Siro Rosseti – dichiarazioni 23.05.85

Sono generale dell’ esercito nella riserva. Ho lavorato nei servizi di sicurezza: dal 1967 al 1970 quale capo dell’ ufficio informazioni della regione militare centrale e dal 1970 al 1974 ho mantenuto la mia consulenza tecnica col capo del servizio informazioni, all’ epoca del gen Miceli Vito.

Nel 1970 mi iscrissi alla massoneria di palazzo Giustiniani e l’ allora gran maestro Salvini lino mi inserì immediatamente nella loggia P2 della quale divenni tesoriere fino al suo scioglimento avvenuto alla fine del 1974. Tale scioglimento venne decretato, anche a seguito delle pressioni da me esercitate su Salvini, in conseguenza di una decisione presa dalla gran loggia tenutasi a Napoli nella seconda meta’ del 741200.

Siro-Rosseti

Successivamente transitai nella loggia aretina di palazzo Giustiniani dove sono rimasto fino al 1981 – 1982, allorche’ abbandonai definitivamente la massoneria poiche’ ritenni che non avesse assunto le necessarie iniziative contro Gelli e la sua organizzazione. Gelli infatti, attraverso le coperture ricevute da alti esponenti della massoneria ufficiale di palazzo Giustiniani, era riuscito a ricostituire la loggia P2 disciolta, a divenirne maestro venerabile della massoneria. Ho gia’ riferito gli episodi di cui sono venuto a conoscenza nel corso delle mie attivita’ nei servizi di sicurezza e nella P2 a numerosi magistrati nonche’ alla commissione d’ inchiesta dalla quale venni sentito due volte. Confermo tutte le dichiarazioni che io ho reso in tali occasioni.

Volendo ricostruire sia sotto l’ aspetto cronologico che sotto quello razionale l’ insieme degli episodi che mi sono capitati, inizio col riferire il seguente fatto: nel 1965 dirigevo a Roma – Cesano, i corsi di ardimento. Venne istituito anche un “corso di orientamento psicologico” di chiara ispirazione fascista, ad opera del ministero della difesa. Vi erano istruttori militari e civili; tra gli allievi oltre ai militari del corso comparvero due borghesi, molto giovani; ci venne detto che si trattava di ufficiali di complemento. Solo in un secondo momento ritenni di poter ravvisare in tali borghesi il Giannettini, con una certa probabilita’; il secondo, con minore tranquillita’, mi sembro’ potesse essere il Freda o il Ventura.

In tale epoca peraltro, come successivamente venni a sapere, Giannettini e Freda furono inviati in Germania per visionare dei carri armati tedeschi. Preciso che si tratta di compiti che senza il nulla osta sicurezza non è possibile adempiere. Gia’ posi in luce peraltro come io abbia ricevuto il nos con un certo ritardo a causa della mia provenienza dalle formazioni partigiane, laddove il maggiore Spiazzi, in rapporti con ambienti eversivi, lo avesse avuto con maggiore rapidita’ e naturalezza. Nel 700800 un collega del servizio americano informò il servizio che il 700831 vi sarebbe stato un colpo di stato ad opera del Fronte Nazionale facente capo al principe Borghese. Sostenni quanto a me risultava e cioè che si trattava di notizia fantasiosa ed assolutamente priva di fondamento.

Infatti non si verifico’ nulla di quanto preannunciato. L’ unico effetto che produsse quell’ episodio, che non poteva essere frutto di invenzione, fu l’ evidente tentativo di allertare i servizi, l’esercito e settori politici del paese per una minaccia come ho detto inesistente. Non furono adottate misure di sorta per motivi detti. Appresi del tentativo golpista del 701200 nell’ ufficio del dr Provenza Bonaventura, capo dell’ ufficio politico a Roma. Infatti quella notizia non era stata fatta circolare neanche all’interno del servizio almeno in maniera ufficiale. Questa vicenda riporto’ alla mia memoria un episodio occorsomi nel1965, quando comandavo i corsi di ardimento. In quell’ anno fui inviato da un comune amico in casa sua perche’ incontrassi l’on Pacciardi. Qui l’esponente politico mi chiese esplicitamente di quale forza avrebbe potuto disporre in caso che  si fosse posto in atto un intervento militare per normalizzare la situazione politica italiana. Rimasi deluso di questa proposta poiche’ avevo conosciuto Pacciardi Randolfo negli anni immediatamente successivi alla resistenza. Gli dissi che non disponevo di forze attive poiche’ dirigevo corsi di addestramento e non truppe.

