Fabrizio Zani dichiarazioni 20.02.1986

Interrogato in ordine ai fatti di cui al mandato di cattura emesso nei suoi confronti e avvisato della facolta’ di non rispondere alle domande. L’ imputato dichiara: intendo rispondere. Prima di passare alle domande che lei intendera’ farmi vorrei, se me lo permette, rendere alcune dichiarazioni che valgono a fare capire chi io sia, il percorso da me seguito dal 1971 ad oggi e dunque a porre in chiaro, quanto sia inconcepibile l’ accusa che e’ stata elevata nei miei confronti. Dico subito che non intendo assolutamente fare il capro espiatorio per la strage di Brescia e spiego il perche’, protestando sia da ora la mia completa estraneita’ al fatto in questione. Io ora sono una persona molto diversa da quella che ero nei primi anni 1970, ivi compreso il 1974. Faccio presente che io arrivai a Milano che ero poco piu’ di un ragazzino, alla fine del 1970; in precedenza avevo vissuto in una realta’ provinciale, come quella di Livorno. Gia’ a Livorno, quando avevo quattordici anni, presi la tessera della “Giovine italia”, ma cio’ non segui’ alcun vero impegno politico perche’ mio padre mi trovo’ un giorno quella tessera, anzi me la trovo’ il giorno stesso in cui la presi e mi diede un sacco di botte,

Cosi’ impedendomi di svolgere una qualsivoglia attivita’. Mio padre era ed è di idea liberale. Il mio vero percorso politico ebbe inizio quando mi trasferii a Milano. Conobbi a scuola dei ragazzi iscritti alla “Giovine Italia” e cosi’ presi anch’ io a frequentare la sede milanese di quella organizzazione giovanile, sede che gia’ si trovavain via mancini. Ho parlato di “Giovine Italia”, ma in realta’ gia’ a quell’ epoca l’ organizzazione giovanile del Msi aveva assunto la denominazione di “fronte della Gioventu'”. A Milano ho pure terminato gli studi prendendo il diploma di geometra nel 1971 presso l’istituto “Cattaneo”. Tornando al mio percorso politico, debbo dire che rimasi nel Fronte della Gioventu’ fin verso la fine del 1972.

Mi staccai dal partito insieme ad altri giovani, fra i quali d’ intino, Vivirito e di giovanni. Decidemmo di staccarci dal partito perche’ sinceramente nauseati da certi personaggi tipo Servello ed anche Muggiani. Quest’ ultimo venne cooptato nel Fronte della Gioventu’ ed era notorio che fosse un confidente della questura la nostra idea era quella di dare vita ad un gruppetto giovanile autonomo, che facesse a botte coi compagni quando era necessario e si radicasse in una realta’ popolare, sull’ esempio di Gobbels che ai bei tempi riusci’ a conquistare Berlino partendo appunto da una realta’ popolare. Questa almeno era la nostra idea di allora.

Per realizzare tale idea scese a Roma Vivirito al fine di prendere contatto con quello che per noi era il mitico ambiente di “Ordine Nuovo”. Vivirito torno’ da Roma dicendoci per patti esistenti fra on e an avremmo potuto appoggiarci solo a quest’ ultima organizzazione che infatti ci fornì i soldi, e l’ intestatario perla sede che prendemmo appositamente in un quartire popolare ed esattamente in via Adige. Voglio precisare che il mio personale rapporto con quello che possiamo definire il popolo non era di natura ideologica in quanto io da operaio la realta’ dei cantieri mi consideravo a tutti gli effetti un uomo del popolo e avevo moltissimi amici di sinistra anche iscritti al Pci. Devo fare presente che il diploma di geometra non mi aveva aperto alcuna prospettiva di lavoro e che dal 1971 al 1974 io ho sempre lavorato nei cantieri come operaio, come rappresentante di pavimenti industriali (per sette mesi in Germania da emigrante) fino al posto di commesso nella libreria “martello”. Riprendendo la descrizione di quello che ero a quella epoca devo dire che non mi attaglia in alcun modo la figura di chi partecipa alla strage di Brescia, primo per la gravita’ del fatto, secondo per l’ obbiettivo prescelto, nel senso che mai avrei partecipato a un attentato contro i lavoratori. Poiche’ mi risulta che l’ obiettivo della bomba di Brescia potrebbero essere stati i carabinieri, devo dire che ancora piu’ inconcepibile per me sarebbe stato partecipare ad un’ azione del genere, in quanto, per come la pensavo all’ epoca, i carabinieri rappresentavano il popolo indivisa, al servizio dello stato super -partes e dunque sarebbe stato inconcepibile per me farne l’ obiettivo di un attentato. Io ho avuto a che fare con qualche attentato dimostrativo e non nego di averebattuto a macchina dei volantini di rivendicazione ma tutto questo nella logica ingenuamente politica nel senso che il volantino accompagnato da due etti di tritolo andava su tutti i giornali.

