Verbale Giuseppe Lo Presti 13.11.1992 seconda parte

Adr: per spiegare chiaramente perche’ secondo me con quella frase(al di la’ dell’ uso della parola “ferro”) Buzzi intendeva alludere al Ferri, dovrei avere qui con me quelle benedette lettere che purtroppo ho bruciato: dico questo perche’ nel loro insieme quelle lettere contenevano delle chiavi di lettura che riconducevano al Ferri. Ora non sono in grado di rendere in maniera minimamente chiara il senso ed il contenuto di quelle chiavi di lettura. Devo anche aggiungere in verita’ che io stesso per parte mia fui portato ad associare quella frase di Buzzi alla persona di Ferri, in quanto da mezze frasi o discorsi allusivi che avevo sentito fare o mi era capitato di cogliere in ambito carcerario in ordine alla strage di Brescia, avevo finito per trarre la conclusione che Ferri fosse effettivamente implicato in tale strage.

Adr: non ho alcuna effettiva conoscenza in ordine alla strage di Brescia e quindi non sono in grado di riferire nulla di preciso al riguardo. Se realmente fossi in possesso di notizie in qualche modo utili, ora non avrei ragioni per nasconderle, dato che ho fatto la scelta ormai irreversibile di collaborare con la giustizia. La verita’ e’ che, come ho detto, io ho colto solo mezze frasi o brandelli di discorsi da cui traspariva soltanto che Ferri era uno da tutelare e cioe’ da tenere coperto. Invitato a questo punto a dire da chi sentii quelle frasi o discorsi, riconduco il tutto in particolare alla persona del Rognoni e in parte anche a quella del Murelli; il luogo è il carcere di Saluzzo. Ricordo che Rognoni dimostrava essere molto legato a Ferri.

Adr: confermo quanto da me dichiarato il 910305 al GI di Bologna circa contatti diretti ed indiretti intervenuti tra Ferri e me nel carcere di Brescia. Ribadisco che io vidi per la prima volta Ferri in tale occasione. Non avendolo mai visto prima mi fu indicato da un altro detenuto.

Adr: non conosco il nome del lavorante di cui ho parlato. Non sono nemmeno in grado di fornire una descrizione fisica perche’ il nostro colloquio avvenne attraverso lo spioncino della cella. Presumo fosse uno “spesino” o un “addetto ai conti correnti” perche’ venne da me in un orario insolito e cioe’ attorno alle 20,30. Sempre in ordine a quei pochi giorni trascorsi a Brescia, devo aggiungere che si fece vivo con me anche un prete che prestava assistenza spirituale all’ interno dell’ istituto. Non so quale fosse il suo nome. Era un tipo anziano, pelato o quasi, abbastanza basso di statura e con gli occhiali. Costui mi disse che se avessi avuto bisogno di incontrarmi con Ferri lui avrebbe fatto in modo di creare l’ occasione per tale incontro. Presumo che con cio’ intendesse alludere all’ idea di convocarci separatamente nella sua veste di assistente spirituale e di farci cosi’ incontrare davanti a lui. Era evidente che quel prete aveva simpatie per noi di destra.

Adr: prendo atto che nel medesimo verbale del 910305 ebbi a dichiarare che il Buzzi “mi aveva scritto che temeva qualcosa da Ferri”. In verità Buzzi non si espresse mai in termini cosi’ espliciti ma mi fece capire, sempre nel suo modo allusivo, che nutriva dei timori in riferimento alla persona di Ferri. O almeno io cosi’ ho capito.

Adr: quanto alla frase perentoria “dico che Buzzi l’ ha fatto uccidere Ferri” contenuta anch’ essa nel verbale 910305, la stessa e’ da leggere e interpretare nel senso che, dalle varie allusioni al Ferri contenute nelle lettere di Buzzi e dal fatto che era per me evidente che Buzzi si apprestasse a dire qualcosa di nuovo e di diverso nell’ ormai imminente processo d’ appello, il vero interessato a che cio’ non avvenisse non poteva essere altro secondo me che il Ferri. Devo anche dire che, sempre in base a quanto potei capire dalle sue lettere, Buzzi sperava di cavarsela in appello, anche se non so in quale modo.

Adr: il nome Pasetto Nicola non mi dice nulla. Credo di sentirlo ora per la prima volta, non ricordo assolutamente che tale nome comparisse nelle lettere di Buzzi.

Adr: ribadisco che Soffiati Marcello, da me conosciuto nel 1982 nel carcere di Bologna, mi confido’ non solo di sue frequentazioni in una base militare americana posta vicino a Verona, ma anche della possibilita’ che lui aveva di reperire esplosivo e proiettili. Tale ultima circostanza mi fu confermata anche dal Ballan, conoscente di vecchia data del Soffiati. Confermo inoltre che costui aveva il vizio del bere e che anche per questa ragione era tenuto un po’ a distanza dagli altri. Prendo atto che nel piu’ volte citato verbale 910305 io ricollego questo atteggiamento di distacco degli altri verso Soffiati anche alla convinzione di taluni che Soffiati avesse fornito l’ esplosivo utilizzato per la strage di Brescia. In verita’ io non posso dire con certezza che si trattasse di una convinzione vera e propria, posso solo dire che quella fu la mia impressione suscitata in particolare da Giomo e da Ballan, che erano quelli che tenevano piu’ a distanza Soffiati.

