto soltanto alcuni giorni fra il marzo e l’ aprile. Il 7 aprile sono Stato trasferito a Pianosa dove sono rimasto fino al 1987. Sono stato in contatto con detenuti di destra soltanto nel carcere della Asinara, ove ho condiviso la cella con molti di loro. In altri istituti ho avuto solo brevi incontri con gente di destra. E’ dal 801200 che non ho piu’ contatti con nessuno e rinnovo le mie doglianze per non aver potuto fruire fino ad ora di nessun permesso, Nonostante siano da tempo cessati tutti i miei rapporti con ambienti criminali ed eversivi. Nel 1980, inoltre, ho iniziato la mia spontanea collaborazione, che pero’ mi ha creato alcuni problemi.

Anche il mio memoriale del 1984 non ha suscitato nessuno interesse ed, anzi, ha comportato per me conseguenze negative in quanto il suo contenuto e’ stato parzialmente appreso dalla mafia reggina. Adr: confermo le dichiarazioni rilasciate al dr Salvini ed al dr Lombardo al dr Zorzi. Ho inoltre avuti colloqui con un funzionario di polizia di Parma a nome Gallo Gennaro. Si tratta del questore di parma al quale ho parlato – essendo stato interpellato da lui – anche di questioni concernenti la destra. Il dr Gallo aveva interesse a sentirmi in merito al sequestro Silocchi. Ho dato al dr gallo un mio scritto. E’ da molto tempo che ho colloqui soltanto con personale di polizia e dei carabinieri. Tali colloqui sono iniziati nel carcere di Pianosa. In particolare sono stato sentito dal tenente di sena luigi o di sensi luigi, che accompagnava il dr carbone di Reggio Calabria.

Adr: sono stato compagno di detenzione di Cesca Bruno nel carcere dell’ Asinara. Ribadisco che costui mi disse che era presente ai fatti di Fiumicino e che esisteva una foto che lo raffigurava nell’atto di puntare una pistola contro un finanziere che aveva cercato di bloccare i terroristi. A dire del Cesca questa fotografia sarebbe stata fatta sparire da qualcuno dei servizi segreti. Il Cesca sosteneva, altresi’ , di far parte di un gruppo terroristico denominato “drago verde” , operante in toscana e collegato a ordine nero, organizzazione della quale facevano parte il Malentacchi e il Franci. A suo dire, il Cesca, in toscana conosceva anche tale Torreggiani Carlo o Tarreggiani, anch’ egli legato a Malentacchi nonche’ ad Azzi Nico; questi non era detenuto, era impiegato in una biblioteca comunale e manteneva corrispondenza con i detenuti di destra. Questo personaggio faceva degli studi sull’ origine dei nomi e redigeva schede genealogiche per verificare l’ origine ariana dei cognomi. Ha fatto una scheda di questo tipo anche su di me. So che questa scheda venne inviata a Azzi Nico o a qualcun’ altro, forse Ferro Gianfranco.

Adr: prendo atto che la persona cui ho fatto riferimento dovrebbe chiamarsi Terracciano Carlo.

Adr: non so se il Cesca fosse in corrispondenza diretta con il Terracciano. Certo lo erano molti altri della sezione in cui io e il Cesca eravamo ristretti.

Adr: per un certo periodo siamo stati in cella io, il Cesca e il Fumagalli. Il Cesca poi fu trasferito a porto azzurro.

Adr: ribadisco che il Cesca mi ha confidato di aver ceduto dello esplosivo a Franci e Malentacchi. Diceva, inoltre, che del gruppo del Franci, oltre ad altri, faceva parte quel Torreggiani di cui gia’ ho parlato. Il Cesca disse che l’ esplosivo proveniva in parte da un deposito della polizia e che era stato utilizzato per numerosi attentati anche alle linee ferroviarie. Durante un colloquio in cui criticava la moglie o la convivente del Franci per certe sue leggerezze, cioe’ per essersi comportata con superficialita’ nel rendere dichiarazioni nel processo per l’ Italicus, anzi nelle fasi iniziali dell’ indagine (non so se alla polizia o a un magistrato), il Cesca lascio’ intendere che l’ esplosivo da lui procurato era stato utilizzato anche per l’ Italicus. Malentacchi, secondo il Cesca, era l’ artificiere del gruppo ed io stesso, durante un periodo di detenzione con quest’ ultimo, l’ ho sentito vantarsi delle sue capacita’ di manipolare esplosivo. Il Malentacchi torno’ anche sul discorso delle leggerezze della donna del Franci. A suo dire aveva dato agli inquirenti una versione diversa da quella del Franci circa l’ orario di lavoro di quest’ ultimo alla stazione di Firenze.
La donna, insomma, confermava la presenza del Franci alla stazione di Firenze alla partenza dell’ Italicus e forse rilascio’ anche altre dichiarazioni compromettenti per il gruppo.