A questo punto si da’ atto che l’ avvocato Cerquetti si allontana peraltro impegno professionale, anzi soprassiede a tale impegno e decide di rimanere.

Lo Zani dichiara: arriva la storia del mar – Fumagalli. Senza alcun motivo apparente la situazione extra parlamentare che avevamo creata si sfascia, sembra che nessuno abbia alcun piu’ interesse allaattivita’ politica solita. C’ e’ un generale scollamento, si sentono voci di un colpo di stato, scoppia la bomba di Brescia, arrestano D’Intino e Vivirito, il fermo di Ferri Cesare, l’ Italicus gli arresti per il Mar – fumagalli. In agosto io sono da solo a Milano quando viene rivendicata la strage dell’ Italicus a Ordine Nero, io preparo subito il volantino di smentita. Redigo questo volantino quando sono da solo a Milano. Alcuni giorni dopo rividi Ferri e Di Giovanni e stemmo un po’ insieme a casa mia.

Successivamente Cesare si costitui’, perche’ ricercato per un attentato Sam. Successe quindi che anche Di Giovanni Mario divenne ricercato per il Mar – Fumagalli e decise di togliersi dalla circolazione. Io pensai di essere a mio volta nell’ occhio del ciclone (quasi tutti i miei amici erano finiti in galera) e decisi percio’ di seguire Mario. Venni arrestato nell’ ottobre del 1974 insieme al di giovanni. Subimmo un’ ingiusta condanna perche’ nulla avevamo avuto a che fare con quell’ esplosivo che ci venne attribuito rimasi quindi in carcere per circa quattro anni; uscii nel 1978consapevole di quello che era successo in Italia in quegli anni; e cioe’ una lotta fra centri di poteri nella quale l’ estrema destra era stata coinvolta con funzioni di appoggio ideologico e pratico ad alcuni di questi centri, in particolare ai cosiddetti servizi deviati col miraggio del colpo di stato risanatore.

Uscii dunque dal carcere nel 1978 con questa maturazione e con questa consapevolezza, che mi portarono, e credo di essere stato il primo, ad operare al fine di spezzare quel cordone ombelicale che in passato aveva saldato certe aree di estrema destra ad apparati dello stato, in una chiave di strumentalizzazione da parte di questi nei confronti di quelle aree. Fu anche in tale prospettiva che diedi vita a “Quex”. Le accuse di Firenze e di Brescia le devo a questa mia attivita’.

Io ora sono un militante rivoluzionario, non mi ritengo piu’ fascista nel senso che mantenendo alcuni dei riferimenti da cui sono partito riconosco che il fascismo se ne e’ storicamente allontanato nel dopo guerra. Io ritengo che le accuse mosse per i fatti di strage siano un tentativo di togliermi credibilita’ politica proprio da parte di quei settori di cui dicevo che ho combattuto e che continuo a combattere al di la’ del momento processuale. Da una lettura anche sommaria del mandato di cattura a mio carico ho capito che si presta fede a gente come brogi che invece e’ il prototipo del provocatore come risulta facilmente da una storia della sua vita. Ho anche capito che l’ altro accusatore dovrebbe essere Danieletti, non credo che mi accusi della strage di Brescia; l’ ho conosciuto in carcere, è eroinomane e comunque attendo le contestazioni. So che al giudice Minna ha parlato di un mio preteso legame con Esposti; è cosa che il Danieletti si e’ chiaramente inventata, perche’ io l’ Esposti l’ ho visto solo due volte in vita mia, una volta in libreria e l’ altra a Brera in occasione di un capodanno. Mi risulta che Danieletti faccia il pentito dalle contestazioni che mi sono state mosse da parte del giudice Minna. Ripeto che mi protesto totalmente estraneo alla strage di Brescia. Quel mattino io mi trovavo al lavoro presso la libreria Martello, ove trascorsi tutta la mattinata e anche il pomeriggio.

