Paolo Aleandri dichiarazioni 11.02.1985

Per quanto riguarda gli attentati rivendicati dalla sigla Mrp devo dire che i bersagli e gli obbiettivi furono scelti tutti da Iannilli Marcello una linea teorica di obbiettivi appartenenti a strutture istituzionali fu suggerita da me che curavo la rivendicazione degli attentati concordandone con Calore le linee generali. L’ unico attentato che fu attuato con modalita’ diverse da quelle concordate fu quello contro il Csm. Feci un sopraluogo con Iannilli e verificammo che era possibile collocare un’ auto carica di esplosivo di notte senza dare nell’occhio poiche’ nei pressi del Csm stazionavano auto in attesa di distribuire il giornale, Iannilli effettuò l’ attentato allo stesso modo fatto contro Regina Coeli e cioe’ portando sul posto un’ auto carica di esplosivo che per Regina Coeli era stato innescato in precedenza, non so se anche al Csm venne portato gia’ innescato poiche’ non andai sul posto.

Iannilli aveva un rapporto personale molto forte con Dantini che l’ aveva addestrato all’ uso degli esplosivi con grande precisione. Non so chi abbia rubato la fiat 128 nella quale venne collocato l’ esplosivo; almeno non rammento questo particolare; so’ pero’ che fu rapinata tempo addietro non perl’ attentato al Csm ma per altra rapina.Devo dire che anche mariani partecipo’ a tutti gli attentati forse non a quello al ministero degli esteri. Appresi da Molli Rossano in carcere che egli aveva ammesso ai giudici di essersi recato sul posto il giorno successivo all’ attentato, prima che venisse scoperta l’ auto con l’ esplosivo, in compagnia di Bruno Mariani, forse per recuperare l’ auto e l’esplosivo.

Dai giornali appresi che l’ esplosione era stata predisposta in modo tale da creare una vera e propria strage. Chiesi all’ ora spiegazioni a Mariani e Iannilli sui motivi di quella diversita’ operativa, ma loro mi risposero evasivamente e con tono che a me sembrava minaccioso. Nel frattempo si erano inclinati i rapporti tra me e De Felice; ricordo che vi fu addirittura un diverbio molto duro tra me e De Felice a casa di quest’ ultimo.

Era presente anche Lanti Claudio. In quella occasione De Felice critico’ apertamente il mio operato, chiese di gestire direttamente i proventi delle rapine pretese che facessi autocritca. Gli risposi duramente ed andai via. La settimana successiva fu deciso di rivederci per tentare una chiarificazione. La riunione era a casa di Semerari ma io scelsi di non partecipare. Sergio, che vi partecipò mi riferi’ tutto nei minimi particolari. In particolare De Felice, in presenza oltre che di Semerari, Fachini e Signorelli chiese nuovamente di amministrare i proventi delle rapine e disse a Calore che lui ed io eravamo dei ragazzini irresponsabili e che era vero quanto gli contestava calore e cioe’ che loro, in particolare De Felice, Semerari e salomone stavano tentando l’ operazione di salvataggio del costruttore Genghini per riceverne riconoscenza dagli ambienti politici legati al costruttore. Fu a questo punto che in me e in Calore inizio’ una riflessione seria sui rapporti tra noi e il gruppo di De Felice e tra questo e Gelli e su una ipotesi di una nostra strumentalizzazione inconsapevole ad opera di De Felice per cui ipotizzammo di effettuare un attentato a Gelli.

Peraltro quando abbandono il rapporto con De Felice questi ando’ da mio padre e gli rilevo’ che io facevo rapine. Ne ricevette una risposta molto dura, in quanto mio padre sapeva che ogni mia attivita’ politica poteva essere stata promossa solo da De Felice, che considerava persona legata ad ambienti oscuri. De Felice non poteva non sapere che il nostro gruppo era coinvolto in tutti gli attentati della primavera del 1979 e conosceva anche i nomi dei partecipi agli attentati, poiche’ sapeva che in quel momento lavorava con noi. Non escludo che gli abbia parlato specificatamente dei primi attentati della primavera del 1979. Certamente gli parlai degli attentati precedenti, realizzati nel 1978 – 1979 e non rivendicati.