pacciardi-randolfo

Il Pacciardi mi disse che non era tanto importante la quantita’ delle forze disponibili poiche’ erano sufficienti poche decine di uomini per innescare una reazione adeguata. Interpretai alla luce di questa esperienza la vicenda Borghese, il suo svolgimento ed il suo fallimento anche per inadeguatezza delle forze in campo, come tentativo di suscitare reazioni che poi avvennero. Nel 1971 fui inviato dal gen Miceli ad un convegno a Roma presso un istituto di studi strategici. Nel corso del convegno presero la parola anche De Jorio Filippo e Giannettini guido. Era presente il comandante generale dell’ arma Sangiorgi ed il ministro della difesa mando’ un telegramma di adesione. L’ argomento era costituito dalla “guerra rivoluzionaria” e durante la riunione fu detto esplicitamente che scopo della riunione era quello di sollecitare una coscienza anticomunista. Per iscritto espressi una valutazione negativa al gen Miceli. All’ epoca era ministro della difesa l’ on Tanassi. Fino al 1974 non avvenne in Italia nulla di particolare.

Il 1974 fu pero’ l’ anno in cui si accavallarono una serie di episodi molto gravi. Innanzitutto ed improvvisamente venne riesumata la vicenda Borghese; Fu il gen Maletti che raccolse documentazione compromettente su Miceli, suo capo, prestandosi cosi’ a mettere in piedi uno scandalo nel quale la distruzione di Miceli appare come obiettivo secondario rispetto alla sostanziale distruzione dei servizi di sicurezza. Ne segui’ una apparente ricostruzione dei servizi che pero’ risulto’ poi affidati per intero a persone di fiducia della organizzazione facente capo a Licio Gelli.

Andreotti_gelli

Quanto avvenne nel 1974 rappresenta la conclusione di una strategia tendente ad eliminare i servizi, il cui inizio puo’ essere fatto risalire alla vicenda De Lorenzo. Per quanto mi riguarda rilevo un episodio avvenuto nel 1967 o forse nel 1968 allorche’ il Sid costitui’ presso gli uffici di informazione dei comandi di regione militari dei centri informativi – operativi contro la minaccia interna, e che prevedevano la collaborazione in pool regionali di organi informativi militari e di polizia. Tali organi, che avrebbero dovuto controllare le minacce eversive poi realizzatesi, furono sciolti solo qualche mese dopo la loro costituzione perche’ un quotidiano pubblico’ la lettera con cui il Sid ne disponeva la costituzione. Infatti sull’ argomento venne montata una campagna scandalistica contro questi organismi con l’ effetto di eliminare sul nascere uno strumento adeguato a combattere qualsiasi eversione interna. Il documento pubblicato dal quotidiano era originale e risulterebbe che si trattasse della copia inviata al comando della regione militare di Firenze. In quegli anni, e anche successivamente, denunciavo questi pericoli in vari ambienti: nel momento in cui il mio contrasto verso Gelli stava per sfociare nella gran loggia di Napoli, il settimanale l’ Espresso, nel numero del 741119, a firma Jannuzzi, pubblico’ un attacco nei miei confronti evidentemente ispirato dall’ interno dei servizi e ritengo da Maletti, in cui mi si attribuiva il ruolo di braccio destro di Miceli nei suoi rapporti eversivi con la rosa dei venti. Querelai il settimanale e dopo 10anni per celebrare il primo grado del procedimento, il tribunale di Roma ha riconosciuto la natura diffamatoria di quell’ articolo ma ha dichiarato prescritto quel reato. Ritenni che tutte queste vicende che ciclicamente venivano a colpire l’ affidabilita’ e l’ efficenza dei servizi, rappresentarono motivi di allarme per la nostra sicurezza interna e per l’ indipendenza nazionale. Infatti la distruzione dei servizi di sicurezza degli altri paesi pone il paese stesso alla merce’ delle attivita’ dei servizi degli altri paesi che in assenza di un servizio antagonista riescono ad orientare scelte politiche ed economiche internazionali e nazionali attraverso forze politiche ed economiche interne. Non faccio distinzione a questo proposito tra terrorismo nero o rosso poiche’ entrambi sono agevolmente pilotabili anche e soprattutto sul piano tecnico: è sufficiente assegnare ad iniziative eversive spazi di agibilita’ da coprire, utilizzando poi politicamente i risultati e la risonanza di quelle azioni.