Adr: Malentacchi non nascondeva la sua propensione a commettere attentati contro treni e linee ferroviarie e ne parlava con disinvoltura anche con estranei, quali tale Cangemi Domenico di Reggio Calabria abitante in localita’ San Sperato. Questi era un detenuto comune che a seguito di una rivolta di brigatisti rossi avvenuta nel carcere dell’ Asinara era stato appoggiato provvisoriamente nella nostra sezione. La rivolta avvenne nel 1978 dopo il rapimento di moro. Orbene, il Malentacchi parlo’ anche difronte al Cangemi di attentati a ferrovie e treni. Diceva che era favorevole e propenso a compiere atti del genere. Il Cangemi, che era ferroviere, insorse di fronte ai discorsi del Malentacchi e voleva aggredirlo, cosa che venne impedita da me e da altri camerati.Dopo questo diverbio preferi’ farsi trasferire nel braccio dei brigatisti. Il Cangemi si vantava di essere cugino dell’ avvocato Cangemi inquisito in relazione al caso Cutolo, almeno cosi’ mi pare.

Adr: sono stato in carcere col Cesca alcuni mesi. I suoi discorsi avevano luogo soprattutto durante il passaggio. Non ero l’ unico interlocutore del Cesca. Questi parlava anche con il Fumagalli, con Ferro, con il Murelli. C’ era molta coesione fra di noi non soltanto per ragioni ideologiche, ma soprattutto perche’ temevamo tutti le azioni dei brigatisti. Questi, una volta avevano sfondato il muro interno del carcere. Solo grazie all’ intervento delle guardie che ci portarono via finche’ non cesso’ la rivolta io, il Cesca, Fumagalli, il Murelli ed altri fummo sottratti alla azione dei brigatisti.

Adr: sll’ Asinara ricevevo la pubblicazione “Noi Europa” . Non ho mai ricevuto invece “Quex” . Io ero vicino a questa gente di destra loro mi conoscevano come un camerata di “boia chi molla” ma non mi identificavo con nessun gruppo e “Quex” non mi interessava. Per rendere evidente la mia autonomia rispetto alla destra, le voglio far presente che ho partecipato a una azione armata all’ interno del carcere di Aversa, anzi nel manicomio giudiziale di Aversa con gente dei Nap, precisamente con Panizzari Giorgio.

Adr: l’ elenco delle persone di destra che sono state all’ Asinara nel periodo in cui c’ ero anche io, è comparso su un numero di “Noi Europa” (mi pare quello di giugno o luglio del 1970) . All’ Asinara sono stato con il Fumagalli, con Cesca, con Murelli, col Ferro, col De Min, con Azzi Nico, con Malentacchi, Concutelli. Per pochi giorni sono stato anche con Invernizzi e per qualche tempo anche il Franci è stato all’ Asinara ma non l’ ho frequentato.

Nello ultimo periodo c’ era anche Bonazzi . Prima di andare avanti voglio concludere il discorso su Cesca. Questi fra l’ altro mi disse che era evaso assieme al Franci e a un detenuto di sinistra dal carcere di Arezzo. Il Cesca e il Franci rimasero liberi solo pochi giorni, mentre il terzo non si sa che fine abbia fatto. Prendo atto che tale episodio non risulta noto all’ ufficio, mentre risulta un’evasione del Franci e del Malentacchi. Ripeto, questo è quello che mi ha raccontato il Cesca. Che io sappia il Malentacchi non è mai evaso. Il Cesca, inoltre, di fronte a me ha ammesso le rapine per le quali è stato processato. Faceva capire di avere collegamenti con i servizi segreti e con la massoneria. Secondo quanto affermava a Fiumicino, ove prestava servizio, avrebbe agito contro quel finanziere di cui prima ho detto per favorire i terroristi arabi avendo ricevuto disposizioni in tal senso dai servizi segreti. Ricordo che il Cesca si esercitava a scrivere in arabo.