Quando io e calore uscimmo dall’ orbita di De Felice il gruppo che rimase intorno a costui del quale facevano parte Semerari Signorelli – che pero’ continua a mantenere rapporti con noi – e probabilmente Fachini, in quanto personalmente collegato a Signorelli, deposito presso il tribunale di Roma il nome di una nuova rivista dal titolo “Solaris” o simile. Ne consegue pertanto che questo gruppo non rinuncia a portare avanti il proprio progetto politico limitandosi solo a fare a meno del nostro contributo. Cio’ avvenne intorno al marzo 79 ed io da allora non so’ piu’ quali siano state le successive vicende politiche di questo gruppo.

Successivamente cercai qualche volta in tribunale salomone ma mi accorsi che tentava di sfuggirmi per cui capi’ che aveva intuito un mio coinvolgimento negli attentati. Salomone in precedenza aveva una lista di magistrati con i loro indirizzi consapevole, almeno cosi’ da suppore, di consegnarlo ad un gruppo terroristico. In particolare salomone era in possesso dei turni dei magistrati della procura che egli si procurava grazie agli ottimi rapporti che lui aveva con il dr gallucci e con ambienti della procura. Riferisco cose dettemi esclusivamente da salomone. Salomone mi disse anche, nel corso del processo di primo grado del “Golpe Borghese” che stava lavorando per ottenere dal dr Vitalone Claudio l’ assoluzione degli imputati. Effettivamente riuscii a vederli insieme al bar del tennis del foro italico, alcune volte durante il processo.

In quel periodo mi telefono’ insistentemente Filippo De Iorio dicendomi di intervenire presso Gelli perche’ si interessasse della sua assoluzione; lo stesso Di Iorio poi mi chiedeva che io parlassi della stessa cosa con il salomone. Fu per questo che avvicinai il giornalista che mi rispose di riferire a Di Iorio che egli si stava interessando non soltanto della sua posizione ma della sorte del processo intero, ad un livello assai più alto ricordo poi che il discorso che in uno dei colloqui finali avuti con Gelli, nel corso del sequestro Moro, presente Salomone e Lanti, Gelli disse che Moro pagava il fio dalla sua apertura al partito comunista e che subiva una sorte di legge del contrappasso. Nel corso dei miei rapporti con Gelli incontrai o comunque ebbi modo di vedere persone che avevano rapporti con lui: Il generare Miceli; Ortolani, che in mia presenza protesto’ con Gelli perche’ il figlio di un loro “confratello” si era reso responsabile del sequestro di suo figlio, alludendo alle notizie stampa che riportavano l’ arresto dell’ avvocato Minghelli; il ministro Stammati in relazione al quale voglio fare una precisazione: fu o salomone o De Felice Alfredo che tornavano da un colloquio con Gelli, a riferirmi nella hall dell’ albergo Excelsior che la presenza di Stammati in attesa di essere ricevuto da Gelli era dovuto al fatto che il ministro doveva sottoporre a Gelli le bozze di un decreto economico (probabilmente si trattava del cd “decretone”) un gran maestro di cui non ricordo il nome anche se ricordo di averlo riconosciuto nel Salvini dalla foto pubblicata sul giornale.

Ho visto Gelli parecchie volte ed alcune volte sono stato da lui a consumare la prima colazione. Ebbi modo di conoscerlo non del tutto superficialmente e ne trassi alcune opinioni ben precise. In particolare mi sembro’ che Gelli detenesse un cospicuo potere che fosse interessato e a gestirlo e ad accrescerlo. Tutto questo coordinando e facendo interagire gruppi di potere politico e affaristico. De Felice Fabio mi disse piu’ volte che il potere di Gelli nasceva dal possesso dell’ archivio Sifar che riuscì ad ottenere nel momento in cui quell’ archivio ufficialmente doveva essere distrutto.

