Torquato Nicoli – verbale 21.02.1986 Italicus bis

Dal 1974 in poi sono stato informatore del Sid e lavoravo per l’ ufficio D alle dipendenze del generale Maletti. In tale contesto mi interessai dei fatti divenuti poi oggetto del procedimento di Torino del dr Violante. Fui quindi imputato nel processo cosiddetto Golpe Borghese, ma cio’ avvenne proprio a seguito del fatto che svolgevo attivita’ informativa all’ interno dell’ ambiente che venne allora inquisito.

– Interrogato in merito a riunioni avvenute nel settembre ottobre 1974 a Roma in via Nomentana, faccio presente di avere gia’ deposto sul punto nell’ ambito dell’ inchiesta di Torino e confermo le dichiarazioni allora rese. Ricordo comunque che nel settembre 1974 partecipai ad una riunione in un ristorante della via Nomentana finalizzata allo scopo di mettere a punto il progetto di attentato a Taviani. C’ era il Micalizio, il Pomar, il Pavia ed alcuni altri che ora non ricordo, ma che certamente menzionai nei verbali di allora che adesso confermo. A questa riunione ne avrebbe dovuto seguire un’ altra che non ebbe luogo a seguito degli arresti. Non so quale luogo si sarebbe scelto per questa ultima riunione che doveva servire o per mettere a punto gli ultimi dettagli dell’ attentato a Taviani o per discutere il progetto di inquinamento radioattivo delle acque del peschiera e cioe’ dell’ acquedotto di Roma.

Prendo atto che sulla base di una missiva datata 741105 inviata a tale Ghiron Gianfranco – persona che non conosco e che prima d’ ora non ho mai sentito nominare – risulterebbe che il 741019 o 741020 avrebbe dovuto tenersi a Roma in zona di via Nomentana una riunione cui io stesso avrei dovuto partecipare e che ando’ a monte per i mandati emessi nell’ ambito del processo di Torino. Prendo atto che in tale lettera si prospetta altresi’ l’eventualita’ che a tale riunione dovesse partecipare anche tale Gelli. Ricevo lettura integrale del passo della lettera che riguarda il punto e faccio presente che chi scrive non sapeva assolutamente nulla. In realtà in via Nomentana vi era stata la riunione di cui io ho ora parlato (di tale riunione era al corrente sia il Sid che i cc e la polizia di Roma) , ma la riunione successiva non si sapeva dove avrebbe dovuto aver luogo. Vi fu si’ un incontro, non ricordo ora se antecedente o successivo a quello di via Nomentana, ma ebbe luogo a rio lunato in provincia di Modena in una casa dell’ avvocato Parigini.

Inoltre non ha assolutamente senso il riferimento a quel gerli ove per gerli si debba intendere il noto Gelli Licio. Costui non avrebbe certo partecipato infatti alle attivita’ del gruppo di Micalizio e degli altri. Cio’ mi risulta poiche’ so che il Gelli non godeva di nessuna stima da parte di Degli Innocenti Maurizio, avvocato di Pistoia gia’ facente parte del gruppo e ora deceduto. Questo lo so poiche’ negli anni 1972 – 1973 il generale Maletti (quando ora dico lo appresi soltanto piu’ tardi direttamente da generale Maletti) dispose degli accertamenti sul Gelli, accertamenti che vennero eseguiti dal capitano Santoni del Sid. Questi prese contatto con un certo maresciallo Rossi di Pistoia, il quale a sua volta si rivolse a degli innocenti per avere da lui notizie su Gelli. Il Rossi si era rivolto a Degli Innocenti poiche’ questi aveva prestato la propria attivita’ professionale in favore di un industriale di Quarrata, notoriamente aderente alla P2. Il Degli Innocenti aveva di Gelli una valutazione molto negativa Degli Innocenti Maurizio era fra l’ altro uno dei referenti toscani dell’ Orlandini.

–  non ci sono mai stati, anzi vi sono stati contatti tra l’Orlandini e i gruppi eversivi toscani. Ricordo che aveva collegamenti con Grosseto e con un gruppo di Pistoia di tale Cappellini. Per quanto mi risulta il gruppo di Cappellini non faceva attentati. Se fosse stato diversamente l’ avvocato Degli Innocenti me l’ avrebbe senz’ altro detto.

–  io ho fatto parte del fronte nazionale sin dall’ inizio. Il Fronte Nazionale era un’ organizzazione composita, comprendente anche persone che non erano fascisti. Vi erano persone di matrice liberale, di matrice socialdemocratica e anche taluni che avevano militato nella resistenza. Il Fronte Nazionale, insomma, raccoglieva un vasto settore di opinione pubblica insoddisfatta del regime democratico dell’ epoca. Il FN comunque non aveva certo fra i suoi scopi quello di commettere degli attentati. L’ avvocato Degli Innocenti era un idealista e non amava nessun tipo di violenza. Il Delle Chiaie fece parte del FN o meglio non ne fece propriamente parte in quanto mantenne sempre una sua autonomia anche rispetto allo stesso Borghese. Delle Chiaie, comunque, nel 1974 era in contatto con Micalizio. Ordine nuovo ed Avanguardia nazionale erano raggruppamenti eversivi e non potevano essere considerati un’ emanazione del FN. Entrambi erano stati fondati prima del fronte e non vennero certo condizionati dal fronte stesso. Fra ON e AN non c’ era nessuna differenza ne politica ne strategica, ne’ tattica. La differenza consisteva nel fatto che ciascun raggruppamento aveva dei leaders diversi.