Adr: a proposito dell’ Italicus ricordo, inoltre, che il Malentacchi confermava la contraddizione fra il Franci e la sua donna e la pericolosita’ della situazione che si era per cio’ creata.
Il Malentacchi accenno’ anche ad una altra donna che era stata fatta passare per matta – anzi non so se e’ la stessa donna o un’ altra – che aveva creato una situazione pericolosa sempre nella fase iniziale delle indagini. Ho sentito nominare, inoltre, un’ altra donna legata al loro gruppo, tale Papi Carla, che era latitante in spagna insieme ad altri camerati di Franci e Malentacchi.

Adr: Tripodi Antonino era uno di Avanguardia che ho conosciuto nel carcere di Reggio Calabria nel 1971, subito dopo il mio arresto. Ho diviso con lui la cella per diversi mesi. Era stato arrestato durante la rivolta per Reggio capoluogo in quanto aveva aggredito un poliziotto sottraendogli l’ arma e i documenti, cosi’ almeno mi sembra di ricordare. Il Tripodi durante la comune detenzione mi parlo’ di alcuni ragazzi calabresi che studiavano giurisprudenza a Roma. Questi avevano avuto scontri con studenti di sinistra ed inoltre si vantavano di aver commesso alcuni attentati assieme a camerati di Roma e del veneto, fra i quali l’ attentato all’ altare della patria del dicembre del 1969. Questo gruppo costituito da tali Zerbi Felice, Schinizzi Giuseppe e Pardo Aldo, a dire del Tripodi aveva commesso alcuni attentati, anche a edifici pubblici.
Il Tripodi, inoltre, mi disse che elementi del gruppo in questione dovevano avere avuto a che fare con la strage di gioia tauro e con altri attentati ferroviari avvenuti in Calabria nel 1971. Inoltre alcuni anarchici che dovevano deporre al processo di piazza fontana vennero uccisi in Calabria, in localita’ Pizzo Calabro nei pressi della proprietà del principe borghese Valerio. Di cio’ ho gia’ parlato a suoi colleghi di Milano. Di cio’ mi ha parlato un anarchico di campo calabro, tale crea Bruno che e’ stato in carcere con me a Reggio Calabria nel 1961 1962. Come ho gia’ detto sono stato in carcere con Azzi Nico all’ Asinara.
Nel 1979 Malentacchi era gia’ stato trasferito dall’ Asinara e sembrava imminente la sua scarcerazione per decorrenza termini. L’ Azzi andava a colloquio con la sua ragazza che era amica della ragazza di Bonazzi. Inoltre si scriveva con quel tale Torreggiani che ella mi ha detto potrebbe identificarsi nel Terracciano Carlo. Era inoltre in contatto con un neofascista di Bologna che si occupava della diffusione di materiale di propaganda neofascista, il cui nome mi sembrava Vella Angelo. Certo e’ un ricordo erroneo forse fondato sul fatto che il nome di costui ricordo quello di un magistrato. Sono certo che il ragazzo bolognese cui faccio riferimento era responsabile della diffusione di pubblicazioni della destra extraparlamentare. Credo che lavorasse nella tipografia o qualcosa del genere. Questo era il quadro dei rapporti che intratteneva Azzi a quel tempo. Aggiungo, pero’ , che era in contatto anche con Freda, che aveva in gran considerazione e probabilmente anche con altri. In questo contesto, un giorno, l’ Azzi mi disse che la scarcerazione del Malentacchi era imminente e mi disse che se un giorno fosse avvenuto un qualche grave attentato cui fossero seguiti degli arresti di camerati avrei dovuto scrivere ai giudici che si sarebbero occupati del processo per tentare di scagionarli ed attribuire l’ attentato alla falange libanese.

Mi disse che non avrei rischiato nulla perche’ eventualmente avrei potuto farmi passare per pazzo grazie all’ aiuto del Semerari e in considerazione dei miei precedenti manicomiali. Azzi diceva che non avevo nulla da rimetterci. Un po’ alla volta mi convinse ed accettai, Anche perche’ non davo particolare peso ai discorsi di Azzi.
Questi mi preciso’ che mi avrebbe inviato un libro sulla divisione azzurra della falange spagnola. Quello sarebbe stato il segnale convenzionale dopo il quale avrei dovuto scrivere una lettera ai magistrati della città dove sarebbe avvenuto l’ attentato e dove si sarebbero verificati gli arresti. Nel novembre del 1979 venni trasferito nel carcere di Fossombrone.

