Verbale Nara Lazzerini 02.04.1985

Sono disposta a ricostruire quanto so circa il rapporto che ho avuto con Gelli Licio nel periodo dal 760926 al 810317, data della partenza di Gelli dall’ Italia. Per quanto possa essere utile a tale ricostruzione, confermo integralmente le deposizioni testimoniali da me rese al Pm di Pisa l’ 811231 e la denuncia da me sottoscritta davanti ai cc di Pisa l’ 811210, contro il colonnello Alecci, nonche’ il verbale acquisito agli atti della commissione d’ inchiesta riproducente l’ intervista da me resa al giornalista Biagi sull’ emittente privata “rete 4” all’ epoca di proprieta’ della Mondadori che dovrebbe risalire al 821029.

Effettivamente, come affermo nell’ intervista, il noto Pazienza Francesco fu tra i frequentatori di Gelli, poiche’ ricordo con certezza di averlo visto almeno un paio di volte nel salotto di attesa di Gelli presso l’ hotel “Excelsior” di Roma. Poiche’ ho visto Gelli nel 1981 una sola volta, e precisamente nell’ 800200; poiche’ fui all’ Excelsior solo 3 volte nel 1980e posso escludere di aver visto Pazienza in quel periodo, devo concludere di averlo visto in piu’ occasioni all’ Excelsior fare anticamera nel 1979, poiche’ quel periodo non e’ molto remoto. Gelli, nel 1976, occupo’ un appartamento al 3 piano dell’ Excelsior per un breve periodo, poiche’ era in allestimento l’ appartamento che poi occupera’ dalla fine del 1976 all’1981 al primo piano di detto albergo. Gelli mi diceva che tutte le persone che passavano dalle stanze del suo appartamento al primo piano dell’ Excelsior venivano tutte filmate e le conversazioni registrate. Mi diceva che questa era la sua forza.

Quando mi capitava di pernottare all’ Excelsior, una quindicina di volte in tutti questi anni, dormivo in un appartamento diverso da quello di Gelli. Conservo le schede alberghiere. Quando ero con lui, durante l’ orario delle visite, Gelli mi faceva entrare in un’ altra stanza e mi imponeva di non fare nessun rumore. Ho visto avvicendarsi centinaia di persone, una ogni 15 minuti, tutte portatrici di richieste. Non ricevevo telefonate ma assistevo a quelle che pervenivano a Gelli su due linee, una esterna, alla quale rispondeva sempre, e della quale non mi ha mai dato il numero; un’ altra interna che passava attraverso il centralino e che, nei momenti di “relax” disattivava. Gelli pranzava sempre nel suo appartamento ed era servito sempre dal medesimo “Maitre” di sala, che lo serviva sin da quando Gelli riceveva nel suo appartamento il presidente Peron e la sua seconda moglie Isabelita. Mi disse, a questo proposito, che era lui a nascondere Lopes Rega, che penso sia un affarista argentino, in un paese diverso dall’ Italia, di cui non mi fece il nome.

A questo punto, si da atto che la teste spontaneamente dichiara:

– Ricordo anche di essere stata presente a due telefonate ricevute nei primi tempi, precisamente nel 1977, dal Gelli fattegli dal noto neofascista, cosi’ viene definito sui giornali, Delle Chiaie Stefano. Fu Gelli a confermarmi quel nome ed a confermarmi che era in contatto con Delle Chiaie. La cosa mi colpi’ al punto che l’ annotai sul mio taccuino, che consegnero’ agli agenti della Digos di Bologna allorche’ rientrero’ a casa, unitamente all’ altra documentazione in mio possesso. Chiedo solo che mi venga lasciata la corrispondenza che ho avuto con il col Alecci, che chiedo venga lasciata nella mia disponibilita’ con la riservatezza che una simile corrispondenza merita. Esibisco poi un biglietto da me scritto, che porto sempre in borsa dalla scorsa settimana e cioe’ da quando ho inviato delle lettere che consegnero’ agli egenti. Le lettere sono indirizzate a Gelli Raffaello ed alla sua famiglia, a Costanzo Maurizio, a Batani, segretario di Corona, e dall’ avvocato di Gelli, Di Pietropaolo. Temo fortemente – dopo la spedizione di quelle lettere per la mia vita, per cui ho deciso di portare con me il biglietto. L’ ufficio da atto che esso viene allegato al presente verbale. Ho spedito queste lettere dopo il suicidio del col Alecci, dal quale sono stata convivente fino al 1981. Tornando alle notizie apprese nel corso della mia frequentazione con il Gelli, ricordo che Gelli mi diceva spesso che aveva continui contatti con l’ onorevole Andreotti. Nel corso di alcune conversazioni telefoniche intercorse fra lui e Andreotti, coglievo frasi di questo tipo: “grazie per un certo favore ricevuto” oppure “non basta quella cifra, devi metterne di piu “.