– la persona che parteciparono alla riunione di via Nomentana davano una valutazione fortemente negativa alla strage dell’ Italicus. Non ritenevano certo che tale strage fosse stata utile per preparare il terreno alle loro iniziative le quali, a loro dire, si caratterizzavano in modo netto rispetto alla strategia delle stragi. L’ attentato a Taviani, infatti, aveva un evidente carattere di selettivita’ in quanto andava a colpire un antagonista politico ed un ex partigiano ed un simbolo dello stato. Il progetto di avvelenare l’ acquedotto di Roma poi non avrebbe dovuto trovare un’ effettiva realizzazione ma doveva servire soltanto come mezzo per terrorizzare la popolazione col semplice prospettarne la possibilita’ . Doveva inoltre servire come strumento di pressione sui militari per indurli finalmente a prendere il potere.

– Venendo a trattare gli argomenti di cui al mio esame testimoniale del 741203, del quale ho ora ricevuto lettura, faccio presente che mi recai in svizzera al tempo in cui venne emesso contro di me mandato di cattura, anzi circa 10 giorni prima che cio’ avvenisse. Mi recai a Lugano presso Orlandini, ma non lo trovai poiche’ era appena partito. Non trovando l’ Orlandini andai a trovare Lercari, il quale a Lugano aveva l’ ufficio in un appartamento. Un paio di giorni dopo venne presso il Lercari anche il Benvenuto in compagnia di tale Tubino. Questi era latitante per un episodio relativo ad un attentato fallito che avrebbe dovuto aver luogo contro il giornale “Secolo XIX” di Genova. Il Benvenuto stava confezionando l’ ordigno allorche’ prese fuoco la polvere. Il Benvenuto era l’ autista del de marchi, il quale era molto legato al Lercari ed e’ questa la ragione per cui il benvenuto, latitante, si reco’ presso il Lercari. A Lugano eravamo entrambi alloggiati in albergo.
Con noi c’ era anche il tubino. Allorche’ la radio diede notizia del fatto che il giudice violante aveva emesso contro di me mandato di cattura, il Benvenuto inizio’ ad aprirsi con me e mi fece le confidenze delle quali ho parlato nel verbale del 1974. Verso il settembre del 1974 anzi nell’ ottobre di quell’ anno, io il Tubino ed il Benvenuto venimmo arrestati dalla polizia Svizzera.

– Il Benvenuto mi disse che on di Genova era in contatto con persone di ON di Bologna.

– A Genova, oltre che al Benvenuto, on era rappresentato anche da un’ altra persona della quale non ricordo il nome. Si trattava di uno studente universitario di nome paolo. Questi era un genovese all’ epoca di circa 21 – 22 anni con capelli biondi. Credo che studiasse ingegneria. Questi era in rapporto diretto con Signorelli, dal quale dipendeva. Il Benvenuto, invece, era in contatto con De Marchi e Lercari, ed era l’ autista del primo. Il Benvenuto ed il Paolo andarono alla nota riunione di Cattolica, ma si presentarono il giorno prima a quello stabilito per la riunione poiche’ dovevano incontrare riservatamente Signorelli o un suo emissario. Tutto cio’ mi e’ stato detto dal Benvenuto durante la nostra  permanenza in Svizzera.

– Dal Benvenuto non ho saputo nulla sul conto del Rognoni o de “La Fenice”.

–  in Svizzera ho conosciuto, di altri italiani, soltanto un tale Massa di Genova, funzionario della Mira Lanza. Non ho conosciuto invece nessun esponente di gruppi eversivi milanesi.

– Confermo le dichiarazioni da me rese nel 1974 relative alla circostanza che il Benvenuto, discutendo con me in merito all’ attentato dell’ Italicus, si disse del tutto estraneo al fatto specificando di essere stato in quel periodo sulle dolomiti facendo registrare le proprie presenze negli alberghi e spedendo numerose cartoline dai luoghi ove si trovava. Tutto questo il Benvenuto me lo disse per dimostrarmi la sua estraneita’ dal fatto.

– Quel tale Paolo di cui ho parlato prima era l’ elemento di collegamento tra i genovesi e i bolognesi di Ordine Nuovo. Ricordo che all’ incontro avvenuto subito prima della riunione di Cattolica fra Paolo, Signorelli, il Benvenuto ed il Signorelli o il suo emissario, era presente anche un gruppo di Bologna.

– Il Bartoli non l’ ho mai visto di persona, me ne ha parlato il Benvenuto.

– Tra gli ordinovisti liguri ricordo che vi era anche un ragazzo all’ epoca dell’ eta’ di 23 – 25 anni, poliomelitico, residente a Chiavari, il quale venne in Svizzera a portare degli indumenti al Benvenuto.

– Durante questa pre – riunione avvenuta a Cattolica ebbe luogo la decisione relativa alla fornitura di plastico da parte dei  bolognesi ai liguri. La cosa non ebbe seguito perche’ i bolognesi volevano farsi pagare l’ esplosivo ed i genovesi erano sprovvisti di denaro.

– Per quanto so in merito a questo progetto di attentato al Secolo XIX, insomma, le cose sarebbero andate nel modo seguente: L’ attentato era stato ideato gia’ prima della riunione di Cattolica i genovesi avevano semplicemente l’ esigenza di disporre di plastico e per questo presero contatto con i bolognesi che disponevano di notevole quantita’ di tale esplosivo. I genovesi dipendevano politicamente da Signorelli e tuttavia la idea dell’ attentato al giornale era nata a livello locale. Allorche’ il Benvenuto si rese conto che non poteva acquisire l’esplosivo che desiderava ando’ in una cava e rubo’ dell’esplosivo da cava col quale confeziono’ l’ ordigno che accidentalmente si incendio’ .

– Nulla so della permanenza di eversori milanesi, durante il 1974, nelle localita’ di Rapallo o di Santa Margherita Ligure.

Letto confermato e sottoscritto.

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