Segui’ poi nell’ agosto 1980 la strage di Bologna. Appresi dalla stampa che un detenuto che ne aveva parlato avendo avuto confidenze da altri, era stato accoltellato e mi convinsi per cio’ che la strage era l’ attentato terroristico cui aveva fatto riferimento Azzi. A Fossombrone stavo molto male temevo che mi volessero uccidere attraverso gli psico farmaci che mi somministravano. Volevo stare in isolamento alla fine ci riuscii dopo aver danneggiato una cella. E’ da allora che sono stato sempre stato in isolamento. Alla fine dovetti ritornare in sezione, ma poiche’ sapevo imminente una rivolta chiesi nuovamente di venire isolato, cosa che riuscii ad ottenere solo grazie ad atti di danneggiamento e di resistenza.

Mi trovavo in stato di isolamento allorquando ricevetti un pacco contenente il libro sulla falange azzurra. Scissi percio ai magistrati di bologna la lettera che lei mi esibisce, la cui data e’ evidentemente sbagliata essendo stata scritta l’ 810101, non l’ 800101. In realta’ scrivendo ai giudici di bologna desideravo mettermi in contatto con la magistratura per iniziare una sincera collaborazione e sottrarmi all’ ambiente per me pericolosissimo di Fossombrone dal quale nei fatti mi ero gia’ dissociato ponendomi in uno stato di volontario isolamento. Se interrogato avrei chiarito quali parti della lettera erano veritiere e quali frutto della mia fantasia e dettate da una situazione di necessità. Il direttore del carcere lesse la lettera e mi disse che l’ avrebbe mandata a bologna, cosa che mi fece piacere. Fui trasferito a Cuneo. A Cuneo la situazione era estremamente pericolosa. Anche a cuneo mi posi in uno stato di isolamento volontario. A cuneo entrai in confidenza con un maresciallo di fossano che si trovava li in missione, tale maresciallo Piccirillo Giovanni che comanda il carcere di Fossano.

E’ uno simpatizzante di destra ed e’ per questo che entro’ in amicizia con me. Nel 1981 mi disse che aveva appreso, attraverso canali di ufficio che non mi poteva rivelare, che c’ era un piano per uccidermi. A cuneo in quel periodo avvenivano omicidi e ferimenti. Dopo qualche mese venne ad interrogarmi un magistrato del quale non ricordo il nome per sentirmi sulle lettere che avevo spedito. In pratica mi rifiutai di rispondere, chiesi di prendere visione e dissi che non mi riconoscevo nel suo contenuto e la strappai. Per tale fatto sono stato processato dalla pretura di Cuneo nel 1983. Nel marzo del 1982 venni trasferito ad Ascoli Piceno, anche li chiesi di venire isolato, ma a cio’ si oppose il maresciallo Guarracino. Fui messo in sezione con Gatti, Bonazzi, con camorristi e con mafiosi.
A quel tempo in carcere con me c’ era anche il Bertoli e tanti altri che gia’ conoscevo. Ad Ascoli c’ era Cutolo che secondo me faceva trasferire presso quel carcere persone collegate ad ambienti eversivi per intimare loro di liberare Crillo perche’ altrimenti avrebbe scatenato la guerra nelle carceri. Io temevo per la mia sicurezza e rifiutai qualsiasi contatto. L’ 820407 venni, infine, trasferito a Pianosa ove rimasi in stato di isolamento ed ove iniziai ad avere colloqui informativi confidenziali col direttore, con alcuni marescialli e con il tenente dei carabinieri di sena luigi della compagnia di Reggio Calabria. Al tenente consegnai il dattiloscritto del quale ora prendo visione. Consegnai tale manoscritto al maresciallo Incandela che avevo conosciuto a cuneo e godeva della mia fiducia. Questi venne appositamente a riceverlo dalle mie mani a Pianosa e lo inoltro’ alla Digos di Roma come ho recentemente appreso. Scrissi quel testo con l’ aiuto dell’ agente di custodia Papi Salvatore, messomi a disposizione per la dattilografia dal direttore del carcere. Successivamente fui trasferito a Spoleto.
Tengo a precisare che a Pianosa ero in cella con tale Crisalli Domenico, teste di accusa contro la mafia a Reggio Calabria. Questo per dire che gia’ a quel tempo non avevo rapporti con ambienti criminali e godevo della fiducia della direzione. Attualmente intrattengo rapporti solo con i familiari e gli avvocati. Attualmente sono assistito dalla dottoressa D’ Alessandro, di Firenze, dello studio Corbi.
Spontaneamente aggiungo che ho assistito a cio’ autorizzato ad un interrogatorio cui il Crisali e’ stato sottoposto dal dr Lombardo di Reggio Calabria. L’ episodio risale circa al 1986.

Letto confermato e sottoscritto ­

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