Preciso poi che, quando i due parlavano, Gelli immediatamente avvertiva l’ interlocutore e tra costoro anche il suddetto ministro che c’ era una persona accanto a lui, ricorrendo al termine massonico “piove” . Io non vidi mai all’ Excelsior l’ onorevole Andreotti ma seppi che era Giunchiglia a trattare con Andreotti per conto di Gelli fino al marzo 1981; quando Gelli si allontano’ dall’ Italia, nel marzo 1981 Giunchiglia rimase in stretta collaborazione con Rosati e continuo’ a trattare con Andreotti per conto di Rosati. Sia Gelli che rosati facevano riferimento ad Andreotti chiamandolo “il Gobbo”; cosi’ anche Giunchiglia che una volta, in mia presenza, disse a Rosati “basta, non voglio andare piu’ dal gobbo: andateci voi” .

In quel periodo, Giunchiglia trattava presso Andreotti per conto di rosati il salvataggio della “Rizzoli” e del “Corsera” tutto cio’ io lo appresi allorche’ Giunchiglia venne da me con il rosati verso la fine dell’ aprile 1981. Entrambi mi dissero “se dirai qualcosa dei nomi e delle persone che hai visto all’ Excelsior, distruggiamo te e tutta la tua famiglia”. Rosati appoggiò sul tavolo la pistola d’ ordinanza della guardia del corpo, anch’ essa presente e mi sottopose ad un terzo grado per accertare quello che sapevo. Mi ricordo’ che mio figlio ara alla Rizzoli e mi disse, sempre il Rosati, “guarda che la Rizzoli la prendiamo noi attraverso “il Gobbo” , che io e Giunchiglia siamo quelli che trattano e che se parli tuo figlio sara’ licenziato definitivamente” . Erano venuti con una “Mercedes” blu’ , guidata dalla guardia del corpo del Rosati. Quest’ ultimo aveva una clinica a Genova, dove veniva fatta la “tac” e dove io stessa avrei dovuto sottopormi a tale esame. A questo punto, Giunchiglia estrasse da una tasca numerosi brillanti e mi disse: “Li vedi questi ? Me li porto dietro perche’ passo la frontiera come e quando voglio”. Poiche’ ero al corrente dei rapporti molto stretti fra Gelli ed Andreotti, tanto che sentivo Gelli dire che con lui andava sempre d’ accordo, mi sentii ribollire allorché – nel corso della medesima trasmissione di rete 4 di cui ho detto – Andreotti affermo’ all’ intervistatore che egli aveva conosciuto Gelli in una sola circostanza in Argentina, in un ricevimento all’ ambasciata d’ Italia quando lui era ministro degli esteri. Per quanto riguarda l’ assunzione di mio figlio alla Rizzoli riuscii ad ottenerla grazie ad una telefonata di Gelli a Tassan Din. Mio figlio fu convocato a Milano e sottoscrisse un contratto do lavoro a firma Tassan Din senza che gli venisse detto cosa dovesse fare. Quando lo chiese ad un impiegato della Rizzoli un ragioniere che adesso non c’ e’ piu’ – si senti’ rispondre: “te lo comunicheremo” . Non ricordo la data del contratto. La sera stessa mi telefono’ Gelli per assicurarsi che tutto si fosse concluso bene. Mio figlio, geometra, inizio’ cosi’ a percepire uno stipendio di circa lire 800.000 mensili come collaboratore esterno senza far nulla. Dopo un anno, il contratto stava per scadere. Andai da Tassan Din ma venni ricevuta dal suo vice dr Bazzana.