Adr: e’ vero che Soffiati mi confido’ di avere ricevuto dal suo “comandante”, e cioe’ da Spiazzi, un quantitativo di esplosivo e aggiunse di averlo poi a sua volta consegnato ad altri, cosa che fece poi sorgere in lui la preoccupazione che quell’ esplosivo fosse stato utilizzato per qualcosa di brutto. Ribadisco che Soffiati colloco’ tale fatto nel 1973. Non preciso’ il tipo di esplosivo. Fu piu’ preciso in relazione ad un altro episodio, e cioe’ ad un furto di tre casse di dinamite e di un certo quantitativo di polvera nera perpetrato da lui stesso e da altri camerati in Piemonte, dalle parti di Susa, fatto che si sarebbe verificato nel 1975 o 1976.

Adr: confermo che soprattutto quando aveva bevuto qualche bicchiere,Soffiati lasciava affiorare l’ angoscia che aveva dentro per via dell’ uso che era stato fatto dell’ esplosivo a lui dato in consegna da Spiazzi e poi girato ad altri. Questa era una delle sue tante angosce. Ribadisco che non riuscii pero’ a capire a quale fatto si riferisse la sua angoscia determinata dall’ uso di quell’ esplosivo.

Adr: confermo che per quanto mi risulta Buzzi e Soffiati si erano conosciuti. Dico cio’ perche’ durante la mia permanenza nel carcere di Bologna mostrai al Soffiati le lettere di Buzzi, anzi mi correggo non si trattava delle lettere perche’ le avevo gia’ bruciate, si trattava invece di una foto o di qualcosa del genere, e Soffiati mi disse appunto di avere conosciuto Buzzi. Non aggiunse altro, ne’ io lo sollecitai a meglio precisare tale sua conoscenza col Buzzi.

Adr: nelle sue lettere Buzzi non fece mai alcun accenno a Soffiati. Prendo atto che dal verbale 910827 AG di Bologna risulta esattamente il contrario e cioe’ che il rapporto Buzzi Soffiati era emerso da una delle lettere del Buzzi da me distrutte, nella quale egli mi parlo’ non solo del Soffiati ma anche del dr Maggi di Venezia. Sinceramente non ricordavo questo particolare e non ho certo ragione per smentire quanto precisato in tale verbale.

Adr: dell’omicidio Buzzi ho avuto occasione di parlare con Franci Luciano da me incontrato nel carcere di Novara all’ epoca della celebrazione del processo di primo grado relativo a quel fatto. Conformemente a quello che era il giudizio espresso in proposito da tutto l’ambiente, anche Franci con me ebbe a sostenere che avevano fatto bene Tuti e Concutelli ad eliminare Buzzi, cio’ per le ragioni dai medesimi dichiarate.

Adr: il Mario a cui faccio riferimento in una mia lettera alla madre di Buzzi, promettendo che mi sarei interessato di acquisire notizie piu’ precise circa la morte del figlio appunto presso il predetto Mario, non poteva essere altro che Tuti. Feci quella promessa ben sapendo che non l’ avrei mantenuta e infatti non mi interessai per nulla presso Tuti. Con costui io ho avuto solo rapporti epistolari, soprattutto in relazione alla vicenda Quex.

Adr: sento ora per la prima volta parlare di un progetto di attuare un grosso attentato all’ arena di Verona, attentato poi non avvenuto perché, come mi viene ora detto, qualcuno provvide a rimuovere l’ ordigno gia’ collocato in loco. Non so proprio nulla di tutto cio’.

Adr: confermo di avere conosciuto papa angiolino nel carcere di Saluzzo. Ho avuto occasione di parlare con lui ma non rammento nulla di significativo al riguardo. Se non ricordo male cio’ si colloca nel 1981 o meglio a cavallo tra il 1980 e il 1981; sicuramente prima dell’ omicidio Buzzi. Quando avvenne tale fatto io ero a Volterra.

Adr: ripeto che non ricordo di quali argomenti parlai con Papa. Non escludo di avere parlato di Buzzi, ma non ricordo.

Adr: tuttora devo ribadire di non essere e di non essere mai stato in possesso di elementi di conoscenza tali da farmi ritenere che Buzzi fosse effettivamente implicato nella strage di Brescia. D’ altro canto pero’ devo anche dire che, sulla scorta di cinque anni circa di fitta corrispondenza epistolare con lui, finii anch’ io per trarre dentro di me la conclusione che un qualche ruolo egli avesse realmente ricoperto in quella strage; ruolo che non saprei in alcun modo precisare. E’ pero’ solo una mia personale convinzione.

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