I Delle Chiaie, Tuti, Moretti ecc, possono essere usati indifferentemente ed anche a loro insaputa nel disegno di minare la sicurezza dello stato. E poiche’ e’ emerso che i servizi di sicurezza italiani sono risultati alle dipendenze di persone come Gelli, viene ad inserirsi un ulteriore elemento di perturbazione della nostra sicurezza rappresentato da quegli stessi organismi che avrebbero dovuto tutelare la nostra sicurezza. Ho conosciuto Gelli intorno al 1970, presentatomi da Salvini, all’epoca gran maestro. Nel corso degli anni mi sono convinto, in breve tempo, che avevo a che fare con una persona che perseguiva obiettivi che non erano certo di mero profitto economico poiche’ si trattava certamente di un agente al servizio di interessi di altissimo livello. Solo successivamente ho avuto conferma della professionalità di tale ruolo attraverso le notizie relative al suo passato.
Sin dai primi anni 40 egli ha svolto ruoli del genere, proseguito con grande ambiguita’ negli anni successivi con varie collocazioni su fronti anche contrapposti. Tenuto conto di questo curriculum riterrei anomala la sua assenza dalle vicende eversive susseguitesi nel nostro paese in questi ultimi quindici anni.

Io durante la mia esperienza nei servizi di sicurezza non ho mai avuto notizie dei Delle Chiaie, dei Freda ecc, segno che costoro non costituivano elementi particolare evidenza ma soltanto strumenti volta a volta utilizzabili per disegni piu’ elevati. E’ evidente che al di la’ della unicita’ o coincidenza dei disegni politici, le persone coinvolte in attentati ed in attivita’ eversive di vario genere, rimangono poi vincolate tra loro e con gli attivatori da rapporti di necessaria e reciproca solidarieta’ ed omerta’. Il disegno complessivo di tutti questi anni risponde a precisi comportamenti della contesa internazionale e consiste nel mantenere il nostro paese nella impossibilita’ di pesare sul piano internazionale e di permanere in una sorta di soggezione di tipo paracoloniale. Le tecniche raggiunte da queste strategie internazionali appaiono a livello talmente perfezionato da riuscire di difficile decifrazione.

La preferenza che ha riguardato gli attentati dinamitardi sulla tratta ferroviaria Firenze Bologna e nella citta’ di Bologna rappresenta una conferma dell’ analisi sopra riferita: Bologna costituisce infatti un certo di risonanza particolare rilevante sia dal punto di vista strategico militare sia dal punto di vista politico interno sia dal punto di vista della risonanza psicologica degli avvenimenti che la investono. Passando ad esaminare argomenti piu’ analitici e specifiche domande postemi dall’ ufficio dichiaro che ho conosciuto l’ ing Ortolani pochi mesi dopo che il gen Miceli aveva assunto la direzione del Sid.

Ho gia’ ricordato come il Miceli sia stato chiamato a tale delicato compito probabilmente anche a seguito delle mie pressioni su Gelli il quale me ne anticipo’ la notizia di nomina quando ancora non era stata comunicata a nessuno. Gelli mi disse di essere intervenuto su Palmiotti, allora segretario particolare del ministro tanassi e forse anche sul fratello di quest’ ultimo iscritto alla P2.

Quelle mie pressioni traevano motivo dal fatto che ritenevo essereintenzione di Miceli ricostituire i centri informativi regionali di cui ho fatto cenno in precedenza. Poiche’ tali centri non si realizzavano, su consiglio del colonnello Cirrincione, all’ epoca direttore dell’ ospedale militare Celio di Roma, accennai della cosa all’ ing Ortolani Umberto che il Cirrincione mi presento’ come persona molto vicina al ministero della difesa dell’ epoca, e adatta a riproporgli la questione. L’ episodio si verifico’, ritengo, nel 1971.con mia sorpresa Ortolani nel corso della conversazione usci’ con questa frase: “generale non si preoccupi, tanto il capo del servizio e il ministro faranno quello che gli diremo di fare. Restiamo incontatto. La cerchero’ io”.

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Intorno al 19 giugno e cioe’ poche settimane dopo quell’ incontro, mori’ il col Cirrincione. La notizia mi venne comunicata dal suo segretario che mi riferi’ anche che negli ultimi giorni anzi che poche ore prima di morire il Cirrincione aveva insistentemente cercato di me. Al funerale fui avvicinato dall’ ing Ortolani il quale mi ripete’ l’ invito a riprendere contatto con lui, cosa che io non feci perche’ non avevo piu’ alle spalle neanche Cirrincione.