Questi mi disse di rivolgermi all’ avvocato Pecorella, che raggiunsi presso il suo studio in Milano. Pecorella mi disse che non intendevano rinnovare quel contratto; Gelli era ormai riparato all’ estero, ed io dissi a Pecorella che sarei andata a riferire al tribunale di Milano come e perche’ era stato assunto mio figlio. Pecorella mi disse che avrebbe potuto denunciarmi ed io lo sfidai dicendogli: “se fossi stata in te lo avrei gia’ fatto” .A questo punto, l’ avvocato pecorella mi rimando’ dal dr bazzana, che mi rinnovo’ il contratto con mio figlio con uno stipendio di lire 1200000 mensili.

Bazzana mi garanti’ che avrebbe fatto lavorare mio figlio presso una impresa edile che avevano in toscana. Mio figlio sali’ a Milano; firmo’ il contratto, sottoscritto da bazzana, ma non lavoro’ mai per tutto l’ anno di durata del contratto. Percepi’ lo stipendio per dieci mesi, cioe’ fino a quando la Rizzoli non ando’ in amministrazione controllata. Da quanto capii, Gelli era proprietario di almeno il 40% della Rizzoli. Gelli si vantava della sua partecipazione al capitale Rizzoli dove praticamente comandava tutto. Tornando al Giunchiglia, costui praticamente era usato da Gelli come un corriere anche perche’ di modesto livello intellettivo Giunchiglia era sempre all’ Excelsior e in piu’ occasioni si e’ vantato di portare denaro alla loggia di Montecarlo, che egli stesso stava ricostruendo dopo la fuga di Gelli, unitamente al rosati; i due facevano pagare agli iscritti una tassa di iscrizione di 1000000 – 2000000, mentre Gelli si faceva pagare richiedendo assegni, solo lire 1000000. Sono stata a Montecarlo con Gelli una volta sola. Gelli entro’ nel palazzo dove era ubicata la loggia e ritengo che sarei in grado di individuare quel fabbricato. Si tratta di un grattacielo di fronte al mare (era il 1978 e a Montecarlo vi erano in tutto 4 grattacieli) e gli uffici della loggia erano all’ ultimo piano. Gelli mi disse che della loggia facevano parte anche Vittorio Emanuele di Savoia ed il principe Ranieri. Giunchiglia mi disse anche Andreotti aveva una segreteria composta da 42 impiegati. Sempre da Gelli seppi che egli frequentava il quirinale e che spesso era a cena con l’ allora Presidente della Repubblica Leone Giovanni. Mi disse che aveva affari in comune con leone mauro e che tentava di consolare la moglie del presidente leone donna vittoria spesso in lacrime per le accuse della “Lockeed” .

Gelli era poi a Palermo una volta la settimana quando non era in Argentina, dove risiedeva a volte anche per un mese. Non mi disse mai perche’ andava a Palermo e chi incontrava. Mi prometteva sempre di avvertirmi quando veniva a Palermo, poiche’ all’ epoca io risiedevo con il col Alecci in una zona centrale di Palermo. Viceversa, non mi avverti’ mai ed io una volta lo incontrai al bar posto in via Liberta’ di Palermo, posto accanto al teatro politeama. Fui convocata a Roma dal dr Cudillo per essere sentita su tutta questa storia, ma rifiutai di andare a Roma fu cosi’ che il dr Cudillo venne ad interrogarmi a Pisa ed io riuscii a parlare con lui solo due ore, riferendo sommariamente questi fatti. Mi chiese di inviagli le fotocopie dei contratti con la Rizzoli ed i cartellini delle camere da ma occupate all’ Excelsior. Me ne dimenticai o comunque preferii non mandare quegli atti.