Lavoravo seriamente e non mi assentavo mai dal lavoro. La libreria era piccola ed eravamo in tre commessi. Ricordo che si commentò tra di noi in libreria la notizia della strage di Brescia, quando usci’ la prima edizione del giornale “La Notte”. La libreria in questione era a brevissima distanza da piazza San Babila. Io sono stato, se cosi’ si puo’ dire, un frequentatore di piazza San Babila solo per quella ragione. Mi capitava di passarci e di fermarmi a prendere l’ aperitivo con gli amici. All’ epoca ero molto amico di Ferri Cesare, col quale pero’ non condividevo in toto la militanza politica; ad esempio Cesare non ha mai fatto di AN. Altro mio amico dell’ epoca era Di Giovanni Mario.

Lo stesso discorso che ho fatto per Ferri vale anche per Di Giovanni nel senso che non avevamo una totale identita’ di vedute, anche se abbiamo militato insieme in Avanguardia Nazionale. Anche Vivirito e D’Intino erano amici miei, ma neppure con costoro vi era totale comunanza di pratica politica; ad esempio non sapevo nulla del fatto che i due se ne fossero andati a Milano con Esposti Giancarlo; lo venni a sapere solo quando la televisione diffuse la notizia del conflitto a fuoco di Pian del Rascino. Voglio dire in sostanza che nell’ ambiente ci si conosceva un po’ tutti, vi erano vari legami di amicizia e vi era altresi’ un denominatore comune rappresentato dalla ideologia di fondo; cio’ non vuole dire pero’ che si facesse tutto in comune.

Adr: a distanza di tanti anni non ho un ricordo chiaro; tuttavia mi pare di rammentare che effettivamente la sera precedente la strage di Brescia si gioco’ a poker a casa di Cesare e fu una normalissima partita. Ripeto che non ho un ricordo preciso ma mi sembra che si tratto’ proprio di quella sera. Mi pare che fosse proprio quella sera perche’ mi sembra che fu’ presente pure Federici Antonio, al quale Cesare chiese di accompagnarlo all’ Universita’ il giorno seguente. Ricordo che quella sera si ebbe occasione di parlarne poi in carcere e rammento che Cesare in proposito si mostro’ incazzato con Federici per una qualche ragione che ora mi sfugge. Non ricordo se l’arrabbiatura di Ferri si riferiva a dichiarazioni non vere rese da Federici ai giudici ovvero al fatto che Federici quella sera gli aveva detto che non avrebbe potuto accompagnarlo all’ Universita’.
Rammento che spesso Ferri chiedeva passaggi soprattutto a Federici perche’ era uno dei pochi ad avere la macchina a quell’ epoca. Era notorio che il Ferri fosse pigro di natura e di solito dormiva fino a tardi. Tengo a precisare che federici antonio era uno del nostro giro di amicizie, ma non faceva assolutamente politica. Se dunque c’ era anche lui quella sera per il poker, vuol dire che davvero fu una normale partita a poker. Mi sia consentito osservare che non pare molto verosimile che gente che ha in mente l’ indomani di andare a fare una strage, la sera prima si ritrovi tranquillamente a giocare a poker fino a tarda ora come era nostro solito fare e come sicuramente fu anche quella sera.

Adr: mi si contesta di avere avuto un contatto telefonico con Ferri Cesare verso le ore 13.00 del 740528. Devo dire che si tratta di circostanza che al momento non riesco a ricordare, ma se, come mi si dice, fui io stesso a dichiarare la cosa mi riporto a siffatta dichiarazione, della quale mi viene data lettura e che confermo. Mi pare una dichiarazione del tutto innocente e soprattutto da innocente perche’ non vedo per quale ragione, se fossi davvero implicato in questa storia; sarei dovuto andare io a riferire quella circostanza ad un giudice.

Adr: non ho mai visto ne’ conosciuto Ferrari Silvio. Ho accennato alla sua morte solo come un fatto risaputo. Quanto all’ accenno da me fatto all’ ambiente di Brescia ed alla tensione da cui era pervaso, non so dire se si trattasse di congetture nostre o di voci raccolte. Faccio presente che io di Brescia ho conosciuto solo un certo Agnellini, che vidi un paio di volte in tutto a Milano in quanto amico di D’Intino. Ho conosciuto anche tale Fadini Donatella, sorella di due che erano stati in carcere con D’Intino. La conobbi a Milano a una festa e sono stato a trovarla una volta a Brescia.
Mi pare che sia accaduto all’ epoca in cui i fratelli erano in carcere. Se, come si dice, in un mio interrogatorio al Gi di Milano in data 750310, parlai di una ragazza bresciana da me frequentata, evidentemente alludevo, senza nominarla, alla predetta Fadini Donatella, e avro’ un po’ esagerato nel descrivere questa mia conoscenza. Se veramente fossi andato a trovarla piu’ di una volta non avrei problemi a dirlo.

