Verbale Giuseppe Lo Presti 13.11.1992 prima parte

Intendo rispondere anche in assenza del difensore che mi e’ stato nominato.
Adr: attualmente sto scontando un residuo pena di circa quattro anni per fatti di rapina verificatisi tra i primi del dicembre ’89 ed il febbraio ’90 in Rimini e a Torino.
Adr: non potei presentarmi all’ interrogatorio fissato in Bologna il 12.07.91 perche’ in quei giorni stavo particolarmente male.Resi poi ampia giustificazione al riguardo al dr Grassi. Come le sara’ noto, da anni ormai verso in stato di sieropositivita’ cio’ in conseguenza di una tossicodipendenza peraltro risalente alla meta’ degli anni 70 ed esattamente tra il 1976 ed il 1977. Scoprii di essere sieropositivo nel 1985 a Volterra. Tornai in liberta’ nel luglio 88 e mi ridussi successivamente a commettere le rapine di cui sopra solo al fine di procurarmi i soldi necessari alle cure mie personali ed a quelle della mia donna, anche lei sieropositiva. Aggiungo subito che non sarei mai giunto alla determinazione di intraprendere la strada della collaborazione con la giustizia, se per ragioni di salute non mi fossi venuto a trovare sull’ orlo del baratro. Con cio’ intendo dire che ho avvertito il bisogno di liberare la mia coscienza da tutti i pesi che le gravavano addosso. In altri termini non mi sono piu’ sentito ricattabile e quindi psicologicamente non ho avuto piu’ preoccupazioni o remore di sorta a riferire cio’ che so.

Adr: risponde a verita’ che la mia personale metamorfosi di questi ultimi anni e’ stata ed e’ caratterizzata anche da un impegno come autore di romanzi e di altre opere. Ho gia’ pubblicato due libri: il romanzo “Il cacciatore ricoperto di campanelli”, uscito nella collana degli Oscar Mondadori, con la prefazione di Busi Aldo e una monografia dal titolo “racconti ai margini”, avente ad oggetto in generale le varie realta’ dell’emarginazione, testo questo pubblicato dalla casa editrice Angeli e commissionato dall’ assessorato ai servizi sociali di Milano. Ho terminato di scrivere un secondo romanzo dal titolo “è piu’ tardi di quanto crediate” (frase di Victor Hugo) che sara’ prossimamente pubblicato da Mondadori.

Adr: attualmente le mie condizioni di salute sono relativamente discrete; il mio tasso di linfociti e’ attestato attorno ai 250. Adr: confermo integralmente le dichiarazioni da me rese al GI di Bologna, in particolare negli interrogatori del 27.12.90, 05.03.91 e 27.08.91, in ordine al personaggio Buzzi ed alla sua tragica fine. Confermo di avere effettivamente bruciato le lettere a me indirizzate dal Buzzi e di avere fatto tale rogo non appena ebbi notizia della morte di Buzzi. Prevedevo una perquisizione, che infatti puntualmente fu effettuata, e per tale ragione istintivamente presi la decisione di bruciare quelle lettere. Si trattava di circa 25 lettere.

Adr: nego di avere mai preso conoscenza di atti o documenti del processo a carico di ferri cesare. Come tutti mi sono limitato a leggere quanto riferiva la stampa in proposito, ed in misura assai limitata. In particolare ora rammento di avere letto che il Ferri, dopo il passaggio in giudicato della sua assoluzione, ha chiesto ed ottenuto un risarcimento di cento milioni.

Adr: la mia conoscenza circa il fatto che Buzzi e Concutelli nel 1976 o 1977 si fossero ritrovati nel medesimo carcere, a San Gimignano, deriva direttamente dal Buzzi e cioe’ da quanto egli ebbe a dirmi in proposito in una delle sue varie lettere. A questo riguardo aggiungo che, durante la mia permanenza nel carcere di Taranto, unitamente al martinesi, allo stesso Concutelli e a quel tale Locatelli di Monza detto “Michelin”, mi giunsero delle lettere di Buzzi, nelle quali il medesimo, avendo saputo da me della presenza in quel carcere di Concutelli, invio’ a lui i suoi saluti.

Adr: Concutelli io ho avuto modo di vederlo di persona solo nel carcere di Taranto. Avemmo modo anche di conversare tra noi. Non gli ho mai sentito dire nulla di male in ordine a Buzzi.

Adr: io ovviamente portai a Concutelli i saluti epistolari di Buzzi e ricordo che la stessa cosa fece il Martinesi, col quale pure Buzzi era in rapporto epistolare.