Durante la latitanza di Gelli, ricevetti da lui, in 3 – 4 occasioni, lettere contenenti lire 400000 in 4 biglietti da lire 100000 per espresso. Poiche’ il timbro era quello del quartiere Prati ritenni che fosse l’ avvocato Di Pietropaolo, che ha lo studio in quella zona di Roma, a mandarmi il denaro. Sono stata dal legale a portagli una lettera per Gelli, chiusa, con la quale chiedevo assistenza per mio figlio. Non ho avuto piu’ risposta; l’ avvocato Di Pietropaolo, in quell’ occasione, mi disse di non sapere se e quando avrebbe avuto occasione di incontrare Gelli. Ricordo ancora che Gelli mi riferi’ di frequentare assiduamente la casa dell’ onorevole Fanfani e che spesso era a cena a casa sua. Una sera stette male dopo essere stato a cena a Roma in casa Fanfani. Mi chiamo’ al telefono ed io scesi da lui e lo trovai che rimetteva. Perdeva anche del sangue, poiche’ soffriva di ulcera, che curava a Huston (Texas) ed in Italia dal professore Trecca. Riferii l’ episodio al giornalista Fabiani. Quando nell’ intervista televisiva affermo che avevo commesso un errore verso Gelli, facevo riferimento ad una minaccia che io rivolsi a Gelli quando capii che non “dava” il trasferimento al colonnello Alecci per la Toscana. Gelli trasferiva chi voleva e capii che rifiutava, in quella occasione, di aiutarmi. Era il 1979, all’ incirca, ed io dissi a Gelli che avrei rivelato all’ Espresso quale fosse la sua vera attivita’ . Preciso che potrebbe trattarsi anche del 1977 o del 1978.

Gelli mi telefono’ a casa la sera stessa. Mi promise che avrebbe “trasferito” Alecci, cosa che pero’ non fece, ritengo per vendetta. Infatti, Gelli vive di ricatti e di vendette e tiene sotto ricatto tutti coloro che hanno avuto a che fare con lui in vicende di un certo rilievo. Ecco perche’ non lo vogliono agli arresti domiciliari. Tutti andavamo a chiedergli favori e denaro e, con una telefonata; Gelli riusciva ad accontentarli. Era chiamato “San Licio” e alla “Giole” andava solo per firmare assegni. I 953 nomi dell’ elenco rappresentano solo una minima parte delle persone coinvolte nella P2 . Si tenga poi conto che si tratta di persone o di scarsa influenza o comunque, quasi tutte al limite della pensione. Sono convinta che quegli elenchi, tutti autentici e corredati da tessere, sequestrati a villa “Wanda” sia stato lui stesso a farli trovare. Non e’ credibile che il generale Floriani che comandava la guardia di finanza e che era creatura di Gelli, abbia potuto consentire una operazione del genere senza avvertirlo in precedenza. Floriani aveva comandato la zona di Palermo ed era, gia’ dal 1976, molto amico di Gelli. Peraltro, quando vidi Gelli, nel febbraio del 1981 questi mi disse che aveva ormai deciso di lasciare Roma e di volersi rifugiare all’ estero. Mi disse testualmente: “Sono salito a cavallo di una tigre; non pensavo mai che corresse cosi’ forte” .

Parlando successivamente del ritrovamento delle schede con Corona e con altri, si commento’ tale vicenda e si disse che, probabilmente, Gelli – che è un vendicativo – stava per essere scaricato da qualcuno che ricattava ed aveva voluto in tal modo, attraverso il sequestro delle schede, che provocarono per 3 volte la caduta del governo, lanciare un avvertimento intimidatorio. A chi gli stava vicino ed era chiaro che Gelli “mirava” alle istituzioni dello stato. Tra le altre persone che io vidi attendere Gelli per essere ricevuto, ricordo con certezza l’ onorevole Longo Pietro in attesa nel salone almeno 2 volte. Quando lo rividi affermare in un primo tempo, in televisione, che non aveva conosciuto Gelli, ne ebbi rabbia poiche’ lo vidi poi entrare nell’ ascensore in fondo al corridoio dell’”Excelsior” ascensore riservato alle personalita’ di un certo livello. Si trattava di ascensore che immetteva accanto all’ appartamento di Gelli. Come ho già detto, ho conosciuto Corona a palazzo Giustiniani ed il suo segretario Batani, che ho visto due volte presso l’Enfap via Nizza 45 Roma. Ritengo si trattasse di societa’ fantasma, peraltro munita di un gran numero di segretarie. Fu Corona a mandarmi all’ Enfap perché parlassi con il suo segretario .