De Felice Fabio piu’ volte mi disse che egli curava la mia crescita politica in prospettiva di un mio inserimento ai vertici di “Ordine Nuovo”, il quale egli continuava a far parte in posizione di comando, dovendo io assumere un ruolo analogo e quindi anche con rapporti politici identici a quelli a suo tempo svolti da Graziani e da lui stesso. De Felice era appunto la persona che doveva assicurare la continuità di “Ordine Nuovo” nel corso delle riunioni che portarono alla costituzione di “costruiamo l’ azione” De Felice mi disse anche che aveva partecipato, con Dantini e Delle Chiaie, alla redazione dei documenti costitutivi del movimento “Lotta di popolo”. Dantini, come ho detto è persona di grandi capacità nella conoscenza degli esplosivi tanto che ha una cattedra presso la facoltà di ingegneria di Roma; quando nel 1979, andai a cercarlo presso il suo studio privato in via paolina trovai il suo socio Mario, ingegnere minerario, che mi disse sorridendo che dantini si era preso una settimana in qualche zona di Beirut Mario non sapeva il motivo della presenza in libano del Dantini. E’ noto poi che dantini fu perito di Freda nel processo di piazza Fontana; egli conosceva bene Fachini gia’ prima del 1978 era Dantini a consigliare Iannilli di non rivendicare gli attentati per cui Iannilli non rivendicò tutti gli attentati che egli e Macchi Lele effettuarono a Roma tra il 1978 e forse anche negli anni precedenti.

Per quanto riguarda il professore Semerari, ricordo che sua moglie 2 – 3 mesi dopo il suo arresto a Bologna riferi’ a mio padre che suo marito era allo stremo, non riusciva a sostenere il regime carcerario e si apprestava alla stesura di un memoriale accusatorio. Sul momento non capii il senso di quella frase che suonava come una sorta di “avvertimento” .

Tra la fine del 1978 e gli inizi del 1979, Semerari, in presenza di De Felice Fabio, mi disse che, “per aprire una possibilita’ nostra su Napoli” dovevamo consegnare un fucile a pompa e una pistola silenziata ad ambienti della camorra napoletana.
Ritenni che si trattasse del gruppo facente capo a Pupetta Maresca, poiche’ in quel momento, su indicazione di Semerari, Pariboni Franco, “autista di De Felice e grafico di Ordine Nuovo” , lo stesso De Felice e Pugliese Peppino erano stati a Napoli poiche’ in quel periodo si dedicavano al traffico di giubbotti marinari ed altro abbigliamento con Pupetta Maresca. Ricordo che nel corso di uno di questi viaggi per motivi fortuiti andarono a fuoco alcuni capi di abbigliamento.

Peraltro Semerari, oltre alla richiesta di armi, in quella stessa occasione mi propose di trovare un elemento in grado di gambizzare o ammazzare, non mi ricordo bene un rappresentante di auto di Napoli dietro pagamento di un congruo compenso. Riferii la cosa a mariani il quale potrebbe essere al corrente di altri particolari poiche’ in una fase successiva mi rinfaccio la cosa sostenendo che io avevo aderito a questa opera di mediazione con un killer. Ricordo che io avevo delle armi in parte provenienti da Macchi Emanuele depositate in quel periodo nell’ officina di Pariboni. Quando andai da De Felice per riferire il mio rifiuto a quelle richieste mi sentii dire da De Felice che egli, il Pariboni e il Semerari avevano prelevato dalle mie armi custodite dal Pariboni, un fucile a pompa e una pistola e l’ avevano fatta pervenire a Napoli. Nel 1978 De Felice Fabio e Semerari mi proposero di interessarmi di reperire notizie su persona da sequestrare a scopo di estorsione poiche’ loro avrebbero provveduto a passare le notizie ad ambienti della malavita organizzata romana. Misi in relazione tale richiesta con i rapporti piuttosto stretti tra il Semerari ed il noto Giuseppucci Franco di cui ho gia’ detto.
Letto, confermato e sottoscritto.

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