Adr: quanto al contenuto delle lettere di Buzzi da me bruciate, confermo che dalle stesse chiaramente traspariva la disperazione e il terrore quasi del Buzzi all’ idea di essere trasferito a Novara.

E’ anche vero pero’ che, sempre in quelle lettere, tale stato di animo di disperazione appariva in certa misura controbilanciato dalla speranza, che il Buzzi continuo’ a nutrire, di rimanere a Brescia; speranza che lui ricollegava all’ appoggio che a suo avviso si attendeva fondatamente di ricevere sia dal direttore del carcere,

Dr Cangemi, sia dal magistrato di sorveglianza, dr Zappa, ed anche dalla direzione sanitaria, soffrendo egli di disturbi al pancreas. Ho usato l’ avverbio “fondatamente” perche’ se non ricordo male il trasferimento del Buzzi a Novara, gia’ deliberato da tempo, per ben due volte fu bloccato. Quanto invece alla disperazione e quindi al fondato timore di finire a Novara, v’ e’ da dire che Buzzi collegava cio’ al fatto che in quel periodo il ruolo di direttore degli istituti di prevenzione e pena fosse ricoperto dalla persona del dr Sisti Ugo, ex procuratore della repubblica di Bologna, che lui Buzzi qualificava “finocchio” con chiara allusione alle inclinazioni sessuali del personaggio.

Devo anche aggiungere che, all’ epoca della mia corrispondenza epistolare con Buzzi, nulla si sapeva di dette inclinazioni sessuali; solo successivamente si venne a sapere che erano reali: dico cio’ in riferimento al fatto ormai notorio che il 800802 l’ allora procuratore della repubblica di Bologna si trovava in un albergo sulle colline di Reggio Emilia in compagnia di tale Bellini, un pregiudicato, legato all’ estrema destra emiliana, in favore del quale il procuratore Sisti si era prodigato in piu’ occasioni ed anche al fine di fargli ottenere il passaporto.

Adr: confermo di avere appreso, nel carcere di Bologna da Ballan e Tilgher e di averne avuto conferma da altri soggetti in altre carceri, ad esempio Franci Luciano, che i detenuti di destra per trasferimenti o altre necessità potevano contare sul dr Sisti.

Adr: tornando alle lettere di Buzzi, confermo altresi’ che dalle stesse traspariva chiaramente che Buzzi si era stufato di starsene zitto e cioe’ di fare il capro espiatorio della situazione, per di piu’ con il pesante fardello derivante dall’ essere tacciato quale infame. Negli ultimi mesi di vita Buzzi era sicuramente in preda a fortissima agitazione e mi scriveva quasi ogni giorno per comunicare le sue ansie.

Francamente non credo che egli, andando a Novara, temesse realmente di essere ucciso; la mia opinione e’ che i suoi timori non andassero oltre quello di un pestaggio o di ripetuti maltrattamenti; inoltre credo che temesse di essere messo un po’ al bando in quel particolare ambito carcerario. Involontariamente temo di avere contribuito a far sì che Buzzi non avesse reali timori per la propria vita. Intendo dire che, continuando a intrattenere un rapporto epistolare con lui, posso avergli fatto credere che da parte dell’ ambiente non vi era alcuna ostilità nei suoi confronti o quanto meno non fino a quel punto.

Adr: ribadisco ancora una volta che a Buzzi non spedii l’ ultimo numero di Quex, e cioe’ quello contenente il noto articolo a firma Bonazzi Edgardo. Non posso negare che tuttora provo un notevole rimorso per non avergli fatto avere quell’ opuscolo perche’ e’ molto probabile che cio’ avrebbe contribuito a metterlo maggiormente in allarme e quindi a fargli opporre una maggiore e piu’ tenace resistenza al trasferimento a Novara. Se mi e’ consentito fare una mia personale considerazione, del resto ovvia, devo dire che e’ impensabile che i servizi ignorassero l’esistenza e l’ avvenuta diffusione di quel numero di Quex, come anche dei precedenti, e quindi se, cio’ nonostante, Buzzi fu trasferito a Novara, evidentemente tale trasferimento fu fortemente voluto da qualcuno perche’ ritenuto funzionale a determinati interessi, e cioe’ perche’ anche ad alto livello si voleva che la voce del Buzzi fosse soffocata.

Adr: nelle sue lettere Buzzi non fece mai esplicito riferimento alla persona di Ferri Cesare, se non per riferirmi che costui era presente nel carcere di Brescia, come pure altri personaggi di destra.

Adr: confermo la frase allusiva, ma per me inequivoca, riguardante “il ferro non si piega”, usata da Buzzi in una delle sue lettere, anzi proprio in una delle sue ultime tre o quattro lettere.

 

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