Mi ero rivolta a Corona dopo la fuga di Gelli, sapendo della loro stretta amicizia, per ottenere un aiuto per mio figlio. Corona non voleva che ci incontrassimo per evitare che si sapesse dei suoi rapporti con Gelli. Posso dire che Corona era “tutt’ uno” con Gelli, tanto da sapere, durante la latitanza di quest’ ultimo, e fino alla sua cattura in Svizzera, dove Gelli si nascondesse. Corona, infatti mi disse che gli avrebbe parlato lui della mia situazione poiche’ Gelli continuava a svolgere normalmente fuori d’ Italia la sua attivita’ tanto che egli continuava ad incontrarlo. Gli chiesi se, come affermavano i giornali, Gelli si fosse fatto la plastica ed egli mi assicuro’ dicendo che lo aveva visto da poco e che cio’ non era avvenuto. Sono stata da Batani pochi giorni fa e, non avendolo trovato, egli mi ha lasciato una lettera. Ho conosciuto anche Salvini, dal quale Batani mi aveva indirizzato. Andai a casa di Salvini ma non lo trovai nella sua casa di Vittorio Emanuele a Firenze e la moglie mi disse di raggiungerlo nella sua clinica. Gia’ sapevo che Gelli lo ricattava e che gli aveva prestato molto denaro e che trovandogli dei testimoni di comodo, aveva salvato il predetto in un processo a Livorno per un traffico di armi. Sentii una telefonata di Gelli a Salvini, nel corso della quale il primo garantiva di avere trovato dei testimoni per il traffico di armi “al porto di Livorno” .

Salvini mi disse che aveva dei debiti con Gelli per l’ acquisto di macchinari costosi per la clinica e che non aveva la disponibilita’ di denaro, per cui non poteva far niente per me. Mi disse pero’ che era molto amareggiato poiche’ Gelli “aveva fatto molto male anche a lui” , per cui mi avrebbe consegnato dei documenti molto riservati sulla loggia di Montecarlo e sulle iscrizioni alla P2 . Non fece pero’ a tempo poiche’ mori’ circa 20 giorni dopo il nostro incontro, cioe’ nel luglio 1981 fui presente a due telefonate ricevute da Gelli fattegli da Sindona. Cio’ fra la fine del 1976 e gli inizi del 1977. Gelli rassicurava Sindona garantendogli che non lo avrebbe mai estradato dall’ America e che a cio’ avrebbe pensato lui. Anche perche’ a suo dire, nelle carceri Italiane Sindona sarebbe stato sicuramente ammazzato. Gelli era terrorizzato dal carcere Italiano. Quando vi fu l’ omicidio Occorsio, poco dopo vi fu una campagna di stampa che indicava Gelli come uno dei mandanti di tale omicido.

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Era il 760700. Abitavo gia’ a Palermo con Alecci e sull’ espresso venivano formulate queste accuse. Gelli ne era preoccupatissimo, come mi resi conto nel settembre 76 quando lo vidi per la prima volta all’ Excelsior. Mi resi conto che riceveva da un collaboratore dall’ Ansa, tutti i giorni, al mattino delle telefonate che gli preannunciavano le notizie che sarebbero apparse sui giornali. Per ricevere le telefonate, ricorreva ad una cuffia. Quando ammazzarono l’ avvocato Ambrosoli, sentii una telefonata fra Gelli e Salvini, nel corso della quale udii Gelli pronunciare queste parole: “se quello continua ad indagare su certe cose, avrà vita breve” . Era di luglio di un anno che non ricordo. Poco dopo andai in vacanza a cavalese e qui, dalla televisione dell’ albergo, appresi dell’ omicidio. Misi immediatamente in relazione quella frase che avevo gia’ detto al colonnello Alecci: “vedrai che prima o poi Gelli fara’ ammazzare l’ avvocato Ambrosoli per le indagini che porta avanti su Sindona” .