Rividi Ortolani nel 1974 allorche’, presentato da Gelli, entro’nella P2. Capii che si trattava di personaggio di notevole livello, specie a confronto di Gelli, e certamente inserito negli ingranaggi principali del potere sia interno che internazionale. Era molto addentro anche alle questioni attinenti i servizi informativi. I nominativi degli iscritti alla P2 di cui sono stato tesoriere fino al 1974 furono da me consegnati anzi erano tenuti dal Col De Santis persona dotata di memoria fuori dal comune. Avevo io stesso chiamato il col De Santis a gestire la parte burocratica della loggia per garantirmi un certo controllo sulla invadenza di Gelli che era segretario organizzativo della medesima loggia. Per conto della commissione di inchiesta ho sottoposto ad analisi gli elenchi sequestrati alla Giole il 810317 ed ho depositato in proposito una memoria. Gli appartenenti alla loggia P2 all’ epoca del suo scioglimento nel 1974 erano circa 400, di cui ho potuto mnemonicamente ritrovare buona parte dei loro nomi nelle liste di Castiglion Fibocchi. Ho rilevato altresi’ che altri nomi, tra cui per esempio il mio, non erano stati riportati nelle schede. Mi riservo, in proposito di consultare e produrre i documenti di cui sono tuttora in possesso al fine di identificare il maggior numero di appartenenti alla P2 all’atto dello scioglimento. Ritengo pero’, per quanto detto, che la persona piu’ adatta a tale scopo sia il col De Santis, oggi generale della riserva e presidente della sezione nazionale paracadutisti d’ Italia con sede in Roma: sono ovviamente disponibile ad un confronto con lui per la ricostruzione dei fatti.

Gelli si professava amico e frequentatore di vari esponenti politici e militari di rilievo: ricordo tra tutti i nomi dell’ on Andreotti, dell’ on Fanfani, del gen Mino, del gen Mereu, del gen Ferrara.
Il gen Grassini, come il segretario particolare del presidente della repubblica Valentino ed altri, furono iniziati in mia presenza alla P2 nella sede di via Cosenza a Roma dal gran maestro Salvini, come è avvenuto per tutti quelli che hanno fatto parte della loggia P2 fino a tutto il 1974. Aggiungo che fino a tutto il 1974 risultava iscritto alla P2 anche il dr Marsili di Arezzo, genero di Gelli.
Il gen Bittoni era stretto amico di Gelli al pari dell’ ammiraglio Birindelli. Quest’ ultimo, dopo avere accettato la candidatura ad una tornata delle elezioni politiche dei primi anni 70, figuro’ poi improvvisamente nell’ ultimo giorno utile per l’ accettazione candidato nelle liste del MSI. Fu Gelli a darmi la notizia attribuendosi il merito di averlo convinto in tal senso. All’ epoca la massoneria garantiva un contributo nelle spese di propaganda elettorale.

Personalmente ricordo in questo momento che mi risultano rapporti molto amichevoli tra il Gelli e il dr Bernabei, gia’ segretario particolare di Andreotti, il dr Valentino ed il Palmiotti. Gelli si vantava di avere consentito l’ elezione dell’ on Leone al punto che inviò con Salvini una lettera al neo eletto presidente per ricordargli che quella elezione era dovuta anche ai voti dei parlamentari massoni. Dall’ agenzia di stampa op e della volonta’ di Gelli di farla divenire destinataria delle notizie raccolte negli ambienti della P2 ho gia’ riferito ed ho anche esibito a tal proposito il documento della riunione che si tenne sull’ argomento in loggia.

Riferii alla commissione parlamentare dei contatti avuti in ambienti politici ed in particolare con gli on De Martino, Forlani, Piccoli, Boldrini. A costoro esternai in varie circostanze le mie preoccupazioni sul fenomeno degenerativo in corso di sviluppo nel paese facendo anche precisi riferimenti a quello che avveniva all’interno dell’ ambiente massonico e quindi non potei non aver parlato anche del caso Gelli P2 di cui avevo esperienza diretta ed al quale davo notevole peso nel quadro generale della situazione.

Nel mentre l’ on De Martino riconobbe tale mio rapporto come mi venne detto in commissione, per motivi a me sconosciuti l’on Forlani nego’ che io gli avessi fatto cenno a tale argomento pur riconoscendo di avermi incontrato.

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