Adr: quanto alla questione del prete e della annotazione rinvenuta su un foglietto trovato in mio possesso quando fui arrestato a Casciago, confermo, dopo averne avuto lettura, le dichiarazioni dame rese in proposito al GI di Brescia in data 741029; quelle dichiarazioni furono una guasconata. Nego comunque di essermi mai recato dal prete in questione, ne’ mi risulta che altri di mia conoscenza vi siano andati.

Adr: quanto a quell’ altra annotazione da me fatta sul foglietto sequestratomi a Casciago e consistente nella scritta “Filippi – Citta’ Ducale”, preciso che da quando ero entrato in clandestinita’ mi ero posto in un’ ottica “brigatista” e quindi il maresciallo filippi per i noti motivi stava in cima alla mia, per altro molto velleitarie, lista di obiettivi. L’ annotazione “snia -dbpd -colleferro” si riferiva ad una ditta di esplosivi. L’ annotazione “637ny47” seguita da una parola che io leggo come “Francia”, non ricordo a cosa si riferisca, presumo ad una targa automobilistica. A me fu trovata anche una lettera di Ferri Cesare.
Ricordo che fui io per primo a scrivergli quando venni a sapere che si era costituito, cosa che a me pareva inconcepibile. Gli scrissi per sapere perche’ mai aveva deciso di costituirsi. Egli mi rispose con quella lettera.

Adr: ora non rammento bene se mi vidi col Ferri quando egli torno’ a Milano dopo essere stato fermato e trattenuto per qualche giorno a Brescia. Se ho gia’ reso dichiarazioni in proposito preferisco riportarmi senz’ altro alle medesime. Mi sembra di ricordare che

Ferri ad un certo punto, non rammento pero’ se in giugno o luglio, sene ando’ in vacanza per riposare, perche’ provato dalla esperienza carceraria.

Adr: effettivamente rammento che un giorno nell’ estate del 1974, mi recai in Liguria, a santa margherita a trovare Federici Antonio. Ricordo che vi andai con Langella Amedeo a bordo della sua vettura, una Matra bianca. Rammento che tale vettura era a tre posti e che con noi venne pure una terza persona, non rammento se Ferri, Di Giovanni o qualcun’ altro.

Adr: quanto al punto 2 del mandato di cattura, là dove si parla di confidenze che io avrei fatto a qualcuno in ordine alla provenienza e al materiale possesso dell’ esplosivo usato per compiere la strage di Brescia, nonche’ alla mia partecipazione alla medesima, dico che sono cose che non stanno ne’ in cielo ne’ in terra. Io quelle cose non posso averle e dette a nessuno perche’ non sono assolutamente vere. Prendo atto che secondo la fonte che mi accusa, io in particolare avrei detto che l’ esplosivo proveniva da Esposti, che sarebbe stato dato da costui a me e a Ferri e che poi non sarei andato a Brescia il giorno della strage perche’ impedito da una qualche ragione. Chiedo che mi si dica dove e quando avrei fatto queste confidenze.

Prendo atto che le avrei fatte a Bologna nel carcere del Pratello e dunque agli inizi del 1978. Ne deduco che con tutta probabilita’ la fonte che mi accusa sia Danieletti Alessandro; indipendentemente dal fatto che sia lui, l’ accusa è talmente poco circostanziata che a mio avviso non risulta credibile. Fermo restando che io nulla possa avergli detto perche’, nulla so rispetto al fatto, penso che in un colloquio di questo genere per naturale curiosita’ dell’ ascoltatore e per vanteria di chi parla si sarebbero dovuti trattare particolari sul tipo di esplosivo usato, della sua quantita’ e soprattutto del sistema di innesco che era il grande buco nero dell’ istruttoria.
Ribadisco che ho visto Esposti solamente due volte in vita mia e non in prossimità della strage di Brescia. Considerato che sono accusato di una serie di otto attentati e che l’ altro accusatore, Brogi Andrea, parla di esplosivo da me preso nell’aprile del 1974, mi pare che i due testi siano quanto meno in contraddizione tra di loro.
Comunque siccome ammetto di avere compiuto o meglio di avere partecipato sia pure non esecutivamente ad alcuni attentati dimostrativi nella prima meta’ del 1974, e siccome nello stesso mandato di cattura si sostiene che avrei ritirato la mia parte di esplosivo portandola al nord, mentre l’ Esposti contemporaneamente avrebbe portato la sua al sud, faccio osservare che il presunto passaggio di esplosivo da Esposti a me non avrebbe avuto ragione di esserci.