Gelli mi diceva anche che aveva rapporti con la Cia e con i servizi segreti Italiani. So che riceveva telefonate e gli ho sentito fare i nomi dei generale Mino, Ferrara, Santovito. Non ricordo altri nomi ma non escludo che vi siano altre annotazioni sul mio taccuino. Ho sentito dire da Gelli che le Brigate Rosse spedivano dei volantini identici a lui ed all’ onorevole Andreotti. Mi mostrava quei volantini, ma io sono sempre stata convinta che li faceva stampare egli stesso.

Gelli girava con una 24 ore carica di documenti, ed io molti nomi li ricordo per averli visti annotati sui fogli che poneva accanto al telefono con l’ elenco delle persone da ricevere in quel giorno. Spesso portava via da Roma, non so recapitategli da chi valige da aereo grandi cariche di denaro in pacchi da lire 100.000 collocate all’ interno della valigia e nell’ intercapedine del coperchio. Non ho mai visto Berlusconi all’ Excelsior. Alla Rizzoli e’ a tutti noto come Costanzo Maurizio abbia chiesto 800000000 milioni a Tassan Din, quando ando’ via dall’ occhio, lasciando un deficit di 6 miliardi, per pagare il suo silenzio. Sui rapporti Gelli – Rizzoli – corsera. Gelli era molto attento a portare dalla sua parte stampa e televisione, politici e militari. Era stato lui a mettere alla guida dell’ Occhio, che aveva creato lo stesso Gelli. Tra le richieste di Costanzo, non so se esaudite o meno, vi era anche la donazione in suo favore di un attico da 300000000 milioni a Roma.

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Nell’ 841100 con mio figlio Gianluca ho aperto uno studio pubblicitario “Eidos” a Pisa. Lavoriamo essenzialmente con Canale 5, Italia 1 e Rete 4 e cioe’ con la “Publitalia” . Si rivolse a noi la “Navarma” dandoci ma, dato ad organizzare una trasmissione sulla nave con Costanzo. Poiche’ il presentatore si faceva negare al telefono, chiamai Simona Izzo, di cui sono amica. Ebbi cosi’ indirizzo e numero di telefono di Costanzo, gli scrissi ma non mi rispose, andai a Roma ma non mi ricevette. Andai anche presso la sede di Canale 5 e, per il suo comportamento, poiche’ continuava a non volermi ricevere dissi in presenza di altre persone che andassero a quel paese lui, Berlusconi e la P2 . Nella lettera che gli avevo spedito, avevo fatto riferimento alla nostra comune amicizia con Gelli, dalla quale io ero uscita con le ossa rotte mentre lui aveva tratto grandi vantaggi. Il primo anno in cui fuggi’ Gelli ricevevo ogni notte minacce per telefono, minacce del seguente tenore: “Devi morire. Ti mettiamo una bomba sull’ auto”. Ogni mattina mi sembrava di andare incontro alla morte. Tengo anche a riferire un episodio che mi e’ capitato con un commissario della commissione d’ inchiesta sulla loggia P2. Si tratta del senatore Cecchi del Pci. Questi venne a Pisa e mi dette appuntamento in un bar. Non sapevo bene chi fosse ed a quale gruppo politico appartenesse. Mi disse che stava scrivendo un libro sulla massoneria toscana e mi chiese di aiutarlo.
Rifiutai perche’ non ne sapevo nulla ed allora il senatore mi chiese come mai non fossi mai stata interrogata pubblicamente dalla commissione P2. Gli riferii che io avevo mandato una lettera alla commissione per parlare della vicenda Gelli e per correggere alcune notizie false dei giornali. Dopo questa lettera, fui raggiunta a Pisa dal dr Di Ciommo, segretario o comunque funzionario presso la commissione P2. Mi fece alcune domande ed io gli dissi esplicitamente che non sapevo nulla della P2.

