La nota che il Magg. Bottallo ha inviato al Gen. Maletti il 23 maggio 1974

Un discorso particolare deve essere fatto con riferimento alla nota manoscritta che il Capo Centro del CS di Padova, Magg. Giuseppe BOTTALLO, ha inviato al Capo del Reparto “D”, Gen. Gianadelio MALETTI il 23 maggio 1974. A tale nota è allegato un appunto, dattiloscritto e datato anch’esso 23 maggio 1974, che contiene notizie di estrema rilevanza. Tale appunto è seguito da una nota esplicativa, datata 25 maggio 1974, con la quale si specifica la provenienza delle notizie (“fonte TRITONE”), la data di acquisizione delle stesse (“22 maggio 1974”) e si forniscono commenti ed ulteriori
specificazioni circa i contenuti dell’appunto.

Per l’estrema importanza del documento, si reputa necessario riportare integralmente il contenuto dell’appunto del 23 maggio 1974:

1. La fonte è stata contattata da uno studente dell’Università di Ferrara che, insieme ad altri ex militanti di “ORDINE NUOVO”, è impegnato a ricostituire una non meglio precisata organizzazione clandestina di estrema destra.
L’incontro è avvenuto nell’abitazione del fiduciario, la sera del 20 maggio 1974.
Lo studente era solo e viaggiava a bordo di autovettura FIAT 500 della quale non ha potuto rilevare il numero di targa (era notte e la vettura era stata parcheggiata ad una certa distanza).
2. Lo studente ha proposto al fiduciario di entrare nel movimento, spiegandogli sommariamente che l’organizzazione clandestina:
– è già presente ed operante in alcune città del Settentrione;
– verrà presto attivata anche a Padova, dove a breve scadenza si annuncerà con volantini che:
– attaccheranno duramente il Procuratore della Repubblica Dott. FAIS, rivelando “notizie bomba” sulla sua attività di giudice e la sua vita privata;
– formuleranno minacce contro lo stesso Magistrato per indurlo a desistere dalla sua azione persecutoria a danno dell’estrema destra (dal caso FREDA alla “ROSA DEI VENTI”);
– spiegheranno gli scopi politici che l’organizzazione si propone e cioè:
a) difendere, anche con interventi diretti ed azioni violente, le persone di estrema destra ingiustamente perseguite per la loro attività politica;
b) abbattere il sistema borghese mediante attacchi diretti alle strutture, ai partiti parlamentari e soprattutto ai “rossi”.
3. Il fiduciario ha fatto osservare all’interlocutore di non potersi impegnare a collaborare senza essere messo prima in condizione di sapere con chi ha a che fare.
Lo studente, tuttavia, non ha voluto qualificarsi ed ha motivato il suo riserbo precisando che:
– l’organizzazione, per mantenere la più stretta clandestinità, si è strutturata in gruppi ristrettissimi (quattro o cinque persone) completamente staccati fra loro;
– gli appartenenti ad un gruppo non conoscono quelli degli altri;
– lo statuto del movimento prevede che chiunque riveli ad estranei notizie di carattere riservato venga “fatto fuori”.
4. Nel corso della conversazione, la fonte ha chiesto allo studente se l’organizzazione in argomento sia implicata negli attentati attribuiti ultimamente all’estrema destra.
L’interrogato ha risposto con un sorriso enigmatico precisando al fiduciario che potrà saperne qualcosa di più se darà una prova di fidatezza e di coraggio impegnandosi a diffondere i volantini menzionati al paragrafo
2, con le seguenti modalità:
– depositare i volantini, chiusi in busta, in cassette postali a Padova e Vicenza;
– avvisare poi, telefonicamente, i comandi dei Carabinieri delle due città. Il fiduciario non ha risposto né si né no, ribadendo che prima di assumersi un impegno preciso vuole sapere con chi ha a che fare.
5. Nonostante l’evasiva risposta del fiduciario, l’interlocutore lo ha informato che si rifarà vivo per portargli i volantini in argomento, entro una quindicina di giorni.

La nota esplicativa del 25 maggio 1974, come sopra si è anticipato, precisa che le notizie in questione erano state fornite dalla fonte TRITONE in data 22 maggio 1974.
Precisa altresì che l’organizzazione clandestina in argomento era “la stessa di cui tratta il foglio n. 622 in data 28 gennaio 1974” e che, “a parere della fonte”, potrebbe identificarsi nel movimento terroristico segnalatosi come ORDINE NERO. Il fiduciario era stato invitato a “proseguire i contatti con l’elemento di Ferrara” ed a “consultarsi” con l’Ufficio prima di assumere iniziative “di qualsiasi genere”.
Dell’organizzazione, per quanto riportato nella nota esplicativa, avrebbe fatto parte “certo Arturo SARTORI” di Padova conosciuto dalla fonte quale militante di vecchia data di organizzazioni estremistiche di destra, nonché individuo “non perfettamente equilibrato, e capace, a livello esecutivo, di azioni anche cruente ed avventate”.
Del tutto anomala ed irrituale appare la decisione del Capo Centro del CS di Padova, Magg. Giuseppe BOTTALLO, di trasmettere il citato appunto al Reparto “D” di Roma in allegato ad una nota manoscritta anziché che ad un documento ufficiale del Centro CS di Padova, regolarmente protocollato.
Viene di seguito riportato il contenuto della nota di trasmissione:

Sig. Generale,
unisco un appunto “informale” su argomento oggetto di conversazione. Ritengo che, volendo proseguire nell’azione in maniera incisiva, esista la
possibilità di individuare componenti ed intenzioni di uno o, probabilmente, due dei “gruppi” citati.
Magg. Giuseppe Bottallo
Dalla breve nota si ricava che l’invio “informale” dell’appunto al Gen. MALETTI era stato preceduto da un colloquio verbale che aveva avuto ad oggetto gli argomenti riversati nell’appunto. Dunque anche la decisione di affidare un così importante appunto ad una nota non protocollata e del tutto “informale” era stata verosimilmente condivisa o comunque accettata dal Gen. MALETTI che in calce al manoscritto del Magg. BOTTALLO decreta, con un proprio appunto manoscritto, siglato in data 25 maggio 1974: “dire con mia lettera s.n. (34) che proceda senz’altro”. Agli atti del
Servizio è stata reperita anche la lettera, altrettanto informale e priva di data, con la quale il Gen. MALETTI autorizza il Magg. BOTTALLO a proseguire nell’azione.
Il tentativo di ottenere una spiegazione in ordine all’iniziale decisione del SID di relegare un appunto così importante nella sfera dell’informalità è purtroppo rimasto vano.
Vi è poi un ulteriore aspetto della questione che non può essere sottaciuto: il riferimento alla possibilità di individuare i componenti e le intenzioni di “uno o, probabilmente, due” dei gruppi “citati” fa necessariamente pensare che le notizie fornite dalla fonte TRITONE al CS di Padova fossero più ampie di quanto riversato nell’appunto ove si parla dell’impegno profuso dallo studente di Ferrara per “ricostituire” una organizzazione clandestina che “è già presente ed operante in alcune città del Settentrione” e che “verrà presto attivata anche a Padova”. Volendo ipotizzare che uno dei due gruppi dei quali vi era la possibilità di individuare “componenti ed intenzioni” fosse quello di Ferrara (o comunque quello di cui faceva parte lo studente di Ferrara), anche per le evidenti analogie di contenuto rispetto all’appunto allegato alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974 (ove viene fatto cenno ai contatti tra due studenti di Ferrara del disciolto ORDINE NUOVO con “isolati estremisti di destra del Veneto e dell’Emilia”), non si può non rilevare che l’appunto del 23 maggio 1974 non contiene nessuno specifico riferimento ad un secondo gruppo.
I dubbi circa la completezza delle informazioni fornite da Maurizio TRAMONTE al SID, cui si è fatto cenno con riferimento alla mancata individuazione dei due studenti di Ferrara di cui all’appunto allegato alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974, vengono qui a coniugarsi con i dubbi circa l’effettiva volontà del SID di consacrare in uno scritto formale tutte le informazioni fornite dal fiduciario.

Non si comprende, infatti, per quale ragione il Magg. BOTTALLO avrebbe dovuto riferire al proprio superiore di essere nelle condizioni di poter attingere notizie in ordine alla composizione ed alle intenzioni di due distinte cellule terroristiche, per di più caratterizzate da una rigida compartimentazione (“l’organizzazione, per mantenere la più stretta clandestinità, si è strutturata in gruppi ristrettissimi … completamente staccati fra loro”) se a ciò il fiduciario non avesse fatto esplicito riferimento.
L’appunto del 23 maggio 1974 contiene una serie di informazioni di indubbia rilevanza e al tempo stesso evidenzia una serie di significative carenze che indicano il limite della collaborazione all’epoca prestata dal fiduciario.
E’ ben possibile che il SID, interessato ad entrare in possesso del patrimonio conoscitivo proprio del fiduciario, non abbia voluto approfondire i canali di conoscenza del predetto, anche per non urtarne la suscettibilità, per non esporlo ad ulteriori pericoli o più semplicemente per non rimanere a sua volta coinvolto nelle condotte del medesimo. Certo non è pensabile che lo “studente dell’Università di Ferrara”, membro di una organizzazione clandestina rigidamente compartimentata, che era già “presente ed operante” in diverse città dell’Italia del Nord, che era in grado di realizzare “azioni violente”, idonee ad “abbattere il sistema borghese” mediante attacchi diretti alle sue strutture, ai partiti parlamentari ed ai “rossi” ed era
pronta ad uccidere i propri membri che avessero “rivelato ad estranei notizie di carattere riservato”, si sia presentato a casa di TRAMONTE (dove, ad attenderlo, avrebbe anche potuto trovare i Carabinieri o qualche registratore nascosto), per proporre ad uno sconosciuto, il cui unico merito era quello di avere stretto qualche rapporto con attivisti di ORDINE NUOVO, di entrare a far parte di una organizzazione terroristica che si proponeva di “abbattere il sistema borghese”, confidando esclusivamente nel proprio anonimato e nell’ora serale che avrebbe reso difficoltoso il rilevamento della targa dell’auto sulla quale viaggiava.
Non tutto, dunque, è stato detto (dal fiduciario) e comunque non tutto è stato scritto (dal SID). Ma su questo aspetto, come sulla questione dei “volantini” da recapitare nelle cassette postali di Padova e di Vicenza, si tornerà più avanti.

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