Adr: quanto alla cosiddetta ospitalita’ da me prestata al Ferri nell’agosto del 1974 a casa mia, non nego che il Ferri abbia dormito qualche volta da me ma questo in un normalissimo contesto di amicizia e senza alcun fine di occultamento, del resto impensabile a casa mia. Io avevo gia’ subito delle perquisizioni e ritenevo di essere anche io nell’ occhio del ciclone. Aggiungo che a casa mia venivano anche altri amici come Federici e Langella.

Adr: ordine nero per quel che mi risulta non era altro che una sigla che veniva utilizzata da svariate persone per rivendicare degli attentati puramente dimostrativi. Fra queste persone potevano anche esserci accordi momentanei per assicurare ad esempio la contemporaneità di qualche botto, ma tutto era legato ad una logica spontanea della base neofascista milanese, senza organizzazione, gerarchie, strategie eccetera piu’ o meno la stessa cosa logica delle Sam.

Adr: tornando alla partita a poker fatta a casa di Ferri la sera prima della strage di Brescia, sono sicuro della presenza mia e del Federici, oltre che naturalmente del Ferri, mentre non rammento bene chi fosse l’ altro o gli altri presenti; ritengo comunque che fosse il Di Giovanni o moretti patrizio, o tutti e due.

Adr: so che il Ferri tempo dopo essere uscito dal carcere si sposo’.
Lo so perche’ dopo l’ uscita dal carcere avemmo ancora dei contatti. Non ho mai visto ne’ conosciuto la moglie. So solo che e’ sorella di uno che e’ iscritto all’ associazione paracadutisti, tizio che pero’ io non conosco. So’ di costui perche’ me ne ha parlato lo stesso Cesare. Non mi risulta che Cesare gia’ avesse conosciuto in passato la ragazza che poi sposo’.

Adr: non e’ assolutamente vero che io abbia chiesto di associarmi all’ Adel di Freda. Non nego di avere riconosciuto a Freda un certo carisma, ma comunque gia’ ai tempi del Costa Rica la mia stima per lui era svanita. Poiche’ le Adel sorsero dopo il suo ritorno dal Costa Rica, non e’ possibile che vi abbia aderita o desiderato di aderirvi.

Adr: con De Amici Marco e Pagliai Pier Luigi non ho mai avuto alcun rapporto. Li ho conosciuti solo di vista frequentando l’ ambiente.

Adr: Rognoni l’ ho conosciuto quando ero nel “Fronte della Gioventu'” ma non ho mai condiviso con lui alcuna attivita’ politica. Ballan Marco invece l’ ho conosciuto quando mi accostai ad AN. Data anche la sua eta’, era un po’ il punto di riferimento a Milano per tutti coloro che si riconoscevano in AN. Al di la’ di cio’ non ho mai avuto particolari rapporti con il Ballan.

Adr: Cauchi Augusto non l’ ho mai visto ne’ conosciuto. Aggiungo spontaneamente che Danieletti Alessandro l’ ho conosciuto in carcere, non ricordo se a San Vittore o a Bologna, a San Giovanni in Monte.

Adr: Buzzi Ermanno non l’ ho mai visto ne’ conosciuto, ne’ ho mai avuto alcun tipo di rapporto con il medesimo.

Adr: Ortenzi Giuseppe mai sentito nominare. Stessa cosa per Marini Piergiorgio. Nardi Gianni invece l’ ho sentito nominare ma non l’ ho conosciuto.

Adr: Benardelli Luciano lo conobbi molto superficialmente quando stavo a Milano. Dopo di allora l’ ho rivisto solo in carcere. E’ uno che non ha mai fatto parte della mia cerchia di amicizia. So che invece era amico di Ferri Cesare.

Adr: Stepanoff Alessandro l’ ho conosciuto solo di vista fra i tanti che frequentavano l’ ambiente.

Adr: Ferri come ha sempre negato di avere dato a lui ad Esposti le sue foto trovate a pian del Rascino.

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