Dopo qualche giorno ricevetti dal Di Ciommo una convocazione a palazzo S. Macuto. Attesi in un salottino dove fui raggiunta dal Di Ciommo e da altre due persone che non conoscevo. Gli stessi mi sottoposero ad alcune domande, vertenti esclusivamente sulla loggia di Montecarlo. Dissi solo che sapevo che era situata nel palazzo vicino al mare, all’ ultimo piano di un grattacielo, fui subito dopo congedata. Era stato il senatore Cecchi a dirmi che non era mai riuscito ad ottenere la mia convocazione pubblica davanti alla commissione P2 poiche’ i commissari della maggioranza “avevano fatto quadrato” per impedire il mio ascolto. Avvenne poi che “l’ Unita’ ” in un articolo a firma di Wladimiro Settimelli, mi attribuiva dichiarazioni che io non avevo mai fatto. Protestai energicamente e mandai una lettera al quotidiano del Pci, solo parzialmente pubblicata. Ricevetti poi una lettera di scuse del senatore Cecchi, che mi dava atto che io non avevo mai riferito quelle notizie.

Mi fu anche spedito un articolo di rettifica apparso sull Unita’ per quanto riguarda il marino cui ho fatto riferimento al Pm di Pisa, so che costui alloggiava normalmente all’ hotel “Jolly” di Roma. Quando cercai il marino al citato hotel, mi venne recapitato un biglietto, che consegnero’ , nel quale un certo luciano mi informava che il marino sarebbe arrivato il giorno dopo. Ricordo che, verso la fine del 1981, Gelli mando’ un nastro a Tassan Din, che io ascoltai in una macchina di un giornalista mio conoscente. Riconobbi la voce di Gelli e sentii costui rivolgere minacce a Tassan Din; in particolare gli diceva che costui non si sarebbe mai goduto la villa di Losanna, poiche’ lo stesso Gelli lo avrebbe mandato in galera. Posso dire con certezza, per averli visti insieme nel salone di attesa dell’ Excelsior, in un periodo che non ricordo me che ho tentato di ricostruire in precedenza, che Pazienza Francesco ed Giunchiglia Enzo si conoscevano. Era Giunchiglia a parlare della loggia di Montecarlo, come ho gia’ detto, ma non sono in grado di ricordare se mai mi abbia detto che anche il Pazienza vi fosse iscritto. Sempre all’ Excelsior ho visto anche calvi, ortolani, che mi venne presentato personalmente da Gelli e che scherzosamente disse, rivolgendosi a me ed a Gelli, la seguente frase “due toscani insieme. Bisogna stare attenti! ” . Gelli normalmente trascorreva il mese di agosto sul panfilo di Lebole a Porto Ercole o a Punta Ala. Venturi Carla e’ la segretaria archivista di Gelli ed e’ al corrente delle notizie piu’ minuziose sul suo conto anche perche’ curava ogni aspetto dell’ attivita’ di Gelli. Come risulta in atti, fin dall’ 821000, nell’ intervista a Biagi, avevo fatto riferimento a rapporti diretti Pazienza Gelli, rapporti che ho confermato integralmente.

A questo punto, alle ore 00.50 del 3 aprile viene chiuso il presente verbale.
Letto, confermato e sottoscritto.

Alle ore 1.05 del 3 aprile, nelle stesse circostanze di luogo, si riapre il verbale. L’ ufficio da’ atto che, dopo la chiusura del presente atto, la teste dichiara:
Ricordo in questo momento che le telefonate provenienti da Delle Chiaie provenivano a Gelli sul telefono diretto con numero riservato. Peraltro, cio’ avveniva per tutte le persone di un certo rilievo che si mettevano in contatto  telefonico con Gelli e non intendevano fare il loro nome al centralino dell’ albergo. Ricordo con precisione che si trattasse del Delle Chiaie poiche’ commentammo questo rapporto con il Gelli. Annotai questo nome sul taccuino, anche perche’ avevo conosciuto il Delle Chiaie nel 1967 (non era ancora nata mia figlia Ssilvia) in occasione di una cena avvenuta in una villa di Tirrenia. Delle Chiaie fu portato li da un amico del padrone di casa la persona che ci ospitava era tale Conforti Giulio, poi deceduto. La persona che porto’ Delle Chiaie disse di essere proprietario di una villa nella campagna senese.

Letto, confermato e sottoscritto

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